Un giorno forse ci sarà la libertà. E’ una bella frase ma talvolta ci si sente un po’ prigionieri, capirete, anche se non si fa altro che bramare qualche evasione. Si lo so, ritorna l’eterno dilemma interiore. Magari il Sessantotto e successivi anni a discendere, che magari solo io vorrei e dunque.
Io ho un Sessantotto dentro che mi fa esplodere. E allora magari ricerco ragioni, cause, effetti, fiero della mia non appartenenza politica a nessuno, perché ormai, ritengo, nel bene o nel male, di essere un tradito.
Vivo il 2007 con sostanziale rabbia ed indifferenza e penso ai mie anni. Ai miei desideri. A quelle bandiere anche di carta o cartone che qualcuno avrà pure sventolato oppure le fotografie o che erano fotomontaggio e la storia siamo noi, oggi, e poi la scrivono altri e quindi eccoci. Siamo noi, non siamo gli stessi, che fine avrà fatto l'amico di Venditti in “Compagno di scuola" che fine avrà fatto il mio compagno di banco e di bando (di concorso).
Che.
Fine.
La fine, si sa è un punto a capo ed anche un inizio. Un inizio di coscienza critica e devastante. Una di quelle cose che i politici chiamano rivoluzione o genericamente attentato alle istituzioni, ma noi, quelli nati dopo, quelli del “Monclair” e del “Marina yachting”, lo sappiamo. Se vogliamo, ovvio.
Quella vicenda, ancor oggi capace di suscitare qualche scalpore e “chiacchiericci” post mortem, del ritrovamento del cadavere di Giangiacomo Feltrinelli nel 1972, ha indubbiamente spunti e stimoli di interesse e riflessione che esulano dal mero fatto di cronaca e riattualizzano e rinvigoriscono dibattiti di più ampi portata e di più vasta sociologia.
L'editore Feltrinelli venne ritrovato cadavere da due contadini nel marzo di quell’anno nei pressi di Segrate, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, dilaniato da una bomba che, si pensò, lo stesso tentava di collocare per sabotare l’illuminazione e l’elettricità in mezza Milano. Vicenda e cronaca di quegli anni insegnano che completa chiarezza non fu fatta mai, anche per la discutibile polimorficità del personaggio e per la tendenza a sovrapporre realtà e fantasia propagandistica, in quegli anni, a qualunque episodio, drammatico o di costume che fosse.
Il periodo storico che va dal 1968 all’inizio degli anni Ottanta non solo è stato il genitore (sociologico, non biologico) bifronte ed anfibio della generazione dello scrivente, ma ha avuto episodi e fatti, spesso di connotazione tragica, ancora vivi nella memoria e nella storia attuale di questo paese, ed è fuori di dubbio che moltissimi ferite ancora aperte siano ben lungi dall’essere rimarginate.
La storia editoriale della casa editrice poi meriterebbe note a parte. Ebbe l'arguzia ( o la fortuna, o) di pubblicare romanzi quali "Il dottor Zivago" e "Il gattopardo", nonche una serie di libelli più o meno clandestini sulle tattiche di guerriglia urbana, pedemontana, montana (cfr. vedi note).
Il fatto che in questo romanzo del 1989 a scriverne sia Nanni Balestrini poteva (e non è, perlomeno del tutto) essere un’occasione per approfondire una vicenda emblematica e lacerante in quei nebulosi e “fondamentali” anni Settanta.
Balestrini se non fu uno stretto collaboratore, conobbe e frequentò, per ragioni politiche e lavorative l’editore in questione (lavorò nella casa editrice dal 1961, per abbandonarla all’indomani della morte di Feltrinelli dopo aver comunque ideato la collana “Franchi narratori”). Ed il fatto che quasi venti anni dopo, in uno scrittore discutibile quanto si vuole ma indubbiamente protagonista attivo (e peraltro anche perseguito e poi assolto dalla giustizia italiana, fuggito in Francia nell’aprile 1979, poiché come numerosi esponenti di Autonomia Operaia fu incriminato per associazione sovversiva, banda armata e partecipazione a 19 omicidi tra cui quello di Aldo Moro, per essere poi scagionato nel 1984 ) poteva e doveva essere più incisivo.
“L’editore” è testo dalla struttura spiccatamente sperimentale, (ipertestuale, si definiva una volta) come d’altronde tutti i romanzi di Balestrini, non a caso poeta e animatore già del “Gruppo 63” ed in generale di quel movimento che viene comunemente denominato la “Neoavanguardia”, esploso letteralmente negli anni sessanta e poi successivamente imploso, sfilacciatosi, disintegrato e perso in mille rivoli per le contraddizioni teoriche e pratiche in esso insite.
La letteratura se intesa e vissuta in ogni aspetto è utopia e contraddizione. Se diviene prassi strumentale, artificio di provocazione, retrocede o comunque diviene gossip e tendenza, moda e modo, viene a tradire alcuni suoi assiomi portanti, il suo dna:arte, comunicazione, memoria.
Dal punto di vista meramente della fabula, “L’editore” è composto dalla narrazione di protagonisti di quegli anni che decidono, negli anni ottanta, di fare un film sulla vicenda, cercando attraverso essa di raccontare una generazione. In più la trama è riecheggiata e contornata da riporti testuali di un testo realmente esistito e di ben altro tenore e contenuto, “Sotto il vulcano”, di Malcolm Lowry, ovviamente editato dalla medesima casa editrice.
Dal punto di vista strettamente tecnico, tuttavia, questo romanzo non appare riuscito.
Sebbene si additato come un evidente epifenomeno della narrativa postmoderna italiana (1).
La pretesa avanguardistica (persistente e continua in Balestrini, dunque specificatamente pretesa di) di utilizzare una costruzione a più livelli, con uno schema senza punto di riferimento, con una plurivocità narrativa atta a non far identificare chi,come quando parla, per rendere l’idea di un parlottare collettivo ha avuto, a mio modo di vedere, in Balestrini stesso, esiti più convincenti, compatti, esteticamente compiuti (cfr. i romanzi “Gli invisibili”, “Vogliamo tutto”). Ed il sostrato narrativo risulta di scarsa e confusa linearità, gli ideatori del film, nei loro interventi incarnano più una confusione ideologica morale ed artistica, che trascinare il lettore.
E’ il tema, più che l’intreccio o la fabula, dunque, a destare interesse, e potremmo anche accettare che la struttura a più voci, con rapide incursioni di spezzoni di telegiornali et similia, eccessivamente reiterate tuttavia, possa avere un suo impatto emotivo o empatico. A volte il fine giustifica mezzi, in letteratura.
Al di là delle effettive considerazioni prettamente letterarie ordunque, il testo in questione, dalla natura essenzialmente documentaristica più che indagine conoscitiva, mi sembra comunque un ottimo punto di partenza sia per seminare il germe di discussioni, sia per prendere atto di una serie di importanti considerazioni. Le pagine più illuminanti e allo stesso tempo coinvolgenti sono quelle dove le sensazioni di come certi ambienti reagirono, allora, alla notizia del fatto. E poi il ritratto che di Feltrinelli fa Balestrini, che pur disseminando dubbi e messaggi più che subliminali di carattere capzioso e politicizzato, con una meticolosa pratica del contradditorio, arriva a delineare una figurazione dell’editore essenzialmente da me condivisibile, dall’aspetto reale e realistico e dai risvolti tutto sommato impietosi.
L’uomo viene identificato per quello che forse era: un rivoluzionario velleitario, che probabilmente espiava chissà quali conflitti interiori, derivati dalla sua estrazione sociale, tutto teso a placare se stesso più che a teorizzare e mettere in pratica seriamente rivoluzioni, controrivoluzioni, resistenze varie.
Quel che colpisce di più il lettore già avvezzo a Balestrini ed in generale a tutta quella letteratura definita "spontaneista" che imperversò nel decennio dei Settanta, spesso confluendo guarda caso nella collana Feltrinelli dei “Franchi narratori”, è un senso di forte autocritica, un certo alone di sconfitta, di perdita irrimediabile, di implosione di un’illusione. Ed oltre a vaghe e retoriche accuse al sistema, la ricerca minuziosa all’interno del proprio io, personale o collettivo, per individuare i cardini attorno a cui è ruotata la sconfitta ed è svanito l’ideale come se fosse una fragile e usurabile pratica di moda ma senza nerbo né sostanza.
Mi piace sottolineare come anche uno dei più irriducibili fautori e cultori del "movimentismo" degli anni Settanta, quale l’autore in questione, abbia, con ritardo, perlomeno cominciato a dubitare senza paranoie versus cospirazione, sulla effettiva incisività di talune azioni e ragionamenti, come altri protagonisti in letteratura e non solo di quegli anni. Parallelismi e analogie con l’aria che si respira nella pagine precedenti di altri “illustri” nomi traditi da se stessi e dal mondo, come la Lidia Ravera dell’introvabile “Ammazzare il tempo” (1978) o Roberto Paris con l’altrettanto disperso “Fuori rotta” (1983) e dunque potremmo ipotizzare il crepuscolo di una intera generazione che aveva creduto e poi dovette ricredersi, dando linfa e vigore anche ai passati eccessi, riletti ora con più consapevole maturità ed una pratica scrittoria incisiva perché mediata ma non per questo dagli esiti artefatti.
EDIZIONE COMMENTATA E BREVI NOTE
Nanni Balestrini, poeta narratore, saggista e pittore, attualmente vive in Italia.
Nanni Balestrini, "L'editore", Milano, Bompiani, 1989
(1) L'ottimo e documentato Remo Ceserani "Raccontare il postmoderno", Torino, Bollati Boringhieri, 1997
Paolo Pappatà, su Internet Baol 70, per Lankelot.eu, maggio 2007
Commenti
"?L?editore? è testo dalla struttura spiccatamente sperimentale, (ipertestuale, si definiva una volta) come d?altronde tutti i romanzi di Balestrini, non a caso poeta e animatore già del ?Gruppo 63? ed in generale di quel movimento che viene comunemente denominato la ?Neoavanguardia?, esploso letteralmente negli anni sessanta e poi successivamente imploso, sfilacciatosi, disintegrato e perso in mille rivoli per le contraddizioni teoriche e pratiche in esso insite."
> Pensa quanto lontano è andato Vassalli... che pure aveva cominciato in quel gruppo e con quei presupposti...
"L?uomo viene identificato per quello che forse era: un rivoluzionario velleitario, che probabilmente espiava chissà quali conflitti interiori, derivati dalla sua estrazione sociale, tutto teso a placare se stesso più che a teorizzare e mettere in pratica seriamente rivoluzioni, controrivoluzioni, resistenze varie."
Il quadro di Balestrini mi sembra condivisibile.
Passo importante. Per diversi motivi. A continuare la "(de)costruzione" di certi anni in letteratura.
"Parallelismi e analogie con l?aria che si respira nella pagine precedenti di altri ?illustri? nomi traditi da se stessi e dal mondo, come la Lidia Ravera dell?introvabile ?Ammazzare il tempo? (1978) o Roberto Paris con l?altrettanto disperso ?Fuori rotta? (1983) e dunque potremmo ipotizzare il crepuscolo di una intera generazione che aveva creduto e poi dovette ricredersi, dando linfa e vigore anche ai passati eccessi, riletti ora con più consapevole maturità ed una pratica scrittoria incisiva perché mediata ma non per questo dagli esiti artefatti."
> grandissimo pezzo, Baol.
1. vassalli era oltre. Meno ideologico seppur "credente", mi si passi il termine. Credo che tu possa capire.
Come no:). E poi è l'unico di loro del quale mi sono veramente nutrito tra i venti e i venticinque anni, credo nel termine di 15 libri, tra romanzi e pamphlet. Però ricordo una spettacolare intro di Balestrini a "Martin Eden", che mi ha cominciato a mettere pulci varie nelle orecchie. Con il tuo articolo il gioco è fatto:)
"Ebbe l?arguzia ( o la fortuna, o) di pubblicare [...] una serie di libelli più o meno clandestini sulle tattiche di guerriglia urbana, pedemontana, montana (cfr. vedi note)."
Ho presente, purtroppo...
"Al di là delle effettive considerazioni prettamente letterarie ordunque, il testo in questione, dalla natura essenzialmente documentaristica più che indagine conoscitiva, mi sembra comunque un ottimo punto di partenza sia per seminare il germe di discussioni, sia per prendere atto di una serie di importanti considerazioni. Le pagine più illuminanti e allo stesso tempo coinvolgenti sono quelle dove le sensazioni di come certi ambienti reagirono, allora, alla notizia del fatto."
Mi sto sciroppando tanti di quei libri spuntati come funghi sul 1977 e dintorni da non essere più sicura nemmeno dei mie ricordi...
6. questo fa parte delle "passate ricerche" di cui mi vantavo. Contento che siano attuali :-)
Non tolgo nulla alla tua bella pagina, baol. Ma ho come l'impressione di voler evitare l'ennesima spiegazione...
10. vedi io non c'ero. Ho letto tanto. Anche autori non citati, qui non pertinenti credo. Io ormai ho solo l'idea che anni fa magari c'era la "possibilità" di farsi sentire. Cosa che negli anni della mia giovinezza e (presunta) maturità non esiste. Poi però vado ad analizzare e mi pare che allora si commisero degli sbagli. E adesso boh, sono inerte, forse superato. A proposito, vorrei conttarti per qualche informazione bibliotecaria, come facciamo? :-)
ta-dam!
ecco perché vi dico di scrivere sempre un indirizzo email nelle vostre schede...
se vi imbarazza, parlate via msg pvt nel forum!
12. e come si fa? :-). Ok, Baol ignorante :-)
Ecco il pezzo che mi dicevi, Paolo, immagino. Bello l'incipit, condivisibile da chi come me me è della tua stessa generazione, più o meno. Certo i personaggi citati mi sono molto lontani, compreso Balestrini, ovviamente (Vassalli l'ha citato Franco, e contro di lui non ho nulla, invece, non fosse altro per l'opera meritoria su Campana). Che dirti Paolo, non trovo evidenti motivi di polemica col tuo pezzo. Dobbiamo rimandare ad altra occasione (recensiscimi con entusiamo un libro di Bocca e vedrai che fuoco e fiamme che ti faccio;))
14. no la polemica era lì, su un piatto d'argento :-). vabbé balestrini ha fatto saggistica con "l'orda d'oro(1968-1978) sempre 1988 credo, sottotitolo più o meno "i dieci anni che sconvolsero il mondo". Parecchie cose da dire, magari insieme a Telese. Io super partes :-). Bocca , caro Federico, lo detesto, sul serio. Per convrso mi piaceva Montanelli. Sto invecchiando, o maturando :-). A proposito mai letto Arrigo Petacco?
Si, letto Petacco. Cosi cosi. Però infondo mi è sembrato uno storico sufficientemente onesto.
ok, rimando la polemica a lì :-). Daje che provoco, neanche son capace :-)
17 - Ti attendo al varco ;)
11. Vai sul forum, registrati e poi clicca su "iscritti": a fianco al mio nick trovi anche la mail. Bye!
(ocio Ilde che la tua mail, nel forum, non è visibile! E' una ragione di sicurezza, anti-ruba mail:). Devi essere tu a renderla pubblica. Nel forum ci siete entrambi, scrivetevi via messaggio privato. E' sicuro e nessuno può guardare)
" In più la trama è riecheggiata e contornata da riporti testuali di un testo realmente esistito e di ben altro tenore e contenuto, ?Sotto il vulcano?, di Malcolm Lowry, ovviamente editato dalla medesima casa editrice."
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/13/lowry-malcolm-sotto-il-vulcano/
[balestrini] su alfabeta,
[balestrini] su alfabeta, bellissima intervista a firma Cortellessa.
http://www.alfabeta2.it/2010/08/27/ottimista-senza-speranza/
[balestrini] Mercoledì 4
[balestrini] Mercoledì 4 maggio ore 11.00
NANNI BALESTRINI
incontra gli studenti del DAMS
corso di Letteratura e Arti visive
su
Sandokan
(2004, nuova edizione con prefazione di Roberto Saviano, DeriveApprodi 2009)
La violenza illustrata
(1976, nuova edizione con postfazione di Andrea Cortellessa, DeriveApprodi 2011)
intervengono
Andrea Cortellessa e Arturo Mazzarella
ingresso libero
Università di Roma Tre – DAMS – Via Ostiense 139 – aula B3