Baldoni Adalberto

Storia della destra. Dal postfascismo al Popolo della libertà

Autore: 
Baldoni Adalberto

Destra introvabile

Dopo il crollo delle ideologie la politica italiana è cambiata. Si è involuta fino a raggiungere l’assoluta insignificanza. Il risultato di questa operazione è la scomparsa dei partiti tradizionali che ha portato l’opinione pubblica a non capire più il senso di un nuovo impegno politico nel quale manca del tutto il riferimento agli ideali, alle passioni e ai valori. Come dire, ai “luoghi” della politica.

Con l’inizio della Seconda Repubblica la destra e la sinistra sono entrate nell’abisso dell’omologazione culturale. È iniziato un dramma che ancora oggi chiamiamo transizione nel quale è naufragato il primato della politica. In questo contesto di confusione postmoderna, dove prevale la politica dei non luoghi, fatta di “vocazioni maggioritarie” e di giornalismo occasionalista, per dirla con Carl Schmitt, è utile capire oggi come si viveva la politica quando in Italia c’erano una destra e una sinistra.

Adesso che la destra italiana si è liquefatta nel Popolo della libertà esce il libro di Adalberto Baldoni Storia della destra. Dal postfascismo al Popolo della libertà (Vallecchi editore, pagine 362, 16 euro).

Baldoni, giornalista del “Secolo d’Italia”, cronista parlamentare e saggista, autore di libri sul terrorismo italiano e storico della destra italiana, in questo saggio ripercorre le tappe fondamentali della destra, dalla fondazione del Msi fino al congresso che ha sancito la nascita del berlusconiano Pdl.

L’autore, dopo essersi occupato in passato della storia del partito di Almirante e Fini, con questa opera vuole consegnare al lettore un lavoro definitivo, adesso che è nato il partito unico e non esiste più una destra. Baldoni si tuffa nel passato e ricostruisce con dovizia di particolari la storia controversa del Msi. L’autore conosce bene le vicissitudini di quel partito perché ha vissuto in prima persona tutte le trasformazioni prima da militante e poi da intellettuale.

Baldoni passa in rassegna in maniera documentata il periodo dell’emarginazione e delle catacombe, le difficoltà di essere a destra negli anni settanta e ottanta quando da sinistra si gridava “uccidere un fascista non è un reato”. Tra fascismo-stato (quello dei treni in orario), fascismo-movimento (quello immenso e rosso salotino) e postfascismo (quello che ha rifiutato l’uno e l’altro) Baldoni racconta le contraddizioni interne del Movimento Sociale Italiano e le occasioni culturali mancate.

Nel libro si parla anche della scissione di Democrazia Nazionale che nei fatti anticipa di un trentennio la svolta di Alleanza Nazionale voluta da Fini che all’epoca non credeva affatto all’idea di una destra democratica. Del resto Democrazia nazionale, usciva a destra (democratica), anche perché scontenta del “fascismo in doppio petto almirantiano”, inaugurato nel 1972 con l’apertura ai monarchici e il cambio di dicitura del partito in Msi-Destra Nazionale, una virata, quella alimiratiana più nazional-fascista che nazionalconservatore.

Baldoni rivela che Silvio Berlusconi finanziò con 100 milioni di lire il progetto degli scissionisti di Democrazia Nazionale che presero le distanze dalla linea almirantiana. La storia si è ripetuta e questa volta il Cavaliere si è comprato la destra italiana per un piatto di lenticchie. Forse questo Baldoni lo pensa ma non lo scrive. Quando il libro arriva ai giorni nostri e l’autore dedica un capitolo agli strappi di Fini scrive: “La politica di Alleanza Nazionale va avanti a strappi, dovuti più che altro alle improvvise ma strategiche prese di posizione del suo leader, di cui vengono informati i suoi collaboratori a cose fatte”.

Chi legge non capisce se il termine strategico abbia un significato politico o si riferisca alle velleità carrieristiche di Gianfranco Fini. Negli ultimi due capitoli che trattano della svolta di Fiuggi e della nascita del Popolo della Libertà Baldoni sembra voler interpretare il ruolo dello storico cerchiobottista. Il racconto qui perde la sua obiettività. Vengono volutamente elusi i riferimenti problematici alla perdita di identità (definita presunta) provocata dai numerosi strappi di Fini (definiti legittimi). Baldoni mal concilia i valori della passione politica di chi ieri ha militato a destra con la liquidazione di quel patrimonio di ideali nel soggetto voluto da Silvio Berlusconi.

Omettendo quel senso di una memoria comune, che non può non essere frutto di un recupero, certo non semplice dal punto di vista politico, degli elementi patriottici del fascismo, come completamento, indubbiamente autoritario e dal 1938 persino totalitario, del Risorgimento. Un senso comune - che oggi praticamente non esiste più - segnato da un sentirsi, in perfetta buona fede, italiani, a prescindere dalla scelta politica.

Fini, accettando la dicotomia fascismo-antifascismo, imposta dai suoi cooptatori antifascisti, non solo ha gettato il bambino patriottismo-in-buona-fede, con l’acqua sporca del peggiore nazionalismo fascista, ma ha reso ancora più lontana la ricomposizione storica della destra in Italia sulla base di una memoria comune dal Risorgimento ai nostri giorni. Dal momento che pur prendendo atto degli errori del fascismo, non si può far cominciare la storia d’Italia dal 25 aprile 1945…

Diciamo che Fini, per dirla con Galli Della Loggia, ha ucciso la patria italiana per la seconda volta.

E di questo, purtroppo, Baldoni, non ha dato conto nel suo libro.

BREVI NOTE

Adalberto Baldoni Storia della destra. Dal postfascismo al Popolo della libertà (Vallecchi editore, pagine 362, 16 euro), 2009.

Carlo Gambescia & Nicola Vacca

 

(articolo pubblicato il 28 luglio su Linea quotidiano)


ISBN/EAN: 
9788884271402

Commenti

Adesso che la destra italiana si è liquefatta nel Popolo della libertà esce il libro di Adalberto Baldoni Storia della destra. Dal postfascismo al Popolo della libertà (Vallecchi editore, pagine 362, 16 euro)...

Ecco, cari: "adesso che è nato il partito unico e non esiste più una destra" - questa è una frase estremamente semplice, ma eccezionalmente chiara, potente, vera. In sintesi, avete detto tutto qui.

"Baldoni rivela che Silvio Berlusconi finanziò con 100 milioni di lire il progetto degli scissionisti di Democrazia Nazionale che presero le distanze dalla linea almirantiana."

> Davvero? Cosa scrive, di preciso?

"Baldoni rivela che Silvio Berlusconi finanziò con 100 milioni di lire il progetto degli scissionisti di Democrazia Nazionale che presero le distanze dalla linea almirantiana. La storia si è ripetuta e questa volta il Cavaliere si è comprato la destra italiana per un piatto di lenticchie. Forse questo Baldoni lo pensa ma non lo scrive".

Lo pensa lo pensa, non lo scrive palesemente perchè in qualche maniera è ancora organico. Ma lo pensa eccome, e non solo lui all'interno dell'ex Alleanza Nazionale. Sul fatto che il Cavaliere fu tra i finanziatori della scissione di Democrazia Nazionale, ne ho sentito dire più volte in questi anni. Del resto pare che finanziò anche Rauti per la scissione da Alleanza Nazionale.

"Chi legge non capisce se il termine strategico abbia un significato politico o si riferisca alle velleità carrieristiche di Gianfranco Fini".

Alla seconda delle due, naturalmente lo pensa anche Baldoni. Dico di più, lo pensano tutti, all'interno e fuori del PDL.

"Omettendo quel senso di una memoria comune, che non può non essere frutto di un recupero, certo non semplice dal punto di vista politico, degli elementi patriottici del fascismo, come completamento, indubbiamente autoritario e dal 1938 persino totalitario, del Risorgimento".

Ottima osservazione, del resto non è un mistero che Mussolini aveva in simpatia Mazzini e soprattutto lo spirito mazziniano (tutto ciò è ben spiegato ne Il culto del littorio, di Emilio Gentile).

"Diciamo che Fini, per dirla con Galli Della Loggia, ha ucciso la patria italiana per la seconda volta.

E di questo, purtroppo, Baldoni, non ha dato conto nel suo libro".

Pienamente d'accordo sulle gravissime colpe di Fini. Per quanto riguarda Baldoni, il cerchiobottismo è presto spiegato: è un intellettuale abbastanza organico, pur controvoglia, dunque non può scrivere proprio quello che gli pare. Io mi tengo i suoi libri sugli anni di piombo, che son ben fatti. Per il resto, immagino che non acquisterò questo libro.

Presentazione ottima, come al solito, professor Gambescia.

Grazie Léon.
Mi permetto di ricordare che il merito devo dividerlo con l'amico Nicola Vacca.
Un abbraccio,
Carlo

8 - Ovviamente, è esteso anche a Nicola.

Mi ha sempre colpito la vicenda di DN, peraltro più volte raccontata - positivamente - da Ignazi ("di una destra magari molto conservatrice ma democratica") quale esperimento di destra più serio -anche se non compiuto- rispetto la nascita e l'evoluzione di AN. Sul Berlusconi finaziatore non saprei dire, la cosa mi giunge nuova ma non mi meraviglia: per quanto sia, tramite partiti quali la DC (non certo estranea alle vicende di DN), per fare la carriera che ha fatto, il quattrino più o meno sotto banco l'ha dovuto elargire. Alla Mattei tanto per capirci, anche se per fini ancor meno nobili. E tra i protagonisti della breve stagione di AN mi rimarrà sempre impressa un'intervista a De Marzio, nella quale, ribadendo la "fatica" del loro percorso non solo politico ma anche culturale, più o meno si diceva certo della malafede dei colonnelli di AN e che piuttosto che votare quel partito avrebbe preferito Bertinotti. Insomma a destra volavano e volano stracci.