Si dice che per crescere, un uomo non abbia scelta: deve uccidere il padre. Toglierlo di mezzo, almeno nella propria testa. Esautorarlo. Disinnescarlo. Helmer van Wonderen lo mette di sopra. “Ho messo mio padre di sopra” è la prima frase del romanzo, narrato in prima persona da un protagonista cinquantenne che per tanti, troppi anni ha peccato di accidia e inazione. Non ha ucciso il padre quando avrebbe voluto (o dovuto) e ora che l’uomo sembra incapace di intendere e di volere, lo sequestra al piano di sopra, lo depenna dal mondo. Un “parricidio incruento”, come sottolinea giustamente la traduttrice Elisabetta Svaluto Moreolo nella postfazione. Una mossa mollusca per agevolare la fine di una vita ormai spenta, fatta di monosillabi e di esclamazioni sconclusionate frutto di ore trascorse a fissare fuori dalla finestra. E nel vedervi animali: pecore, asini, una cornacchia solitaria che sembra sul punto di concionare come sarebbe piaciuto al Pasolini di Uccellacci e uccellini. C’è silenzio lassù (lassù dove? Al piano di sopra? Sul ramo della cornacchia? Nel cielo terso e piatto come la terra d’Olanda?) è un romanzo di poche cose chiare e affilate. Il protagonista è un mezz’uomo schiacciato dall’antica prepotenza paterna e dall’assenza del fratello gemello Henk, perito in un incidente. Non gli resta che accantonare i sogni di letteratura coi quali s’è baloccato per troppo tempo e tornare in campagna a mungere e languire, cercando di trovare la chiave di volta per condurre una vita nuova. O per condurne una qualsiasi, pur di condurla con le proprie mani sul volante. In questo, la presenza salvifica di Riet – l’avvenente ex fidanzata del fratello morto – alla lunga farà scattare una molla in Helm. “Hai ragione, sono un bugiardo e un traditore” ammette nella lettera di risposta alla donna, che gli ha appena cavato la prima pelle dopo aver scoperto che il padre di lui vegeta confinato in casa invece di esser morto, come Helm le aveva confidato. “Per me è difficile allontanarmi da vacche e pecore”, prosegue il grigio protagonista del romanzo. Lo farà, spiccando un saltolino verso la Danimarca negli ultimi capitoli. Ma nel cinquantaseiesimo, l’ultimo davvero, lo vediamo seduto in un bosco al crepuscolo, solo e immobile, immerso in una natura che assopisce come una boccetta di barbiturici. John Maxwell Coetzee ha apprezzato l’opera prima di Bakker, definendola “Un romanzo di infinita tenerezza e laconico umorismo”. È probabile che il grande autore sudafricano si sia lasciato sedurre dalla scarsità dei dialoghi e dall’amaro in bocca che lasciano, dalla solitudine degli esseri umani nel paesaggio, dalle bestie mute e indifferenti, non migliori né peggiori degli uomini. O il contrario. Probabile che questa figura di padre gli abbia mosso ricordi privati, come quelli che affiorano nella prima sezione di Summertime (2009), in cui Coetzee si descrive – in terza persona, e per bocca di terzi: ma i terzi son finzione – come un trentenne distratto, inetto ed estraneo a ogni passione che non sia Cultura. Un altro nome ricorrente nelle recensioni è quello di Cormac McCarthy. Ebbene, sì, la waste land letteraria dell’autore nederlandese è concava e scarna, asfittica, scalpellata per sottrazione, e C’è silenzio lassù funziona più per l’atmosfera che crea che per la trama che imbastisce. Un minimalismo – altra parola chiave – che tuttavia non brilla in tutte le trecento pagine del libro, a volte faticose. È nei dialoghi che Bakker che dà il meglio di sé e “affonda le mani nella terra”, nell’humus dell’autenticità. Del resto Helmer van Wonderen, più che un uomo di carne e sangue, pare un golem in procinto di sfaldarsi.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nato a Wieringerwaard, nell’Olanda settentrionale, Gerbrand Bakker ha studiato Letteratura Nederlandese prima di diventare doppiatore di documentari, artista e giardiniere. C’è silenzio lassù è il suo primo romanzo, premiato con il Gouden Ezelsoor (il riconoscimento annuale per l’opera prima di maggior successo: letteralmente, l'orecchio canino d'oro) e con il Debutantenprijs. Boven is het stil è stato tradotto in una decina di lingue.
"C’è silenzio lassù”, Iperborea, Milano, 2010. Traduzione e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo.
“Boven is het stil”, Uitgeverij Cosse, Amsterdam, 2006.
Simone Buttazzi, marzo 2010
Commenti
[SIMONE Buttazzi] nuovo
[SIMONE Buttazzi] nuovo articolo!
[c'è silenzio lassù] altro
[c'è silenzio lassù] altro grande pezzo. In pieno stile e tradizione Buttazzi. Sei un grande:). Di letteratura nederlandese parliamo meglio quando ci si vede, ho 3-4 nomi da sottoporti, poi dirotti meglio:)
theo van gogh, paul
theo van gogh, paul verhoeven, jan van eyck?
sciocchezzuole a parte, il libro su gesù di verhoeven è da non perdere.
[verhoeven su gesù] mi manca,
[verhoeven su gesù] mi manca, ma so già che stai per dirmi cosa mi sono perso:)
magari due righe in privato.
magari due righe in privato. in ogni caso il libro, un saggio storico, se non è ancora uscito in italiano sta per farlo. non si direbbe ma sono anni che verhoeven è ossessionato dalla figura di cristo.
[Bakker] bentornato
[Bakker] bentornato Simone!
Poche recensioni, ma potenti ! :)
Della cultura olandese non so pressoché nulla. Dal tuo incipit mi chiedo: ma le donne devono uccidere la madre?
bella domanda. se fossi una
bella domanda. se fossi una donna azzarderei una risposta, ma non sono ancora in condizione di farlo.
[sim] la risposta è
[sim] la risposta è http://www.youtube.com/watch?v=2xlJnipdpSc
[Bekker] Molto raffinate le
[Bekker] Molto raffinate le tue scelte di lettura, Simone, d'altra parte Iperborea non passa la prima cosa che capita... Naturalmente ci vuole anche chi sappia scriverne in modo adeguato e non smetterò di elogiare la tua capacità di raccontare ciò che leggi.
Detto questo leggo con curiosità il post di Gf sulla necessità maschile di "far fuori" il padre e mi ricollego anche alla sua recensione che non ho avuto tempo di commentare (scusate, ma il mio tempo è poco e le recensioni si affastellano giornalmente in quantità industriale... Gianfranco, d'accordo che urge scrivere e completare gli archivi eccetera, ma non ti sembra che lasciando in evidenza per così poco tempo ogni scritto va a finire che molti non vengono neppure visti? non so, perdona la "provocazione" ma mi sono resa conto che ogni volta che leggo una cosa interessante poi devo scorrere gli archivi delle giornate per ritrovarla. Escluso poi che io - ma non sarò sola! - possa leggerle tutte... ), dicevo, la recensione a In difesa dei padri.
Il padre per un maschio ha un ruolo fondamentale di educazione alla vita che passa per quel che ho visto attraverso tre fasi: un confronto/identificazione nell'infanzia, una necessità/rifiuto nell'adolescenza-giovinezza, una crescita/superamento (si spera sereno) del modello paterno in età adulta. La fase delicata è la seconda, che i padri devono gestire al meglio sapendo quel che li aspetta e sapendo che sarà fondamentale continuare a essere padri anche quando la tentazione sarebbe quella dell'amicizia o al contrario del prevalere dispotico. La terza fase non è meno importante. Non ho una esperienza diretta della"quarta fase", quella dell'uomo con il padre anziano (di padri anziani purtroppo a casa mia non ce n'è stato uno!!!!! Anche mio marito ha perso il suo da bambino...), che è invece proprio la fase descritta qui. La donna "sa" geneticamente di essere destinata ad accudire qualcuno (figli, certo, ma anche i genitori anziani), all'uomo manca questa predisposizione sociale/genetica.
Mentre il maschio resta cucciolo molto a lungo, la femmina ingaggia fin da subito con sua madre una battaglia per il controllo del territorio maschile rappresentato dal padre. La fase dell'identificazione con la madre nella bambina è allo stesso tempo più lunga ma meno "necessaria" di quel che accade al bambino con il padre. La donna - che pure solitamente è meno indipendente dell'uomo dagli affetti - a mio avviso ha una necessità inferiore di aderire al modello materno rispetto alla stessa necessità maschile (che si esprime anche con il rifiuto). Nella donna c'è meno delimitazione, più sfumatura.
E quindi raramente la donna ha bisogno di uccidere la madre, perché fondamentalmente sa gestirne la compresenza.
:)
[ilde] una soluzione potrebbe
[ilde] una soluzione potrebbe essere decidere di lasciare fissi, in evidenza, i 3 articoli più discussi della settimana. D'altra parte è pur vero che rispetto alle 60, 70 pagine di certi quotidiani, qui ne escono 4-8 (pagine) a volte ogni giorno, ma dipende... il problema opposto è quello di cinema, musica e scienze, che rimangono fermi anche per 1 settimana. Insomma, mi sembra che serva più spazio per la sezione "letteratura". Bisognerà inventarsi qualcosa...
[C'è silenzio lassù] Letto
[C'è silenzio lassù] Letto qualche tempo fa e dopo un inizio promettente, ho faticato ad arrivare sino alla fine. Non credi che avrebbero dovuto sforbiciarlo un po'? Diciamo che comunque è molto molto inferiore sia a Coetzee che a McCarthy.
[coetzee] autore di culto per
[coetzee] autore di culto per Paolo Mascheri. Da questi parti, pochi articoli usciti su Coetzee. Forse dovremmo rimediare, amices...
[Coetzee] Ci siamo incontrati
[Coetzee] Ci siamo incontrati una sola volta io e Paolo e ne parlammo, pensa. E'un autore che mi ha aiutato a capire e ad apprezzare Eva e c'è un suo libro spiazzante e denso di riflessioni che è "La vita degli animali".
[coetzee, eva] a quando
[coetzee, eva] a quando l'esordio critico di EZ su Lanke?
[Coetzee] Credo che solo uno
[Coetzee] Credo che solo uno come te potrebbe convincerla. Il giorno che ci riuscirai, e mi sa che deve nevicare da giugno a settembre, sono quasi disposto a gridare Forza Roma.
[missioni impossibili] mi
[missioni impossibili] mi stai motivando a dovere. Mi impegnerò a dovere. Per tempo;)