Autore:
Baigent Michael, Leigh Richard, Lincoln Henry
Et in Arcadia Ego
Un libro perduto nella memoria di chi ne aveva sfogliato le pagine vent’anni fa, diventando leggendario quanto il Sacro Graal stesso.
Oggi fa un certo effetto scorgerlo sugli scaffali in una veste grafica rinnovata, con la striscia arancione che avvolge la copertina bianca per richiamare ancor di più l’attenzione su di sé: “Il libro che ha ispirato Il Codice da Vinci”.
A pochi mesi di distanza è stato oggetto di due ristampe, dopo quella del 1996, che andava necessariamente rivista ed integrata dai recenti avvenimenti, nonché lievitata nel costo. Grazie a Dan Brown è tornato alla luce accanto ad altri più o meno noti saggi (che non necessariamente vogliono esser “sapienti”) di un certo “spessore” per la ricostruzione di quelle teorie surrealiste che si pongono in parallelo, se non in antitesi, con la “storia ufficiale” del Graal, dei vangeli apocrifi, o delle origini dei Templari (e mescolo nello stesso calderone anche Massoneria e Rosacroce, quali condimenti pepati per il tutto).
Sia “Il santo Graal” di Baigent, Leigh, Lincoln che “La Rivelazione dei Templari” di Lynn Picknett e Clive Prince sono riapparsi “misteriosamente” tra gli scaffali delle librerie e, naturalmente, vendono.
Vendono enormemente, registrando il tutto “esaurito” in poco tempo, come mi raccontava l’entusiasta commesso che mi ha venduto la nuova edizione. Mai sarebbe accaduto prima se non fosse stato dato alle stampe “Il Codice da Vinci” di Dan Brown che sembra aver entusiasmato il mondo, costruendo il tutto su qualcosa di già esistente.
Ho parecchie perplessità su quello che sta accedendo. Ho osservato attentamente l’andamento di una vetrina che esponeva “Il Codice da Vinci” nel novembre del 2003. Dopo poche settimane era sparito per far spazio alle nuove letture del momento. A fine gennaio è stato nuovamente sistemato in primo piano e lì ancora giace. Per non parlare delle ricerche, o dei forum di discussione in rete che ormai sull’argomento rasentano l’inverosimile.
La difficoltà, almeno in Italia, nel reperire materiale che potesse approfondire o confutare i testi spesso citati era altissima fino ad un anno fa. Era necessario rivoltare librerie dell’usato, biblioteche per cercare argomenti correlati e continuare una ricerca a 360°, se anche flebili sussurri venivano lanciati nei testi come pietruzze nell’acqua. I cerchi che vi si formavano potevano essere infiniti. Uno di questi movimenti concentrici mi ha portato a sfogliare le pagine de “La Papessa” di Donna Woolfolk Cross. Tanti altri si stanno diffondendo proprio a seguito del Codice. Uno degli ultimi è il banalotto (un mix tra banale e barilotto) “Le Porte dei templari” di Javier Serra su cui non vale neppure la pena soffermarsi. Tanto ne faranno sicuramente un film o uscirà presto in edizione economica.
Ora “Il Santo Graal” e “La Rivelazione dei Templari” sono nuovamente in pole position, spostati dalla muffa delle cantine e tirati a lucido per l’occasione. Saranno tanti altri che ben presto affolleranno le nostre librerie (in particolare i libri di Margaret Starbird sull’idea del “femminino sacro” o anche della stracitata Barbara Walzer) tra un libro del Papa e le profezie di Nostradamus (giuro che mi è capitato di vedere l’accostamento!).
Rileggendo la nuova versione ho avuto la sensazione di pensare al bombardamento di dati e notizie in modo diverso, sicuramente molto più lineare. Non avrei saputo all’epoca riassumere in poche frasi quello che è il contenuto di un saggio senza fuoriuscire dai binari squadrati delle sue pagine.
Ecco che ora posso indirizzare la memoria ad ipotesi e confronti scandagliando il “tutto è possibile” dal “verosimile, ma fantascientifico”. Al di là del contenuto, mi è piaciuto assaporare lo stile, nonché i voli pindarici, di cui questo e tanti altri libri sono zeppi.
Molto meglio, dal punto di vista prettamente stilistico “La Chiave di Hiram” di C.Knight e R.Lomas, così come “L’elisir e la pietra”, terzo libro di Baigent, Leigh e Lincoln che non tocca direttamente argomenti legati al Graal, ma si sofferma sulla storia dell’alchimia.
La chiave di lettura del Sacro Graal, almeno di questo Sacro Graal in versione “Santo”, è il legame di sangue, sangue reale che scorre in rapidissime pennellate nel film “Dogma” (1999) di Kevin Smith, che quasi comincio ad apprezzare, o nel più serio “Revelation”(2000) di Stuart Urban.
L’inchiesta storica inizia da una serie di “Dossier Segreti” scovati nella metà degli anni ’70, dando lo spunto ai provetti cercatori, insieme per “caso”, di mettersi sulle tracce del Priorato di Sion e, quindi, involontariamente del Graal. Forse non avevano letto attentamente la mitologia legata a questa fantomatica “coppa”, “vaso”, “piatto”, “grolla”, altrimenti si sarebbero resi conto della loro umana follia.
I frammenti sono molti, eccessivi e possono portare a tracciare linee a spirale che inevitabilmente porteranno alla stessa fonte, di menzogne o verità non sta a me dirlo, né tanto meno agli Autori stessi.
Maddalena fu la sposa di Cristo appartenente ad una famiglia benestante. Maddalena è la vera donna sacra della storia del Cristianesimo, osannata nell’iconografia delle madonne nere per coprire la “vera fede” oscura alla Chiesa. Le nozze di Cana sono presentate come le nozze stesse di Gesù, unitamente ad altre vicende considerate come attendibili perché supportate da prove documentali. Il vero “shock”, in realtà, lo si ha però leggendo “La Rivelazione dei Templari” e sui oggi taccio.
Certo è che il Priorato di Sion è stato poi smentito nell’ottica di una “grossa bufala” creata da quelle stesse persone (Plantard de Saint Clair in cima alla lista) contattate da questi moderni cercatori d’oro. Studiosi si chiedono il perché di una macchinazione così colossale (e solo leggendo i vari libri si può avere l’idea della sua ingegnosità) per una semplice “menzogna”.
Ci mancherebbe solo che qualcuno piazzasse Brett Sinclair (Roger Moore in “The Persuaders”, italianizzato nel più comico “Attenti a quei due”) tra i discendenti, magari tra i Gran Maestri del Priorato di Sion. Ci si può aspettare di tutto visto che un altro eroe interpretato dall’attore era Simon Templar in “Il Santo”.
Sta di fatto che libri come questi, fantasiosi e non, allenano la mente su ipotesi che non sono sempre al limite della realtà. Il loro pregio, secondo il mio parere, è quello, come profeticamente asserito nelle considerazioni finali.
Se per secoli l’uomo comune è vissuto nell’oscurità, sia per scarsità di mezzi sia per volontà dei potenti, la Chiesa prima tra tutti, dall’Illuminismo in poi è stato un proliferare di ricerche e analisi. E’ solo nel nostro secolo, tuttavia, che ne abbiamo la “sintesi”, vera innovazione della nostra epoca. Non che in tempi lontani non siano esistite menti geniali, ma è anche vero che spesso si viveva sotto l’ombra oscura del rogo, grandi personaggi compresi, come Leonardo da Vinci per l’appunto.
Dopo un breve excursus sulle origini dei Templari, Rosacroce, Massoneria, i tre investigatori moderni del Graal si gettano ad analizzare le grandi eresie, le “scelte” della storia, Catari, Albigesi, Ariani, Manichei, Luterani e Protestanti compresi.
Una breve e coraggiosa analisi dei Vangeli sinottici comparati agli Apocrifi di Nag Hammadi fornisce ulteriori “prove” di ciò che è emerso dalla storia magica della dinastia Merovingia e dal rapporto controverso con la storia della Chiesa romana.
Patti violati che hanno causato l’estinzione “visibile” di una casata ritenuta straordinaria, legata da legami di sangue con il “Re che non aveva mai regnato”.
Idee espresse in fitte pagine ma che fanno apparire il tutto come un qualcosa che deve essere approfondito in tanti e tanti altri “scritti”. E gli autori non negano che avrebbero avuto bisogno di decine di anni per rielaborare e approfondire quanto era emerso dalle loro ricerche.
Questa loro “sintesi” è servita da traccia per altri ricercatori curiosi che hanno messo l’accento su particolari a loro sfuggiti, deviando addirittura le conclusioni.
Ne “La Chiave di Hiram” di Knight e Lomas (il cui seguito è “Il secondo messia”), ad esempio, la chiave del mistero è sigillata a Rosslyn, cappella dei Saint Clair (o Sinclair), discendenti della dinastia Merovingia. Un libro che ritengo il più affascinante di tutti, se non fosse altro per l’analisi sulla Massoneria, nonché per lo spirito avventuroso che ho potuto rintracciare in tutti i loro libri.
Nell’oscuro e raccapricciante “Il mistero del Sacro Graal” di Graham Hancock, il Graal è l’Arca dell’Alleanza le cui tracce si perdono nella notte dei tempi, anche se lo studioso si dimostra convinto della sua attuale collocazione. Deve averglielo svelato Indiana Jones, credo. Il tema è lo stesso.
“La rivelazione dei templari” di Picknett e Prince, che si presenta il più sconvolgente di tutti per le sue forti idee neo-gnostiche, è centrato sulla comparazione dei Vangeli e sulle figure di Giovanni (Battista) e Maddalena. Meglio specificate sono anche le figure di Isaac Newton e Leonardo da Vinci, Gran Maestri del Priorato di Sion. In questo saggio ci sono molte più tracce riscontrabili nel Codice da Vinci di Brown che nel Santo Graal stesso, nonostante Dan Brown abbia utilizzato il cognome di Baigent per l’anagramma di un suo personaggio (sta a chi ha letto il libro scoprire quale).
Gesù, dunque, non morì sulla croce ma si sposò ed ebbe dei figli. Maria Maddalena si rifugiò in Francia e dai suoi discendenti nacque la dinastia Merovingia, a cui era legato un ambizioso progetto politico continuato dai Templari e, quindi, dall’organizzazione segreta “il Priorato di Sion”.
Nel Santo Graal non manca neppure l’analisi della leggenda di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, nonché di quella di Sigfrido e del Re Pescatore. Da segnalare l’interpretazione originale legata al nome di Artù: il Graal antica coppa preziosa (o povera) legata all’Ultima Cena o al sangue raccolto dalla Croce da Giuseppe d’Arimatea. Un mistero svelato nelle ultime pagine, raccolto ed ampliato successivamente da altri ricercatori. Infine l’accenno all’Arcadia e alla mitica città di Troia, riapparsa recentemente ed in malo modo, sugli schermi cinematografici mondiali.
Ahimé quanti e quali collegamenti si potrebbero ancora fare. Basta prendere una parola e trasformarla in un reticolato talmente fitto da mettere in crisi anche la mitica figura di Arianna.
La domanda a cui non trovo risposta è questa: trattasi di un’opera collettiva per portare all’attenzione di tutti cose rimaste nella polvere per la loro inconsistenza, sulla scia del disegno politico del fantomatico Priorato di Sion o si stanno rubando a vicenda pezzetti della torta (il Dio denaro! Ecco svelato il mistero del Graal)?
E allora se la risposta potrebbe stare nella seconda parte del quesito, devo dire che ben vengano romanzi come quello di Dan Brown da sgretolare come un castello di sabbia, ma sinceramente non se ne può più.
Viste le premesse devo consigliare per approfondimenti storici, nonché per lo studio del culto alla Dea e del principio del femminino sacro la bellissima saga di Avalon di Marion Zimmer Bradley. Nonostante l’ironia di questa frase, considero superba l’opera di questa scrittrice a volte distratta, ma non in questo caso.
Ci mancherebbe che ora anche il Papa, dopo aver letto il libro di Brown, nonché le sue fonti, esclamasse “così è stato”. Dopo potrei tornerei felicemente a leggere i giornaletti di Barbie.
“Niente può essere pensato che non esista o che non possa esistere”, Parmenide.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Michael Baigent (1948), giornalista, ha dedicato anni della sua vita alle ricerche sui Cavalieri Templari.
Richard Leigh (1943), scrittore e studioso di letterature comparate, storia e filosofia, nonché appassionato di esoterismo.
Henry Lincoln (1930), egittologo e studioso di storia e cultura francese.
Baigent e Leigh hanno pubblicato insieme “Il Mistero del Mar Morto”(1997), “L’elisir e la pietra”(1998), “I segreti della Germania nazista. I retroscena più sconvolgenti e le verità mai rivelate sul terzo Reich durante la seconda guerra mondiale”(2000).
Lincoln ha pubblicato “Il codice segreto della croce” (2000). Insieme a Baigent e Leigh, invece, “L’eredità messianica” (1996, il seguito naturale de “Il Santo Graal”). Con Erling Haangens “L’isola segreta dei Templari. Alla ricerca del tesoro perduto”(2002).
M.Baigent, R.Leigh, H.Lincoln, “Il Santo Graal”, Le Scie – Mondadori, Milano, aprile 2004, con traduzione di Roberta Rambelli.
Prima edizione: Holy Blood, Holy Grail, 1982.
Pagine già apparse su ciao.it. Revisione per Lankelot.com.
Commenti
e questo va in coppia con il codice.
Finisco dei lavori e vengo a rinutrirmene:)
"A pochi mesi di distanza è stato oggetto di due ristampe, dopo quella del 1996, che andava necessariamente rivista ed integrata dai recenti avvenimenti, nonché lievitata nel costo. Grazie a Dan Brown è tornato alla luce accanto ad altri più o meno noti saggi (che non necessariamente vogliono esser ?sapienti?) di un certo ?spessore? per la ricostruzione di quelle teorie surrealiste che si pongono in parallelo, se non in antitesi, con la ?storia ufficiale? del Graal, dei vangeli apocrifi, o delle origini dei Templari (e mescolo nello stesso calderone anche Massoneria e Rosacroce, quali condimenti pepati per il tutto)."
> A memoria mia, era patrimonio, nella nostra generazione, dei bambini e dei ragazzini che leggevano Martin Mystere, in primis, o che erano appassionati delle vicende legate al ciclo bretone e al graal. Spero abbia dato a tutti i nuovi lettori le gioie e il divertimento intellettuale che a suo tempo riservò a noi...
"Ho parecchie perplessità su quello che sta accedendo. Ho osservato attentamente l?andamento di una vetrina che esponeva ?Il Codice da Vinci? nel novembre del 2003. Dopo poche settimane era sparito per far spazio alle nuove letture del momento. A fine gennaio è stato nuovamente sistemato in primo piano e lì ancora giace. Per non parlare delle ricerche, o dei forum di discussione in rete che ormai sull?argomento rasentano l?inverosimile. "
> Cinque anni dopo - sei - è finito tutto, o se preferisci tutto è tornato alla normalità...
"La chiave di lettura del Sacro Graal, almeno di questo Sacro Graal in versione ?Santo?, è il legame di sangue, sangue reale che scorre in rapidissime pennellate nel film ?Dogma? (1999) di Kevin Smith, che quasi comincio ad apprezzare, o nel più serio ?Revelation?(2000) di Stuart Urban."
> ... e li avremo?
"?Niente può essere pensato che non esista o che non possa esistere?, Parmenide.
> Vero: pensa a quante invenzioni impossibili sono passate dai libri di fantascienza alla realtà...
altro ottimo recupero:)
3. ciclo bretone e graal...yeahhh!
4.dogma...mmmh, ma o non l'ho capito o è proprio brutto....
http://www.youtube.com/watch?v=lkQwgZHJXF4&feature=related
4, dal frammento non è affascinante:)