Avoledo Tullio

L'ultimo giorno felice

Autore: 
Avoledo Tullio
Francesco, il protagonista di questa storia, è un architetto di successo che si sta preparando ad affrontare una gita tra le isole della laguna veneta con famiglia al seguito di un gruppo Slow Food.
Francesco si rade e si taglia, riaprendo ferite del giorno prima.
Ha una moglie sempre bellissima e due figli gemelli di otto anni. E’ ricco ed ha un’amante straniera. La sua è una famiglia borghese con tutti gli elementi al posto giusto, quasi cinematografici, compresi i corpi estranei ed esotici.
Francesco sta per affrontare l’ultimo giorno felice della sua vita e non lo sa ancora. Non deve pensare, deve sforzarsi di “guardare sempre avanti. L’oggi, che poi subito diventa il domani, e altrettanto subito ieri, è questo cielo azzurro e senza traccia di nubi, questo mare chiuso che chiamano laguna, e i richiami di gabbiani e i loro voli larghi, lenti. Una mattina gloriosa. La prima mattina del resto della sua vita” (pag.9).
 
Il romanzo di Avoledo avanza e si ritrae come le onde del mare ed in questo avanzare rilascia particelle di memoria che s’incastrano l’una all’altra per restituire un ritratto delle mostruosità dei nostri giorni.
Il successo e la ricchezza sono obiettivi che vanno di pari passo, spesso, con l’avidità e la meschinità dell’uomo che distrugge se stesso, poco alla volta, con le sue miserabili azioni.
Francesco ha venduto se stesso e la sua genia in un processo di mistificazione del denaro. In cambio avrà, come tanti altri, un pezzo del mondo inquinato dai veleni che scaricano tutte le loro tossine nel terreno e, quindi, nelle acque fonte di vita per i suoi stessi figli.
Le origini di Francesco sono friulane, ma di quelle origini non resta che un pezzo di terra, l’ultimo che il padre ha lasciato al fratello Tarciso e che lui vuole a tutti i costi. Il suo conto in banca è cresciuto perché, poco alla volta, ha venduto i terreni della famiglia a chi li ha saputi trasformare in cave per rifiuti pericolosi, tossici. Trafficanti di veleni, gente senza scrupoli che dilaga per l’Italia distruggendo tutto ciò che tocca e da cui non riesce ad allontanarsi. Si sa, l’avidità vuole sempre di più, vuole tutto ed anche un minuscolo appezzamento di terra vale oro se opportunamente trasformato in una cava da svuotare e riempire con ciò che non si può smaltire in modo così economico, anche se è quella terra in cui giocava da bambino, anche se è l’ultima radice che lo lega al passato.
 
Francesco appartiene a quella generazione che non si è conquistata con le proprie mani la terra su cui vivere e da cui trarre nutrimento, come hanno fatto il padre e lo zio, il matto di famiglia, l’appassionato di scavi archeologici. Da lui Francesco ha ereditato l’amore e la conoscenza per le monete antiche.
Francesco ha studiato, si è laureato e sposato con tutto quello che altri avevano costruito per lui, ma null’altro lo lega più alle origini. Ha dimenticato la sua stessa memoria genetica. L’ha rinnegata. Ormai è un fantoccio di se stesso che non riconosce più in sé l’amore filiale, che si sforza di compiere gli ultimi gesti compassionevoli per un padre morente per convincerlo a scrivere l’ultimo testamento a suo favore. Il suo atteggiamento tentennante non ce lo rende simpatico, certamente, ma non è un cattivo Francesco, o almeno è così che lo riconosciamo all’inizio. È uno schiavo della modernità, degli affari, del denaro e di tutti quegli squilli del cellulare, con doppia scheda, che lo distraggono da una serena gita familiare. Ed è talmente assorbito da questa sua schiavitù che resta incredulo di fronte ad un atto a cui assiste accompagnando il padre morente davanti alla teca contenente la pergamena con la grafia di Carlo Magno. Lo zio Tarciso era riuscito a convincere i custodi ed una serie di amministratori in ordine piramidale a consentire l’apertura della teca: “A Francesco era parso un miracolo, una cosa che non dovrebbe succedere, nella realtà. Un’eccezione magica alla regola dell’assenza di pietà, di flessibilità. L’apertura di quella teca era un atto d’amore e di fiducia, un segno di generosità quale non pensava potesse mai verificarsi, nel suo tempo e nel suo mondo” (pag. 198).
 
La prosa si sviluppa fluida in una narrazione stratificata che lascia spazio ai continui rimandi, in stile flashback che pure sono perfettamente incastrati nell’evolversi della giornata vissuta da Francesco.
Sono pochi i personaggi introdotti, privilegiando l’autore l’analisi del nucleo familiare, quello del passato distrutto e quello del presente-futuro che rischia la distruzione, il tutto inserito in un contesto di malinconica decadenza, qual è la laguna veneta, dove anche un sacco dei rifiuti impigliato tra i rami di un albero viene scambiato per un uccello che tenta di prendere il volo.
Avoledo dona alle Edizioni Ambiente un romanzo che solo in ultima parte rivela l’appartenenza al noir, collocato nella collana dedicata all’ecomafia di VerdeNero. A partire dalla denuncia sociale sulle discariche abusive dei rifiuti tossici che avvelenano il futuro, l’acqua dei figli e dei nipoti e di tutte le generazioni che verranno, in un impianto di puro egoismo del presente, il romanzo sa raccontare una tragedia familiare che tocca le corde della sensibilità.
La discesa agli inferi di Francesco si compie in una giornata in cui si intreccia la memoria del sangue disconosciuto, mortificato dalla menzogna e dalla viltà.
In quel microcosmo riconosciamo, infine, l’abominio che dilaga nel macrocosmo.
 
"Il passato è scritto in una lingua che abbiamo dimenticato. Non è per niente misterioso. Siamo noi che non lo capiamo più. Che non lo sappiamo più leggere. Il passato è più chiaro del presente" (pag. 217).
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tullio Avoledo (Valvasone, 1957), dopo aver fatto il copywriter e il giornalista, lavora attualmente presso l’ufficio legale di una banca di Pordenone. Il suo romanzo d’esordio L’elenco telefonico di Atlantide (uscito per Sironi nel 2003) ha ottenuto un sorprendente successo di critica e di pubblico. Tra i suoi romanzi ricordiamo Mare di Bering (Sironi, 2003), Tre sono le cose misteriose (Einaudi, 2005), con cui ha vinto il premio Grinzane Cavour, e Breve storia di lunghi tradimenti (Einaudi, 2007). Nel 2008 è uscito il suo nuovo romanzo, La ragazza di Vajont (Einaudi).
Tullio Avoledo, “L’ultimo giorno felice”, Edizioni Ambiente - VerdeNero, Milano, 2008. In coda al romanzo il capitolo inchiesta – reportage “I fatti”, pag.234.
 
Nota: stampato su carta riciclata al 100%. Gli autori devolvono una parte delle royalties al progetto Salvaitalia di Legambiente. VerdeNero è una campagna di mobilitazione contro l’ecomafia e il silenzio che l’avvolge, un’occasione concreta per affermare nel paese una nuova cultura della legalità a difesa dell’ambiente.
 

Movida, 15 giugno 2009.
 

 

ISBN/EAN: 
9788889014868

Commenti

"Il passato è scritto in una lingua che abbiamo dimenticato. Non è per niente misterioso. Siamo noi che non lo capiamo più. Che non lo sappiamo più leggere. Il passato è più chiaro del presente" (pag. 217).

Di Avoledo regalai "L'elenco telefonico di Atlantide" a mio frate più grande. Apprezzò. Ummm. Chi sa. Magari lo leggerò.

Ma di Avoledo ho letto solo questo e non posso fare confronti rispetto ad altra scrittura, però ho apprezzato l'alternanza tra presente e passato schiusa in modo fluido, senza interruzioni nella lettura. Dal confronto nasce una nostalgia malinconica per un passato, tradizioni e storie costruite con la fatica delle mani nude che sapevano ancora inventare la speranza.

3. Beh, sono sempre stato indeciso su di lui, però mi incuriosisce (altrimenti non l'avrei regalato). Spesso sento dire che è sopravvalutato, e può essere. Può essere anche che mi piaccia. Se leggo poi ti dico, "L'elenco..." è il suo primo romanzo. ciao.

Altra notevole scheda:). Avoledo è un autore dal grande mestiere. Ho in biblioteca soltanto la sua opera prima - ricordo, anni fa, il battage post articolo di D'Orrico; fu il primo libro della collana nuova di Mozzi, in Sironi - e probabilmente è giunto il momento di aggiungere qualche suo titolo ai desiderata:)

molto interessante davvero, bella scheda.
Direi che il protagonista è un ottimo esempio di affarista del nord-est, ce ne sono moltissimi.
"un contesto di malinconica decadenza, qual è la laguna veneta,"
la laguna veneta è una realtà complessa e variegata, è qualcosa di diverso da Venezia città. Personalmente trovo decadente Venezia, meno la laguna in sé, un ecosistema delicatissimo e già parechcio compromesso.

6. Il perdonaggio è proprio quello.
Ho vecchissimi ricordi della laguna...un po' più freschi quelli di Venezia, per cui non so quanto sia davvero cambiata...L'immagine di decadenza mi è venuta spontanea dal tratteggio che fa dei luoghi in quella giornata (ad esempio la descrizione del sacco dei rifiuti svolazzante tra i rami) ed un po' dal suo animo. Si stavano dirigendo a Torcello...immagino alla Locanda Cipriani. :)

5, direi che questo testo s'inserisce magnificamente nel tuo percorso - manifesto contro il telefono. ;)

8,5. ahah:)))

la laguna, con le isole e le barene, sarebbe uno scrigno di vita perfettamente adattata all'ambiente dal punto di vista naturalistico è molto pittoresca, colorata per quanto riguarda le isole, penso a Burano con le casette colorate o agli orti di sant'Erasmo.
Venezia invece non può cambiare architettonicamente, la è diventata Gardaland, è stata derubata dell'anima e dei suoi abitanti. É una città di quasi tutti pendolari o di turisti, gli indigeni sono sempre meno e hanno sempre meno servizi. É comunque una città non facile.

Ho la sensazione, leggendoti, che Roma Centro sia esattamente come Venezia. Aggiungi la voce "ministeriali" a "pendolari" e "turisti", e aggiungi l'atroce voce "manifestanti", e il quadro si fa limpido.

:) Con la differenza che Venezia è tutta lì, Roma centro ha attorno tutto il resto della città (mostruoso e gigantesco e fuori misura umana secondo me). Ve è un'isola nella sua essenza, basta tagliare il ponte della Libertà :)

Ricevuto... la vostra essenza può essere restituita al futuro, la nostra no. Sospetto tu abbia ragione.

xe un'utopia, ormai ci sono troppi interessi in gioco.