Avey Denis, Broomby Rob

Auschwitz. Ero il numero 220543

Autore: 
Avey Denis, Broomby Rob

Dopo 70 anni il soldato inglese, Denis Avey, decide di raccontare, insieme al giornalista della BBC Robert Broomby, la sua storia di guerra. Prende così via un lungo racconto che ci porterà a rivivere una lunga parte della storia dell'ultima guerra mondiale. Chi parla è Denis Avey, oggi novantatreenne, un soldato che si autodefinisce fin dall'inizio una persona ribelle e determinata. La sua storia inizia il 22 gennaio del 2010, giorno dell'assegnazione dell'onorificenza 'Eroi dell'Olocausto', da parte del premier inglese dell'epoca  Gordon Brown. Denis Avey era stato incluso tra i ventisette inglesi che si potevano fregiare di quella medaglia d'argento 'per i servigi resi all'umanità'. Da quell'esperienza parte il racconto dei ricordi tenuti dentro dall'autore, come un peso enorme. 

Dall'intervento in Africa, fino alla lunga marcia per il ritorno a casa in Inghilterra, attraverso l'Europa distrutta, la storia ha un punto centrale nell'esperienza di prigionia di Denis Avey nel campo di concentramento di Auschwitz. Saranno queste strazianti e crudeli pagine di storia a dare il titolo al libro e a fornire il perno di tutte le vicissitudini patite dal protagonista.

L'originalità di questa storia, tenuta nascosta per moltissimi anni, è che Denis Avey sia entrato volontariamente nel campo di Auschwitz, sostituendosi per alcuni giorni ad un ebreo - Hans - con cui era venuto in contatto lavorando alla costruzione di una fabbrica vicino al campo di prigionia. Due giorni e due notti che non lo abbandoneranno più. Denis Avey era un prigioniero militare e in quella veste non subiva i maltrattamenti dei prigionieri ebrei, polacchi e russi. Denis Avey vedendo la condizione degli ebrei internati nel campo vicino di Auschwitz, volle sapere e provare cosa c'era di là, nell'inferno. Quelle atrocità e crudeltà viste lo segneranno per sempre.

Il soldato Denis Avey attraverserà la guerra in Africa, e poi in Europa, descrivendo innumerevoli situazioni di morte e paura. Sono passaggi avventurosi e di incredibili situazioni che rendono la lettura avvincente.   Dopo il racconto al giornalista della BBC Rob Broomby (coautore del libro), Denis Avey riuscirà a conoscere e rivedere alcuni ebrei pensati morti; tra questi c'è l'amico Ernst: un'emozione vivissima.

Bella e illuminante la frase che l'ebreo amico, sopravvissuto ad  Auschwitz, dà in risposta all'intervistatore circa il messaggio da trasmettere alle generazioni future: 'Perchè il male trionfi, basta che i giusti non facciano niente'. L'autore del libro rincara: 'Per chi pensa che certe cose non possano accadere mai più e soprattutto a noi: non ci creda, basta poco'.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Denis Avey  (1919), eroico reduce di guerra. Bio completa: qui.

Denis Avey, Rob Broomby “Auschwitz. Ero il numero 220543”, Newton Compton, Roma, 2011. Traduzione di E. Cantoni. ISBN, 8854131954.

Prima edizione: “The Man Who Broke Into Auschwitz”, 2011. 

Approfondimento in rete: WIKI  en / Eleboa / BBC / Chabad

Giorgio Boratto

ISBN/EAN: 
8854131954

Commenti

[boratto] gentilissimo, come

[boratto] gentilissimo, come già le dicevo, il format è questo: http://www.lankelot.eu/format-letteratura.html

Provvederò personalmente - anche questa volta - ad adattare la sua scheda al format del sito. Lankelot. Può leggere e commentare le schede degli altri, intanto, navigando ad esempio qui: www.lankelot.eu/archivione

[denis avey] tutti i

[denis avey] tutti i riferimenti:

Denis Avey  (1919), eroico reduce di guerra. Bio completa: qui.

Denis Avey, Rob Broomby “Auschwitz. Ero il numero 220543”, Newton Compton, Roma, 2011. Traduzione di E. Cantoni. ISBN, 8854131954.

Prima edizione: “The Man Who Broke Into Auschwitz”, 2011. 

Approfondimento in rete: WIKI  en / Eleboa / BBC / Chabad

[olocausto] ultimi

[olocausto] ultimi inserimenti per tag "olocausto": http://www.lankelot.eu/olocausto

[pyke] lettura consigliata:

[pyke] lettura consigliata:

Geoffrey Pyke,  “Ruhleben”, Alet, Padova, 2004.
Tradotto da Ada Arduini. Con un’introduzione di
Simone Barillari. Risvolto di Eraldo Affinati.

Edizione originale: “To Ruhleben – and back”, Constable and Company, London 1916.

“(…) e forse l’ebreo Pyke vide poi con più orrore e meno sorpresa degli altri l’osceno proliferare dei campi di sterminio, di cui poteva in qualche modo considerare Ruhleben come una sorta di seme remoto e inammissibile incubazione, e in parte e lontanamente quasi un embrione dell’universo concentrazionario, un inconsapevole laboratorio del Reich prima del Reich”. (tratto dall’introduzione di Simone Barillari, p. XIII).

la scheda, http://www.lankelot.eu/letteratura/pyke-ruhleben.html

[Avey] Grazie per

[Avey] Grazie per l'intervento. Devo ancora impratichirmi nell'osservare le regole del format. Pensavo che il rimando ad un link come quello si ibs.it fosse sufficiente. Ancora grazie.

 

[Avey] Ho visto questo libro

[Avey] Ho visto questo libro in tante librerie. L'ho preso e sfogliato almeno due o tre volte. Ma non l'ho mai comprato. Non so perché, il mio interesse per la Shoah è notevole ma questo libro non riesce a convincermi.

Domanda per Giorgio: tu che lo hai letto, dammi una buona ragione per leggere "Auschwitz. Ero il numero 220543". Te ne sarei grata.

[Avey] Monnalisa, nel libro

[Avey] Monnalisa, nel libro in effetti non c'è molta Shoa. Le pagine sconvolgenti su Auschwitz in effetti sono la parte centrale del racconto e anche fisica del libro: è giusto a metà. Il libro avvince per il racconto di tutto quello che succede al protagonista: scontri nel deserto all'arma bianca (racconta l'uccisione di un soldato con un coltello); raid aerei; l'affondamento della nave che lo trasportava in Europa; prigionia e fughe...insomma per chi vuole leggere di storia dell'ultima guerra mondiale è interessante. La parte che più coinvolge sono poi i risvolti emotivi: la ricerca dei protagonisti conosciuti durante la prigionia e la descrizione di tutte le implicazioni psicologiche provate dal protagonista. Non saprei se questo è convincente, ma è quello che mi viene da dirti. Grazie per l'attenzione. Giorgio.
 

[Shoah - Giorgio] Grazie a te

[Shoah - Giorgio] Grazie a te per la risposta. Forse ha avuto ragione il mio istinto: è meglio che rivolga le mie letture altrove.

[Shoa] Penso di averlo già

[Shoa] Penso di averlo già forse scritto ma fra i libri usciti negli ultimi anni sulla Shoa quelli che ho trovato più interessanti sia per stile che per nuovi sguardi sono "Il mio olocausto" di Tova Reich:

http://www.einaudi.it/libri/libro/tova-reich/il-mio-olocausto/978880619097

e "Lezioni di tenebra" di Helena Janeczeck:

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=7094&titolo=LEZIONI+DI+TENEBRA

Perchè s'interrogano sul problema della memoria, della sua banalizzazione/mercificazione/spettacolarizzazione/teatrino dell'orrore e di come continuare a ricordare, di come non voler ricordare, di cosa significa ricordare e perché farlo.

[avey] la rassegna stampa