Acciaio (Rizzoli, 360 pp., euro 18) è un romanzo di formazione popolare, non populista, e operaista: ma onestamente deideologizzato. È ambientato a Piombino, nella gioventù proletaria nostra contemporanea; esiste per raccontare in letteratura ciò che rimane della vecchia classe operaia. È tinto dell'energia, dell'immediatezza e della suprema onestà di un esordiente, classe 1984, che scrivendo non risponde agli ordini di un partito, o di un movimento; è stato scritto perché Silvia Avallone aveva vissuto nella cittadina toscana abbastanza per interiorizzare e decifrare comportamenti, estetica e visione del mondo del suo popolo. È un romanzo popolare, in questo senso neo-morantiano; più vicino alla lezione dell'Isola di Arturo, per sensibilità e grazia, che a quella della Storia. Dimenticatevi la descrizione rabbiosa e ultramarxista dei Minatori della Maremma di Carlo Cassola e del giovanissimo Luciano Bianciardi: i personaggi di Acciaio hanno imparato a prendere le distanze dalle demagogie figlie del dogma e dalle sempiterne promesse rivoluzionarie. Esistono e domandano giustizia, diritti, rispetto; esistono ribadendo quel diritto alla ricerca della felicità, e dell'affermazione di sè, che nessuna propaganda sa addomesticare, e nessuna ideologia sa addormentare. Esistono per rubare tempo e gioia ai ritmi assurdi della nostra società, per allevare un futuro solare e migliore, per vivere un presente estraneo alle sofferenze dei cittadini lavoratori che giuravamo sconfitte post rivoluzione industriale. Amano, tradiscono, s'allontanano, si ritrovano; vivono.
Qualche settimana fa, senza ancora aver letto il libro, siamo andati ad ascoltare e osservare la giovane artista, nel corso della sua prima presentazione romana. Sapevamo che aveva saputo parlare al cuore di tanti lettori, con naturalezza, semplicità e spontaneità; sapevamo che veniva dalla poesia. Abbiamo incontrato una ragazzona con una forte personalità, capace di parlare di fronte a un folto pubblico – molto più folto del consueto, per una presentazione libraria: buon segno – con determinazione e vero trasporto; abbiamo incontrato una giovane scrittrice innamorata della letteratura e convinta dell'onestà e della bontà della sua ispirazione, abbiamo incontrato un'artista consapevole di aver dato vita a un libro che andava scritto. Una che non si stupiva di avere di fronte tante lettrici e tanti lettori che avevano già letto e amato il suo romanzo, perchè era come se Acciaio fosse stato predestinato a questo. Quel che più ci ha impressionato è stata la sua gioiosa dedizione ai suoi personaggi: il suo totale abbandono a tutte quelle diverse identità, visioni politiche, approcci esistenziali. Che significa, come ben sappiamo, un bel rifiuto dei pregiudizi e del politicamente corretto. Insomma, Silvia Avallone ha dimostrato di non avere paura di niente e di non appartenere a nessuno che non sia un suo personaggio. Affascinante.
Torniamo al romanzo. Acciaio si concentra, in prima battuta, sull'adolescenza: sull'amicizia adolescenziale di due amiche, Francesca e Anna, la bionda e la mora, nemmeno quattordici anni. L'adolescenza, sussurra l'autrice, è un'età potenziale: e così queste due ragazzotte "diverse ma uguali", "perché siamo nate insieme, abitiamo insieme, moriremo insieme e faremo tutte le cose insieme", la vivono con tutta l'incoscienza, la sofferenza e l'euforia della loro età. Sono figlie della Piombino povera, quella dei palazzi d'una via dal sinistro nome di Stalingrado. Una via che "per chi non ci viveva, vista da fuori, era desolante. Di più: era la miseria". Una via fatta di case costruite dall'edilizia popolare nel dopoguerra, con tanto di vista sul mare. Meglio sul mare che sulla spiaggia, considerando che la sabbia è sporcata dalla ruggine e dalle immondizie, in messo ci passano gli scarichi, e a stendercisi sopra sono soltanto "delinquenti e poveri cristi delle case popolari". Anna e Francesca sanno fregarsene, preferendo fantasticare, sapendo accontentarsi. Quando entrano in acqua fanno impressione, perché nuotano parallele fino all'ultima boa. Sognano di arrivare fino all'Elba, nuotando, e di non tornare più. Stanno per scoprire un sacco di cose, della vita. Stanno per scoprire l'amore, stanno per scoprire il dolore delle repressioni famigliari, stanno per scoprire i piccoli disastri figli dell'esibizionismo incauto di chi deve ancora imparare quali sono i giusti limiti – i propri limiti. Stanno per cominciare a capire le vite dei loro padri. I loro padri sono Enrico e Arturo. Enrico lavora alla Lucchini da un pezzo. È uno che sin da ragazzo ha saputo scolpirsi i muscoli lavorando la terra. "Si era fatto un gigante nei campi di pomodori, e poi spalando carbon coke. Un uomo qualunque, emigrato dalla campagna in città con uno zaino in spalla". Ha dita tozze, rosse e callose. Le dita – scrive, magnifica, la Avallone – "di un operaio che non usa i guanti, neppure quando deve misurare la temperatura della ghisa". Le dita di uno che sa forgiare l'acciaio. Ma è violento. Arturo è un emigrato meridionale, uno che non ha mai amato i sacrifici; ha sempre preferito fosse sua moglie a lavorare. È stato un sacco di cose diverse, borseggiatore, operaio di qua e di là, caporeparto. Disprezza gli iscritti alla FIOM e sa che lavorare stanca. Scialacqua quei pochi soldi che ha in tasca con una facilità imbarazzante. Spesso prende e scompare per un pezzo. Dice d'essere diventato un mercante d'arte. Enrico è un padre aggressivo; Arturo un padre troppo assente. Questo l'imprint paterno delle due ragazzine.
Anna e Francesca sembrano più serene vicino alle loro madri; soprattutto la mamma di Anna è una figura interessante. Lavora tanto ma ha ancora tanta sensibilità politica; è di sinistra, legge quotidiani ("Repubblica", "Liberazione") e invita la figlia a studiare, magari per diventare un bel giorno deputato. È una che ha sempre saputo decidere e scegliere da che parte stare, puntando chi sentiva fosse più vicino alla difesa dei suoi diritti e di quelli dei lavoratori; soltanto, non ha mai saputo cacciare via suo marito, nell'amore è stata ed è rimasta debole.
Anna e Francesca scoprono il sesso prima con la tenerezza di due amiche, poi con i ragazzi della loro cittadina. Sono tutti operai, qualcuno ha già qualche ombra di troppo sul groppone. Sono tutti ragazzi che hanno buoni sentimenti e tanta voglia di divertirsi, per riscattare le troppe ore passate in acciaieria, a massacrarsi tra ghisa e carbone, rischiando la vita – vedendo qualcuno morire. Sono ragazzi che, come Alessio, hanno già imparato a diffidare dalla propaganda unta e falsa di certi partiti; vogliono semplicemente che i loro diritti siano riconosciuti, vogliono semplicemente potersi costruire un futuro in pace. Loro sono la Toscana che sarà facile conquistare, quella che non ha più bisogno d'essere indottrinata dai vecchi cattivi maestri, né domanda maestri nuovi: ha la forza d'essere libera, autonoma e fiera di sè stessa.
Acciaio è un'iniezione di piccole grandi verità. La giovanissima età dell'autrice (classe 1984) ci convince che pronosticarle un bel futuro è facile. Partendo da questo primo passo, si può arrivare un giorno a scrivere un romanzo che sappia essere per la letteratura ciò che Novecento di Bertolucci è stato per il cinema. Ma senza bandiere rosse e senza leziosismi ideologici: con poesia, con dolcezza, con verità. Con naturalezza.
BREVI NOTE per DIDASCALIE
Silvia Avallone (Biella, 1984), scrittrice italiana, laureata in Filosofia. Vive a Bologna. Ha pubblicato, prima di questo romanzo, poesie nel “Libro dei vent'anni” (Edizioni della Meridiana, 2007) e collaborato con “Nuovi Argomenti”.
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 13 aprile 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare su Lankelot in versione lievemente più estesa.
Commenti
Acciaio (Rizzoli, 360 pp.,
Acciaio (Rizzoli, 360 pp., euro 18) è un romanzo di formazione popolare, non populista, e operaista: ma onestamente deideologizzato. È ambientato a Piombino, nella gioventù proletaria nostra contemporanea; esiste per raccontare in letteratura ciò che rimane della vecchia classe operaia. È tinto dell'energia, dell'immediatezza e della suprema onestà di un esordiente, classe 1984, che scrivendo non risponde agli ordini di un partito, o di un movimento; è stato scritto perché Silvia Avallone aveva vissuto nella cittadina toscana abbastanza per interiorizzare e decifrare comportamenti, estetica e visione del mondo del suo popolo.
[Avallone] Curioso di
[Avallone] Curioso di leggerlo pure io. Poi ti farò sapere.
[acciaio] aspettati un bel
[acciaio] aspettati un bel romanzone popolare, giovanile e operaista. E una bella capacità di giostrare tanti personaggi diversi.
[Avallone] Cercherò. ho visto
[Avallone] Cercherò. ho visto che ha avuto un successo incredibile e anche nelle biblioteche è prenotato vita natural durante. Un romanzo ambientato a Piombino mi interessa, anche perchè fra le città che ho visto, Piombino è una delle più brutte e spero che nessuno se la prenda.
[avallone] come raccontavo da
[avallone] come raccontavo da qualche parte, è impressionante - è stato impressionante - vedere come riusciva a parlare a un folto pubblico di estranei, suoi lettori, come fossero suoi conoscenti e antichi lettori. E' stata la prova che ha saputo (non per lo stile: per la semplicità, per il respiro) arrivare al cuore, non allo stomaco. E' stata operaista senza gridare bandiera rossa, e questo è un mezzo miracolo:)
è vero, un miracolo, il libro
è vero, un miracolo, il libro è intensissimo e le poesie dell'autrice anche di più
[avallone] qualche notizia
[avallone] qualche notizia post Strega, su WUZ:
http://www.wuz.it/articolo-libri/4918/silvia-avallone-vacanze-facebook-n...
[avallone] (ANSA) - ROMA, 4
[avallone] (ANSA) - ROMA, 4 SET - ''Il mio libro diventerà un film''. Lo annuncia a Venezia Silvia Avallone alla premiazione per la cinquina finalista del Premio Campiello. Ma la scrittrice non vuole aggiungere altro su chi girera' e da chi sara' interpretata la pellicola tratta dal suo romanzo 'Acciaio' (Rizzoli).''E' una sorta di scaramanzia - ha spiegato - e non voglio aggiungere altro''. Avallone non e' tra i finalisti del Campiello 2010 ma ha vinto il premio opera prima con il suo romanzo in lizza anche allo Strega. http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2010/09/04/visualizza_new.htm...
[avallone] grande notizia:).
[avallone] grande notizia:). Sono felice per lei.
[avallone, campiello] E ha
[avallone, campiello] E ha anche vinto il Campiello 2010 come opera prima...
[aval] dei premi letterari
[aval] dei premi letterari non parlo, hammer, ma posso confermarti che ne penso sinceramente tutto il male possibile, sono credibili quanto forzaitalia. Spero per l'autrice che smetta di vincerli e-o di essere infilata nelle cinquine.
[avallone] dici che sono
[avallone] dici che sono delle bufale?
[premi letterari] la parola
[premi letterari] la parola che usi ha un buon sapore, fa venire voglia di mangiare la pizza margherita con la mozzarella vera. Io userei un altro termine, Luca, molto poco educato. Dovremmo tutti rileggere quel vecchio libro di Vassalli sulle patrie lettere, per tenere a memoria che già vent'anni fa non c'era niente di diverso. Ora i premi sono solo peggiorati:))).
La relativa trasparenza dei giochetti delle commissioni te la raccontano ormai anche nelle note dei meridiani, quando spiegano che parte del lancio dell'opera sta anche nel posizionamento dei premi. Mi riferisco al meridiano di tobino, che ho letto sostanzialmente parola per parola in queste ultime settimane. Vale la pena ricordare che tobino di premi ne ha vinti, o s'è piazzato. Ma ha vinto lo Strega col suo libro esteticamente più brutto, e ultrapolitico: "Il clandestino". Edizioni Mondadori. Eh.
[premi cacche] Che
[premi cacche] Che bellezza...
[premi letterari] è il gioco,
[premi letterari] è il gioco, è parte del gioco. Ci fa scrivere dieci cento mille righe sui giornali, la gente si diverte, s'affeziona a x libri e x autori, e tutti sono contenti. giornalisti, lettori, autori, editori. Una giostra. E' per quello - meglio, è questa una delle tante ragioni per cui di solito evito di dedicarmi ai libri sponsorizzati, diciamo così, da enormi campagne pubblicitarie, e sto tanto in fissa con la piccola e media editoria. Sembra, almeno quando è "piccola e vera", molto più pulita, quasi pura.
Ma nel caso di S Aval è stato diverso. Vista dal vivo e ascoltata dal vivo m'ha divertito e coinvolto, m'è sembrata una ragazzona che non ha capito cosa stava succedendo ma in ogni caso si stava divertendo un botto a cavalcare l'onda. E ammazza se l'ha cavalcata bene:).
[Avallone] Chissà come sarà
[Avallone] Chissà come sarà questo film. Ho sentito che è stato girato pure il film dal libro di Giordano con la regia di Saverio Costanzo.
Fino ad ora non mi è capitato di vedere pellicole decenti tratte da libri di "giovani italiani".
E comunque sì, mi sa che la Avallone ha fatto il colpo grosso.
Vedremo il suo futuro come sarà.
[aval] quanto al film tratto
[aval] quanto al film tratto da Giordano, potrei andare in sala nelle prossime settimane, ne parlavamo con ian tempo fa:). Nel caso - promesso - commento subito la (prossima ventura) scheda di leon:)
[premi letterari - avallone -
[premi letterari - avallone - giulia non esce la sera] Riguardo i premi letterari, in un film del 2009, Giulia non esce la sera, Mastandrea interpreta uno scrittore laterale che, oltre a conoscere Giulia (la Golino. Nella colonna sonora mi sembra anche i Baustelle? O mi sbaglio con un altro film?), partecipa ad un famoso concorso letterario. Il film non è principalmente sulle patrie lettere, però ne dà uno scorcio.
[avall] "Il senso di Vespa
[avall] "Il senso di Vespa per le tette" di M. Murgia...
http://ilfattoquotidiano.it/2010/09/07/il-senso-di-vespaper-le-tette/57464/
[vespa] è un uomo
[vespa] è un uomo respingente. Un eczema antropomorfo.