Questo libro nasce da una domanda: “Ha senso dirsi 'democratico'? Se no, perché? E se sì, rispetto a quale interpretazione del termine?” - a rispondere, sono filosofi e intellettuali di diverso orientamento politico: Giorgio Agamben, Alain Badiou, Jacques Rancière, Kristin Ross, Daniel Bensaïd, Wendy Brown, Jean-Luc Nancy e Slavoj Žižek. Le risposte, come spiega il curatore Eric Hazan, sono “differenti e a volte contraddittorie, cosa che era prevista e persino auspicata”. Niente definizioni né istruzioni per l'uso.
Potremmo adottare come ouverture della questione, tuttavia, l'incipit del saggio (“Democrazia finita e infinita”) di Jean-Luc Nancy. Il filosofo francese si chiede: “Ha senso dirsi 'democratici'? Chiaro che si può e si deve rispondere sia: 'No, non ha più il benché minimo senso, poiché non è più possibile dirsi altro', sia: 'Sì, certamente, visto che ovunque l'uguaglianza, la giustizia e la libertà sono minacciate: dalle plutocrazie, dalle tecnocrazie, dalle mafiocrazie'. La parola 'democrazia' è diventata un caso esemplare di insignificanza: a forza di rappresentare il tutto della politica virtuosa e l'unico modo di assicurare il bene comune, ha finito per assorbire e in parte dissolvere ogni carattere problematico, ogni possibilità di interrogazione o di messa in discussione […] Insomma, democrazia vuol dire tutto – politica, etica, diritto, civilizzazione – e quindi non vuol dire niente” (p. 95). Nel suo ispirato scritto, Nancy conclude, lirico, che democrazia è il nome “mal significante” di un'umanità che “si trova esposta all'assenza di ogni fine dato – di ogni cielo, di ogni futuro, ma non di ogni infinito. Esposta, esistente” (p. 117).
Badiou (“L'emblema democratico”) ritiene che il termine democrazia sia un emblema, ossia il cuore intoccabile di un sistema simbolico. In particolare, la democrazia è l'“emblema dominante della società politica contemporanea”. Per parlarne, l'emblema va destituito. E allora Badiou scopre subito, partigiano, che “a un democratico piacciono solo i democratici” (p. 16). Il filosofo è piuttosto caustico: considera la democrazia una “oligarchia conservatrice il cui unico compito, spesso militare, è il mantenimento […] di quello che è solamente il territorio della sua vita animale”, fondata sul valore del denaro. In altre parole, fa coincidere la democrazia direttamente col capitalismo.
Badiou è convinto che la democrazia non salverà l'occidente, così come a suo tempo non seppe salvare la Grecia, e che l'unico sentiero sensato sarà “reinventare” il comunismo. Come no: dimenticando qualche milione di morti, con negligenza tutta francese.
Wendy Brown (“Oggi siamo tutti democratici”) osserva che “la democrazia non è mai stata così concettualmente evanescente o vuota nella sostanza” come in questo momento storico, a dispetto della straordinaria popolarità del termine: è come se il suo “gemello eterozigote”, il capitalismo, sia riuscito a ridurla allo status di brand. E come insegna Patrick Ruffini, certi brand “evocano sentimenti che non hanno virtualmente niente a che vedere con gli attributi e le caratteristiche specifiche di un prodotto” (cfr. nota 1, p. 92).
Al contempo, la Brown osserva, non senza perplessità: “Berlusconi e Bush, Derrida e Balibar, comunisti italiani e Hamas: oggi siamo tutti democratici. Ma cosa resta della democrazia?” - si chiede la studiosa americana. Poco, parrebbe. Buone le argomentazioni: ad esempio, una che noi italiani possiamo perfettamente condividere e comprendere è questa... il potere economico ha cessato d'essere subalterno al potere statale, mostrando piuttosto capacità abnormi di corroderlo, corromperlo, comperarlo. Come se non bastasse, le elezioni sono diventate un “circo governato dal marketing e dal management”, e la vita politica s'è ridotta a una “questione di successo mediatico e di commercializzazione” (p. 75). In più, il neoliberismo ha alterato l'immagine dello Stato costituzionale, tramutandolo in un'impresa: così facendo, ha “sostituito nella sfera politica i principi democratici con i criteri imprenditoriali”. Sembra proprio famigliare, eh? Consoliamoci: nel suo saggio, Kristin Ross (“Democrazia in vendita”) ci ricorda che già secondo Auguste Blanqui, nel 1852, democrazia era “una parola priva di signifcato”. Blanqui: “Che significherà mai essere un democratico? È un termine vago, banale, senza un'accezione precisa, una parola di caucciù” (p. 127). Cos'era accaduto? Il regime era riuscito ad appropriarsi della parola magica per definire se stesso. Un bonapartista poteva spacciarsi per un “difensore della democrazia”. Allora, ciò ci insegna, secondo la Ross, che “se continuiamo a concepire la democrazia semplicemente come forma di governo, non ci resta altra scelta che abbandonare la parola nelle mani del nemico che se ne è impadronito. Proprio perché non è una forma di governo, non è un tipo di costituzione o di istituzione, la democrazia, intesa come il potere di chiunque di occuparsi degli affari comuni, diventa allora un altro nome per designare la specificità della politica in quanto tale […]. Più che una forma, è un momento” (p. 151).
Bensaid (“Lo scandalo permanente”) ritiene che per i liberali il termine “democrazia” sia la maschera del dispotismo di mercato e della sua “concorrenza non falsata” (p. 30). Esclude che la “responsabilità esclusiva del pericolo burocratico e delle miserie del secolo” possa essere ascritta alla forma-partito, in polemica con la Weil (cfr. “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”). Medita, sulla scia della battuta di Rancière (“scandalo democratico”) sulla scandalosità della democrazia, spiegando ch'essa per sopravvivere deve “trasgredire in permanenza le sue forme istituite” o “mettere l'uguaglianza alla prova della libertà”, ritrovandosi costretta a progressive mutazioni pur di poter “estendere in modo permanente e in tutti gli ambiti l'accesso all'uguaglianza e alla cittadinanza” (p. 66).
Jacques Rancière, intervistato da Eric Hazan (“I democratici contro la democrazia”), è convinto che la democrazia è la base stessa di ciò che rende pensabile la politica: il potere del popolo, ossia il potere di quanti non hanno alcun titolo particolare per esercitare il potere. Osserva che terminata la guerra fredda il consenso sul significato della “democrazia” e sul suo valore è caduto: è venuto a mancare il suo grande rivale, il totalitarismo. Il filosofo parigino ricorda che sin dai suoi albori (Platone, Aristotele) la democrazia è stata un'idea molto contrastata e combattuta. Per Platone, la democrazia non era una forma di governo, ma soltanto l'arbitrio assoluto di persone che hanno voglia di comportarsi come credono: per Aristotele, la democrazia era un bene, a condizione di impedire ai democratici di esercitarla. Oggi stiamo tornando all'origine, insomma. Tornare all'origine non è mai stato così affascinante. C'è qualcosa di eccezionalmente fertile in questo dibattito sul senso e sulla natura della democrazia: è l'annuncio d'una sua prossima evoluzione solare. Crediamoci. Intanto, meditiamo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Commenti
[democrazia] Questo libro
[democrazia] Questo libro nasce da una domanda: “Ha senso dirsi 'democratico'? Se no, perché? E se sì, rispetto a quale interpretazione del termine?” - a rispondere, sono filosofi e intellettuali di diverso orientamento politico: Giorgio Agamben, Alain Badiou, Jacques Rancière, Kristin Ross, Daniel Bensaïd, Wendy Brown, Jean-Luc Nancy e l'intollerabile Slavoj Žižek. Le risposte, come spiega il curatore Eric Hazan, sono “differenti e a volte contraddittorie, cosa che era prevista e persino auspicata”. Niente definizioni né istruzioni per l'uso.
[nottetempo] libri Nottetempo
[nottetempo] libri Nottetempo in Lanke: http://www.lankelot.eu/Nottetempo
[in che stato è la
[in che stato è la democrazia] libro straconsigliato.
[democrazia] Non so, Franco.
[democrazia] Non so, Franco. Mi sembra che ci sia un certo entusiasmo da pate tua per questo scritto filosofico, ma da come ne parlì non è né un analisi della democrazia, né una ragionata critica con concrete proposte. È piuttosto un esercizio letterario in stile libero, con il termine democrazia inserito tra le righe. Non sono convinto che questo genere di esercizi abbia davvero una ragione di essere. O si scrive letteratura, la si scrive per il gusto del costruire qualcosa di bello, e si ignora eventualmente anche il contenuto, puntando tutto sull'estetica della parola, o si scrive filosofia, e alloa l'esercizio è di fornire un'analisi da filosofo, persona colta e studioso minuzioso che analizza fatti concreti e ne disvela i meccanismi interni. Il filosofo che scrive letteratura solitamente è scadente come filosofo, e anche peggiore come letterato.
[democr] buondì Thomas, ben
[democr] buondì Thomas, ben trovato. Diciamo questo: il libro non è nato per essere uno scritto univoco, organico - è nato per essere una raccolta di visioni sulla democrazia. In questo senso può essere, naturalmente, sia "analisi" della democrazia, sia "ragionata critica" con concrete proposte: dipende, man mano, dall'approccio del filosofo. Ad esempio, sfogliando il libro ti accorgerai del perché non ho nominato lo scritto iniziale di Agamben:).
La natura dell'opera può essere quindi più quella dell' "esperimento" che dell' "esercizio", sebbene dell'esercizio abbia la favolosa libertà.
[democrazia] Se trovo il
[democrazia] Se trovo il tempo ci dò un occhio allora. Solo, ho sempre maggiori difficoltà con questa concezione di filosofia "postmoderna" (ma l'etichetta è scorretta e poco indovinata, ci sono bravi filosofi anche tra i postmoderni, e non intendo riferirmi a una corrente di pensiero, quanto a uno stile). Mi piacerebbe vedere buona filosofia analitica, e semmai l'allergia alla scuola anglosassone si fa sentire, buoni lavori di esegesi, più modesti nelle amibizioni, ma più ricchi e seri nei contenuti.
[democrazia] come sempre, si
[democrazia] come sempre, si tratta di essere coscienti di cosa si va cercando. Io cercavo, in questo momento, qualche idea interessante per tornare a interrogarmi sul significato e sul senso della "democrazia". E devo dire che in queste pagine ne ho trovate diverse - e mi sembra che gli approcci contrastanti, in questo senso, siano stati molto fertili. Sospetto questo sia un libro più politico, in senso stretto, che filosofico;)
[democrazia] E periodo
[democrazia] E periodo rancoroso, difatti vomito regolarmente astio sull'intero universo da qualche settimana. Ho guardato i link ai filosofi, tutti allievi di Althusser. In Italia, come per altro in Romandia, purtroppo è questo che passa il convento.
Per restare in tema, che tipo di proposta concreta hai trovato nel libro? Ti ricorderai che l'ultima volta che abbiamo discusso di democrazia, io ne avevo una di "proposta". Senza vollermi atteggiare a filosofo, per carità. Mi interessa sapere qualche cosa di più preciso di questa tua lettura.
(democrazia) non mi pare però
(democrazia) non mi pare però che dallo scritto venga fuori un modello di democrazia pratico preferito. Si parla più che altro di massimi sistemi, o sbaglio? Dato per scontato che in occidente, attualmente, non esiste un modello alternativo credibile alla democrazia rappresentativo parlamentare, come giustamente nota Thomas qui c'è da intendersi su che modello democratico si vuole. Io resto convinto che cambia da nazione a nazione, e che non ne esiste uno buono per tutti i gusti e tutte le stagioni. Se devo scegliere in astratto, oggi come oggi, ritengo che gli stati federali siano più in grado di governare le singole realtà e di salvaguardare le identità dei popoli. Sempre restando su un piano generale, evidentemente. Se vogliamo andare nello specifico delle singole nazioni credo che possa discuterne compiutamente solo chi le abita (cioè Thomas può parlare per la Svizzera, noi per l'Italia, per intenderci).
[democrazia] esatto: da un
[democrazia] esatto: da un libro come questo non emerge nessun modello di democrazia pratico preferito. Come spiega Hazan nell'introduzione, "Le risposte dei filosofi sono differenti e a volte contraddittorie, cosa che era prevista e persino auspicata” nel progetto. Il nodo dell'opera è, appunto, interrogarsi sul senso del termine, e sui suoi significati: sull'opportunità, diciamo, che esista ancora oggi un sistema e una visione democratica della politica.
L'edizione originale francese - questa - http://www.lafabrique.fr/catalogue.php?idArt=402 ha questa ottima presentazione:
"Qu'est-ce qu'un démocrate, je vous prie ? C'est là un mot vague, banal, sans acception précise, un mot en caoutchouc." Cette question, ce jugement sans appel d'Auguste Blanqui datent d'un siècle et demi mais gardent une actualité dont ce livre est un signe. Il ne faut pas s'attendre à y trouver une définition de la démocratie, ni un mode d'emploi et encore moins un verdict pour ou contre. Les huit philosophes qui ont accepté d'y participer n'ont sur le sujet qu'un seul point commun : ils et elles rejettent l'idée que la démocratie consisterait à glisser de temps à autre une enveloppe dans une boîte de plastique transparent. Leurs opinions sont précises dans leurs divergences, voire contradictoires - ce qui était prévu et même souhaité. Il en ressort, pour finir, que tout usé que soit le mot "démocratie", il n'est pas à abandonner à l'ennemi car il continue à servir de pivot autour duquel tournent, depuis Platon, les plus essentielles des controverses sur la politique.
[démocratie] Cette
[démocratie] Cette présentation est un bon signe; elle est au moins claire et lisible, sans recours au Robert.
C'est bien vrai, il n'y pas de signification figée du mot démocratie; il y a une racine étymologique, et pas grand chose de plus.
Je pense, - en opposition à Frédéric - qu'il y a des traits communs aux démocraties du monde entier (disons du monde occidental), de moins dans leurs difficultés actuelles, i.e. le manque totale de responsabilisation de l'individu qui compose la société démocrate. On est né avec le droit de vote, mais -c'est ce que personne ne semble comprendre - nous ne sommes pas né avec la compétence préacquise d'exprimer un vote intelligent. Il faut pour cela se documenter, s'informer et creuser au delà des simples petits slogans à deux balles. Voilà c'est dit.
[democrazia] già, quello sì
[democrazia] già, quello sì che è un nodo drammatico: non tutti abbiamo la competenza adeguata a esprimere un voto intelligente. Il mio voto vale quanto il voto della 85enne con la terza elementare e tanta simpatia per quel signore pelato che parla sempre alla tivù. E siamo d'accordo, c'è qualcosa che non quadra, da questo punto di vista. Non è l'unico guasto, ma è tra i più allarmanti.
[democrazia] Il guasto mi
[democrazia] Il guasto mi pare, sta nell'aver creato e mantenuto nelle persone una convinzione egalitaria che grosso modo si traduce in "qualsiasi sia il tuo discorso, la tua convinzione, la tua idea, essa ha lo stesso valore di quella di chiunque altro", dimenticandosi di specificiare che questo é vero nella misura in cui la tua idea è costruita su solide basi culturali, ha superato la prova del dibattito, e si fonda su ampie e ben congegnate argomentazioni che traggono sostentamento da altrettante ampie letture o esperienze concrete. Un'opinione deve essere espressa solo se si conoscono i fatti e se si sono analizzate le varie possibilità. La nostra democrazia invece si basa su opinioni espresse da persone che non hanno la minima idea di quello di cui parlano. E quindi non può essere la base di niente, a parte la palude di mediocrazia in cui viviamo, ovviamente.
(democrazia) Vedo che venite
(democrazia) Vedo che venite al mio discorso di sempre, in qualche modo; alla democrazia elitaria: quella di Platone, ma anche quella di Pareto, ad esempio. Purtroppo simil democrazie sarebbero considerate alla stregua di dittature in un mondo dominato dal parlamentarismo. Del resto, per come è cpncepita la democrazia moderna, Platone e Pareto sono dei reazionari, se non peggio. Tradotta in pratica, la democrazia elitaria, potrebbe almeno partire da qualche piccolo stravolgimento, tipo i test d'ingresso ai futuri candidati in parlamento (se non li superi, non importa in quanti t'hanno votato, non entri in parlamento). Tanto per dirne una. Certo se fosse per me andrei ancora più dietro, alle stirpi di sangue o scelte dagli Déi;)
[democrazia] Test per entrare
[democrazia] Test per entrare in parlamento a monte, non a valle. Così evitiamo che chi non li supera venga anche solo ascoltato in televisione. Prima fai i test e poi sei candidato, come con le liste rosa, che dovrebbero venire a monte, già dalle liste partitiche, e non a valle, una volta votato.
E test quando voti su referendum o iniziative, con domande semplici sul significato e il contenuto di quello che voti, e annullamento della scheda se sbagli. Così evitiamo gente che non vuole aderire all'Onu per evitare la libera circolazione.
E basta, per pietà, con Platone e gli dei. Il primo è morto e sepolto, e i secondi non esistono, e sono un elemento socialmente diseducativo. Insomma, stiamo parlando del fatto che chi esprime un giudizio dovrebbe sapere di cosa parla, vale anche per le religioni. Quanti cristiani hanno letto la bibbia? E questo in barba alla religione a scuola. Che imparino qualcosa di utile, tipo un bel corso di educazione civica o di storia delle religioni. Idem con l'insegnamento della filosofia; più etica contemporanea e epistemologia e meno presocratici e altro blabla
[Democrazia] La discussione
[Democrazia] La discussione mi sembra interessante, soprattutto quando pone l'argomento della preparazione dei rappresentanti del popolo. Anche se messa così, mi sembra un po' di parlare del mondo dei sogni o dell'irrealizzabile e non risolverebbe poi un granché a mio modo di vedere, soprattutto nel mondo contemporaneo (non che in passato non fosse così), dove i parlamenti non sono altro che l'emanazione del mondo economico-affaristico (facendolo molto molto semplice, mi sia concesso). Basti pensare ai vari parametri da rispettare e via dicendo.
Anche perchè è evidente che è in atto una completa trasformazione del "politico" e dei partiti in una società sempre più variegata e a mio modo di vedere involuta, senza più reali slanci di trasformazione e ripensamento del mondo in cui viviamo.
Sui votanti.
Io continuo a credere, e non lo dico in maniera provocatoria, che mia nonna che aveva appena fatto la quinta elementare fosse più preparata di molti studenti universitari o laureati o giornalisti del giorno d'oggi. Spesso la conoscenza del reale veniva dall'esperienza diretta e dal confronto con le persone, adesso è tutto fortemente filtrato, sponsorizzato, urlato dalle televisioni e dai mezzi di comunicazione.
[democrazia] Se la nonna con
[democrazia] Se la nonna con la quinta elementare è più preparta mi sta bene; che lo provi. Su una scheda elettorale non c'é il nome e non c'é la faccia di nessuno, ma ci possono essere due graziose domandine che controllano quanto hai capito (ad esempio sulle cellule staminali qualcosa come "Le cellule staminali si estraggono dal cervello" "Le cellule staminali sono sono cellule non specializzate dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo ?" con diciamo due crocette "vero" e "falso", e se la nonna azzecca le risposte nulla osta al suo nobilissimo voto, idem per chiunque altro, laureati inclusi.) Il che tradotto significa che la quinta elementare deve essere sufficiente alla nonna a leggere l'opuscolo informativo che riceve con la scheda elettorale, o a documentarsi in altro modo, purché sappia rispondere. Da lì in poi non ho problemi di sorta.
[Democrazia-Michele] Ti
[Democrazia-Michele] Ti capisco Michele ma vedi che tu mi dai ragione quando in realtà auspichi qualcosa che è di difficile attuazione nella nostra situazione. Quello che tu auspichi significherebbe: tribune politiche vere e proprie, incontri con la gente, di quelli veri però, assemblee vere e proprie, formazione a scuola (perché fra gli studenti che escono dalle scuole inferiori quanti sono in grado di comprendere un testo?), completo azzeramento di quello che viene proposto oggi in televisione, la possibilità che si lavori sul linguaggio di ciò che viene proposto e su cui le persone vengono poi invitate a votare.
Cercando poi di intendersi se quello che viene chiamato voto deve diventare un test d'ingresso universitario oppure no.
Però per un test universitario puoi e devi studiare. (anche no)
[democrazia] A un cerzo punto
[democrazia] A un cerzo punto però occorre anch arrendersi ai fatti; ci sarà chi a cpire proprio non c'arriva. E a quel punto son problemi suoi, ma non deve votare. Fuori. Se gli studenti non sono in grado di capire un testo, questo è certamente un problema sociale e di istruzione, e occorre sistemarlo, ma non è una giustificazione per lasciare che chi non sa leggere, prenda decisioni a caso, in nome di un bizzarro senso egualitario.
Poi qui in Svizzera, con la democrazia diretta, stiamo proprio messi male, da quel punto di vista.
[Democrazia] Io premetto che
[Democrazia] Io premetto che in tutti questi anni non ho votato per scelta, il voto non mi rappresenta per niente e se non si fosse capito, nemmeno la democrazia parlamentare (ne parleremo a voce un giorno) ma capisco bene cosa intendi sul senso di scoramento, però, aggiungo che il suffragio universale è un'esperienza recente, così anche le democrazie hanno una vita brevissima e sono in continua evoluzione. In Svizzera le donne non possono forse votare solo da una trentina d'anni?
Allora si ritorna al dilemma: la democrazia è includente o escludente?
(democrazia) ah ah ah ma gli
(democrazia) ah ah ah ma gli Dei stavo scherzando, mi pareva evidente. Era per dire, almeno i Pantheon pagani avevano il loro fascino rispetto alle grigie democrazie attuali. Vuoi mettere il senso di predestinanzione, le investiture ultraterrene con quelle delle lobby e dei banchieri? Platone invece per me, nello spirito di quel che dice, è attualissimo. I test ovviamente all'inizio, ma non li metteranno mai, purtroppo. Molto più concretamente (e qui mi riferisco all'Italia, il sistema che conosco) però si potrebbero ridurre i parlamentari (con una camera sola) e soprattutto le età dei parlamentari stessi. Limite massimo 60 anni, dopo l'arteriosclerosi comincia per tutti, anche i più colti e dotati. E aboliti i senatori a vita, che il più giovane c'ha 80 anni. Qui in Italia c'è stato il caso clamoroso di quel rudere di Rita Levi Montalcini, che portavano a votare con la pompetta d'ossigeno perché il governo Prodi al senato si reggeva su un voto di differenza. Situazione tragicomica, t'assicuro. Largo ai giovani, come può un 70-80enne interpretatare lo spirito del tempo?
[democrazia] Viva i giovani,
[democrazia] Viva i giovani, e lasciamo anche qualche ottantenne a rappresentare quelli come lui. Due camere? Non conosco bene il sistema italiano, ma direi bene, se una è proporzionale ai voti e l'altra - ad esempio - è un quorum fisso di parlamentari per regione. Così le regioni periferiche e sottopopolate vedono comunque difesi i loro interessi e si riequilibria un po' il gioco.