Haley Alex & X Malcolm

Autobiografia di Malcolm X

Autore: 
Haley Alex & X Malcolm

La storia di Malcolm X – la X serve a sostituire il cognome americano e a prendere il posto di quello originale africano, ma sconosciuto – sembra davvero quella di un film. Ne è stato tratto uno, infatti, nel 1992, per la regia di Spike Lee e con la memorabile interpretazione di Denzel Washington.

Ma la sua storia è stata reale, così come la sua morte. La sua storia di ragazzo di strada, criminale, trafficante, galeotto, poi convertito all’Islam grazie alle parole e all’opera di proselitismo dell’Onorevole Elijiah Mohammad e capace di diventare, in pochi anni, uno dei leader afroamericani più influenti nella lotta per i diritti civili per la popolazione di colore, per poi essere ucciso dagli ex compagni di fede – appartenenti alla setta dei Black Muslims – mossi da un Mohammad preoccupato di perdere la leadership del gruppo ma soprattutto dai servizi segreti americani.

Questa approfondita ed intensa autobiografia è stata scritta da Alex Haley, famoso autore di “Radici” che, dopo molte traversie e pian piano guadagnando fiducia, ha aiutato Malcolm a stendere la sua biografia. L’ha scritta mettendo insieme, tagliando e organizzando le migliaia di frammenti di conversazione, fogli volanti, appunti che Malcolm gli dava di solito la sera, al termine delle sue giornate sempre incredibilmente piene tra convegni, conferenze e discorsi in pubblico. L’ha scritta e portata avanti, revisione dopo revisione, fino a quella tragica sera del 21 febbraio 1965, quando Malcolm fu crivellato di colpi dai compagni di un tempo che per sempre scrissero la parola fine sul libro della sua vita.

Ed il risultato è un libro incredibilmente denso e coinvolgente, l’epopea di un uomo di colore nato povero, cresciuto nell’emarginazione e nell’indifferenza, inizialmente deviato verso la criminalità dall’allettante traguardo dei soldi facili, ma poi in grado di aprire gli occhi, in prigione, e attraverso la sua nuova fede in Allah capace di portare da solo avanti un grandioso e profondo discorso di rivendicazione politica e sociale da parte dei milioni di neri americani, da sempre sfruttati e usati a proprio piacimento dall’uomo bianco, visto da Malcolm come il vero diavolo.

Malcolm X è stato infatti, al pari di Martin Luther King ma forse anche in maniera più influente, una delle voci più importanti dei neri d’America, uno degli uomini che più ha lottato per permettere al popolo degli afroamericani non tanto l’integrazione o un posto più in alto nella società bianca, ma lo sviluppo di una società autonoma e indipendente, capace di vivere senza l’uomo bianco ed in grado di mantenersi da sola, così come faceva prima di essere usata come fucina di schiavi da utilizzare nei campi.

Leggere le memorie di questo uomo fenomenale non può che lasciare senza fiato: prima Malcolm ci parla della sua infanzia disagiata, dei numerosi fratelli, del padre ucciso dal Ku Klux Klan e dalle mille difficoltà che la madre incontrava per mantenerli. Poi ci descrive la sua adolescenza, l’abbandono degli studi e lo spostamento ad Harlem: di qui i primi lavori, come inserviente ferroviario e come barista. Ma la vita nel ghetto di Harlem non è delle più semplici: ben presto, infatti, Malcolm impara che vivendo sulla strada è possibile guadagnare soldi facili, ed avere facilmente donne e fama tra la fascia malfamata della popolazione newyorchese. Inizia a spacciare marijuana, le “paglie”, poi a smerciare altre droghe, inizia pesantemente a fare uso di sostanze stupefacenti e a gestire un piccolo giro di prostituzione. Intanto conosce sempre più persone – Shorty, Rudy, Sammy – e inizia ad essere sempre più conosciuto. Questo soprattutto perché è un ragazzone di colore di quasi un metro e novantacinque, con i capelli rossi. Più riconoscibile di così. Diventa un provetto ballerino, conteso da tutte le ragazze della sala da ballo, nere ma soprattutto bianche. Intreccia una relazione con una di queste – Sofia – e ne conosce molte altre, ma ben presto dovrà fare i conti con la giustizia.

Sarà arrestato e condannato, insieme a Shorty, per una serie di reati. Ma sarà in carcere che inizierà la sua nuova vita. Diventerà un uomo diverso. Allah, attraverso l’Onorevole Elijiah Mohammad aprirà i suoi occhi, facendogli realmente capire le atrocità commesse dall’uomo bianco nel corso della storia.

In carcere inizia un fitto carteggio con l’esponente principale della comunità dei Black Muslims, che rivendicano i diritti dei neri nella società dei bianchi dopo la conversione all’Islam. Questa conversione genera in Malcolm un cambiamento radicale: da semianalfabeta inizia a scrivere, a leggere tutti i libri della biblioteca penitenziaria, riuscendo da solo a costruirsi quella cultura che la società non gli aveva dato. Una volta uscito, conoscerà Mohammad e diventerà socio dei Black Muslims, contribuendo in modo fondamentale all’espansione e alla conoscenza del movimento in tutti gli Stati Uniti. Grazie alla sua eloquenza, alla cultura e all’affabile ars oratoria, sarà sempre in prima fila per promuovere i diritti degli uomini neri contro lo strapotere culturale e politico del diavolo bianco. Convegno dopo convegno, mese dopo mese, Malcolm X  e i suoi seguaci diventeranno sempre più importanti e agguerriti, “combattendo l’odio con l’odio” e portando avanti un discorso di autonomia sociale degli afroamericani degli U.S.A.

La parabola di Malcolm, proprio in piena fase ascendente – anche Cassius Clay diventa membro dei Black Muslims – subisce un intoppo.

Vittima di gelosie e false accuse, incolpato dagli stessi Muslims di manie di protagonismo e da Mohammad di voler usurpare il suo posto di capo della setta, Malcolm aprirà per la seconda volta gli occhi e, complice un viaggio a La Mecca, capirà quale sia il vero valore dell’Islam, la vera forza di questa religione quando sa essere soprattutto fratellanza e accettazione del prossimo, e spinta per i neri ad unirsi e rivendicare diritti. “È stato nella Terra Santa che è cambiato il mio atteggiamento, a causa delle mie esperienze là e della fratellanza che vi ho visto praticare, non solo nei miei confronti, ma nei confronti di tutti gli uomini, di qualsiasi nazionalità e colore della pelle. E ora che sono tornato in America, il mio atteggiamento nei confronti dell’uomo bianco di qui deve essere determinato dalle esperienze che i miei fratelli negri e io abbiamo in questo paese, da quello che vediamo, dalle manifestazioni di fratellanza che abbiamo qui. Il problema, qui in America, è che si incontrano gruppi così ristretti di bianchi cosiddetti ‘buoni’ o ‘fraterni’. […] qui in America le radici del razzismo sono così profonde nel corpo della società bianca nel suo complesso, la convinzione della loro superiorità è tale che tutti questi elementi fanno parte del subconscio nazionale dei bianchi […] il bianco non può liberarsi dall’idea che chi non ha il suo stesso colore di pelle, non importa chi sia, porta automaticamente un marchio d’infamia”, dice Malcolm, di ritorno dal suo viaggio. Queste le illuminanti parole ci rendono chiaro il cambiamento dell’uomo Malcolm, non più incondizionatamente contro il bianco, ma voglioso di far comprendere a tutti i reali problemi dei negri americani e, di riflesso, dell’America stessa, superando l’odio tipico dei Black Muslims, in una visione di società universale dei neri e di emancipazione dell’uomo di colore dalla comunità dei bianchi.

Ma non avrà il tempo di comunicare il suo pensiero, rendere chiari a tutti i suoi nuovi propositi: verrà barbaramente trucidato, la sera del 21 febbraio 1965, da un gruppo di uomini di colore presenti ad un suo incontro. Quella sera termina la vita e la storia di questo fondamentale personaggio della nostra storia contemporanea, un uomo forte e desideroso di manifestare le proprie idee, anche e soprattutto con rabbia. Un diavolo, secondo alcuni, un angelo, secondo molti altri, ma soprattutto un uomo intelligente e coraggioso, morto per le proprie idee e per il progresso sociale del mondo. Morto a soli 39, ha fatto moltissimo per l’emancipazione dei neri d’America e del mondo, come se non più di Martin Luther King. Malcolm ha fatto tanto, tantissimo per il popolo nero di tutto il mondo, e questo libro testimonia in tutto e per tutto la grandezza morale e culturale di questo personaggio. Uomo colto e dalle ampie vedute, sempre pronto a mettersi in gioco e in discussione, riuscì a dare una scossa fondamentale al sistema monolitico e razzista che l’uomo bianco aveva costruito in America, cercando di dare voce, anima e cuore a quella parte dell’America nera ed emarginata. Che sia riuscito a rivoluzionare la storia, a porre le basi per un nuovo corso, è un’affermazione che solleva più di un dubbio. Ma ci ha provato, con tutto se stesso, e ha pagato con la vita la manifestazione pubblica delle proprie idee. Ed è e sarà sempre, per questo motivo, un uomo, un martire, un eroe da ammirare e da considerare sempre con grande rispetto, uno dei primi a porre le basi per una robusta e ampia organizzazione istituzionale dei neri e sempre, anche se a suo modo, impegnato per la libertà dell’uomo nero e delle altre etnie soffocate e represse dallo strapotere dei bianchi.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Malcolm X con la collaborazione di Alex Haley, “Autobiografia di Malcolm X”, BUR, Milano 2004.

Malcolm X (Omaha, Nebraska, 1925 New York 1965).  Alex Haley (1922 – 1992), scrittore americano.

Approfondimento in rete: sito italiano, sito americano

Antonio Benforte, già pubblicato su lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788817002875

Commenti

Qualsiasi dio mi perdoni, capisco la causa, non capisco il suo contesto sociale e politico, non capisco la sua metamorfosi, non capisco la società americana. Non capisco i legami tra gli afroamericani e l'islam (o forse ho capito sin troppo bene che significa: "no wasp"), non capisco cosa possa significare essere nero in America. Tanti libri e tanti film, ma ti giuro: mi sembra tutto così distante. E tutto così contraddittorio. Nel mio caso m'accorgo che conosco, negli anni, solo quel che riconosco. E' un limite.

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