Auden Wystan Hugh

Horae Canonicae

Autore: 
Auden Wystan Hugh

Premessa

Ho trovato la traduzione di Aurora Ciliberti troppo letterale: e benché ammetto che la resa perfetta non possa esistere, questa ha spesso negato quelle sonorità che Auden aveva creato, stabilendo il clima adatto a una lettura immersa in un acquario di musica e immagini.

***

Sono le ore della preghiera.
Ora prima (6:00 am); ora terza (9:00 am); ora sesta (mezzogiorno); ora nona (15:00 pm); vespro (19:00 pm); compieta (22:00 pm); laudi (3:00 am). 
Con il titolo Horae Canonicae, Auden esprime la volontà di imporre una misura al tempo, per non esserne agiti ma agirlo.

Quest’opera descrive l’arco di una giornata: quella del Venerdì Santo. Dal particolare all’universale, la giornata diventa metafora della vita umana, in un ciclo che dalla nascita ci conduce sino alla morte (la sera).
Il risveglio (la nascita) viene descritto come uno stato di semi-coscienza che vagamente richiama la bellissima immagine di Lucrezio, quando descrive l’uomo alla nascita come sbattuto nelle spiagge del mondo.

Uno stato che mi sorprende e allo stesso tempo mi affascina; ascoltate come Auden da voce al momento con sonorità sibilanti e liquide che richiamano alle prime percezioni sensoriali, alla vita:

Simultaneously, as soundlessly,
Spontaneously, suddenly

Durante il risveglio l’uomo non ha piena coscienza di sé, non ha ancora le facoltà necessarie per distinguere quale sia la mano destra e quale la sinistra.

Without a name or history I wake
 Between my body and the day

Svegliarsi tra il proprio corpo e il giorno, è un’immagine di una bellezza abbagliante e sincera: per il poeta nel risveglio noi ci troviamo tra il concreto (il corpo) e l’astratto (il giorno); il mondo ci viene davanti, ci si spalanca nella sua ampiezza: ascoltate il verbo “wake” sentita l’ampiezza vocalica che evoca questa sensazioni.

Still the day is intact, and I
The Adam sinless in our beginning
Adam still previous to any act
”.

Il giorno è ancora intatto, l’uccisione del Cristo nel giorno del Venerdì Santo non è ancora avvenuta. Siamo ancora puri, senza colpa, come degli Adamo senza peccato nel nostro principio: siamo Adamo prima di agire. Ora che percepiamo il nostro corpo lo vediamo come un onesto compagno oggi (perché attraverso i sensi ci mostra le bellezze del mondo) e come un assassino domani (perché la carne è mortale); un binomio carne-carnefice:

This ready flesh
No honest equal, but my accomplice now
My assassin to be
”.

Una volta svegli ci ritroviamo a vivere nel mondo, nel quotidiano; ecco perché nell’ora terza i toni si fanno più colloquiali con un linguaggio apparentemente semplice. Ci ritroviamo a desiderare cose effimere come non ricevere i rimproveri da parte di un superiore, avere la meglio in un discorso, fare buona impressione sulle ragazze:

We are left,
Each to his secrets cult. Now each of us
Prays to an image of his image of himself

Ci ritroviamo a pregare un’immagine dell’immagine di noi stessi; vagheggiare su piccole cose che noi vediamo come grandi: è il medesimo abbaglio dei prigionieri della caverna platonica. Auden denuncia la nostra totale rinuncia ad una vita spirituale. Questo atteggiamento è estremizzato nell’ora sesta dove l’uomo totalmente immerso nel proprio lavoro è degno di stima. Sembrerebbe una contraddizione con quanto detto prima sulla vita spirituale ma l’autore è alla ricerca di una via di mezzo tra le due strade maestre.
Un uomo rapito dal proprio lavoro è dimentico di ciò che lo circonda:

How beautiful it is,
that eye-on-the-object look”.

Ma in quest’ora l’uomo perde la propria individualità e si trasforma in folla. Auden ha una visione negativa della massa, nella quale le persone non hanno più espressione, sono una cosa sola; un buco nero che trascina in se specificità e le condensa in un insieme privo di sfumature privandosi quindi del senso di responsabilità. Essa non vede i particolari, vede solo“un’epifania del fare”, per essere chiari: il singolo tifoso allo stadio che osserva una partita della propria squadra, apprezza le azioni, i passaggi, il bel gioco etc… La moltitudine dei tifosi non si perde in questi particolari, quello che aspetta è il risultato, la finalizzazione del gioco.

La natura dell’uomo non gli permette di accettare facilmente il prossimo; solo se immerso nel gruppo può affermare che tutti gli uomini sono fratelli: è questa la visione pessimistica più marcata in Auden. La folla è violenta e cieca e solo in essa l’uomo trova il coraggio di uccidere il Cristo, in adorazione del “Principe di questo mondo”, Satana.

Nell’ora nona il peccato è stato commesso, tra mezzogiorno e le tre il misfatto dell’umanità intera si è compiuto. Ma ora non siamo più folla e non riconosciamo il nostro peccato; l’uomo ora non ricorda più ciò che ha fatto (o non vuole ricordare?) e tutti rispondono:

It was a monster with one red eye
A crowd that saw him die, not I

La folla è un mostro con un grande occhio rosso che ha visto morire il figlio di Dio. Notate la rima red eye / not I a sottolineare che nella folla c’è la colpevolezza del singolo e benché egli non lo rammenti dovrà fare i conti con il nostro doppio, con la nostra coscienza che segna i torti subiti. Noi siamo attratti dal tradimento e anche lo stesso poeta non si priva di questa colpa; unica spiegazione di questo verso:

Questa carne oltraggiata, la nostra vittima
Spiega troppo nudamente, troppo chiaramente,
l’attrazione del giardino degli asparagi

Da annotare che il poeta andava matto per gli asparagi. Ma la poesia lascia ad ognuno la possibilità di tracciare le coordinate necessarie all’interpretazione.
L’opera si chiude con le Lodi che segnano il ritorno alla vita e l’assoluzione dal peccato (destinato comunque a perpetrarsi). In essa si contempla la vita in solitudine (tipica dei monaci) nel quale siamo confortati dalla diversa visione che in questo abbandono abbiamo del mondo, che appare riappacificato con l’uomo:

The dripping mill-wheel is again turning
Among the leaves the small birds sing:
In solitude, for company


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Wystan Hugh Auden (York, Yorkshire, 1907 – Vienna, 1973), letterato e poeta inglese.

Wystan Hugh Auden, “Horae Canonicae”, SE, Città, 2000. 
Traduzione di Aurora Ciliberti. Testo originale a fronte.  

Approfondimento in rete: The W.H. Auden Society / Literary Heritage

ISBN/EAN: 
9788877104687

Commenti

ritorna ELIO!

(integro codice EAN, adatto il titolo)

ho aggiunto qualche tag. E' bello ritrovare il Satta che scrive di poesia (inglese). Gran soddisfazione.

recensione apparsa su lankelot.com uoiii

uosseee