“Io credo che la Sardegna vada raccontata tutta…se avrò vita cercherò di raccontare i paesi, uno per uno, e tutte le persone, una per una”. (Sergio Atzeni da “Il mestiere dello scrittore” in Sì…otto!)
Consegnato all’editore Mondadori una settimana prima di morire, e pubblicato postumo nel 1996, “Passavamo sulla terra leggeri”, costituisce la quarta ed ultima tappa di un percorso partito con l’Apologo per consolidare la forza del nodo indissolubile che lega Atzeni alla propria isola e lo spinge a farne la protagonista indiscussa del proprio scrivere, arrivando a cantarne la storia vera o presunta o mitizzata, con voce di poeta.
Voce, sì, perché la narrazione segue la cadenza dell’oralità e si dipana nell’ambiente caldo e suggestivo della cucina, come da tradizione luogo intimo intorno al quale ruotava la vita domestica, lì dove anni addietro, il pane si condiva con aneddoti e leggende. Il narratore-scrittore dietro il quale si cela lo stesso Atzeni, che si diverte a creare assonanze col proprio nome per tracciare un ulteriore filo di continuità, fa rivivere in forma scritta le parole udite attorno al focolare di Antonio Setzu. Il racconto, quindi, procede per un doppio binario col testimone che diventa a sua volta narratore, scegliendo la carta per tramandare “quel che seppe e che era troppo, era pesante da immaginare e gli metteva paura dell’uomo, del mondo e della morte”, quel che seppe e dimenticò per trentaquattro anni e che ora, invece, sceglie di restituire scrivendo.
Due, allora, le voci: quella del narratore orale e quella del narratore-scrittore che optano entrambi per l’uso della prima persona: l’io e il noi fusi nella comune radice sarda. Ed è romanzo atipico, impossibile da classificare che mescola una pluralità di generi e di episodi e di tempi e di personaggi, attorno ad un unico punto cardine: la terra dei S’ard “danzatori delle stelle”. Atzeni parte dalle origini con l’intento di illustrare l’epopea millenaria della sua gente, senza la pretesa di ricostruirne fedelmente la storia, ma amplificandone la risonanza attraverso contaminazioni fantastiche capaci di mettere in luce ciò che la storia nasconde nelle infinite pieghe delle sue trame. Perché “la storia talvolta non è il campo della verità” (Atzeni) e “gli uomini si muovono sulla base di informazioni false e tendenziose, per cui bisogna convincersi che spesso i romanzi raccontino più verità degli storici” (Cagliero da “Letteratura e storia” in La grotta della vipera).
L’autore gioca col tempo, lo dilata fino a perdersi in un’atemporalità che non smarrisce il lettore, ma evidenzia come in questo testo, la centralità spetti alla categoria dello spazio: a quell’isola che è musa e materia stessa dello scrivere, quella terra che è patria e confino, che è insieme passato, presente e mancata speranza di futuro. Le vicende narrate si collocano in una dimensione distante, dorata, in bilico tra memoria, mito e antiche leggende legate alla tradizione dei luoghi ed Atzeni è eccezionalmente bravo a plasmare un romanzo cornice in cui riesce ad inanellare tante storie dentro la storia, in grado di rifarsi ai più svariati modelli sul piano contenutistico e stilistico. Si passa dal fiabesco all’idillio, al racconto epico, all’apologo, all’aneddoto popolare, al mito sacro, mantenendo una narrazione che Cerina nella prefazione definisce aperta, in quanto capace di ibridarsi e dar vita ad interessanti sperimentazioni linguistiche oltre che abbracciare un’ampia varietà tematica.
Ed è uno scrivere rapsodico, che ancora una volta porta l’autore a stabilire connessioni con la musica. Le pagine conoscono le pause del bianco e il crescendo di un fraseggio che, nel suo andamento paratattico, congiunge epoche e personaggi lontani, trasfigurando cronache e leggende della propria terra.
Così le “domus de Janas”, accreditate come dimore di fate, diventano luogo della memoria per effetto del gesto della giovane e bellissima Sul, che “scavò una camera nel monte” per potervi deporre le ceneri del saggio Mir. Il monte Tiscali, piccolo rilievo carsico nel cuore del Supramonte dorgalese, diventa “T’Is Kal’i”: territorio benedetto dalla luna, secondo il ricorso a “schegge monosillabiche di un’ipotetica lingua originaria” (dalla prefazione), volta a creare corrispondenza tra leggenda e toponimi accreditati nella geografia dell’isola.
È evidente, dunque, la maestria di Atzeni che sceglie per il suo ultimo romanzo un mosaico di linguaggi, al fine di ricostruire un percorso atto a tracciare verosimilmente le progressive tappe dell’evoluzione storica e linguistica della sua Sardegna. In questo contesto si spiega l’attenzione al calendario lunare, alla successiva introduzione del calcolo del tempo, ai riti iniziatici, alle feste propiziatorie per i raccolti dei campi e in ultimo alla diffusione del Cristianesimo, tema al quale si è introdotti per tramite della figura di Lucifero, scelta che testimonia l’intenzione di alterare la tradizione biblica, partendo proprio dal significato etimologico del nome stesso e dando vita ad una serie di personaggi, tre, che in virtù del nome, saranno equivocati ed equivoci.
Dopo i ventuno che “cantavano, morivano e danzavano felici di padre in figlio, isolati fra nuraghe e bronzetti”, gli incroci con le innumerevoli genti venute dal mare: fenici, etruschi, romani. Perché “non potevano fermare il ciclo dell’uomo, nessuno può fermarlo. Dovevano incontrare altri uomini, per crescere. E l’incontro ha un costo, pagarlo è inevitabile”.
“Roma diventa memoria che lievitando in menti barbare comincia a forgiare Europa”.
Arrivano i liguri, i pisani, i soldati di Aragona e di Castiglia, i monaci, gli episcopi. La parola di Iesus attraversa i confini, le acque, le mura. Nascono i giudici e con loro i testimoni del tempo. Nasce questo “Passavamo sulla terra leggeri” che sa “parlare. Ascoltare. Trovare racconti mai narrati, dirli con gioia. Scoprire l’altro nelle storie che racconta”. Scoprire Atzeni stesso che “era insieme un antropologo, uno storico delle culture materiali, un aedo, un affabulatore, un cacciatore di storie, perché nella caotica e combinatoria imprevedibilità delle storie sta l’uomo tutto intero, il suo destino, la sua follia, la superstite scintilla che ci fa ancora sperare in lui. Era un sognatore concreto, che conosceva tutti gli odori, i sapori, gli umori della terra. Un utopista disincantato pronto a esorcizzare con un sorriso ironico e carico di pietas le mille miserie del mondo che avrebbe voluto cambiare. Insomma uno totalmente inattuale e spiazzato e spiazzante, rispetto al degrado umano, civile e culturale in cui accettiamo di vivere”. (Ferrero da “Custode delle memorie”in La grotta della vipera).
Commenti
"?Io credo che la Sardegna vada raccontata tutta?se avrò vita cercherò di raccontare i paesi, uno per uno, e tutte le persone, una per una?. (Sergio Atzeni da ?Il mestiere dello scrittore? in Sì?otto!)"
> l'incipit è molto bello e purtroppo molto triste, considerando la morte dell'autore. Speriamo che il testimone venga raccolto da qualcuno che abbia eguale talento e analoga ambizione.
"Ed è romanzo atipico, impossibile da classificare che mescola una pluralità di generi e di episodi e di tempi e di personaggi, attorno ad un unico punto cardine: la terra dei S?ard ?danzatori delle stelle?."
> estremamente affascinante ogni tentativo d'assemblare e confederare generi nel romanzo. Morselli avrebbe gradito molto. Notevole.
Grande contributo, Angela. Grazie davvero. Questo tuo lavoro su Atzeni sta diventando un affresco.
Andava rispolverato, ecco. Avevo promesso almeno i quattro romanzi. Il resto della bibliografia è ancora ampio, ma per il momento mi fermo qui. Ho bisogno di cambiare, cedo il testimone. Magari continueranno altri, magari resteremo fermi al poker, l'importante è aver dato spazio ad un nome che fino a qualche tempo fa era sconosciuto ai più, me compresa.
Grazie sempre per la lettura attenta e partecipe
La prima letta è stata una tortura. Mai sofferto per un libro e mai odiato tanto il suo autore. Fortuna che era già morto, altrimenti gli sarebbe venuto qualche accidente a causa mia. Il motivo in verità è presto detto: ero obbligato per un esame. Rileggendolo ho condiviso piacevolmente le tue impressioni, impeccabili nell'analisi e piacevoli alla lettura. Grazie Angela!
Affascinante, benché di questa terra io non sappia assolutamente nulla.
"È evidente, dunque, la maestria di Atzeni che sceglie per il suo ultimo romanzo un mosaico di linguaggi, al fine di ricostruire un percorso atto a tracciare verosimilmente le progressive tappe dell?evoluzione storica e linguistica della sua Sardegna. In questo contesto si spiega l?attenzione al calendario lunare, alla successiva introduzione del calcolo del tempo, ai riti iniziatici, alle feste propiziatorie per i raccolti dei campi e in ultimo alla diffusione del Cristianesimo."
Come dice Franco, speriamo che ci sia chi raccoglie il testimone. Intanto bel lavoro, davvero! I Sardi che passano di qui devono esserti grati, ma poi è interessante per tutti noi. In fin dei conti buona parte dei "confini" romani condivide questa storia di lingua e cultura totalmente proprie, perché nate da ciò che "veniva prima" dei Romani.
dovrei scrivere splendida pagina, ma siccome specie nelle tue lo ripeto quasi come un'eco, divento prolisso e inutile :-). Allora specifico che mi hai molto intrigato, su un autore che non conoscevo assolutamente e che , visto l'effetto che mi ha fatto il molto reclamizzato Niffoi, devo assolutamente leggere. Come si dice da queste cortesi parti, grazie Angela. Ti farò sapere a lettura terminata (ad occhio e croce verso dicembre 2012, visti gli arretrati).
5> Ricordo il tuo invito a scriverne. Lo caldeggiasti parlando di capolavoro, per cui sono contenta abbia apprezzato la pagina. Il tuo parere, in quanto sardo, era più che rilevante :). (Tra le mie letture sofferte c'è Marquez, ma non sono stata brava come te, da ritornarci su e cambiare idea).
6> Neppure io conosco la Sardegna, Ilde. L'ho vista solo attraverso le pagine di Atzeni. Certe letture si incrociano quasi per sbaglio, poi si sceglie di proseguire, di non fermarsi al primo libro. Per curiosità, per bisogno di continuità. Così come nasce poi il desiderio di cambiare e dedicarsi ad altro. Spero anch'io ci sia qualcuno disposto a raccogliere il testimone, nel frattempo ho cominciato a togliere un po' di polvere da un nome ingiustamente trascurato.
7> Repetita iuvant :)
No, scherzo. Ma è ovvio che l'apprezzamento mi faccia piacere. (Anch'io ho una lista d'arretrati paurosa, ma non la rispetto mai. Perchè c'è sempre qualche libro che riesce a scavalcare gli altri e spesso dipende dalle belle pagine che leggo qui).
"Ed è uno scrivere rapsodico, che ancora una volta porta l?autore a stabilire connessioni con la musica. Le pagine conoscono le pause del bianco e il crescendo di un fraseggio che, nel suo andamento paratattico, congiunge epoche e personaggi lontani, trasfigurando cronache e leggende della propria terra."
Decisamente fascinoso, come pure il fatto che la narrazione parta dall'ambiente della cucina, luogo fondamentale per certe affabulazioni.
Ottimo lavoro, Angela, ci hai dato molti spunti per quest'autore.
:-)
che bello, li hai letti tutti e quattro (e recensiti magistralmente).
come ho già detto, Atzeni mi ha dato l'opportunità di conoscere l'isola di mio padre, che ho visitato pochissimo (l'altra, la Sicilia, isola di mia madre, non l'ho ancora "letta" in modo adeguato).
rileggerò qualcuno di questi libri, credo, dato che sono passati ormai diversi anni.
10. :-) Comunque prometto che ne leggerò almeno uno. Anzi dei quattro di cui si parla quale è ideale per cominciare?
11> Fascinoso, sì, Marina. La musicalità della scrittura è un tratto peculiare di Atzeni.
12> Mi piacciono i consigli in materia di libri, goccia. E Atzeni è stato un gran bel consiglio. Magari gli altri libri ce li recensisci tu, che dici?
13> L'ideale per cominciare è proprio "Passavamo sulla terra leggeri", Paolo, benchè sia l'ultimo. Poi proseguirei riprendendo l'esatta cronologia con l'Apologo, Il figlio di Bakunìn e Il quinto passo è l'addio. Ma se prevedi un solo Atzeni, allora ti consiglio Il quinto passo è l'addio.
comincio sempre da uno, poi se è amore...grazie :-)
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[passavamo sulla terra]
[passavamo sulla terra] ripreso da google books. http://books.google.it/books/about/Passavamo_sulla_terra_leggeri.html?hl...