Opera prima di Fiorenza Aste, letterata trentina classe 1961, “Cocci di bottiglia” è una raccolta di dodici racconti, scritti – leggiamo nella prefazione – “qualche anno fa”. Introduce Antonella Lattanzi: “Cocci di bottiglia è il libro delle piccole cose. Sensazioni, più che grandi avvenimenti. Particolari minimi, a spalancare un’orda di ricordi. Tutto il dolore concentrato nel verde di un cappotto, la morte di una madre in porte legate e case vuote, l’amore fraterno in una zuppa di biscotti e latte, la solitudine, dentro una casa famigliare. Un crepuscolarismo lirico, ma non patetico, che ha certi attimi piccoli e terribili, e certi altri che sembrano minuscole albe per bambini (…) È una scrittura sincera. È nuda. La nudità di una pre-adolescente. Non conosce bugie. Non le ha mai sentite. Non le ha mai dette”.
È il libro delle sfumature delle rimozioni: è un ritorno dell’ombra alla vita, del segreto alla luce, del desiderio alla consapevolezza. Per periodi brevi, calibrati e levigati con sofferenza e femminilità, a incidere sulla carta, su una carta che è carne, frammenti isolati fotogramma per fotogramma, come in un ralenti. Siamo registi senza espressione, osserviamo soltanto. La regressione è quel freddo che non conosce rimedio.
Questi sono frammenti dell’anima, vanno accuditi e confortati: Orfeo conosce il potere del suono che rinnova e restituisce quel che è perduto, la sua voce plasma i corpi e gli ambienti come argilla, determina e impone rigenerazione; soltanto, ché questa è la condizione del canto, deve rinunciare a sé, rianimando quel che è stato. Rinunciare a essere io, frantumarsi: non sgretolarsi, andarsene disperso per piccoli pezzi, mosaico del vero che non potremo ordinare. Se non scrivendo. Scrivere come Fiorenza Aste, in questo suo esordio, è scrivere di quel freddo che non ha eteronimi; è quel freddo immutabile, irrinunciabile, perfetto, strati di vita infranti dal tempo.
E così la scrittrice non polverizza il passato; lo confonde, lo mescola, a volte lo disarticola. E quel periodare breve non si fa singhiozzo, ma sospiro; oppure: respiro d’un’anima che ha interiorizzato il termine, s’è accorta del potere di quel che non è, e canta: come chi conosce la poesia delle piccole cose. Come quel poeta romano morto a vent’anni, che così scriveva:
«Dicono le povere piccole cose: Oh soffochiamo d’ombra! Il nostro amico se ne è andato da troppo tempo: non tornerà più. Chiuse la finestra, la porta; il suo passo cadde nel silenzio del lungo corridoio in cui non s’accoglie mai sole, come nel vano delle campane immote, poi la solitudine stese il suo tappeto verde e tutto finì. Qualche cosa in noi si schianta, qualche cosa che il nostro amico direbbe: cuore. Siamo delle vecchie vergini, chiuse nell’ombra come nella bara. E abbiamo i fiori. (…)
Noi non dormiamo; noi siamo le eterne ascoltatrici, noi siamo il silenzio che vede e che ascolta: il visibile silenzio. (…)
Un passo. Una mano tenta la chiave… oh, non spasimiamo: è un bambino, è il solito bambino di tutti i giorni, che passa lungo il corridoio per andare chi sa dove; non spasimiamo, è inutile» (Sergio Corazzini, “Soliloquio delle cose”).
“Vivo mentre mescolo piano il riso nella pentola. Ci sono io in questa pentola. Insieme al riso.
Vivo mentre asciugo le tazze bianche dall’acqua bollente. Tocco questa materia concreta e calda.
Vivo.
Ogni gesto tracciato nell’aria nella scomposizione della sua traiettoria. Ogni cosa scavata nell’aria. Ogni cosa densa dotata di corpo. Significativa.
Non l’ho fatto apposta. È venuto da sé. A un certo punto semplicemente nulla ha avuto più importanza.
Nulla che non fosse vivere”. (Fiorenza Aste, “Le ombre e le cose”. IV, “Le mani”).
“Di quando lavo i piatti, / cioè l’immortalità, nel gesto minimo / del tuo respiro e dietro di te / quasi le stelle e il dubbio dell’uomo / se intervenire, non intervenire / alla radice sulla natura. / L’uva servita nell’orgia / ai convitati ubriachi era priva di semi: / i gesti minimi col dubbio e l’amore / tuo e mio, che a breve verranno perduti” (Patrick Karlsen, “La pace”).
“Di quando lavo i piatti, / cioè l’immortalità nel gesto minimo”; del tuo respiro, e dietro di te, e sovviene l’eterno. Non è questione di quel che accade, ma di quel che si ripete: la meditazione consapevole nasce dalla consapevolezza della ripetizione degli atti; allora riemergono gli ossi di seppia che non possiamo abbandonare, e l’odore non ti può confondere affatto. Perché non ha nome, è soltanto freddo. Possiamo farne letteratura.
L’artista racconta la tecnica fondante della sua narrativa: “I racconti sono elaborati con la stessa tecnica adoperata da Bacon, quella del ‘diagramma’. Funziona così: Bacon iniziava un quadro e poi, quando ne aveva delineato la figura principale, aggiungeva al dipinto una serie di segni casuali, che trasformavano la figura stessa in qualcosa di nuovo, che Bacon continuava a evolvere ripetendo il medesimo processo. Il diagramma era in realtà per lui l’espressione dell’inconscio: i segni casuali venivano direttamente dal di dentro. Io provo a fare lo stesso: in certi punti di snodo, i più profondi, ho provato a stendere le parole come venivano fuori, come volevano loro, e poi a rielaborare il resto con le nuove parole venute a galla. Le parole create hanno così un’origine interna, inconscia (…)”
Così abbiamo inteso: non è questione di bugie di un’innocente, è questione di lotta con sé stesse per restituirsi quel che è andato dimenticato. L’oblio non è sempre una menzogna. Perché dimentichiamo? Paura, dolore, rabbia, autoprotezione. Dimentichiamo per non soffrire. Dimentichiamo perché non è il momento di affrontarci. Soprattutto: dimentichiamo perché non c’è spazio.
Lo spazio non è infinito, e a volte certi ricordi si nascondono dove non dovrebbero. Come una lettera, una foto o un anello.
Fiorenza Aste ha deciso di affrontare gli spettri; li ha sopravanzati, dopo averli nominati e mascherati; li ha esorcizzati e sospesi, adesso riposano sulla carta. L’esercizio va salutato con rispetto e ammirazione.
Perché la consapevolezza, qui, non manca davvero: “È perché leggo troppo che sono così. Noi tutti siamo condannati a sapere. Sdraiati sui letti e sui divani e condannati a sapere. Non è una bella cosa (…) Tutta questa gente condannata a sapere. Anche i bambini. Così piccoli e già vecchi. Decrepiti. Sentono gli scricchiolii e vedono le crepe, subito. Aprono gli occhi e sanno già” (p. 63 e p. 73: fondamentale il racconto “Scirocco”).
And I Remember When We Were Young, cantava Ian Curtis poco più che ventenne. “Avrei voglia di dormire” – subito – “ma non questo sdraiarsi sfinito senza riposo”. Dice un maschio, a un tratto. Mascherare l’essenza è un gioco.
Quando la Aste descrive certe scene, come ne “Il vestito verde”, ci ritroviamo in un film della Nouvelle Vague. Rohmer, per dire. Il desiderio inatteso, espresso ma non realizzato; e quando realizzato, rimosso (“Vieni via di qui”). Sognato. Videmus enim nunc in speculo, et aenigmate; tunc autem facie ad faciem, I Cor. XIII, 12: senza essere guardati da un’ombra, mentre adoriamo la bellezza, nel silenzio della fantasia (“La finestra”). Adesso cerchiamo quel che non può apparire senza fatica, come nella vecchia cornice d’una foto non tanto vecchia (“Le ombre e le cose” – I, “Le ombre”) che racconta qualcosa che più non è. Come in “Blow Up”, guardare non basta. No. E non significa niente.
Infine, qualche nota sugli odori. Al di là del racconto “L’odore della neve”, storia di una bambina che non aveva deciso di diventare donna ma donna era diventata, l’odore (“c’è ancora, ma non riesco più a vedere mia madre”: p. 101), è “fossile”, “grasso di catrame”, “cibi unti, e fiori, fiori caldi evaporati dal sole” (p. 101), “di forte, forse menta, o liquirizia, che si mescola allo sbuffo del gas di scarico” (p. 107); “desolato” (p. 109), “strano, sconosciuto”, “quieto” (!, p. 120), “di caldo, di coperte di lana”, “di caldo che sfugge tra le stecche verniciate di azzurro” (p. 120), “secco della macchia. È selvatico e violento. È buono” (p. 121), “strano, saponoso, che gratta in gola. Forse è il fiore di qualche pianta” (p. 122). Ancora, altrove: la musica gratta, piange. E poi, fa un odore. “Come di erba. Sì, di vento. Di pioggia” (p. 33); la morte è “L’odore. Quell’odore di ferro. Anche se il taglio non sanguinava più c’era quell’odore dappertutto” (p. 35). Ancora, altrove: “Quell’odore. Si sente quell’odore appena si entra dalla porta di casa. Non sa che odore è. È l’odore della casa” (p. 39). Ci siamo quasi. “Il suo odore di sapone. Un buon odore. Amaro. L’odore di un bambino lavato dalla mamma e di dopobarba da uomo. Si ricorda anche l’odore di fumo del bar” (p. 57).
Dovrebbe essere chiaro che siamo di fronte a un genio della letteratura olfattiva, che potrebbe campionare, in futuro, una gran quantità di altri profumi e restituirli in maniera così lirica, alfabetizzandoci a quel che non sappiamo riconoscere. Mi sembra che sia qualcosa di relativamente nuovo, nella nostra Letteratura Italiana. Soprattutto: quando un artista ha questo senso più sviluppato, non riesce mai a restituirci nomi e associazioni adatte. Fiorenza Aste da Rovereto sì.
L’opera è stata pubblicata nella molto promettente collana “Declinato al femminile” diretta da Francesca Mazzucato, per le piccole e indipendenti Edizioni Creativa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Fiorenza Aste (Rovereto?, 1961), scrittrice italiana. Vive a Rovereto, dove insegna in una scuola elementare. Ha fatto parte della redazione di “Storie” (Leconte Editore). Collabora come critica letteraria con diversi siti web. Cura il blog “Soglie e Flussi”.
Fiorenza Aste, “Cocci di bottiglia”, Edizioni Creativa, Napoli 2007. Collana “Declinato al femminile”, diretta da Francesca Mazzucato.
Approfondimento in rete: Declinato al femminile / Booktrailer di “Cocci di bottiglia” / Soglie e Flussi (Blog dell’autrice)
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A proposito della collana “Declinato al femminile”: questo è lo spirito.
“Ho sempre immaginato un luogo dove potesse ‘abitare’ la scrittura delle donne. Abitare con grazia e potenza, e farsi notare e sentire, farsi leggere e amare proponendosi con un’infinità di gradazioni, note alte e basse, ritmo jazz o una melodia nostalgica e commovente, chiaroscuri o tonalità intense e dorate.. Uno spazio di agio dove tutte ma proprio tutte le scritture e le tracce della sensibilità femminile trovino un accoglimento, una lettura attenta e possano così essere offerte ai lettori.
Per aprire oblò su mondi lontani o vicinissimi, per narrare fiammelle di ricordi, antichi dolori, speranze, minuzie del quotidiano, avventure e passioni, ricette, perdite, danze, odori, piccole cose e grandi architetture narrative, per insegnare attraverso l’esperienza, per farsi canto. Una scrittura che riveli l’impensabile, che scomponga i contesti consueti, che mostri la forza di terra e di luna, ma anche il dolore, il sommerso, il diverso e l’eguale. Sono queste le ragioni per cui ho accettato di curare la collana “Declinato al femminile” delle Edizioni Creativa.
Perché sono vicina e amica delle piccole realtà editoriali che lavorano con integrità e coraggio. Perché sento che questo luogo può finalmente esistere” (Francesca Mazzucato)
Per approfondire: blog – i libri, le storie.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Settembre 2007
("Anche qui, tra poco, sorgerà la luna”)
Commenti
Opera prima di Fiorenza Aste, letterata trentina classe 1961. Pubblicata nella molto promettente collana ?Declinato al femminile? diretta da Francesca Mazzucato, per le piccole e indipendenti Edizioni Creativa.
A voi.
Lettura che consiglio a tutte le donne di Lankelot. Perché capirete molto più di me, e ci svelerete l'essenza dell'opera. Mi saprete dire.
> Lettura che consiglio a tutte le donne di Lankelot. Perché capirete molto più di me, e ci svelerete l?essenza dell?opera. Mi saprete dire.
Mi è piaciuto questo pezzo perchè abbatte una bariera spessa ed enorme che ho trovato più o meno ovunque: l'idea che esiste una letteratura di/per/da donne. In questo senso la collana 'Declinato al femminile' si è presa un bel rischio, quello dell'etichetta preconfezionata che non ti scolli più di dosso. Ho sentito molti dire 'non ricordo libri contemporanei scritti da donne che arrivassero a interessare anche gli uomini'. E non stiamo parlando di romanzi rosa, ben inteso. Si tratta di scavi interiori, analisi di drammi, di sacrifici, di dolori, di amori difficili, di coraggio, di cuore, di crudeltà. 'Roba da donne' secondo qualcuno.
Qui invece leggo i commenti molto profondi e attenti di un uomo che ha letto una collana dalla veste decisamente femminile e l'ha fatto col cuore e la testa. Sorprendente mi viene da pensare considerando lo standard medio italiano.
Cosa ne esce allora?
Il quadro di un testo che ha molto da dire e se ne frega del sesso di chi lo leggerà. Quando si ha il coraggio di tirare fuori i pensieri, il grattare in profondità strappando brandelli di carne marcia e ci si denuda... non ci sono risultati attesi, mi sembra, solo l'intento di 'far sapere' senza azioni di marketing o brillantini o risate finte.
Io sto aspettando un altro libro appena uscito della stessa collana diretta da F.Mazzucato. Credo che la supervisione, l'attenzione, l'amore per i dolori autentici e le miserie della scrittrice bolognese aleggi in tutta la collana ed è un bene. Diversamente, forse, certe storie rischiavano di rimanere nascoste, private o bistrattate.
Grazie, Barbara. Era un libro al quale tenevo tanto, proprio per il suo spirito, la sua relativa complessità e la sua femminilità. E perché l'autrice, a pelle, mi trasmetteva belle sensazioni: dedizione, passione, intensità. Così è stato. Dovremmo dedicare diverse attenzioni alla collana, mi sembra animata da qualcosa di nuovo, de-ideologizzato e necessario, in un periodo storico in cui si passa dalla bella collana Amazzoni di Voland a diverse poco plausibili di "chick-lit", qua e là; ribadendo altrimenti la politicizzazione. Sono convinto che pian piano recuperiamo le uscite precedenti e restiamo aggiornati;).
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Sì, è un testo che sa essere pura espressione, non comunicazione; espressione. E non domanda differenze diverse dall'intelligenza; non lettori, non lettrici, ma lettrici e lettori sensibili. Merita davvero lettura e interiorizzazione.
Questo è il blog dell'autrice:
http://fiorenzaaste.blogspot.com/
"Un crepuscolarismo lirico, ma non patetico, che ha certi attimi piccoli e terribili, e certi altri che sembrano minuscole albe per bambini (?) È una scrittura sincera. È nuda. La nudità di una pre-adolescente. Non conosce bugie. Non le ha mai sentite. Non le ha mai dette."
Bella, bella, l'introduzione!!
"La regressione è quel freddo che non conosce rimedio.
Questi sono frammenti dell?anima, vanno accuditi e confortati"
Mi hai convinta alla quarta, quinta riga.
Libro da avere.
6. Antonella Lattanzi ha scritto una prefazione empatica, vedrai, a metà tra un racconto e un saggio post "osservazione partecipante", nascondendo in quelle 20 pagine un racconto, un'intervista e tutta una serie di fertili suggestioni.
7. Sei tra le persone che lo ameranno.
"Fiorenza Aste qui non dorme: è l?eterna ascoltatrice, il silenzio che vede e ascolta. Perché tutto ha osservato e ascoltato con consapevolezza, e adesso quel tutto ritorna."
Dal modo in cui ne scrivi, sembra un libro di grande sensibilità. e il parallelo con Postnovecento ne è maggior conferma.
Quei passi raccontano la stessa scena.
L'immortalità nel gesto minimo. Impressionante.
7 Dovresti farti dare una percentuale da ibs, ormai io ti leggo e poi passo lì ad ordinare, sistematicamente :).
:).
Se ordini dall'editore risparmi, anche nelle spese di spedizione:).
(Angela, quando l'avrai letto ne scriverai, e condividerai con noi. Quello scavo così coraggioso e pulito e intenso ti ispirerà).
Ah ok, ordino dall'editore (napoletano), allora.
Il passo sui ricordi mi ha fatto tornare in mente un brano di Bersani in cui scrive: "Davanti c'è una lunga fila di ricordi/certi legni ritornati in riva al mare/promemoria che diventano capelli bianchi e costringono gli astemi a sbicchierare..."
Quanto all'olfatto è il mio senso migliore. E' spesso la prima miccia che innesca la memoria. Credo proprio che non mi farò mancare questo libro. Grazie sempre.
Ecco fatto:).
Questo è uno dei sottofondi per la lettura:
http://it.youtube.com/watch?v=-pf0cNMf20g
http://www.lyricsdepot.com/david_bowie/space-oddity.html
"È il libro delle sfumature delle rimozioni: è un ritorno dell?ombra alla vita, del segreto alla luce, del desiderio alla consapevolezza."
Decisamente un libro interessante, e per il discorso degli odori e per il gesto minimo, che già mi aveva colpito in PK
"e mi meraviglio ancora di quanto lirica sappia essere la quotidianità, per chi ha cuore di artista, "
> siccome io vivo molto questi gesti minimi quotidiani e tendo talvolta a svalutarli mi piace vedere che c'é chi li recupera dall'interno.
Bellissima rec, davvero, se sente che ti è piaciuto
:)
'Quell?odore. Si sente quell?odore appena si entra dalla porta di casa. Non sa che odore è. È l?odore della casa? (p. 39)'
> Ci sono dettagli in questo testo che colpiscono al cuore. Questo dell'odore di casa per esempio mi è rimasto addosso. Io mi sto addentrando in questi giorni e penso sempre più che sia un micro universo di interpretazioni molto personali. Proprio perchè è una scrittura acuta, fortemente simbolica, che trasuda cultura e consapevolezza ma anche nudità, crudeltà, attenzione e plasma.
Penso che non sia assaporabile in pieno da tutti. E'uno di quei testi che acquistano o perdono significati anche in base al background di chi lo legge.
l'odore della casa: ogni casa ne ha uno suo particolare. Io conservo la memoria "olfattiva" di certe case in cui sono stata. É un tema molto notevole davvero. L'odore può innescare catene di ricordi.
'Penso che non sia assaporabile in pieno da tutti.'
>Intendevo dire me compresa, ovviamente.
Penso che taluni romanzi catalogati in mezzo agli altri meriterebbero un'etichetta a parte del tipo 'Rifletti. Poi rileggi. Fortemente consigliato'. Io farò così.
(e poi condivideremo. Vero? Scrivine...;) )
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=fiorenza-aste
ecce il dono di Barbara.
Letto qualche giorno fa.
Aste ha la sorprendente capacità di calare il lettore nello stato d'animo di chi racconta. Descrive con naturalezza delle sensazioni difficilissime. Penso, ad esempio, al passo in cui scrive: "Ho un gran vuoto dentro. E' proprio all'altezza dello stomaco, o un po' più in basso, forse. E' lì che si allarga come se qualcosa fosse scappato fuori e fosse rimasto un grande buco vacuo. E' strano vivere".
Poche righe scarne, di una semplicità disarmante. Perfette.
Grazie ancora per il consiglio.
Non è passato che un mese e mezzo dall'articolo, ma io ho avuto la fortuna, a partire da qui, di scoprire un'anima bella, e una persona unica. Come sempre, la letteratura ne è conferma. Sono proprio tanto felice che ti sia piaciuta. E questo non è che il suo inizio...
blulibri , in collaborazione con le edizioni creativa , è lieta di invitarvi alla presentazione di
"cocci di bottiglia"
di Fiorenza Aste
La raccolta di racconti, con prefazione di Antonella Lattanzi, pubblicata nella collana "Declinato al femminile" diretta da Francesca Mazzucato , sarà introdotta da
Bruna Maria Dal Lago
scrittrice e giornalista
Nella speranza di avervi con noi per il brindisi di benvenuto al nuovo libro, vi aspettiamo
sabato 30 novembre, ore 17.30, presso sala Mozart, via Mercerie 12, Rovereto
blulibri
via portici 5
rovereto
info 0464/425363
blulibri@virgilio.it
L'associazione Il Furore dei Libri, in collaborazione con la Biblioteca Civica Tartarotti di Rovereto, è lieta di invitarla a una serata dedicata alla scrittura delle donne, con le autrici e le storie di Edizioni Creativa, che si terrà venerdì 23 maggio 2008 alle 17,30 presso la Biblioteca Civica di Rovereto, Corso Bettini 43.
Introduce la scrittrice e giornalista Bruna Maria Dal Lago.
Saranno presenti le scrittrici:
MariaGiovanna Luini, "Una storia ai delfini"
Fiorenza Aste, "Cocci di bottiglia"
Sabrina Campolongo, "Il cerchio imperfetto"
Sara Cavarero, "Il profumo del tempo"
Il profumo del tempo l'ho appena iniziato a leggere. Presto invierò la recensione.
Quello della Fiorenza Aste dovrei riceverlo a giorni.
Intanto mi leggo la tua recensione.
Grazie caro Gianfranco.
Gian Paolo Grattarola
il minimo;)