Aste Fiorenza

Cocci di bottiglia

Autore: 
Aste Fiorenza

Cocci di bottiglia: potrebbe essere un titolo storico. Come Ossi di seppia di Montale. Tre parole e un’immagine plastica.

I racconti di Fiorenza Aste sorprendono per la loro bellezza e per la loro intensità. Sono istantanee su una realtà normale, di tutti i giorni, feriale, ma non per questo priva di interesse e di poesia, sono fotografie del quotidiano fatte con una grande maestria. E’ la poetica dell’attimo, la sua, colto da una sensibilità imponente a cui nulla sfugge. E viviamo, come in una carrellata, episodi del nostro quotidiano: l’irruzione nella mente di antiche ferite, l’amore occasionale, il sogno rivelatore, il gioco della seduzione, la complicità, e poi ancora la vita in famiglia. Ma assistiamo a un miracolo: qui l’attimo assurge ad eternità.

   E il merito è tutto suo, di Fiorenza Aste, e sul suo talento non credo ci siano dubbi. Emerge un’attenzione, dell’autrice, al sentire umano e alla vita che pare non avere limiti, perché diventa a mano a mano partecipazione, pietas, commozione, fino “al sentire con le viscere”, il sentimento del Buon Samaritano. Così ci sembra.
   Ma ciò che colpisce più di questo testo è la forma, non il semplice involucro, ma il rapporto tra l’autrice e la sostanza della sua scrittura, che presuppone e invera. Questi racconti vanni inquadrati non nel modello del racconto corposo, alla Maupassant, bensì nel modello del racconto senza trama né finale che vede in Gogol’ il precursore, in Cechov il primo maestro indiscusso, in Joyce il continuatore e innovatore, con il concetto di epifania ovvero di illuminazione creativa, in Hemingway colui che ha raggiunto il massimo risultato nella struttura compositiva e nella sperimentazione.
   Ma per la concezione della scrittura e dello scrivere dobbiamo risalire a Conrad, alla sua idea della scrittura come mezzo per far vedere, udire, e sentire, cioè come mezzo di comunicazione emotiva e sensoriale. Ed è un impressionismo dell’animo quello di Fiorenza Aste: l’animo umano viene scomposto in una pluralità di sensazioni, emozioni, e pensieri, che si ricompongono, a differenza della tecnica pittorica del puntinismo, non nella retina, ma nell’inconscio del lettore. È una comunicazione metarazionale, senza sovrastrutture, da inconscio a inconscio.
   Questo con una scrittura molto bella perché depurata di ogni retorica, e tutta al servizio della narrazione. Sorprende la precisione assoluta e l’economia del linguaggio: brevi frasi coordinate, pochissimi avverbi, pochi aggettivi. Le parole sono levigate con perfezione, e definite con precisione, come in natura le gocce d’acqua e le perle, e l’autrice sa togliere dalle parole quella patina dovuta all’uso e all’abuso, e ridà loro la capacità di evocazione.
   Peccato che non si raggiunga quella musicalità che darebbe un tocco di magia ad un fraseggio a volte un po’ meccanico nel registrare sensazioni, emozioni e pensieri. Questo non accade, però, in Cocci di bottiglia e ne Il pranzo, in cui, con grande maestria, si portano avanti due temi narrativi insieme, come nella tecnica del contrappunto. Oppure in Scirocco, dove la narrazione appoggia sul vuoto, come una bolla di sapone. O ne Il vento, dove si raggiunge un intenso livello lirico. Oppure in quel piccolo capolavoro di tecnica narrativa che è L’odore della neve. Qui le perle diventano una collana. L’autrice sembra abbandonare l’impressione per la sintesi organica, la struttura. Quindi non più frammento ma composizione, non più sensazione ma intuizione.
   E se nella notte guardiamo il cielo per trarre gli auspici, notiamo che questo testo non è una meteora né una cometa dalla coda lucente. È una stella piccola e dalla luce debole. Ma non ci dobbiamo fare ingannare dalle apparenze. Se ben guardiamo notiamo che è vicina al Carro, sulla destra. Potrebbe davvero essere la Polare, che segna il Nord, e ci indica la strada giusta, e sembra dirci che per andare avanti dobbiamo voltarci e scrutare, elaborare, ripensare la modernità, solo così è possibile, a nostro avviso, definire una ancora indecifrabile post postmodernità.
   “La mia visione del mondo è nella mia scrittura”, dice l’autrice nella prefazione. Quando la sua visione del mondo sarà la sua scrittura, Fiorenza Aste raggiungerà l’apice della sua preziosa ricerca espressiva.
 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Fiorenza Aste (Rovereto?, 1961), scrittrice italiana. Vive a Rovereto, dove insegna in una scuola elementare. Ha fatto parte della redazione di “Storie” (Leconte Editore). Collabora come critica letteraria con diversi siti web. Cura il blog “Soglie e Flussi”.

Fiorenza Aste, “Cocci di bottiglia”, Edizioni Creativa, Napoli 2007. Collana “Declinato al femminile”, diretta da Francesca Mazzucato. Prefazione di Antonella Lattanzi.  

Approfondimento in rete: Declinato al femminile / Booktrailer di “Cocci di bottiglia” / Soglie e Flussi (Blog dell’autrice)

ISBN/EAN: 
9788889841235

Commenti

Esordio de "ilselvaggio": benvenuto su lankelot!

www.lankelot.eu/index.php/staff/1047/ilselvaggio

è la tua scheda personale. Aggiorna la tua presentazione, con foto - se credi - quando vuoi;)

in calce all'articolo, archivio ASTE

OT - questo tuo esordio è l'articolo numero 3.900 di Lankelot, a partire dal restyling del 2006;). Che sia di buon auspicio.

Saluto con affetto Franco e tutto Lankelot, e mi scuso per la lunga latitanza... in effetti manco, da internet in generale, da parecchio tempo. Mancanza di tempo materiale per farci star dentro tutto. Ci vorrebbero almeno due vite per viverne una per bene. In mancanza dell'energia necessaria per viverne due, cerco di camminare pian pianino sull'unica che mi è concesso vivere.
E allora vi seguo, zitta zitta, leggendo quando ne ho il tempo, e restando nell'ombra.
E poi ringrazio, con commozione e un po' di vergogna, l'autore sconosciuto della recensione. Troppa grazia. Davvero. Troppa grazia.
Un saluto molto caro a Franco. E a tutti voi.

Ben ritrovata, Fiorenza, è sempre una gioia averti tra noi.
Tienici informati sulle tue nuove pubblicazioni;).
abbraccione,
gf