Quando Primo Levi scrisse la poesia che costituisce il prologo a “Se questo è un uomo” scelse di intelaiarla secondo lo schema dello Shemà: la preghiera fondamentale nella liturgia ebraica che costituisce la affermazione della fede nel Dio unico.
“Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore”.
Versi nati dalla disperata necessità di trasmettere il ricordo della Shoah, dal bisogno di raccontare agli altri ciò che è stato, dalla paura e dall’urgenza di essere creduti. Urgenza tanto forte da sovrapporsi alla fede.
Tuttavia sembra che più un fatto sia impresso a fuoco nella memoria del singolo, tanto più difficile sia trasmetterlo agli altri. Più grande sia il dolore provato, tanto più faticoso sia suscitare partecipazione. Come se esistesse uno iato profondo fra la memoria individuale e quella collettiva che l’atrocità degli accadimenti finisce poi per accrescere a dismisura.
È lo stesso Primo Levi a parlarne: “Il bisogno di fare gli altri partecipi aveva assunto in noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari”.
Forse prima di pronunciare qualsiasi dichiarazione nel Giorno della Memoria andrebbe letto “Se questo è un uomo” o andrebbe ascoltato un testimone diretto. Si ha la coscienza che a volte sarebbe meglio tacere e lasciar parlare i sopravvissuti. Avere pudore nel parlare di ciò che non si conosce. Chiedersi onestamente: cosa posso dire? Perché la ripetizione delle parole non aggiunge nuovi significati e rischia di sminuire il senso degli avvenimenti, cosa che accade sempre più spesso di fronte alla retorica della politica e alle frasi di comodo. Perché ricordare non è semplicemente fare emergere dal passato un evento ma attribuirgli un senso, personale e universale. Ricordare quindi deve avere uno scopo. Dovremmo chiederci semplicemente quale sia il ruolo di un testimone di secondo grado, quali le sue responsabilità.
Anche solo chi ha ascoltato i testimoni e si è soffermato sulle immagini dei cadaveri accatastati nelle fosse comuni. Anche solo chi dei forni crematori ha visto unicamente le rovine o poco più, ha radicata dentro di sé la coscienza che quella tragedia sia incancellabile, avvertendo il peso della propria mancanza di conoscenza, del proprio non sapere.
Il problema è questo: nella tradizione ebraica la memoria è incentrata sul rito.
Il ruolo svolto dal rito è veramente nodale perchè permette di superare la conoscenza astratta degli avvenimenti avvicinandoli alla percezione sensibile.
Il rito costituisce il medium che permette di scardinare il continuum storico saldando il passato con il presente, introiettandolo non in modo generico nei pensieri ma incastonandolo nella vita stessa attraverso le azioni. Attraverso il suo compimento si partecipa al passato, attualizzando. Il passato non può aver valore se non significa per il presente e per ogni singola persona. Abbiamo, quindi, un movimento che procede attraverso una azione e che arriva alla coscienza individuale. È sufficiente riflettere su come venga celebrato in Israele Yom-HaShoah per verificare il meccanismo: suona una sirena; per due lunghissimi minuti il paese si ferma ed ognuno partecipa semplicemente stando in piedi, nel più assoluto silenzio. Sul silenzio si innesta il ricordo e si condivide.
Ora, con l’istituzione del Giorno della Memoria, l’ebraismo per la prima volta fa i conti con una memoria non ritualizzata ma istituzionalizzata. Costituita secondo forme che non gli appartengono.
Se questo garantisce che il passato non venga dimenticato, tuttavia pone per lo stesso mondo ebraico nuove problematiche. Abbiamo la responsabilità di selezionare i meccanismi di trasmissione della memoria. Far capire, ad esempio, che gli slogan vuoti di chi si affanna a condannare l’atrocità della Shoah soltanto nel Giorno della Memoria, senza tentare di comprendere cosa accadde e come tutto ciò fu reso possibile, non soltanto siano inutili ma anche dannosi. Siamo stanchi di sentire pronunciare frasi come “Ricordiamo affinché il passato non si ripeta” oppure “Se ricordiamo non saranno morti invano”: il passato non si ripete ed ogni morte è vana, semplicemente perché non ha scopo.
Paradossalmente nel Giorno della Memoria tutti hanno diritto di parola e pochi ne avvertono il peso. Quello stesso peso che sentiva Primo Levi.
Cosa posso dire di sensato sullo sterminio? Forse qualcosa di più profondo di Primo Levi, di Wiesel, di ogni testimone? Credo che ognuno dovrebbe porsi queste domande prima di prendere parola. Affinché la memoria abbia un senso.
Daniele Ascarelli
Commenti
Ave, Daniele.
Bentornato tra noi!
Da questo momento, on line qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/138/Daniel
la tua pagina personale. Potrai aggiornarla sempre post log in.
Salut
“Far capire, ad esempio, che gli slogan vuoti di chi si affanna a condannare l’atrocità della Shoah soltanto nel Giorno della Memoria, senza tentare di comprendere cosa accadde e come tutto ciò fu reso possibile, non soltanto siano inutili ma anche dannosi. Siamo stanchi di sentire pronunciare frasi come “Ricordiamo affinché il passato non si ripeta” oppure “Se ricordiamo non saranno morti invano””
Grazie Daniele, dai un senso a una piccola pagina (online a brevissimo) che ho preparato per Lankelot e che a questo punto ti dedico con affetto.
Non so se a noi sarà mai dato di comprendere davvero…
grazie,
l'ho scritto tempo fa purtroppo sempre attuale
la memoria ha un rischio non è positiva in sè se rimane una scatola vuota
In generale il rito studio televisivo è il peggiore per non dire quello cerimonia istituzionale
Salve Daniele, vorrei avere l'onore di segnalare questa profonda e sentita riflessione sul mio blog.
www.rapace.splinder.com
Mi ha molto colpito quello che hai scritto, non potrò mai comprendere questo orrore ma alcuni dei tuoi pensieri mi accompagnano ogni volta che si parla di Giorno della Memoria.
Far capire, ad esempio, che gli slogan vuoti di chi si affanna a condannare l?atrocità della Shoah soltanto nel Giorno della Memoria, senza tentare di comprendere cosa accadde e come tutto ciò fu reso possibile, non soltanto siano inutili ma anche dannosi. Siamo stanchi di sentire pronunciare frasi come ?Ricordiamo affinché il passato non si ripeta? oppure ?Se ricordiamo non saranno morti invano?: il passato non si ripete ed ogni morte è vana, semplicemente perché non ha scopo.
giustissimo.
Ciao Antonio
Segnala tranquillamente sul tuo blog
Cerco di guardarla in ottica ebraica e mi chiedo:
Usando queste forme cosa otteniamo?
e non ho una risposta certa, ho paura che le persone si stanchino
Ripetere svuota
http://rapace.splinder.com/post/19688714/Il+Giorno+della+Memoria#19688714
Concordo Daniele, ho sempre dubitato di - e guardato con sospetto a - questi riti massmediatici del dolore. E poi il dolore e il ricordo sono un fatto privato, tremendamente privato. Detto ciò, se proprio deve esserci un giorno della memoria istituzionale, lo immaginerei in modo che vengano accomunati tutti i genocidi e gli stermini del Novecento, e non uno soltanto.
In effetti il mio intervento ha la specifica finalità di evitare che posizioni come la tua trovino spazio
La Shoah ha delle caratteristiche specifiche che la rendono unica putroppo e lo affermano gli storici stessi.
La metodologia dello sterminio
L'applicazione degli strumenti industriali ad esso
il fatto che si sia verificata nel cuore dell'Europa e ci riguardi chi più chi meno da vicino
Semmai dovrebbe stimolarci a rimanere vigili sulle tragedie che ancora languono nel silenzio dei più come accade in Darfur e non hanno spazio sui mass media se non per un giorno
11 - Posizioni come la mia? che intendi? T'ho detto che sono d'accordo che il dolore non va massmediatizzato. Se ti riferisci all'unicità siamo in disaccordo, invece, perché di genocidi efferati ne é pieno il Novecento. E poi l'ho scritto più volte, non esistono morti di serie A e morti di serie B. E non capisco dove il tuo intervento possa evitare una posizione come la mia, che peraltro mi pare logica e condivisibile. Spiegati meglio.
Credo che uno dei rischi sia banalizzare e perderne l'unicità
13 - Ricordare in un giorno tutti i genocidi del Novecento non credo voglia dire banalizzarne uno. Per questo richiamavo - se proprio deve esserci - un giorno della memoria che ricordi tutti i genocidi del Novecento. L'unicità, tu dici, e sono d'accordo, ma per quello che riguarda ogni genocidio. Oltre a quello degli ebrei, quello tibetano, quello degli ucraini, quello degli istriani e tanti altri che hanno macchiato il secolo passato. Ognuno è unico e doloroso. Però il dolore, come ripeto, resta privato. E come tale ognuno lo vive secondo la sua intima sensibilità.
Lo avevo già letto tempo fa, ma sono contenta di ritrovarlo qui su Lankelot.
Sono riflessioni che condivido totalmente.
Io sono tra quelli che non riescono a non pensarci. Tutti i giorni, più volte nello stesso giorno. Il 27 gennaio, invece, sono gli altri a rigirarsi in testa quel pensiero che personalmente mi accompagna sempre. Per molti è una fozatura, forse è vero che ripetere svuota. Ricordare è un meccanismo difficile, molto dipende dall'intimo approccio col dolore.
E allora è verissimo ciò che scrisse Wiesel: "Tacere è proibito, parlare è impossibile".
E' giusto e doveroso ricordare gli altri genocidi. Ma la strada non è quella di negare l'unicità della Shoah, a parer mio. Al contempo, però, l'unicità della Shoah non deve far dimenticare le sofferenze patite da altri popoli: indiani d'America, Armeni, Istriani, Tibetani, Ucraini.
Il fatto che vada ribadito che Auschwitz è qualcosa di unico nella Storia, non entra in conflitto col dovere morale di riconoscere e condannare altre atrocità.
A tal proposito riporto un frammento tratto da "Storia del prgiudizio contro gli Ebrei", di Riccardo Calimani.
"Dire che la Shoah è stata unica non significa affermare una categoria di normalizzazione nè di fissazione ossessiva, nè un pretesto per dare forma a una concezione giudeocentrica della storia o per creare le premesse di un culto della memoria storica che finisca per mitizzare il gencidio antiebraico: non significa rivendicare uno statuto particolare nella scala dell'orrore. Significa che dopo Auschwitz l'umanità deve riflettere senza fine e capire che si tratta di qualcosa che, pur sfuggendo alla comprensione di uomini normali, ha le sue radici in quella "logica aberrante" che spesso in tante parti del mondo ha generato e genera massacri efferati." (pag.382)
"La specificità della Shoah è data dal contesto - l'Europa, la Germania, la prima metà del XX secolo - che sembrava escludere questa possibilità. E la specificità del trauma della Shoah sta nell'assenza della sua iscrizione nelle possibilità culturali note. Esso è stato un trauma doppiamente inelaborabile, in quanto neppure previsto dalla rete culturale. Si sono dovute creare nuove parole per descrivere ciò che è accaduto nella Shoah."
(citazione di Antonio Alberto Semi, in ?Storia del pregiudizio contro gli Ebrei?, di Riccardo Calimani.)
16 - Si, il frammento è condivisibile. Ma potrebbe scriverla - ovviamente contestualizzando al tempo e alle modalità di quel genocidio, e con le parole più adatte a un buddista - anche il Dalai Lama una cosa del genere. E nessuno metterebbe in dubbio l'unicità della tragedia dei tibetani, o parlerebbe di concezione tibetanocentrica. Parimenti importante ad altri genocidi avvenuti in altro tempo e ad altra latitudine. Era questo che volevo significare con le mie parole, quando parlavo di un giorno della memoria che accomnuni tutti i genocidi.
17 - Questo passo è meno chiaro, o meglio non capisco dove voglia arrrivare Semi.
Grazie Daniele, anche da parte mia.
Ripetere svuota, purtroppo vero. Ma non credo che non si possa comprendere l'orrore: basta sforzarsi di frequentarlo, e quindi benvenga qualunque invito.
14,16. In ogni sofferenza risuonano tutte le altre. Se avvenisse il miracolo di una vera partecipazione, consapevole, nessuno sarebbe dimenticato.
(L'istituzionalizzazione dipende dalle note questioni, e ha un significato molto profondo: siamo noi a tinteggiare i calendari).
19 Credo Semi spieghi la Shoah partendo dal contesto storico e sottolinendone la sconvolgente unicità anche attraverso il deficit del linguaggio, al punto che ci riferisce come per parlarne si rese necessario inventare nuovi termini.
14 e precedenti> Ho appena sentito al telegironale che oggi si celebra il giorno della memoria del genocidio ebreo E di tutti gli altri genocidi.
Se non lo sapevi siamo in due, l'ho appena sentito anch'io.
Magari le domande che vengono a me sono le ragioni che hanno portato "l'olocausto" a divenire la "shoah", sapendo che se gli ebrei sono stati le principali vittime, prigionieri sovietici, polacchi, rom, sinti, andicappati, dissidenti e slavi vanno a comporre oltre la metà dei morti di quel genocidio.
Il che ovviamente non va a intaccare la gravità della shoah, ma pone domande serie su perché ci si sia dimenticati degli altri.
In realtà non credo ci si sia dimenticati degli altri, ne ho sempre sentito parlare come di una specie di triste appendice allo sterminio di massa degli Ebrei. Credo anch'io alla peculiarità di questa particolare tragedia, impensabile nell'Europa "civilizzata" del XX secolo e da parte di uno Stato che ha dato i natali a musicisti, letterati e scienziati da far invidia al resto d'Europa messo insieme... Non so, non so spiegarmi neanch'io.
La frase di Wiesel riportata da Angela mi sembra riassuma la nostra difficoltà.
23 - Non lo sapevo. Ma se veramente hanno detto il "genocidio ebreo e tutti gli altri genocidi", hanno fatto delle differenze, seppur in modo sottile. Perchè non dire tutti i genocidi senza specificare, o non li hanno nominati tutti? Il perché è tutto mediatico, a mio parere.
23 Solo una precisazione: il termine "Olocausto", assimilabile al lessico religioso, è sbagliato perchè implica una volontà sacrificale. Gli Ebrei hanno scelto SHOAH che significa distruzione, sterminio. Molto più consono.
"Forse prima di pronunciare qualsiasi dichiarazione nel Giorno della Memoria andrebbe letto ?Se questo è un uomo? o andrebbe ascoltato un testimone diretto. Si ha la coscienza che a volte sarebbe meglio tacere e lasciar parlare i sopravvissuti"
>il problema è che i sopravvissuti iniziano a scomparire o a essere anziani pure loro, restano gli scritti allora.
Mi piace molto questo tuo articolo, è equilibrato e partecipato al tempo stesso. Sottolineo in pieno posizioni e citazioni riportate da Angela.
"Il rito costituisce il medium che permette di scardinare il continuum storico saldando il passato con il presente, introiettandolo non in modo generico nei pensieri ma incastonandolo nella vita stessa attraverso le azioni. Attraverso il suo compimento si partecipa al passato, attualizzando. Il passato non può aver valore se non significa per il presente e per ogni singola persona."
>questa osservazione è molto interessante, il collegamento che faccio è con l'Eucarestia cristiana, che è rito e che riattualizza quanto avvenuto 2009 anni fa. Si parla di Zikkaron, memoriale riferendosi all'Eucarestia. Non so se il collegamento è azzardato, ma questo mi è venuto in mente adesso.
23> Diciamo però che il questi termini la dichiarazione è un'altra. In fondo se il caso degli ebrei si presta a bandiera di una lunga serie di tragedie è diverso il tono e il significato. Più universale e più profondo.
Bel dibattito.
Ancora bentornato, Hevel.
Napolitano ha definito "sconvolgenti" le vicende di quegli anni ed ha poi parlato dei recenti scontri a Gaza per sottolineare che anche nei momenti più critici bisogna sempre distinguere tra critiche legittime a chi governa Israele e negazioni esplicite o subdole delle ragioni storiche dello Stato di Israele. Inoltre, ha aggiunto, bisogna essere più vigili e reagire "più nettamente contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo".
BERLUSCONI: LEGGI RAZZIALI FERITA PROFONDA - "Le leggi antiebraiche sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente una parte importante della propria storia.Migliaia di nostri concittadini, colti dallo sgomento e dall'incredulità, furono immotivatamente emarginati e privati della propria identità, dichiarati 'non Italiani'". Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un passaggio del messaggio diffuso in occasione della Giorno della memoria.
FRATTINI, ANTISEMITISMO MI FA RABBRIVIDIRE - Il sondaggio pubblicato alcuni giorni fa secondo il quale il 12% della popolazione italiana sarebbe antisemita "mi fa rabbrividire". Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, conversando con i cronisti in margine ad un convegno sulla Giornata della Memoria in corso oggi a Roma presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Il titolare della Farnesina ha quindi rimarcato come a suo avviso in Italia "non ci sia spazio per l'antisemitismo: c'é spazio per la critica legittima al Governo di Israele ma non per le bandiere bruciate in piazza e per le svastiche disegnate sui simboli di Israele. L'antisemitismo - ha concluso infatti Frattini - umilia la persona umana".
(ANSA, gennaio 09)
Ma perchè "una lunga serie di
Ma perchè "una lunga serie di tragedie" deve essere rappresentata dalla tragedia (immane ed innegabile, peraltro) dei soli ebrei?
Perchè una parola comune del vocabolario italiano, scritta con la maiuscola, ora è deputata solo ed unicamente a identificare quella loro tragedia?
E perchè mai si vincola per legge il dovere del ricordo, che prima di tutto é storico e civile?
E quello di cui sopra non é l'unico vincolo che per legge è stato imposto riguardo all'Olocausto: nessuno storico, in Europa, può legittimamente indagare sulle reali dimensioni di quel fenomeno, o avanzare critiche alle tesi sostenute in proposito dalla storiografia ufficiale. Povera quella civilità la cui storia si scrive nelle aule di Tribunale, al di fuori del metodo storico e del dibattito scientifico.
Voglio essere franco: istituire il giorno della memoria equivale ad asserire che esistono genocidi di serie A (uno) ed altri di serie B (tutti gli altri). Se in Europa questo é accaduto, ciò è per il senso di colpa diffuso nei confronti degli ebrei: senso di colpa dal quale non é immune nessuna democrazia europea, non pensiamo che il problema sia solo tedesco.
Il punto é che, così facendo, pensando di rimediare ad un torto (che esiste ed é vero, perchè ovunque in europa gli ebrei furono discriminati, più o meno duramente ), si commettono altri torti.
-zingari, omosessuali, handicappati....chi si ricorda mai di loro?
e dei profughi istriani?
e delle popolazioni bosniache massacrate dai serbi (nemmeno 20 anni fa!!!!)????
e......di Sabrah e Shatila????
Ho lasciato volutamente per ultimo questo esempio. Come può un popolo che ha subito l'Olocausto, e che fa di tutto affinchè il mondo intero continui a ricordarselo, divenire autore a sua volta di crimini non meno atroci?
Chi èpuò rispondermi?
Mi piacerebbe risponderti con
Mi piacerebbe risponderti con una domanda: dato che recentemente hanno istituito il giorno "contro la violenza sulle donne", ciò vuol dire che per gli altri 364 possiamo picchiare mogli e cugine? Non voglio essere provocatorio... la tua è una domanda retorica, come retorica credo sia la giornata della memoria e qualsiasi altra commemorazione del mondo occidentale.
Perché non ricordare allora
Perché non ricordare allora il genocidio armeno, primo vero olocausto dello scorso secolo? Steno, la tua non è una domanda, ma un'affermazione. Purtroppo il popolo ebraico s'è fatto carico anche di questa superficialità: più che martiri, martirizzati mediaticamente.
Pienamente d'accordo con te
Pienamente d'accordo con te Stenomagni. Questa è una battaglia che porto avanti da tempo. Purtroppo, come dice Paolo, sono domande abbastanza retoriche. I motivi di tutto ciò sono politici, e li conosciamo tutti. Inutile ripeterseli. Ma è giusto continuare a sensibilizzare sull'argomento. L'ideale - se proprio vogliamo mettere in calendario un giorno della memoria, cosa per la quale sono sempre stato perplesso - sarebbe istituire un giorno dedicato a tutti gli stermini, a tutti i genocidi e a tutti gli olocausti. Ma non si farà mai, perchè alcuni di essi sono ancora politicamente scorretti (Dresda su tutti), e perché come giustamente noti quella O maiuscola non avrebbe più senso.
Vero. Il giorno della memoria
Vero.
Il giorno della memoria é una inacettabile la sottolineatura della diversità, della "specialità" del popolo ebraico, le cui sofferenze sono "più sofferenze" di quelle di ogni altro popolo". Gli ebrei tuttora si sentono diversi dagli altri, e -conseguentemente- come diversi sono dagli altri percepiti percepiti.
Se é innegabile che fino alla II guerra mondiale essi furono vittime innocenti dell'antisemitismo (diffusissimo in tutta l'europa cristiana, ad esempio in Polonia e in Lituania con una intensità molto superiore che nella stessa Germania), è altrettanto verò che dalla seconda metà del Novecento in poi il loro stesso agire è stato generatore di sentimenti antiebraici.
Caro Lèon, mi dici di Dresda.... la storia la scrivono i vincitori, e così siamo in pochi a conoscere di quell'orrendo crimine, perpretrato in assenza di qualsivoglia necessità militare.
Del resto sono anche i vincitori che processano i vinti, stabilendo a posteriori sia il Tribunale che le regole del processo. E mi riferisco a quella immane farsa che fu Norimberga, vero e proprio mostro giuridico.
Provo un certo qual imbarazzo ad assumere,su questi temi, posizioni proprie della destra estrema e nostalgica. Eppure la ragione sta da quella parte, stavolta, e non si può non riconoscerlo.
Eh si, sottoscrivo anche
Eh si, sottoscrivo anche sulla farsa di Norimberga. Io non provo nessun imbarazzo, invece, perchè nel riconoscere quello che hai portato ad evidenza l'ideologia non c'entra nulla. Compito degli storici sarà - nel tempo - riaggiornare gli eventi al loro reale svolgimento; compito dei media non faziosi (ce ne sono pochi, ma sarebbe improbabile il contrario, ahimé) sarà quello di restituire la memoria e la dignità di ogni brutale eccidio del Novecento, a qualsiasi latitudine. La cosa scandalosa è che non c'è libertà di opinione, su un tema come questo: è una delle più evidenti contraddizioni democratiche del dopoguerra. Non la sola, peraltro.
Formalmente la libertà di
Formalmente la libertà di opinione c'è...
ma se uno storico esprime opinioni di questo tipo, magari suffragandole da documenti inoppugnabili, ecco che viene messo al bando dalla comunità scientifica: nessuna casa editrice "rispettabile" sarà più disposta a pubblicare i suoi scritti. E quando il nostro, per esercitare il suo diritto a scrivere, si rivolgerà a case editrici minori, magari ideologicamente orientate, ecco che i suoi detrattori trarranno da questo argomenti per affossarlo: "guarda per chi scrive, come si fa a prenderlo sul serio?".
Questa é la sorte toccata a molti storici revisionisti, spregiativamente chiamati "negazionisti" dalla comunità scientifica internazionale. Guai ad attaccare o porre in dubbio, sia pure solo per qualche aspetto, un intangibile dogma di fede.
Eh si, hai proprio ragione.
Eh si, hai proprio ragione. Il caso Irving, a questo proposito, è emblematico. Prova a cercare un suo libro in giro e vedi se lo trovi.
[Irving] Non ho mai letto
[Irving] Non ho mai letto niente di suo, proprio per quel che è ben sintetizzato qui: http://it.wikipedia.org/wiki/David_Irving - questo è quanto avevo saputo anch'io.
Qui, in inglese: più dettagliato e drammatico ancora:
http://en.wikipedia.org/wiki/David_Irving
Ma in compenso possiamo
Ma in compenso possiamo leggere gli scritti di Faurisson, o di Mattogno.
L'opera di quest'ultimo mi pare particolarmente pregevole, per la ricchezza delle fonti citate e per la rigorosità metodologica dell'autore.
Non voglio dire che in questi scritti ci sia per forza la verità: ma di certo c'è una ricerca, seria e onestà, della verità. Se tutti gli storici lavorassero in questo senso, i risultati non mancherebbero (ex., non mi risulta mai fatto uno studio sui quantitativi di carbon cook bruciati nei forni crematori, essenziale per stabilire quanti corpi potessero esservi bruciati, nè mi risulta mai essere stata fatta un'esame sui terreni attorno ai campi, per valutare la concentrazione in essi di ceneri umane: non dimentichiamo che parliamo, secondo alcuni, di 6.000.000 di persone)
Ma forse si ha paura che l'Olocausto perda agli occhi dei più la tragica e specifica unicità che gli é stata cucita addosso, degradando al livello degli altri genocidi "semplici" di cui abbiamo parlato.
Gli Ebrei furono vittime innocenti di un crimine orrendo: non di meno, e non di più, delle vittimedi tutti gli altri genocidi della storia.
Pienamente d'accordo
Pienamente d'accordo Stenomagni, con me sfondi una porta aperta su questo tema. Peraltro io un libro di Irving l'ho rimediato, alla Libreria Europa qui a Roma, "Apocalisse 1945", sul bombardamento di Dresda. Un testo documentatissimo, edito Settimo Sigillo, dove ci sono molti fatti volutamente ignorati o non indagati dalla storiografia ufficiale. Ne risulta, ad esempio, la responsabilità principale di Churchill che volle quello sterminio per godere della morte dei civili di una nazione ormai sconfitta. Ma avevano il loro importante peso politico quei morti (più di 130 mila morti). Churchill era un assassino spietato, glorificato perché - insieme a Stalin - vero vincitore della Seconda Guerra Mondiale. é un testo allucinante.
Su Dresda ho trovato
Su Dresda ho trovato numerosi articoli interessanti ( e terribili) anche in internet.
Ma che vuoi....quelle sono le vittime dei vinti...
E che dire dei vinti di casa nostra, di quei pochi che ebbero il coraggio di non fare i voltagabbana, e preferirono finire la guerra dalla stessa parte in cui l'avevano cominciata?
Sputazzati,umiliati, trucidati, ecco come son finiti. E spesso la pistola che li uccideva stava in mano a un loro antico camerata, cuor di coniglio dalla corta memoria.
Ho letto l'inno del Barbarigo, forse tu lo conosci già... mi sono scese le lacrime.
[Dresda] Su quanto accadde
[Dresda] Su quanto accadde durante i bombardamenti sulla Germania, consiglio di leggere "Storia naturale della distruzione" di W.G.Sebald. Un contributo fondamentale di uno scrittore immenso.
Me lo segno And, grazie.
Me lo segno And, grazie.