"Vi scrivo perchè sappiate chi sono e che è un dato conosciuto da tutte le polizie del mondo che Antonin Artaud è un soggetto tabù, il problema rimosso, il segreto occultato che per tutti non fu, d'altronde, che un enorme segreto di pulcinella; e che solo, io, Antonin Artaud, sono stato costretto pubblicamente a ignorare sotto pena di camicie di forza, prigioni, veleni, elettrochoc, strangolamenti, sfregi, stordimenti e assassinii. Questa la mia vita [...]"
Fa un po' tenerezza pensare che Antonin Artaud sia stato paragonato a De Sade e a William Burroughs. Con gran facilità si ricorre a collegamenti mentali che spesso sanno di qualunquismo. In Justine - sunto dell'abominevole pensiero sadista - il divin marchese procede per accumulazione di oscenità, in un vorticoso tragitto nelle fauci della perversione. Artaud fa di ogni parola un pugnale, scaglia i suoi dardi con un occhio alla sua (devastata) esistenza ed uno costantemente puntato contro i nemici. Da vero falconiere. Artaud non conosce mezze misure: ogni sua lettera è un assalto alle istituzioni, le stesse che lo condannarono a bruciare troppo in fretta per qualsiasi essere umano. Morrison docet. Il marchese fu un condannato anche lui: i suoi vizi parlano, confessano una mente elettrica ed estremamente lucida. Ma se De Sade ebbe la fortuna di non vedere mai la sua opera barbaramente razionalizzata da teste d'uovo con una laurea in psicanalisi - brrr..., Artaud si scontrò fisicamente con la triste e pretenziosa ombra degli istituti correttivi a.k.a. manicomi.
L'accostamento a Burroughs è ancor più immotivato. William Burroughs, autore del romanzo cut-up I l pasto nudo - un cult per tossici e non, fu uno dei tossicodipendenti più noti del mondo della letteratura. Non solo, fu anche il maggior teorico - sicuramente il più sistematico - della dipendenza. Ovvio che cliccando alla voce droga il suo nome balzi subito fuori. Artaud, al contrario di Burroughs, non scriveva mai sotto l'effetto di narcotici. L'oppio non era per lo scrittore francese uno strumento per varcare nuove porte verso la conoscenza. Di salute assai cagionevole, colpito sin dall'adolescenza da disturbi nervosi, iniziò così a consumarne grandi dosi. La sua era innanzitutto una fuga dal dolore, qualcosa di più di un capriccio mistico da libertino dello spirito.
A ben pensare, era l'ego spropositato che univa i tre...sigh.
"Là dove gli altri propongono opere io pretendo solamente di svelare il mio spirito. La vita è un bruciare di domande. Non concepisco un'opera staccata dalla vita. Non amo una creazione distaccata. Neppure riesco a concepire uno spirito staccato da me stesso. Ogni mia opera, ogni parte di me, ogni fioritura ghiacciata mi cola addosso." (Tratto da "L'Ombilic des Limbes")
Non bisogna tuttavia confondere l'esperienza con l'autoreferenzialità. Quando parla di dolore, in ogni accusa, Artaud sa di cosa parla. Lettere ai Prepotenti è qualcosa in più di un semplice sfogo personale. Anarchico, individualista, antisociale, guerrigliero disperato in lotta per preservare la propria scelta di eretico: tuttavia Artaud si dimostra un fine oratore, tragico, velenoso, con un piglio da boia.
Lettere ai Prepotenti è una preziosa raccolta epistolare, testimonianza di una vita tormentata. Dagli altri. Internato per la prima volta da adolescente, Artaud subì le angherie di coloro che considerava "inferiori rispetto a un compito per il quale non ci sono che pochi predestinati". [...] "Senza insistere sul carattere perfettamente geniale delle manifestazioni di certi folli, nella misura in cui siamo in grado di apprezzarle, affermiamo l'assoluta legittimità della loro concezione della realtà, e di tutte le azioni che da essa derivano. Possiate ricordarvene domattina, all'ora in cui visitate, quando tenterete, senza conoscerne il lessico, di discorrere con questi uomini, sui quali - dovete riconoscerlo - non avete altro vantaggio che quello della forza." Ovviamente è una chiara accusa ai suoi carnefici, quei primari di manicomio che con leggerezza ed arroganza tentarono di piegare la sua eclettica personalità. Ma questa non è un'apologia, e le lettere di Artaud - mi ripeto - hanno un valore letterario ancor prima che satirico individualista. Sono bordate cioraniane che non risparmiano nessuna autorità, terrena o celeste che sia.
Toccante - e straziante - è la lettera al Papa:
"In nome della Patria, in nome della Famiglia, tu, Papa, tu induci alla vendita delle anime, alla libera triturazione dei corpi. Abbiamo, tra noi e la nostra anima, abbastanza percorsi da superare, abbastanza distanze per interporvi anche i tuoi preti tentennanti e questo ammasso di azzardate dottrine di cui si nutrono i castrati del liberalismo mondiale [...]"
Una lettura dolorosa ma esaltante, lungi dal teatro surreale per cui Artaud è senz'altro più noto, ma dissacrante e sanguigna, da godere ed assaporare sulla lingua per sentirne l'amaro. Per sentirsi vivi. In un modo o in un altro.
"Il mondo è l'abisso dell'anima"- Antonin Artaud
Edizione esaminata
Lettere ai prepotenti - Antonin Artaud - Stampa Alternativa - 1994
Brevi note biografiche
Antoine Marie Joseph Artaud nasce a Marsiglia nel 1896. Poco più che ventenne inizia a seguire una terapia a base di oppio. Durante il Periodo proibizionista, che investe anche la distribuzione d'oppio, i suoi problemi di salute si acuiscono. Nel 1924 si unisce al Movimento Surrealista francese. Scrive molto per il teatro; verrà considerato un eccentrico innovatore. Nel 1936 si reca in Messico e partecipa al rito mistico del peyote. Ne nacque Nel paese dei Tarahumara - edizione Adelphi. Dal 1936 scriverà sporadicamente, tra una permanenza forzata in manicomio e un'altra. Muore nel 1948, a cinquantun'anni. Verrà pianto, tra gli altri, da George Bataille.
Commenti
Et voilà. Una voce che mancava al coro lankelottiano :)
"Anarchico, individualista, antisociale, guerrigliero disperato in lotta per preservare la propria scelta di eretico: tuttavia Artaud si dimostra un fine oratore, tragico, velenoso, con un piglio da boia."
> notevole. Da ritrovare quanto prima.
La lettera agli analfabeti, anche, illuminate. Sono d'accordo sulla frettolosa associazione con gli altri due, ma d'altronde capita di leggere di bukowski associato alla beat generation, quindi.
"Senza insistere sul carattere perfettamente geniale delle manifestazioni di certi folli, nella misura in cui siamo in grado di apprezzarle, affermiamo l?assoluta legittimità della loro concezione della realtà, e di tutte le azioni che da essa derivano."
Artaud era poi così matto da giustificare i suoi ricoveri? In quegli anni si finiva abbastanza facilmente in manicomio, mi sembra,
bastava essere un poco diversi o scomodi. Penso a Campana in questo momento.
In ogni caso ci sono varie forme di follia, comprese quelle pericolose, che magari vanno tenute sotto controllo.
bel profilo. forse solo 'ego spropositato' non ci sta. non è che rimangano altri mondi quando ogni singolo frammento di quello che vedi e senti ti viene sistematicamente negato.. la scrittura di artaud si riavvolge continuamente su sé stessa, è costretta a negare l'altro. quando c'è il vuoto rimangono solo pezzettini di ego a fare compagnia
5. Hai ragione: "ego spropositato" stava infatti per "forte personalità" - devo abituarmi a rileggerli, i pezzi che scrivo, per ora faccio come Hrabal... :)
Hrabal! http://www.lankelot.eu/?p=706
Posso domandarti come sei arrivato ad Artaud? Qual è stato il tuo percorso?
Io ricordo - è un tarlo - che mentre studiavo l'Eliogabalo di Arbasino per scriverne (e non l'ho mai fatto) da diverse parti m'era stato segnalato il suo Eliogabalo. Da allora so che devo andare a lavorare sui suoi testi, interiorizzarli per bene.
(a breve, "Io sono Gesù Cristo" di Artaud:)
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/04/artaud-antonin-io-sono-gesu-...
a quale papa era destinata la lettera?