L'artista era Cristo, e in Cristo si identificava, ma ne abiurava la dottrina; ne abiurava l'idea cattolica, l'applicazione clericale, la manipolazione umana. Cinquantuno elettrochoc più tardi, Artaud avrebbe cambiato visione, rinnegando Cristo. La sofferenza di una psiche massacrata dalle droghe e dai trattamenti in manicomio complica irrimediabilmente la lettura e la linearità delle sue opere; sta di fatto che negli ultimissimi scritti la religiosità scompare del tutto dalle pagine di Artaud, stando a quanto leggiamo negli apparati critici di questo libro.
Questa nuova antologia, curata da Di Palmo per Stampa Alternativa nel 2003, è un piccolo precipizio nel torrente infernale che l'artista navigava a ogni ora del giorno, lottando per non annegare. Il curatore ricorda che Artaud voleva scrivere un libro contro il Gesù Cristo della religione e della Chiesa: ne sono rimasti frammenti (“Histoire vraie de Jésus-Christ”), e diversi scritti degli ultimi anni ne sono stati influenzati o segnati; ad esempio, nella Lettera al Papa, rielaborata nel 1946, si leggeva:
“Sono io (non Gesù Cristo) a esser stato crocifisso sul Golgota, e lo sono stato per il solo fatto di essermi ribellato contro dio e il suo cristo, perché io sono un uomo e dio e il suo cristo non sono che idee che recano lo sporco contrassegno della mano dell'uomo” (cfr. “Lettere ai prepotenti”, articolo di Paolo Castronovo)
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“Io sono Gesù Cristo” si compone di scritti, per la prima volta tradotti in italiano, composti nel 1947 e allora affidati a un pittore georgiano, Eristoff, in quel periodo ospite di Artaud. Nel dettaglio, riporto le fonti dell'edizione Stampa Alternativa: le poesie “Je crache sur le Christ inné” e “Etre christ n'est pas etre Jésus-christ” sono state pubblicate a Parigi nel 2001 da Absteme & Bobance; la lettera del 6 dicembre 1945 a Parisot proviene dal volume XIV delle Opere Complete (Gallimard, 1978); i due brani “Ainsi j'ai pensé...” e “Et maintenant assez acec le délire” derivano dal volume XXVI (Gallimard, 1994); infine, “La disparition sous la terre” si può rinvenire nel volume XV (Gallimard, 1981). Completa l'opera l'Album Artaud: include foto dell'autore, dei suoi sortilegi e dei suoi disegni.
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“Io sputo sul cristo innato” è un esempio di implacabile volgarità e blasfemia: versi caotici e morbosi, fondati sulla gnostica congettura dell'esistenza d'un doppio Cristo – quello tradotto e idolatrato dalle religioni è sporcato da “psichismo” e “spiritualismo” innato, estraneo all'umanità: la sua storia non è bella, né vera, ma puerile e manipolata dall'umanità: “Se il cristo è dio / non abbisogna / dell'utero di una / vergine / per dimostrare di esistere” (p. 23).
Allora è stato l'uomo, e non Dio, a creare un falso mito con le sue mani, scrive l'artista. A un tratto, grazie a una nota, decifriamo un nome – Joseph Nalpas – che appare nei versi: padre putativo fondatore d'un culto del dio che sale e che scende. Si direbbe il nome del bisnonno adottivo di Artaud: oppure, un omaggio al terzo nome di battesimo di Artaud. In altre parole – ma è uno strano labirinto – Artaud è il cristo di cui sta parlando. Delirio.
Nella poesia, il vero Cristo è fuggito, mentre al suo posto è stato crocifisso uno sconosciuto, un “umorista incredulo” che sosteneva che la morte non esistesse, come del resto dio e gli spiriti; e che l'uomo fosse responsabile di ogni sua azione – tutto il resto era invenzione dei “preti”. Preti responsabili della “visuale della miseria, del fallimento della / coscienza, della disperazione / della carestia corporale totale / e della morte” (p. 39). Preti sognati, infine, arrosto.
La seconda poesia, “Essere cristo non significa essere Gesù Cristo”: solita irriverenza blasfema (“sperma adulterato di dio” che fa “cagare lo spirito”; “nome pederasta e ignobile” di Cristo; “checca di mago nero”, “fantoccio squartato”) prima dei concetti limpidi: il suo vero nome era Nalpas (ci risiamo), apparteneva a un'etnia di paria, malati ulcerosi e piagati da molte sofferenze; noi tutti stiamo adorando un fantoccio. Il tutto condito – come nel primo caso – da parole insignificanti, probabilmente una sorta di “incantesimo” composto in una lingua non esistente.
Nella “Lettera a Henri Parisot”, Artaud parla delle sue reminiscenze d'una “vita eterna”; della rivalità con Maria e Joseph Nalpas, che attendevano un bambino (Gesù) che sarebbe stato capace di terribili stregonerie; il vero nome di quel Cristo era Antonin. Nalpas, non Artaud. Quante sovrapposizioni ossessive. Fu Artaud, il vero Cristo, a essere arrestato, una notte, tra gli olivi; a essere giudicato da Pilato; a risorgere. In calce, strane allusioni sulla morte di due conoscenze di Artaud. Vengono pensieri strani... scacciamoli subito.
Le altre due successive, brevi prose, sono l'epilogo del delirio mistico e blasfemo sin qua analizzato; tra congetture di una reincarnazione di Artaud, rivale del falso cristo 2000 anni prima e morto in quella e in questa vita – per gli elettrochoc, qualche anno prima – e coscienza improvvisa della causa di questa sovrapposizione; il martirio patito in manicomio:
“Sono io, io, il qui presente Antonin Artaud, ad aver sofferto il supplizio della croce sul Golgota e sono tutti gli anticristi del Padre Eterno che non ha mai voluto soffrire che hanno strillato Lama Lama con il tono di Dio, e io ero assolutamente solo con la pleiade di demoni vampiri che senza soffrire hanno sempre voluto prendere la coscienza del mio dolore quanto questa coscienza è appunto tutto il mio io – ed è questo artificio empio di violazione eterna di Dio che ha sempre composto tutto il mistero della Redenzione (...)” (p. 85).
I suoi angeli – al suo fianco anche sul Golgota – sono gli amici artisti surrealisti, come Breton.
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Droghe, farmaci e cure violente distrussero un'intelligenza che continuava, per intervalli di lucidità, a pretendere l'espressione artistica. Trovare senso e significati è molto più semplice, da un certo punto di vista, di quanto si potrebbe credere; il mosaico originario si componeva di anticlericalismo e di profonda religiosità, due aspetti tutt'altro che irragionevolmente coesistenti in una persona intelligente. Il male ha distrutto tutto – lasciando frantumi di luce, spiragli di razionalità. Pochi, ma dolorosamente belli. Ma è tutto sporco di sangue.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Antonin Artaud ((Marsiglia, 1896 – Ivry, 1948), commediografo, scrittore e regista teatrale francese.
Antonin Artaud, “Io sono Gesù Cristo. Scritti eretici e blasfemi”, Stampa Alternativa, Viterbo 2003. Testo originale a fronte. Traduzione e cura di Pasquale Di Palmo. Contiene un inserto a colori.
Scritti composti nel 1947.
Approfondimento in rete: Wiki it / laboratorio Artaud.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009
Commenti
A Paolo Castronovo!
Immagino sia più difficile leggerlo che scriverlo, un libro così!
Sei un impavido, Franco, nel volerti confrontare con testi come questo;)
mi era rimasto così impresso quel vecchio articolo di Paolo...
la morale della favola è che queste antologie postume vanno interiorizzate come viatico alle opere compiute dall'autore in vita. sicuramente le tematiche sono fascinose - anzi, mi preparano a un ciclo di scritti sui manicomi e sulle malattie dell'anima che prima o poi imbastirò ex novo:)
(quanto allo gnosticismo, andrebbe trattato con cautela e magari a partire dal "Libro della luce",
http://www.ibs.it/code/9788860631299/hoeller-stephan-a/libro-della-luce-... non certo a partire dalle ultime difficili e deliranti scritture di Artaud:) )
5 - Su questo non ho dubbi;)
Forse dovresti essere tu a scrivere del libro di Hoeller. Mi pare di non averne scritto appositamente, mesi fa, ripromettendomi di parlartene. Ce l'hai?
7 - No, mi manca! E se me lo hai segnalato la mia memoria bruciata ha relegato tutto nell'oblio della coscienza;)
a posto, rimedierò;)
7- Tra l'altro sono temi che affrontai al tempo della tesi sullo Steiner.
ti dico, un grande libro - tra l'altro l'ho fatto ordinare anche da Tilopa, per i suoi clienti - degno di stare nelle nostre biblioteche. Vedrai.
11 - Ricevuto;)
1. Ringrazio! :)
"Nella ?Lettera a Henri Parisot?, Artaud parla delle sue reminiscenze d?una ?vita eterna?; della rivalità con Maria e Joseph Nalpas, che attendevano un bambino (Gesù) che sarebbe stato capace di terribili stregonerie; il vero nome di quel Cristo era Antonin. Nalpas, non Artaud. Quante sovrapposizioni ossessive. Fu Artaud, il vero Cristo, a essere arrestato, una notte, tra gli olivi; a essere giudicato da Pilato; a risorgere. In calce, strane allusioni sulla morte di due conoscenze di Artaud. Vengono pensieri strani? scacciamoli subito."
E' quantomeno inquietante. Lo hanno distrutto, in ogni caso. Una vita in manicomio, le sofferenze lo hanno portato al tormento e il tormento al delirio. Sono pagine intense, lo intuisco, ma credo che ormai fosse agli sgoccioli.
Basterebbe tracciare una linea tra il prima e il dopo l'entrata nel limbo dei "folli". In pratica tra il pre ed il post elettroshock...
Da bravo francese e bravo surrealista era un dolce e tenermente "ingenuo" anticlericista. Ingenuo per modo di dire.
13, ;).
14, 15 - a quanto si riesce a ricostruire, sembra che la dipendenza dal laudano, etc sia derivata da un tentativo di cura della depressione giovanile col laudano. Non sono molto appassionato di vicende biografiche, ma una cosa del genere, considerando le conseguenze che ha potuto avere...
16, sì, e comunque manteneva viva, a suo modo, memoria di qualche concetto esoterico altrove appreso e qui tradotto. Non impossibile né difficile, ma contorto.
Da un punto di vista puramente artistico direi "Notevole".
Il resto - l'uomo, la malattia, certe idee - lasciano più un senso di pena che di ammirazione.
Mi piace come chiudi
" Il male ha distrutto tutto ? lasciando frantumi di luce, spiragli di razionalità. Pochi, ma dolorosamente belli. Ma è tutto sporco di sangue. "
E' vero anche per altri artisti con questo tipo di disturbi.
Che naturalmente, vien da pensare, non fossero stati malati...?
Ecco un testo che devo assolutamente avere. (mi era sfuggita anche la rec di Paolo!)
a essere sincera, a me sembra del tutto fuori di testa. Un documento sul delirio.
18, sì, viene da pensare che la malattia sia stata aggravata dalle cure - se non vogliamo chiamarla "malattia" chiamiamolo "disturbo" o "problema". Ma la questione, così, si complica - ovviamente, e per il bene della specie, da un certo punto di vista...
19. Mi dirai, allora;)
20, non del tutto, no, la coerenza purtroppo si riconosce, e l'origine di certi pensieri - di certe considerazioni - altrettanto.
[artaud] qui per leggere
[artaud] qui per leggere un'interpretazione de "I cenci", a firma Foschini: http://www.lankelot.eu/letteratura/artaud-antonin-i-cenci.html