L’inevitabilità del male. La considerazione costante e spietata della superfluità di ogni coscienza, della falsità smascherata senza appello di qualunque coscienza. La magnificenza e illimitatezza del male come espressione massima della libertà e della fantasia, di ogni crimine come compimento infallibile e immediato del gioco infantile, di quello che Freud chiamava gioco contrapposto allo scherzo dell’ètà adulta. Questo è Cenci, il Cenci di Shelley riscritto e scenografato da un Artaud che sarebbe di lì a poco naufragato nella follia. Quella violenta mania persecutoria che inscindibilmente come in nessun altro autore si fonde con la sua poetica. In ciò non vi fu nel Novecento uomo la cui determinazione poetica collimasse in maniera allarmante e totale con la sua vita, vita eretta a simbolo di un mondo, di un universo, di uomo morto per sempre, da superare una volta per tutte. Non Dio è morto, ma l’uomo, la cui Unicità individuale travalica se stessa nella sua stessa estremizzazione.
Mai come in Artaud, e poi in Bene, il forsennato individualismo raggiunge l’estremo in cui atrocemente nega se stesso, carico di quella “crudeltà” che non è altro che il superamento dell’uomo non nel superuomo ma nella forma di una immediatezza della vita, che è immediatezza del gioco infantile “bisogna che tutto sia disposto all’incirca in un ordine fulminante”, l’ordine fulminante del gesto e della parola, gesto e parola prodotto di una macchina, l’uomo appunto che insorge contro il destino, il destino inteso come realtà predeterminata e determinante, e quindi annichilente, una realtà dominante e estranea alla vita, la vita intesa come un Tutto sfolgorannte, definitivo e evanescente insieme" nell'atto": un riordinamento dell’essere nell’azione scenica, un suo sfolgorare nell’immediato in una diversa forma, a ogni spettacolo, a ogni parola-gesto. L'uomo inventore della realtà. Contrapposto diametralmente, questa volta, dall'idea di Bene dell'inetto, del senza intenzione. L'uomo inventore del mondo nel gioco: "In questo, Artaud rimane nella rappresentazione" rivela Carmelo. Infatti il valore dell' "Identità", pur stravolto, persiste tenace in Artaud.
L’uomo dunque ridisegna se stesso come un bambino, crea la sua immagine per bruciare ogni volta con essa, meglio, di essa. Sacrificato alla Maschera. E così il conte Cenci, irridendo ogni morale, riequilibra le sorti tra Teatro e Vita, annulla la vita e insieme la rappresentazione del mondo, nega il Destino, perché in una simbologia apertamente demoniaca, il Destino è lui stesso, tutto questo nel Teatro che fa del mondo. Le simbologie romantiche care all’ateo Shelley, il misticismo furioso di Beatrice Cenci, depositaria del destino di Cristo, fusa in una potenza oscuramente carnale e spirituale insieme, e ancora la figura umana orgogliosa e retta di frate Orsino, che arde d’amore per lei, il personaggio più superbamente umano in questo Inferno di una rappresentazione medievale. Ma le simbologie passano in secondo piano di fronte all’Intento di Artaud, quello appunto di una forsennata identificazione di se stesso con la necessità del Teatro, e di Cenci con se stesso, che rovina la sua famiglia come rovina la rappresentazione, e il mondo inteso come tale, come rovina e fa fuori il suo corpo, demolendo dalle fondamenta in un furioso rigore una volta per tutte l’ Occidente stesso...
I Cenci, a cura di Giovanni Marchi prima edizione italiana Einaudi Torino 1968 ( Gallimard Paris 1961)
in rete: Wiki it / laboratorio Artaud
Per approfondire: ARTAUD in Lankelot
Commenti
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[artaud] Fammi sapere che ne pensi, se arriva a Franchi, puoi rispondere gentilmente via mail, se no amen, se va bene comunque postate un commento. Grazie per la disponibilità sincera
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[artaud] tutto artaud in lankelot: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?A/Artaud+Antonin
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[artaud] buongiorno Andrea. Ho riadattato il format, e aggiunto qualche tag (letteratura, ad esempio, obbligatorio per tutti gli articoli letterari). Altra bella segnalazione.
scappo,
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[Artaud] grazie, non so se l'avevo scritto ma credo di sì: nasce a Marsigila e muore a Yvry-Sur- Sein, presso Parigi. A presto
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[artaud] luogo di nascita e luogo di morte corretti:). Grazie per la segnalazione, Andrea.
[Artaud] Ecco una delle mie
[Artaud] Ecco una delle mie più gravi lacune. Grazie a te, Andrea, proverò a rimediare.
[Artaud] Da leggersi anche il
[Artaud] Da leggersi anche il saggetto di Derrida in " La scrittura e la differenza" su Artaud, la frequentazione di Artaud ha determinato un importante evoluzione della mia poetica, direi più che influenza "Una presa di coscienza di profonda affinità" un rapporto empatico travolgente e determinante...eh sì, i morti sono assai più vivi dei vivi, spesso.