Argentina Cosimo

Vicolo dell'acciaio

Autore: 
Argentina Cosimo

«Quando mio padre parla di se stesso dice sempre che il suo destino è segnato. Qui nel palazzo tutti muoiono di cancro ai polmoni. Il record della pista è nostro. Abbiamo in corpo, a famiglia, più benzene, polveri cancerogene, diossina, policarburi aromatici e gas saturi di non so nemmeno io che cosa...»
Vicolo dell'acciaio chiude (ma non è detto) una quadrilogia tarantina - non preordinata dallo stesso autore -, un “ciclo dei vinti” di verghiana risonanza dove Il cadetto (Marsilio, 1999) è stato il romanzo della scoperta, Cuore di cuoio (Sironi, 2004, Fandango tascabili, 2009) quello dei sogni, Maschio adulto solitario (Manni, 2008) quello degli incubi e questo neo edito porta invece le stigmate del dolore.
Taranto, città-feticcio, l'avevamo abbandonata umbratile e cupa tra le pagine di Mas (quasi inconcepibile per noi del nord che guardiamo alle città del sud col cliché del sole a due passi dal mare), avvoltolata nella cappa mefitica dell'Ilva. E così la ritroviamo. Siamo nel quartiere Italia Montegranaro, in cui Cosimo Argentina (1963) è pure cresciuto, abitato da famiglie di operai dell'ex-Italsider, l'impianto siderurgico più inquinante d'Europa.
Mino Palata è il diciannovenne protagonista e voce narrante del romanzo; i suoi pensieri, la sua visione del mondo, la sua rabbia sono la lente attraverso la quale il lettore si addentra in uno dei casermoni del “vicolo dell'acciaio”, «dove il novanta per cento delle famiglie ha il capo che se la spassa nel siderurgico». Mino è figlio del Generale, padre autoritario e scorbutico, figura ingombrante quanto idolatrata da amici e famigliari. Il Generale è un uomo del nord, emigrato al contrario, che parla il dialetto dei tarantini meglio dei tarantini stessi, che si sottopone ai turni più pesanti in acciaieria. Per lui gli uomini si dividono in “prima linea” e in “imboscati”, coloro che non hanno voce in capitolo perché «solo quelli che si lordano possono dire la loro...».
Mino è stato iscritto dai suoi all'Università, con l'intento di migliorarne la condizione e aprirgli qualche sbocco per un futuro migliore, ma i suoi studi di Giurisprudenza languono e il ragazzo preferisce farsi distrarre dalla seducente Isa, che «sembra un'araba. Una sudanese con gli occhi nocciola chiari chiari, come miele (...)», figlia di una madre altrettanto bella, Maddalena, la “dea condominiale”, l'unica bionda del vicolo.
Ci sono molti lutti in questo libro: per cancro o morti bianche e altrettanti “consoli”, le veglie rituali con tutte le peculiarità del familismo meridionale. C'è un sentimento pervasivo di predestinazione, di dolore roco e trattenuto, virile ed antieroico per il Generale e i suoi “gechi”, attaccati al muro del bar di Mest'Arturo, pronti ad offrirsi come vittime sacrificali su un altare di carbon fossile e polveri venefiche al Dio crudele e impassibile del siderurgico.
Attraverso Mino, Cosimo Argentina ci comunica che a volte la rassegnazione uccide più della diossina, che l'accettazione passiva di una condizione passa attraverso una mancata elaborazione del lutto, una fuga dal dolore personale e dalla coscienza “militante”. Non c'è riscatto in Vicolo ma solo una spietata selezione naturale che permetterà ai più fortunati di arrivare alla pensione indenni dal tumore, dalle mutilazioni e dalle malattie croniche più debilitanti.
Non c'è vero intreccio nel romanzo; è più un accumularsi di situazioni; i personaggi non subiscono alcuna evoluzione oggettiva o interiore, semplicemente “tirano a campare”, come la classe operaia statunitense dei romanzi di Carver.
Solo Isa sembra dibattersi in questo paesaggio degradato: «Sa che la sua salvezza passa per un'arrampicata che deve portarla da qualche parte e allora, sebbene (…) il suo punto di partenza sia in fondo a un vulcano spento sa che può farcela a piantare la bandierina rossoblù là dove va messa». Isa si deve però guardare dagli sciacalli, dai raggiri delle false associazioni di “ambientalisti del giovedì”, interessati a sfruttare il dolore della gente per ottenere maggior visibilità e potere di contrattazione sociale e politica.
Il punto di forza di Vicolo dell'acciaio è anche la sua maggior debolezza: l'insistente ricorso al dialetto locale, che crea non poche difficoltà al lettore   dislocato geograficamente; un idioma pulsante e sulfureo che caratterizza con grande realismo i vari episodi, i dialoghi e le interpolazioni tra i personaggi. Il registro stilistico, mimetico e tipico della produzione di Argentina è quello medio-basso ma incisive ed efficaci sono le inusuali metafore utilizzate da Mino per descrivere quel che vede e sente, il furore che monta e che sfocia nell'inazione più paradossale. La consapevolezza non ci rende immuni dal male di vivere, sembra ammonirci Argentina con una scrittura di pancia ch'è passione dalla quale farsi travolgere, coi visceri squarciati in punta di penna; e ancora scavo archeologico dell'infanzia, esorcismo e catarsi dei propri terrori e inferni personali.
Non sono affatto d'accordo con quanto scrive Michele Lupo in una sua recensione al libro, sostenendo che il giovane Mino attraversa il quartiere dando l'impressione di aver già visto tutto, di sapere già tutto. Non stiamo parlando dello svelamento di un poco plausibile artificio retorico: Mino effettivamente sa già tutto, ha già visto tutto. La sua sensibilità è matura abbastanza per analizzare il microcosmo in cui vive, servendosi di un linguaggio gergale fortemente connotato, di un'ironia corrosiva e straniante così come di una scrittura che Isa incoraggia: «Mì, tu c'hai il dono!»; eppur si lascia comunque invischiare, senza reagire, da quell'ordine malato degli eventi.
Chi conosce Argentina sa che non c'è calcolo o volontà di strappare una risata o commuovere tipizzando le figure che entrano in scena (2) nel Vicolo; basterebbe a dimostralo la sola scelta della lingua, che rischia di lasciare per strada molti lettori. Ma ad Argentina - uno degli scrittori italiani più interessanti attualmente in circolazione – non importa più di tanto: la sua scrittura è anche ricerca di sé, ed è a Taranto che l'autore, professore di Diritto trapiantatosi in Brianza, ha deciso di cercarsi: «Ognuno cerca il proprio linguaggio e il mio, sotto certi versi, è questo».
 

Prima edizione: Vicolo dell'acciaio (Milano, Fandango Libri, 2010, pp. 264, € 15,00)

Note sull'autore e bibliografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_ArgentinaCOSIMO ARGENTINA in Lanke

ISBN/EAN: 
978-88-6044-172-0

Commenti

[vicolo dell'acciaio] Alberto

[vicolo dell'acciaio] Alberto dice: "Vicolo dell'acciaio chiude (ma non è detto) una quadrilogia tarantina - non preordinata dallo stesso autore -, un “ciclo dei vinti” di verghiana risonanza dove Il cadetto (Marsilio, 1999) è stato il romanzo della scoperta, Cuore di cuoio (Sironi, 2004, Fandango tascabili, 2009) quello dei sogni, Maschio adulto solitario (Manni, 2008) quello degli incubi e questo neo edito porta invece le stigmate del dolore...."

>  buona lettura!

[cosimo argentina] tutti i

[cosimo argentina] tutti i riferimenti bibliografici:

Prima edizione: Vicolo dell'acciaio (Milano, Fandango Libri, 2010, pp. 264, € 15,00)

Note sull'autore e bibliografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_ArgentinaCOSIMO ARGENTINA in Lanke

[carollo, venti] 20 le schede

[carollo, venti] 20 le schede di lettura condivise da AC, in 3 anni e mezzo:

http://www.lankelot.eu/autori/alberto-carollo grazie Alberto!

[segnalo subito a Michele Lupo il tuo intervento, così potrete confrontarvi]

[taranto] Nel tag "taranto",

[taranto] Nel tag "taranto", qui su Lanke, ci sono anche entrambi i libri di narrativa della Piccinni: http://www.lankelot.eu/Taranto

[diossina, taranto] alberto,

[diossina, taranto] alberto, scrivi: "Cosimo Argentina ci comunica che a volte la rassegnazione uccide più della diossina, che l'accettazione passiva di una condizione passa attraverso una mancata elaborazione del lutto, una fuga dal dolore personale e dalla coscienza “militante”"

> Messaggio sacrosanto. E aggiungo: combattere è ciò che anche a nordest dobbiamo fare; a Trieste c'è un problema analogo, quello della Ferriera, storicamente insoluto e ogni giorno più grave, e i dati relativi ai tumori in città sono diventati seriamente angoscianti. E difendere i posti di lavoro quando si tratta di lavoro micidiale non mi sembra abbia senso. Semmai ha senso studiare come convertire certe aziende, certe fabbriche...

[c.argentina] sinceramente,

[c.argentina] sinceramente, su che cosa tu non sia d'accordo non è chiaro

[dialetto, argentina]

[dialetto, argentina] infine... scrivi: "Il punto di forza di Vicolo dell'acciaio è anche la sua maggior debolezza: l'insistente ricorso al dialetto locale, che crea non poche difficoltà al lettore   dislocato geograficamente; un idioma pulsante e sulfureo che caratterizza con grande realismo i vari episodi, i dialoghi e le interpolazioni tra i personaggi."

> ti andrebbe di campionare 2 o 3 passi emblematici, in questo senso? Giusto per aiutare a farci un'idea... sono curioso:)

[cosimo argentina] Un

[cosimo argentina] Un passaggio campione dell'idioma di Argentina e dei personaggi del "vicolo":

"Mi viene il bagno!" fa il Generale "ma non per Cogola che le sue infilate le ha avute e assaje pure... mi viene il bagno perché aqquà ste' murime come le mosche e... così è... noi siamo per loro come le mosche pe' l' panarijedde... ci spiaccicano contro un vetro... e avast'... lavoriamo ché quello che sappiamo fare, b'vim' quaccheccose e poi 'n sciam' all' carbune che così va... a meno che..."
"A meno che no' zump'all'arie tutt'cos!", fa calmo Derviscio Dòminik.

[argentina; lingua di C.A.] 

[argentina; lingua di C.A.]  sottoscrivo il tuo rilievo: inevitabile, parziale inaccessibilità:)

[cosimo argentina] 20 schede

[cosimo argentina] 20 schede sono poche... avrei voluto condividere e postare di più ma il tempo è sempre tiranno. Ho comunque un po' di pezzi in saccoccia da proporvi e che posterò nei prossimi giorni. Stay tuned!

[alberto, da 20 a 40] aspetto

[alberto, da 20 a 40] aspetto con grande curiosità, e leggerò con la dovuta avidità. E grazie sempre.

[cosimo argentina] Ciao a

[cosimo argentina] Ciao a tutti e grazie dell'attenzione. Il passo di Michele Lupo, che seguo sempre con interesse e per il quale nutro molta stima come recensore critico e scrittore, è il seguente: "Il giovane narratore infatti attraversa il quartiere, il condominio, gli appartamenti e le singole stanze da una pagina all’altra dando l’impressione di aver visto già tutto, di sapere già tutto – almeno, questo arriva al lettore. Del resto, è il risvolto di copertina a dirlo parlando di personaggi “pittoreschi”. Ecco, il limite del romanzo di Argentina a mio avviso è questo: tradisce troppa smania di far ridere e commuovere tipizzando sia le figure sulla scena che la scena della lingua."

... Mino, effettivamente, sa già tutto, come dico nel mio pezzo. E non credo, conoscendo l'autore, che l'impianto del testo tradisca la smania di far ridere e commuovere. Conosco personalmente l'autore e credetemi, è ben lungi da questi mezzucci.

8-)

[carollo, argentina] Alberto,

[carollo, argentina] Alberto, grazie per la stima che dici di nutrire nei miei confronti. Dunque, non vorrei che tu interpretassi moralisticamente quella che resta una lettura, condivisibile o meno, di un testo letterario. Intendo dire, nel mio punto di vista non è implicata nessuna notazione censoria sull'autore empirico, così come sembrerebbe adombrare la tua osservazione "conoscendo personalmente l'autore" come a garanzia di una onestà intellettuale che gli impedirebbe di usare certi "mezzucci". Per me non sarebbero tali, non esiste un testo letterario che non voglia in qualche modo piacere, seppure a una sola persona. utlizzando volta a volta gli strumenti che gli riescono. Ho espresso in altre occasioni stima per l'autore, ma ripeto, in questo romanzo "l’impressione di aver visto già tutto, di sapere già tutto – almeno, questo arriva al lettore". Un saluto

[argentina] Grazie Michele

[argentina] Grazie Michele per le tue precisazioni. La conoscenza personale dell'autore mi induce a dipingerne a tutto tondo la figura di uno scrittore che ha qualcosa da dire nel panorama della odierna narrativa e lo fa con l'onestà intellettuale che difetta a molti furbetti che, pur talentuosi, sanno quali sono i tasti da pigiare per ottenere un certo effettto e come fare i piacioni per accalappiarsi i lettori. Sono questi che io definisco "mezzucci" perché vanno un po' ad inficiare il prodotto, con esiti sul piano narrativo che perdono di vista la coerenza strutturale e i temi dell'opera a favore di una tipologia di destinatari ai quali l'autore intenderebbe rivolgersi. Sono d'accordo con te che un testo edito rivolto ad un potenziale parco di lettori intenderebbe piacere, e questo vale per tutti. Eppure la carriera e la produzione di Argentina, trasversali e da "piano B" - per dirla col pensiero di un Franchi da "preview" -, rispetto ad altri autori che hanno avuto vicende editoriali ed opportunità di esposizione simili alla sua, denotano una ricerca continua, magari con esiti alterni, eppur focalizzata sull'espressione di una voce autentica, di uno stile e di una lingua riconoscibili, dove il lettore è l'oggetto ultimo (e forse quello più irrilevante) della filiera. Arileggerci, qui e altrove.

[argentina, cosimo] :)

[argentina, cosimo] :)

[cosimo argentina, michele,

[cosimo argentina, michele, alberto] bello davvero questo vostro confronto. Nei toni, nella misura, nella passione, nel rispetto reciproco. Grazie ragazzi.