Arenas Reinaldo

Poesie

Autore: 
Arenas Reinaldo

REINALDO ARENAS POETA


Ultima luna

di Reinaldo Arenas Fuentes


Por qué esta sensación de ir a buscarte

hacia donde por mucho que vuele

no he de hallarte.

Qué terror sin tiempo ahora me impele

a por sobre tanto terror siempre evocarte.

No ha de encontrar sosiego nuestra pena

(que hallarlo sería comenzar otra condena)

y por lo mismo jamás cesaré de contemplarte.

Luna, una vez más aquí estoy detenido

en la encrucijada de múltiples espantos.

El pasado es todo lo perdido

y si del presente me levanto

es para ver que estoy herido

(y de muerte)

porque ya el futuro lo he vivido.

Ésa, indiscutiblemente, ésa es la suerte

que por venir del infierno arrostro.

Extraña amante,

sólo me queda contemplar tu rostro

(que es el mío)

porque tú y yo somos un río

que recorre un páramo incesante,

circular e infinito:

un solo grito.


Ultima luna

di Reinaldo Arenas Fuentes


Perché questa sensazione di venire a cercarti

fino a dove per quanto io corra

non posso trovarti.

Quale terrore senza tempo mi spinge

a porre sopra tanto terrore l’evocarti.

Non deve placarsi la nostra pena

(sarebbe come dare inizio a un’altra condanna)

e allo stesso modo mai smetterò di contemplarti.

Luna, ancora una volta mi trovo imprigionato

nel crocevia di molteplici paure.

Il passato è tutto ciò che ho perso

e se dal presente mi rialzo

è per vedere che sono ferito

(e a morte)

perché già il futuro l’ho vissuto.

Questa, indiscutibilmente, è la sorte

che venendo dall’inferno affronto.

Strana amante,

mi resta solo da contemplare il tuo volto,

(che è il mio)

perché un fiume siamo tu e io

che percorre un altopiano incessante,

circolare e infinito:

un solo grido.


Traduzione di Gordiano Lupi ed Elisabetta Fiaccadori

www.infol.it/lupi - bettazh@yahoo.com



No es el muerto quien provoca el estupor


No es el muerto quien provoca el estupor

es la sorpresa de ver cómo olvidamos

su propia muerte, nuestro gran dolor.

Queda el muerto, nosotros nos marchamos.


No es el muerto, no, quien se retira.

Somos nosotros que vamos discutiendo,

sobre el cadáver que mudo nos mira,

la posibilidad de seguir sobreviviendo.


Cuando en la memoria al muerto divisamos

(juegos del tiempo, macabro escanciador)

no es pues al muerto a quien estamos viendo:


Somos nosotros que tétricos quedamos

al ver cómo miramos sin horror

al que en el gran horror se va pudriendo.


Non è il morto che provoca stupore


Non è il morto che provoca stupore

è la sorpresa di vedere come dimentichiamo

la sua stessa morte, il nostro grande dolore.

Il morto si ferma, noi proseguiamo.


Non è il morto, no, chi si ritira.

Siamo noi che stiamo discutendo,

sul cadavere che muto ci rimira,

la possibilità di continuare sopravvivendo.


Quando nella memoria il morto scorgiamo

(gioco del tempo, macabro miscelatore)

non è più il morto che stiamo vedendo:


Siamo noi che impietriti rimaniamo

nel vedere come osserviamo senza orrore

chi nel grande orrore si va putrefacendo.



Traduzione di Gordiano Lupi ed Elisabetta Fiaccadori

www.infol.it/lupi - bettazh@yahoo.com



Envío


Ruego al Diablo y a su más alto dignatario

acojan esta suerte de blasfemia

como se acoge un mal, una epidemia,

que acaba con esclavo y propietario.


Que acaba con esclavo y propietario

y si pudiera con la Tierra entera,

pues, para serles franco yo quisiera

convertir al mundo en un osario.


Convertir al mundo en un osario

y si pudiera todos los confines,

y si pudiera cientos de universos.


Ese es el propósito temerario

(No me hablen de rosas, amores o delfines)

que inspiraron estos furiosos versos.


Invio

Supplico il Diavolo e il suo più alto dignitario

che accolgano questa sorte di bestemmiatore

come si accoglie un male, un’epidemia,

che si consuma tra schiavo e proprietario.

Che si consuma tra schiavo e proprietario

e se potessi con la Terra intera,

perché, per esser franco io vorrei

trasformare il mondo in un ossario.

Trasformare il mondo in un ossario

e se potessi tutti i confini,

e se potessi centinaia di universi.

Questo è il proposito temerario

(Non mi parlate di rose, amori o delfini)

che ispirarono questi furiosi versi.

Note biografiche su Reinaldo Arenas Fuentes

Holguín (Cuba), 1943 - New York, 1990

Poeta, romanziere e drammaturgo. La sua opera si ricorda per la forte opposizione al regime di Fidel Castro. Coetaneo di José Lezama Lima e di Virgilio Piñera. Perseguitato anche per la sua condizione di omosessuale. Nel 1980, dopo due tentativi infruttuosi - gettandosi in mare con uno pneumatico e cercando di entrare nella base americana di Guantánamo - riesce a uscire dall’Isola grazie al massiccio esodo di Mariel. Si stabilisce a New York, dove continua il suo lavoro letterario che alterna una grande bellezza poetica a un amaro disincanto. Insegna nella Università della Florida ed è nominato professore aggiunto a New York. Nel 1987 gli viene diagnosticato l’AIDS e nel 1990, con la malattia in fase avanzata, si suicida nel suo appartamento di Manhattan, in una fredda giornata di dicembre. Tra le opere citiamo: Celestino antes del alba (romanzo, 1967), Termina el desfile (racconti, 1981) , Otra vez el mar (romanzo, 1982), Voluntad de vivir manifestándose (poesia, 1989) e Antes que anochezca (romanzo autobiografico edito in Italia da Guanda - Prima che sia notte, 1990). Dieci ani dopo la morte (2000) viene girata la pellicola Prima che sia notte, basata sul libro omonimo, diretta da Julian Schnabel e interpretata da Javier Bardem.

Le poesie sono tratte da Arique - Revista de Poesía - La Habana - Santiago de Chile – Miami - No.28/ Julio-Diciembre de 2008 – Direttore: Raúl Tápanes Lopez. Per gentile concessione.

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Poesie di Arenas.
Inedite in IT...

Questi sono i miei preferiti:

" Il passato è tutto ciò che ho perso
e se dal presente mi rialzo
è per vedere che sono ferito
(e a morte)
perché già il futuro l?ho vissuto."

> Terribili e veri.
Grazie per il contributo e per la bella nota biografica.