CUBA SARÀ LIBERA, IO GIÀ LO SONO. Omosessualità sotto regime comunista cubano: galera inclusa. La dolorosa e sofferta esperienza del grande Arenas, artista eretico e libertario, nemico dei regimi totalitari e del capitalismo, è stata trasfigurata nei versi dello “Sposo del mare”, coraggiosamente e onestamente prefati dal professor Héctor Febles e ben tradotti dal giovane letterato Claudio Marrucci, empatico autore d'una appassionata breve biografia del poeta cubano.
Sono le poesie “più o meno corte scritte negli ultimi vent'anni”, scriveva Arenas nel prologo; “ispirazioni furiosamente cronometrate da chi ha vissuto sotto successivi imbarbarimenti”: quello della tirannide di Batista, quello della tirannide di Castro, quello, infine, del turbocapitalismo e della peste del Novecento, l'AIDS. Arenas è uno che ha vissuto tutto questo, e si pente solo di quello che non ha fatto. Come insegna Antonio Veneziani, ultimo maestro della Scuola Romana, “Il sesso lo danna e lo consuma eppure è sempre il sesso ad innalzarlo alla poesia. In lui la carne si santifica e la pelle si fa trama dell'animo” (p. 93). Non si poteva dire meglio.
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Héctor Febles ricorda cosa significasse la censura politica nell'isola castrista: essa “permeava l'intero spettro culturale dell'isola, e qualsiasi persona poteva essere denunciata, anche solo per avere in casa un disco con la 'musica reazionaria' dei Beatles, al tempo esclusi dalla programmazione radiofonica e televisiva” (p. 6). Ma non ci si limitava a decidere cosa fosse comunista e cosa no nella musica e nella letteratura: il sesso era altrettanto importante. Gay e lesbiche finivano nei campi di lavoro: la sigla di questi gulag era “UMAP”, cioè “Unita Mobili di Aiuto alla Produzione”. Ne parlava Vieira in “Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Castro” (Cargo, 2005), un libro poco letto dai fautori della storia creativa, appassionati della “fantasia roja”. Peccato: aiuterebbe tutti a capire da che parte stare, a meno di non voler diventare strumenti dell'infamia e della malvagità.
In sintesi, e tornando sul piano individuale: cosa combinarono ad Arenas? Sospettato di “deviazioni sessuali”, fu condannato a due anni di galera per “circonvenzione di minore” (un trentacinquenne, orso) ed escluso dai circoli letterari; impossibilitato a pubblicare e a emigrare, si ritrovò a fuggire (assieme a decine di migliaia di “indesiderati”, gay e lesbiche in primis) alla volta degli States. E lì comincio una nuova vita. Lontano – per sempre – dalla sua terra, dalla sua patria, dalla sua gente. È storia.
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Veniamo ai versi. Politici e polemici, come in “Contributi”: quando ricorda che Marx non venne mai spiato, non venne mai costretto a ritrattare, non venne mai circondato da spie, non venne mai rapato a zero, non venne mai accusato di amicizia immorale con Engels, non venne mai costretto a restare immobile nel suo Paese. Ma quella era preistoria. Atroce, la satira politica, quando racconta del cittadino Nelson Rodriguez, confinato in un campo di concentramento per sette anni, liberato, fuggito e infine catturato e fucilato: “Ha lasciato un libro sulla sua esperienza di forzato, ma è stato fatto sparire dalle autorità cubane” (p. 70). Così.
Oppure, come in “Epigramma”, laddove ricorda la sorte di un milione di bambini condannati a essere schiavi agrari con la scusa sinistra della “Scuola del campo”: rasati e marchiati, “ingabbiati, imbavagliati e affamati”; o ancora come in “Volontà di vivere manifestandosi”, espressione d'una sensazione d'esser stato cannibalizzato, sepolto vivo: “Hanno danzato sul mio corpo / Hanno spianato per bene il suolo”, latra.
Favolosa la schiettezza con cui si prende gioco degli intellettuali comunisti nelle nazioni democratiche: un esempio su tutti: “Stronzetto bianco, ammiri le vaste piantagioni collettive (kolkov o fattorie del popolo?) dove i ragazzi non hanno tempo di pensare o sognare, però rimani qua nel tuo spazioso studio refrigerato, armoniosamente invaso da piante ornamentali, che si fondono insieme alla biblioteca ben fornita dove il manifesto 'Il futuro appartiene al comunismo' domina la vista” (“Stronzetto bianco”, pp. 76-77). Mi sembra una lamentela sensata, da parte di chi ha rischiato di crepare sotto un regime futuro come quello sognato dall'intellettuale americano marxista.
Sono versi nostalgici, come in “Sinfonia”, spezzati da squarci elegiaci (“Vedo il sole che impregna di stupore le mie dita”) e da allucinazioni solari (“Il mio sposo il mare mi farà tornare il bambino che sono stato / sotto i boschi e il sole / o con un sussurro cullerà le mie ossa / […] Il mio sposo il mare con le sue labbra calde / mi sveglierà da questo lungo sogno / o in un sussurro ingoierà le mie ossa” (p. 65); oppure, come in “L'autunno mi regala una foglia”, quando canta d'una foglia bianca di carta, “patria infinita dell'esiliato / dove tutte le furie si scatenano”.
La prima - la più splendida - è quella dell'amore.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Reinaldo Arenas Fuentes (bio a cura di Gordiano Lupi)
Holguín (Cuba), 1943 - New York, 1990
Poeta, romanziere e drammaturgo. La sua opera si ricorda per la forte opposizione al regime di Fidel Castro. Coetaneo di José Lezama Lima e di Virgilio Piñera. Perseguitato anche per la sua condizione di omosessuale. Nel 1980, dopo due tentativi infruttuosi - gettandosi in mare con uno pneumatico e cercando di entrare nella base americana di Guantánamo - riesce a uscire dall’Isola grazie al massiccio esodo di Mariel. Si stabilisce a New York, dove continua il suo lavoro letterario che alterna una grande bellezza poetica a un amaro disincanto. Insegna nella Università della Florida ed è nominato professore aggiunto a New York. Nel 1987 gli viene diagnosticato l’AIDS e nel 1990, con la malattia in fase avanzata, si suicida nel suo appartamento di Manhattan, in una fredda giornata di dicembre. Tra le opere citiamo: Celestino antes del alba (romanzo, 1967), Termina el desfile (racconti, 1981) , Otra vez el mar (romanzo, 1982), Voluntad de vivirmanifestándose (poesia, 1989) e Antes que anochezca (romanzo autobiografico edito in Italia da Guanda - Prima che sia notte, 1990). Dieci anni dopo la morte (2000) viene girata la pellicola Prima che sia notte, basata sul libro omonimo, diretta da Julian Schnabel e interpretata da Javier Bardem.
Reinaldo Arenas, “Lo sposo del mare”, Libreria Croce, Roma 2010. Prefazione di Héctor Febles. Traduzione di Claudio Marrucci. Nota di Antonio Veneziani. In copertina: disegno ad acquerello di Carlo Veneziani.
Prima edizione: “Voluntad de vivir manifestandose”, 1989; in “Inferno”, Barcelona, 2001.
In Lankelot: articoli su ARENAS
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Omosessualità sotto regime
Omosessualità sotto regime comunista cubano: galera inclusa. La dolorosa e sofferta esperienza del grande Arenas, artista eretico e libertario, nemico dei regimi totalitari e del capitalismo, è stata trasfigurata nei versi dello “Sposo del mare”, coraggiosamente e onestamente prefati dal professor Héctor Febles e ben tradotti dal giovane letterato Claudio Marrucci, empatico autore d'una appassionata breve biografia del poeta cubano.
[arenas] a claudio e antonio.
[arenas] a claudio e antonio. grazie.
[cuba] Gay e lesbiche
[cuba] Gay e lesbiche finivano nei campi di lavoro: la sigla di questi gulag era “UMAP”, cioè “Unita Mobili di Aiuto alla Produzione”. Ne parlava Vieira in “Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Castro” (Cargo, 2005), un libro poco letto dai fautori della storia creativa, appassionati della “fantasia roja”. Peccato: aiuterebbe tutti a capire da che parte stare, a meno di non voler diventare strumenti dell'infamia e della malvagità.
Che bello! DEvo averlo... ho
Che bello! DEvo averlo... ho tradotto anch'io qualche poesia di Arenas.
Ultima luna di Reinaldo
Ultima luna
[gordiano] le tue traduzioni
[gordiano] le tue traduzioni di Arenas sono gloriosamente archiviate qui su Lanke:). Grazie ancora.
(Arenas) Frank, posso
(Arenas) Frank, posso rubartelo?
[arenas] vai frater:) se
[arenas] vai frater:) se vuoi, in archivio c'è anche "adios a mama", sempre a firma mia
[arenas] Erano tre le
[arenas] Erano tre le passioni di Reinaldo Arenas: la letteratura come fuoco che consuma, il sesso passivo e la politica attiva. La sua passione dominante era il sesso, vissuta e praticata in un paese che ha sempre riservato un ruolo speciale all’erotismo. Reinaldo Arenas è stato uno scrittore profondamente omosessuale, per niente allusivo e nascosto come Lezama Lima, Virgilio Piñera ed Emilio Ballagas, ma diretto e immediato come le cose che scriveva. Reinaldo Arenas fu sempre uno scrittore sincero e un uomo privo di finzioni, come si legge nella stupenda autobiografia Prima che sia notte, scrittura ricamata sulla carne viva. Arenas parla del sesso in carcere, in libertà, in città, in campagna, nella sua infanzia e nella sua vita adulta. Racconta esperienze di ogni tipo, con ragazzetti, adolescenti, animali da cortile, alberi, pioggia, mare e persino con la terra. Arenas è lo scrittore del pansessualismo omosessuale, figlio di contadini cubani, cresciuto in campagna, educato ai valori della Rivoluzione che in un primo tempo seguì e difese, ma a modo suo, da ribelle. Era un uomo coraggioso e talentuoso, ma la sua genialità viene fuori soprattutto con Prima che sia notte. La sua vita è stata sempre una rischiosa avventura capace di far perdere le tracce nel bosco degli amori omosessuali. Nato ad Aguas Claras, località sperduta tra Gibara e Holguín, estremo oriente cubano, era un ragazzo povero ma pieno di fantasia. Vinse un premio con Celestino antes del alba, il suo primo romanzo scritto quando era ancora un adolescente. Il mondo allucinante è un capolavoro ma a Cuba non venne pubblicato e fu così che Arenas si macchiò del delitto più atroce: far uscire all’estero il romanzo. Venne perseguitato, imprigionato, isolato in un campo di rieducazione per omosessuali; tentò più volte la fuga e alla fine ci riuscì, nascosto tra gli esuli disperati che prendevano il largo dal porto di Mariel. Negli Stati Uniti si ammalò di Aids e si suicidò per non morire d’una morte atroce, ma non prima di aver completato l’autobiografia. Prima che sia notte è un libro vivo e vero, scritto in corsa contro il tempo, abborracciato, parlato, gridato, ma proprio per questo è un capolavoro, il suo vero capolavoro. Arenas non avrebbe mai potuto essere scrittore a Cuba, in una terra che segregava gli omosessuali nelle Umap, ma è stato un grande scrittore americano capace di narrare il sesso e gli incontri d’amore fugaci. Il moralismo comunista lo costrinse ala fuga ma gli permise di scrivere un romanzo immortale che è la storia della sua vita disperata.