Care amiche, cari amici di Lankelot, sono lieto di inserirmi nel ricco alveo franchiano di interviste a professionisti di vari gangli della filiera editoriale con questa lunga conversazione. Interlocutore: Simone Bedetti di Area51 Publishing, casa editrice nuova e digitale. Vista l'identità di acronimi, in veste di intervistatore propenderò per un "JB" che alla vecchia guardia lanchelota dovrebbe ricordare qualcosina. In tema di SB mi viene anche da parafrasare il Jarvis Cocker di Dishes (1998, da This Is Hardcore): I'm not Silvio, though I have the same initials.
And now for something completely different:
JB: Area51 Publishing è una nuova casa editrice che realizza
esclusivamente prodotti digitali. Come mai questa scelta radicale?
SB: Radicale poteva apparirlo di sicuro due anni fa, quando abbiamo iniziato a lavorare sul progetto, certo ancora un anno fa, quando abbiamo iniziato a creare l'infrastruttura, forse anche sei mesi fa, quando abbiamo inaugurato il sito e non c'erano possibilità, per esempio, per un editore di e-book non in lingua inglese di pubblicare i suoi titoli sulle piattaforme internazionali, e l'e-book sembrava ancora una sorta di paria, un intoccabile nella casta dell'editoria. Adesso invece (e per adesso intendo l'ultimo trimestre) appare una scelta quasi scontata: Amazon ha aperto agli editori internazionali il canale del Kindle Store, lo store iBooks di Apple insieme all'iPad pare offrire la soluzione sperata per la fruizione di contenuti editoriali digitali spianando la strada a una rivoluzione analoga a quella di cui fu protagonista iTunes per la musica (e App Store per le applicazioni), IBS apre il proprio canale e-book, nascono le prime grosse realtà di aggregazione di contenuti di editoria digitale come Edigita. Da intoccabile l'e-book – grazie anche al glamour inorganico di iPad – è diventato un prodotto di tendenza. Questa è forse la cosa più incredibile: la rapidità con cui, aristotelicamente, nel mondo digitale la potenza diventa atto. Quello che manca tra la potenza e l'atto ora è solo il mercato. E non è a mio parere, nonostante l'euforia dei recenti proclami milionari, una cosa scontata. Anzi, per come si è formata la coscienza del mercato digitale dalla sua nascita con la Rete, direi che è la scommessa economica e culturale più difficile da giocare. Parlo sempre in ambito di contenuti. Perché noi prima di tutto siamo editori di contenuti.
JB: Quali sono le tipologie di prodotto offerte da Area51 Publishing? E
che tecnologie richiedono?
SB: Credo di poter dire con sicurezza che Area51 Publishing sia l'unico editore italiano digitale a farsi in tre, cioè a proporre tre diverse tipologie di prodotto digitale destinate a tre diversi tipi di supporti e che offrono almeno tre diversi tipi di "esperienza" di contenuti: applicazioni per iPhone e per iPad, e-book per gli e-reader, audiolibri in mp3. Da un punto di vista "tecnologico" significa che Area51 Publishing si avvale di una vera fusione tra sfera umanistica e sfera scientifica, tra autori, grafici, editor, ingegneri informatici, programmatori web e tecnici del suono. Differenti ambiti di competenza che trovano nel termine "editoria" il denominatore comune e integrandosi tra loro ambiscono alla realizzazione di contenuti di qualità specificatamente studiati per e sui diversi linguaggi. Non a una sola testa dunque ma a una vera rete (con tutta quella dimensione di emergenzialità, di flusso e imprevedibilità che implica la rete) deve la propria esistenza Area51 Publishing. Gli audiolibri vengono realizzati in partnership con Ravenna Poesia e lo studio Parametri musicali e coordinati da Massimo Mazzoni che si occupa dell'organizzazione artistica complessiva (testi, lettori, attori, etc.) e segue tutta la fase di registrazione in studio professionale insieme a Giancarlo Di Maria, musicista, arrangiatore e tecnico del suono, che si occupa poi della postproduzione e spesso della creazione di musiche originali. Le applicazioni per iPhone e iPad sono invece sviluppate da un ingegnere informatico, Ugo Marchesini, che si interfaccia con grafici, web designers e autori; gli e-book per gli e-reader (Amazon Kindle e iPad inclusi) vengono infine realizzati direttamente su base (X)HTML per la migliore gestione nei formati, EPUB in primo luogo, più utilizzati dagli e-reader. Mi sono soffermato su questi aspetti tecnici non per inaridire il discorso ma al contrario per esaltare il fatto che, oggi, e ne sono convinto pienamente, le chiacchiere stanno a zero. Non si può prescindere dalla competenza tecnica se si vuole iniziare un'avventura umanistica come Area51 Publishing. O come altre realtà editoriali digitali nate nell'ultimo anno: cito per esempio Quintadicopertina. Anzi forse quello che più mi sta entusiasmando in quest'avventura è proprio comprendere e intrecciare modalità diverse di lavoro, il che significa soprattutto modalità diverse di pensiero. La seconda cosa positiva è la ricerca di una sempre maggiore precisione e la voglia di migliorare continuamente in questo flusso continuo che è diventata la realtà fatta informazione. Dove veramente non c'è inizio né fine, ma solo continuo movimento. L'aspetto più frustrante è invece proprio la rapidità della tecnologia. A volte ti fa sentire in gabbia. Come un passeggero del Titanic secondo la celebre immagine di Jünger.
JB: Ogni casa editrice ragiona per collane. Quali sono le collane di Area51?
SB: La vocazione di Area51 Publishing è generalista. Mi piacerebbe che col tempo (anche se questa parola assume un aspetto quasi grottesco, in un mondo istantaneo quale quello digitale – ma forse la sfera umanistica di buono può portare proprio la dimensione individuale dell'esperienza del tempo) la casa editrice costruisse una personalità tale da identificare i prodotti prodotti e non da essere identificata dai prodotti. Per il momento abbiamo due collane di audiolibri, entrambe dirette da Massimo Mazzoni, che puntano all'esperienza lirica: la collana Italiana, che propone i mondi dei nostri grandi poeti come D'Annunzio, Leopardi, Pascoli, e la collana I Titani, che verrà inaugurata questo mese con un titolo davvero titanico: iniziamo infatti la pubblicazione integrale dell'Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti, letta dallo stupefacente Franco Costantini e presentata da Valerio Massimo Manfredi. Cominciamo con i primi due libri, proseguiremo nei prossimi mesi con gli altri 22. Un'altra collana in linea con questo spirito epico è Spirito guerriero: è composta al momento da Guerrieri di Roma, titolo storico sui grandi condottieri dell'antica Roma che abbiamo sviluppato sia come applicativo per iPhone che come e-book, e da Simboli sacri degli indiani d'America, un viaggio nella spiritualità dei nativi americani disponibile in e-book ma entro il mese di agosto proposto anche in audiolibro e in applicazione iPad. Abbiamo poi una collana di narrativa di genere, dal titolo Impronte digitali, un'altra dal titolo Visionari dove cerchiamo di pubblicare autori che offrono una visione del mondo non convenzionale, e in cantiere molte altre: a fine giugno usciamo con l'e-book storico Italiani in guerra, in occasione del settantesimo anniversario dell'entrata degli italiani nella Seconda guerra mondiale.
Tutti i nostri titoli sono disponibili esclusivamente per download digitale: si possono acquistare o dal nostro sito (
www.area51publishing.com) o da iTunes (gli audiolibri e le applicazioni) o da Amazon.com (gli e-book per Kindle).
JB: Un titolo del catalogo a cui un lettore forte non può rinunciare.
SB: Se ha un iPhone direi Guerrieri di Roma. Con il Gps si possono consultare i luoghi geografici attuali delle più grandi battaglie antiche. Se ha un lettore MP3 l'Iliade, se ha un Kindle Simboli sacri degli indiani d'America.
JB: E' possibile collaborare con Area51 Publishing?
SB: Certo: siamo aperti a proposte sia di autori tradizionali sia di grafici, illustratori, web designer e informatici. Tutte le informazioni si trovano sulla home page del nostro sito
www.area51publishing.com, alla voce "Collabora".
JB: Il motto della casa editrice è "Un nuovo modo di leggere". Credi
che questa modalità sia destinato a soppiantare la lettura
tradizionale, su carta?
SB: Se mi chiedi se ho nostalgia del libro... be', personalmente non ho mai avuto il mito del libro come oggetto. L'ho sempre visto come un veicolo di contenuti. Se i contenuti saranno salvi, lo sarà anche il libro.
Se dovessi scommettere direi che il futuro vedrà grandi eventi culturali-spettacolari in cui il libro tradizionale vedrà crescere la sua funzione attuale: quella di nodo di una rete di eventi-spettacoli di massa. Da Harry Potter a Gomorra il modello su cui puntano i grandi gruppi mi pare questo: pochi titoli-evento da caricare di massicci investimenti per una redditività altrettanto massiccia e immediata. La logica del blockbuster - lo dico senza esprimere alcun giudizio di valore - si è spostata dal cinema alle librerie. Le grandi catene si configurano sempre più come villaggi d'intrattenimento dove si consumano esperienze culturali insieme a quelle ludiche e alimentari. Un consumo tecnologico sempre più sofisticato. Non mi stupirei se in un prossimo futuro nei cinema in 3D venissero proiettati oltre ai concerti e alle partite di calcio tavole rotonde globali con le rockstar della letteratura, con la presentazione delle novità librarie simili agli Expo tecnologici di Apple o di Sony (Iron Man 2 in questo senso è geniale).
Dall'altra parte ci saranno i contenuti. I contenuti saranno sempre più digitali. Cioè a basso costo, perennemente disponibili, immediatamente accessibili.
Credo saranno destinate a sparire le piccole librerie, ma anche le reti di distribuzione-promozione tradizionale. E penso anche che non riusciranno a sopravvivere alla competizione molti piccoli editori attualmente su carta, che subiranno la concorrenza non solo degli editori digitali, tecnologicamente più avanzati, culturalmente più predisposti al cambiamento e con molti minori costi sul groppone, ma anche dell'autopubblicazione digitale. Potrei azzardare anche la previsione dell'esplosione di una "bolla" del digitale, analoga a quella del Web di dieci anni fa. Lo dico perché mi pare - ma spero di sbagliarmi - che dietro ai proclami milionari manchi la consapevolezza del fatto che il passaggio al digitale come minimo espone gli editori al rischio di un pesante crollo della redditività. Quindici anni di contenuti di qualità gratuiti su web, la scarsa attenzione alla proliferazione di un'inconsapevole pirateria di massa (oggi e-mule è considerato da molti come un juke box gratuito), la mancanza di una fisicità del prodotto e la natura fluida della tecnologia stessa fanno sì che i contenuti digitali siano percepiti come di bassissimo valore economico. L'esempio di App Store è eloquente: la sfida per trovare acquirenti legali è far percepire il prodotto concorrenziale con la gratuità (ma la pirateria non è stata certo debellata). Ma così facendo si abbatte inevitabilmente la redditività. Chi infatti guadagna nel mondo digitale? Chi produce hardware, chi gestisce piattaforme e chi fornisce connettività. Per i creatori di contenuti sono guai. Questo è un problema economico, sociale e politico che continua a essere pericolosamente sottovalutato. Ma qui stiamo parlando di realtà imprenditoriali che non possono crescere e a volte neppure nascere nell'indifferenza generale: editori, case di produzione, software house. Tutto questo è lavoro. Si parla tanto di Rete come Social Network ma mai come Economy Network. Il lavoro da fare è molto lungo.
Commenti
[area51] simone ci presenta
[area51] simone ci presenta una nuovissima realtà editoriale. buona lettura!
[sim] "Vista l'identità di
[sim] "Vista l'identità di acronimi, in veste di intervistatore propenderò per un "JB" che alla vecchia guardia lanchelota dovrebbe ricordare qualcosina."
> E chi se lo dimentica, il grande Jeffrey?
[area51] bedetti scrive: "
[area51] bedetti scrive: " Quello che manca tra la potenza e l'atto ora è solo il mercato. E non è a mio parere, nonostante l'euforia dei recenti proclami milionari, una cosa scontata. Anzi, per come si è formata la coscienza del mercato digitale dalla sua nascita con la Rete, direi che è la scommessa economica e culturale più difficile da giocare"
> Pienamente d'accordo. In prima battuta perché credo rimanga e rimarrà vivo il culto per il libro come oggetto (scomodiamo Manuzio? Dovremmo partire da lì). In seconda battuta perché collezionare file digitali dei libri non dà le stesse soddisfazioni ai bibliomani, né ai bibliofili. In terza perché il medium per farli circolare non è ancora adeguatamente in circolazione.
[area 51] bedetti
[area 51] bedetti racconta: "Da un punto di vista "tecnologico" significa che Area51 Publishing si avvale di una vera fusione tra sfera umanistica e sfera scientifica, tra autori, grafici, editor, ingegneri informatici, programmatori web e tecnici del suono."
> E questo sì che è affascinante.
[area 51] Più avanti,
[area 51] Più avanti, "L'aspetto più frustrante è invece proprio la rapidità della tecnologia. A volte ti fa sentire in gabbia. Come un passeggero del Titanic secondo la celebre immagine di Jünger."
> Quale immagine di EJ? Non ricordo in quale libro sia...
[area51] questa previsione,
[area51] questa previsione, "Dall'altra parte ci saranno i contenuti. I contenuti saranno sempre più digitali. Cioè a basso costo, perennemente disponibili, immediatamente accessibili."
> mi spaventa. Perché come autori (o traduttori) già veniamo pagati molto poco e molto in ritardo, spesso e volentieri, da professionisti dico. Se i contenuti saranno sempre disponibili e accessibili a un costo ancora più basso (!) che ne sarà degli autori? Quali saranno le nostre percentuali, quali gli anticipi medi?
A differenza dei musicisti, noi non abbiamo la possibilità di guadagnare qualcosa suonando dal vivo. Non esistono i concerti. I reading non hanno lo stesso fascino, e se vogliamo trasformarli in teatro... non serve aggiungere altro.
[area51] ancora: "Credo
[area51] ancora: "Credo saranno destinate a sparire le piccole librerie, ma anche le reti di distribuzione-promozione tradizionale."
> Per quanto riguarda le reti di distribuzione e promozione tutto ciò è bene: soprattutto considerando quanto hanno guadagnato, a differenza di autori (...) ed editori, per ogni singola copia venduta. E quanto hanno alterato e sporcato il mercato, per capirci, e così via (discorsi vecchi).
Per le piccole librerie, invece, è veramente terribile leggere una cosa del genere. Devono resistere e devono reinventarsi - ammesso che il digitale attecchisca - proprio perché, paradossalmente, non sarà più una questione di spazi a fare la differenza. Ehm.
[area51] altro passo
[area51] altro passo interessante: " Lo dico perché mi pare - ma spero di sbagliarmi - che dietro ai proclami milionari manchi la consapevolezza del fatto che il passaggio al digitale come minimo espone gli editori al rischio di un pesante crollo della redditività."
> sì. Già adesso i consulenti e i redattori e gli uffici stampa sono spesso sfruttati all'inverosimile - siamo noi i nuovi operai - senza orari, spesso senza contratti, senza riconoscimento degli straordinari, pagati alle calende (quando pagati, eh?)... un domani, post ulteriore crollo delle entrate, tolti i letterati a un'editoria ormai incapace di pagarli, cosa rimane? Una neo-tipografia fatta da ingegneri e addetti al marketing? Difficile credere che certi standard di qualità possano sopravvivere. Molto.
E taccio sulla già penosa (molto) questione degli autori.
[area51] bell'intervista,
[area51] bell'intervista, Sim. D'altra parte l'argomento è molto dibattuto, in questi ultimi tempi. Post tracollo dell'industria discografica io andrei veramente coi piedi di piombo: per fare un esempio, il cambio delle abitudini, della cultura del disco e della circolazione dei dischi ha distrutto un ascoltatore da 15 nuovi cd al mese come me, riducendomi a 1 disco l'anno. Come me sono spariti molti altri ascoltatori e acquirenti di dischi: è come se un mondo si fosse autodistrutto. Ma la tragedia dei lavoratori dell'industria del disco, dalle sale di produzione ai negozi, non l'ha raccontata per bene nessuno. E quella è più assurda ancora.
L'industria del libro si regge su equilibri molto più fragili. Circolano molti meno soldi, lavorano molte meno persone, esistono molti meno acquirenti; se eliminassimo per legge la feccia delle vanity press, lavorerebbero ancor meno persone (triste ma vero). Una stecca come quella subita dal disco avrebbe conseguenze alla Bradbury, in dieci anni. Dobbiamo immaginarci se questo è ciò che vogliamo. E dico che dobbiamo tornare anche a interrogarci sul copyleft, se vogliamo tutelare e rispettare il lavoro dei letterati. Che è un lavoro come un altro - solo che non è quasi mai riconosciuto come tale.
caro Gianfranco, innanzitutto
caro Gianfranco, innanzitutto chiederò dell'immagine jüngeriana.
le tue glosse sono sacrosante e confermano la mia idea iniziale: che un'intervista di questo tenore potesse trovare il suo spazio solo su lankelot, dove c'è una lunga tradizione di pensieri e parole (e pratiche) riguardanti l'editoria, i suoi operatori e il suo futuro.
ritengo che una rivoluzione copernicana sia alle porte: nella fruizione del libro e nella produzione - così come nella distribuzione e nella corresponsione economica - dei contenuti. il libro vecchio stampo (o "vecchia stampa") resterà, alcune vecchie logiche terranno botta, ma l'ambito digitale è destinato ad avere sempre più voce in capitolo. spero non a scapito della carta.
credo, innanzitutto, che morirà la concezione di internet come "autobus gratuito": un po' grazie a nuove tecnologie in grado di sigillare i contenuti, un po' per via del giro di vite legislativo che si sta diffondendo a macchia d'olio, e infine - ed è la cosa più importante - perché anche la nostra forma mentis di utenti prima o poi maturerà. una volta introdotto il dovuto rispetto per i contenuti digitali, allora il sistema si adatterà e diventerà "giusto" e conveniente anche per chi produce contenuti. gli autori.
in coda ne approfitto per ribadire che area51 è aperta a collaborazioni di vario tipo e accetta manoscritti.
hochachtung.
[area51] ottimo Sim, mi
[area51] ottimo Sim, mi unisco volentieri ai tuoi auspici sulla fine del "Bus gratuito", almeno a certi livelli, e rimango rimuginante a proposito di tutto il resto (e: riconoscente per la ragione del rimuginare.)
(Junger) L'immagine del
(Junger) L'immagine del Titanic è contenuta nel Trattato del ribelle. Junger fa salire la massa sulla nave che affonda, mentre l'individuo (il ribelle, l'anarca) si dà al bosco.
[junger] beh, avevo
[junger] beh, avevo completamente rimosso anche la sola idea che J. avesse pensato a un paragone tra massa e titanic. mi sembrava una trovata poco jungeriana:) Grazie Fede
der rebell in die wildnis? un
der rebell in die wildnis? un cocktail micidiale di thoreau, london e supertramp. speriamo che si sia studiato per bene l'elenco delle piante commestibili...
[sim] thoreau e london sono
[sim] thoreau e london sono un'influenza davvero prepotente. Ottimo rilievo:)