Apolloni Marco Fabio

Er puttaniere arcadico e altri sonetti

Autore: 
Apolloni Marco Fabio

Marco Fabio Apolloni non è certo il poeta della porta accanto, quello della lirica ridente, ammiccante, narrativa. Non ci da dentro con versi troppo americanizzati alla Whitman, né monta il toro di una lirica intellettualoide, di intrinseca e deliberata oscurità. Ma è piuttosto un geniale evocatore della cultura fastosa e barocca, del recupero dell’ormai desueto sonetto romanesco. Attirato dal fascino di un’ antica dimensione comunicativa, egli indossa la maschera del “puttaniere arcadico”, una sorta di personaggio scettico, ridanciano e godereccio.

Costruisce sonetti che, pur contaminati dall’invincibile seduzione di Giuseppe Gioacchino Belli, diventano esempio di nuova combinazione e di ripresa che sarebbe ingeneroso chiamare imitazione, trattandosi di libera variazione su di una maniera. All’istintivo realismo dell’illustre predecessore, egli contrappone una vitalità visionaria e magica. La sua poesia non mira ad una polemica egualitaria che tenda a dar voce alla plebe romana, ma alla scanzonata e stravagante rievocazione di inimitabili figure mitiche e bibliche, che di fatto rubano la scena ai popolani capitolini. Ne esce un vertiginoso caleidoscopio di immagini che unisce la facilità popolaresca e ridevole dei motivi, all’altisonanza di riferimenti dotti, assemblandoli in una sintassi creativa di eccezionale fermezza.

Il poeta compone endecasillabi che si pongono in chiave grottesca e folle, seguendo gli estri di una vitalità capace di trapassare nel vigore icastico della polemica religiosa, nell’arringo satirico ed irriverente rivolto contro i papi e la Chiesa. Tuttavia la vivezza coloratissima del suo linguaggio lo rendono più consono a volgere gli argomenti ad uno scherzo sguaiato, che non ad una protesta seria e vibrante. “Se solo Cristo fosse nato donna,/me farebbe apostolico e romano,/Si sse fusse ’ncarnato co’ la gonna,/Sarebbe ‘r più devoto parrocchiano.”(Ci crederei pag. 7); “Questa co’ ‘ste finestre digriggnate/ Tenute strette a forza dar cemento/E’ fabbrica e fortezza der tormento/Che pija le perzone ggiudicate./ Nun ce po’ esse mejo monumento/A tutte le giustizie snaturate/De ‘sto serrajo che tte fa spavento/Puro si resti fora dell’entrate.” (Er Palazzo novo de Giustizzia  pag.17).

Talvolta il suo profilo enigmatico ed istrionesco risulta più incline a quella di un dandy eternamente sedotto dalla bellezza femminile: “Venere della sera e der mattino,/Pare, scompare, come cazzo crde,/Come vole l’eccentrico destino/Della passione strana che presiede./Pianeta der capriccio femminino,/Unica luce chiara che se vede.” (La sola stella pag.19). In altri versi il suo sorriso scanzonato si scioglie invece nel languore della malinconia : “Dove vanno li bbasci dopo morti?/Forze all’ombra de quarche cimitero,/Un lune de memoria a ffa’ da cero,/Cor nome e co’ la data, so’ seporti. (All’anima dei bbasci pag.34).

Non c’è sdegno nella sua voce né asprezza, ma solo distaccato scetticismo, camaleontica ironia, con un’ombra di divertimento, che si manifesta nel turpiloquio sboccato degli endecasillabi. “Quanno sarò corcato strasciconi:/Credo d’ave ppiù gust’a frascicamme/ Senz’anima che rompa li cojoni”. (Credo pag. 6). L’atmosfera plumbea e corrusca della Roma papalina del Belli, cede qui il posto a quella arcana del mito eterno e della tradizione cristiana; la commensalità libera, diretta e carnale ad una stralunata condizione di isolamento che risale fino ai luoghi sempre persi e ritrovati dell’Arcadia, per contaminarli con una ripugnante dose di cinismo.

Apolloni non cerca alcuna forma di compiacimento, ma si declina tra sacro e profano, fastoso e plebeo come chi rivendichi la presenza del vero e non più quella del falso. Con apprezzabile talento azzecca in alcuni sonetti un ritmo che rende aurea l’intera raccolta, esercitando su di noi una sensazione mista di fascino e di repulsione che ne rende avvincente l’impatto.  

Gian Paolo Grattarola 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :

Marco Fabio Apolloni - Er puttaniere arcadico e altri sonetti. - Ed. Ponte Alle Grazie , 2006 

Marco Fabio Apolloni, dopo essersi dedicato alla storia dell’arte antica sin da giovanissimo e aver perfezionato gli studi a Londra al Courtauld Institute of Art, è stato chiamato da Indro Montanelli a scrivere di critica d’arte sul Giornale. Ha poi collaborato con Epoca e Panorama, Approdando da ultimo al Messaggero. Nel 2003 è uscito il suo primo romanzo Il mistero della locanda Serny, finalista al premio Strega. Vive a Roma dove ha una bottega d’antiquariato.

ISBN/EAN: 
9788879288781

Commenti

Amices!
Nuovo contributo di GPG.
buona lettura,
gf

Nessuno tra i romani presenti si è mai occupato del Belli ?

Sbaglio o nell'archivio non vi è nulla ?

Gian Paolo Grattarola

Direi di no...
non ancora almeno.

Un vero peccato.
Sono sicuro che prima o poi questo poetà tornerà di attualità.

Gian Paolo Grattarola

Belli, Zanazzo e Trilussa. Tutti e tre, per ragioni differenti, sono rimasti e torneranno a essere approfonditi, caro gpg. Intanto bisogna scoprire Apolloni;)

Si infatti per me la figura poetica di Apolloni è stata davvero una sopresa tanto inattesa quanto gradevole.

E' un antiquario e vive a Roma. Ho chiesto ulteriori informazioni alla casa editrice. Sarei curioso di rivolgergli alcune domande.

Peccato che la distanza ed il tempo siano nemici mortali per noi che vorremmo consacrare le nostre giornate alla cultura.

Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola

Ai nemici mortali, aggiungi pure fisco & costo della vita. ;)

Per non parlare del vincolo di dover condurre un'occupazione che ci garantisca un sostentamento economico ma che ci succhia energie depauperando il nostro spirito.

Ti abbraccio
Gian Paolo

Io la chiamo ernia del fisco.

aggiunta copertina & codice

aggiunta copertina & codice ean