Saint-Exupéry Antoine de

Il Piccolo Principe

Autore: 
Saint-Exupéry Antoine de

 

 

È dietro le parole semplici, essenziali e misurate che, spesso, si celano i concetti più profondi. Dietro un libro offerto, di solito, alle elementari, come utile approccio alla lettura, si nasconde un testo filosofico e sociologico di grande spessore, un’opera da leggere e rileggere, nella quale cogliere mille sfumature in ogni breve capitolo, in ogni frase, in ogni parola.
Ogni pagina offre uno spunto ricco di significati, una perla di saggezza da custodire gelosamente, pura e intatta, proprio come le parole del “piccolo principe”, piombato sulla terra dal proprio pianeta, “approfittando, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici”.
Un piccolo principe dai capelli biondi e dallo sguardo vispo, che arrossisce facilmente, quando non vuole rispondere. Che non conosce il nostro mondo, e fa domande all’apparenza banali che si rivelano, in realtà, profonde osservazioni su tutto ciò che ci circonda, sulle contraddittorietà dei comportamenti umani, sulla società che dimentica l’importanza delle piccole cose, dei gesti disinteressati, incapace di cogliere l’essenziale, spesso “invisibile agli occhi”.

 

IL LIBRO
Un racconto autobiografico, lo si potrebbe definire, in quanto l’autore, Antoine de Saint-Exupery, si era davvero trovato nel 1935 sperduto nel deserto del Sahara, con un’avaria al motore del suo apparecchio e poca acqua per sopravvivere, e fu miracolosamente tratto in salvo dagli indigeni quando era ormai in fin di vita. Solo tra le dune, impaurito e senza speranze, il protagonista del racconto incontra un bambino di non più di sei anni, che si presenta ai suoi occhi con una strana richiesta: “Per favore, mi disegneresti una pecora?”.
Il protagonista, narratore in prima persona durante l’intero romanzo, ha sempre amato disegnare, come testimoniano anche le illustrazioni all’interno del libro, ma non sempre i grandi hanno compreso le creazioni della sua matita, come quando i grandi hanno scambiato il suo “boa che digerisce un elefante” per un normale cappello.
Solo il piccolo principe riesce a cogliere, nella sua ingenuità, la vera realtà di quel disegno, il suo significato non soltanto percettivo, ma reso profondo dalla fantasia di un bambino. Tra i due si crea subito una profonda amicizia, fatta di piccoli racconti, di scoperte, di riflessioni, di affetto e reciproco rispetto.
Il piccolo principe viene da lontano, da molto lontano, più precisamente dall’asteroide B 612, “poco più grande di una casa”. Da questo corpo celeste, dopo numerose tappe in altri pianeti, è giunto sulla Terra.
Strani, proprio strani, gli esseri umani. Ad esempio, amano le cifre. E chiamano l’asteroide con un numero per poterlo identificare, ma non si fidano se a presentarlo è un astronomo turco in abiti del proprio paese. In abiti eleganti, tutto il mondo è con lui.
Continuano, in questo modo, i piccoli grandi aneddoti raccontanti dal piccolo principe. Il dramma dei semi dei baobab, ad esempio, che nel sottosuolo del piccolo pianeta del principe creano arbusti destinati a trasformarsi in giganteschi fusti capaci di coprire l’intero asteroide, e devono essere eliminati subito. Perché esistono “piante buone e piante cattive, e queste ultime bisogna strapparle subito, appena si riconoscono”, per evitare che crescano impadronendosi dell’intero pianeta.
Ancora la vicenda del fiore, che indica come i problemi seri degli uomini, con tutti quei numeri, sono così lontani dalla semplicità di una riflessione sul perché delle spine della rosa e del suo bisogno di difendersi dalle fauci della pecora. Perché i calcoli di un grosso signore devono essere importanti e i problemi di una pecora no?
Il piccolo principe attraversa il pianeta del Monarca, che domina su tutto, ma in realtà su nulla, dà ordini, fa nomine, utilizza il suo potere su chi gli capita a tiro, ma non è poi molto credibile, costretto a confrontarsi con una semplice richiesta del principe: “Ordini al sole di tramontare?”.
La seconda tappa per il principe è il pianeta del Vanitoso, per il quale tutti gli altri sono suoi ammiratori. “Che significa ammirare?” chiede incuriosito il principe. “Ammettere che sono il più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta”. “Io ti ammiro, ma tu che te ne fai?”.
E ancora il pianeta dell’Ubriacone, dell’Uomo d’affari, del Geografo, del Lampione e del Lampionaio, l’unico che, “occupandosi di altro che non di sé stesso”, non sembra ridicolo, pur conducendo una vita tragica per rispettare la propria consegna di accendere e spegnere il lampione una volta al minuto.
La Terra è il settimo pianeta da visitare, uno strano pianeta, con “cento e undici re, settemila geografi, novecentomila uomini d’affari, sette milioni e mezzo di ubriaconi, trecentoundici milioni di vanitosi, due miliardi circa di adulti”, pianeta dove tutta la popolazione potrebbe tranquillamente “ammucchiarsi in un isolotto del Pacifico”, e starci bella larga, ma invece crede di essere molto più importanti, come i baobab, occupano posto, fanno calcoli, classificano con numeri.

 

 

 

 

 

Continuano i racconti, arrivando, probabilmente, al passaggio più bello dell’intero romanzo: l’incontro con la volpe, il dialogo tra i due e il grande paradigma che offre la parabola: il piccolo principe incontra una volpe, non ancora “addomesticata”, non ancora legata a lui in termini affettivi. Il principe non comprende, che cosa mai significherà addomesticare? La volpe chiarisce con poche e semplici parole il particolare rapporto tra due esseri che si addomesticano, entrando in contatto con amore e prendendosi cura l’uno dell’altro: “io ora per te sono ancora una delle tante volpi, solo quando non mi vedrai più come uno tra i tanti, ma sarò per te unico, ci saremo addomesticati”.
Prendersi cura dell’altro, instaurare dei legami, è questa la chiave di lettura. Guardare l’altro negli occhi, dimostrargli un affetto sincero, facendolo emergere nella sua singolarità, come essere unico al mondo, anche se è soltanto “uno tra i tanti”. Lo stesso è per la rosa sul pianeta del principe: per lui è l’unica e la sola, anche se, di fronte ad un giardino fiorito sulla terra, piange e si dispera perché la considerava come unica nell’universo. Quel fiore non è l’unico, ce ne sono tanti come lui, ma per chi se ne prende cura potrà essere per sempre l’unica e la sola, e sarà difficile abbandonarla.
E ancora il controllore dei treni ed il mercante di pillole contro la sete, l’episodio del pozzo e l’incontro con il serpente: il piccolo principe è ormai da tanto, sulla Terra, è il momento di andare.
È passato un anno dal suo arrivo sulla Terra, è giunto il momento di tornare sulla sua stella, proprio quando anche l’io narrante riesce a rimettere in moto il proprio aereo. Il principe se ne andrà, ma il pilota potrà rivederlo ogni volta che alzerà gli occhi al cielo, perché attraverso una qualsiasi stella e grazie all’affetto che ormai li lega, gli basterà osservarne una tra le tante per ricordarlo.
Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia”.
Il piccolo principe è tornato sul suo pianeta, è di nuovo lassù nel cielo, con le sue piccole, necessarie domande, che aiutano a crescere, dentro, nel profondo del nostro animo.
Anche Antoine de Saint-Exupery è lassù nel cielo, scomparso nei cieli sopra la Baia degli Angeli, pochi mesi dopo la pubblicazione del romanzo, senza lasciare traccia di sé proprio come il protagonista del suo libro.
Un libro che ci accompagna ogni volta che vogliamo osservare il mondo con occhi diversi, più puri e innocenti, rendendoci conto delle assurdità, delle incongruenze, dei falsi bisogni che caratterizzano l’animo umano, ricordandoci come l’unica cosa realmente necessaria sia l’amore. Sempre, comunque.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.
Antoine Marie Roger de Saint Exupery (Lione, 1900 - disperso in volo sul Mediterraneo il 31 luglio del 1944), aviatore e scrittore francese, di famiglia aristocratica, rimase orfano di padre a quattro anni. Fu pilota civile e militare e scrisse vari libri, il più amato dei quali rimane “Il Piccolo Principe”.

Antoine de Saint Exupery, “Il Piccolo Principe”, Bompiani, Milano 2003.
Con le illustrazioni dell’autore.
Traduzione di Nini Bompiani. Prefazione di Nico Orengo.
Prima edizione: “Le Petit Prince”, 1943.
“Il Piccolo Principe” è stato tradotto in centoquaranta lingue, ed è il libro più diffuso al mondo dopo la Bibbia.

Approfondimento in rete: Site Officiel Saint-Exupery / Westegg.comThe Little Prince
Saint-Exupey in Lankelot: “Il piccolo Principe” (Epicentro).

Antonio Benforte
, 13 marzo 2005.

Già su ciao e lankelot.com.

ISBN/EAN: 
9788845247415

Commenti

"Un libro che ci accompagna ogni volta che vogliamo osservare il mondo con occhi diversi, più puri e innocenti, rendendoci conto delle assurdità, delle incongruenze, dei falsi bisogni che caratterizzano l?animo umano, ricordandoci come l?unica cosa realmente necessaria sia l?amore. Sempre, comunque".

> negli anni, emozione diversa e differente percezione della trama e dell'intreccio e dei personaggi scolpiti in eterno. Inspiegabile mistero d'un libro iniziatico;).

Sì, Antonio, questo piccolo libro risveglia splendidi ricordi e dà continui spunti meravigliosi, come questo tuo così ricco di sensibilità e di immagini.

Raffaella