Ansuini Alessandro

Zero

Autore: 
Ansuini Alessandro

“Zero” non è solo la stagione all’inferno di Alessandro Ansuini, diario frammentato e sconnesso (in altre parole: letterario) d’un’esistenza vissuta scrivendo per esorcizzare la paura del dolore e per esaltare la bellezza, agognando la divinizzazione della vita – del tempo che rimane – e rivendicando la serena attesa della morte; è il quaderno dei quaderni d’un autore che sta rinnovando le lezioni rimbaudiane (l’identificazione è, in questo testo, chiara, forte e proclamata) e campaniane, amalgamando poesia e prosa, nel segno della ricerca d’una forma nuova e, a quanto leggiamo in questo testo, d’una miracolosa e ancora inesistente struttura delle strutture. Ansuini propone una riflessione (ambizione?) chiara: mostrare una struttura capace di “inglobare le altre”. A un tratto domanda quale sia il nome della struttura capace d’essere a un tempo cronologica, a contrappunto, a incastro, ad affresco, deformata (non cronologica): la sua risposta è “Zero”, negazione della struttura in generale, architettura deflagrata, amori e sentimenti e emozioni e intervalli capaci di disgregare l’ordine previsto da ognuna delle strutture narrative convenzionali.  
Non è l’unica riflessione estetica rilevante, come vedremo; questo al di là dell’avvenuta fondazione della “struttura zero”, o almeno della sua ideazione.

“Zero”: credevo il titolo omaggiasse una battuta del film “The Doors” di Oliver Stone; Ansuini mi ha invece spiegato che “Zero il titolo se l’è scelto da solo, così come il fatto di non mettere il mio nome, mentre si scriveva diceva che non avrebbe avuto un nome e quando incredibilmente ho avuto l’opportunità di pubblicarlo non mi sono sentito di contraddirlo. Inizialmente si chiamava Zero’s Theme ma poi ha perso un pezzo, (come i Cult e i Cure) lo zero è tremendamente ambiguo, significa molte cose insieme, come riferimento musicale credo richiami zero degli Smashing Pumpkins, la canzone, (che portò a quella magliettina con la stella, te la ricordi nel video di Bullet with Butterfly Wings?)”.

Come no. E al contempo riconosco, nella scrittura di Alessandro Ansuini, una serie di punti di riferimento – rock, letterari, cinematografici – cari e comuni a una parte della nostra generazione. Come nell’opera d’esordio, “Ronde de la nuit”, “Zero” è caratterizzato da una ricca e apprezzabile serie di citazioni, richiami interni più o meno nascosti; per intenderci, nei tre libri che compongono l’opera, ho individuato tra i tanti: The Cure – “Accuracy” e “Prayers for Rain”, con tanto di traduzione in positio princeps dell’inizio del brano; Radiohead, P.J. Harvey; Von Trier (“Idioti”), Tarkovskij; T.S. Eliot, Rimbaud, Nabokov, Shakespeare (Ofelia e Amleto postmoderni e ansuinizzati), Pavese, Holderlin, Campana, Schiller, Gadda, D’Annunzio dei “Notturni”, Blake. L’elenco potrebbe proseguire ancora, quasi a oltranza; la ricchezza delle letture, degli ascolti e delle visioni di Ansuini è micidiale e suggestiva; stesso vale per la naturalezza dei richiami e delle integrazioni nei suoi libri. Si ha l’impressione che siano opere – e autori – coi quali davvero esiste un dialogo quotidiano, un confronto teso a interiorizzare bellezza e intelligenza, nel sogno della creazione d’un’opera delle opere. Perché è a questo che l’autore romano classe 1974 sembra stia puntando, a un superamento dei generi e delle strutture. Per adesso registriamo una violentissima frammentazione della narrazione, una sovrapposizione quando cruenta quando lineare di immagini, una scrittura che procede per lampi, scrosci, flash accecanti o distensivi e rilassanti. Non poesia pura, ma suono: non narrativa, ma prosa lirica; liquidissima, ma non annacquata; densa piuttosto, come il magma originario, caos che pretende di tornare (non di andare: e questo è interessante davvero) al principio di tutto, destabilizzando l’ordine costituito, abiurando dio e la società, cantando e scrivendo quel che è stato e quel che è, senza mai oltraggiare il futuro con una speranza o con una promessa. Ansuini scrive come chi non vede altro che il presente; forse è questo il senso dell’iniziazione – meglio: dell’illuminazione – alla quale pare accennare a un tratto, Roma 2003.

Il futuro – come la poesia – è morto. Non è. Il presente è attesa, sospensione e idolatria dell’attimo. Poesia è morta e tuttavia il poeta sopravvive, come quelle rare orchidee che vivono attaccate agli alberi, scrive Ansuini, senza essere parassiti: attende come un’orchidea insanguinata, s’avvicina un’era glaciale e allora è il momento di fare acquisti su Media Shopping. “Qui sono morte le stagioni e gli inferni s’allineano a formare un anello. Tu sei la punta che segue il cerchio, tu sei il compasso” (p. 78).

Se riuscite a immaginare una Stagione all’Inferno raccontata con la cupa e disperata allucinazione apocalittica e l’immaginazione di Blake potete avere una prima e vaga idea di cosa v’attenda in queste pagine. Un delirio costante e programmato, tanto limpido da suonare sacro: “non significo niente, non significa niente / il diapason dei sentimenti ripete (e ripete) e ripete / lo stesso identico suono (simile) di perfezione (nel / perdermi in ogni arte cinese o comunque esplosione cremisi”.

La scrittura riflette sulla scrittura. Ansuini scrive per la cognizione del dolore e della morte (pp. 59-60, libro secondo, “Zoroastrian Building”), e per la bellezza intoccabile. Tiene compagnia al vuoto (p. 61). La scrittura uccide (p. 61), presuppone “ferirsi senza farsi male” (p. 66), è distruzione (p. 67), è peccaminosa (p. 69): “Ecco un poeta: colui che dà tutto, la sua paura, il suo coraggio, la sua stessa vita nella sua totalità per non ricevere nulla in cambio. Potete dire un missionario” (p. 68).

*** 

C’è qualcosa che andava e va restituito ai contemporanei, in versi. Il ritorno alla consapevolezza della caducità, per vivere con intensità ogni momento di sole, e ogni raggio di bellezza; si deve tornare a camminare a piedi nudi. Ansuini sta cercando una strada nuova – avanza confuso dalle memorie e dal dolore, e accecato dalla bellezza e dall’innocenza scrive; quando si tratta dell’affresco d’un sorriso, d’una notte o d’un dialogo, leggi e vai oltre senza nemmeno accorgertene: tuttavia d’un tratto appare un immagine che sintetizza e spiega tutto. L’autobiografismo – per quanto criptico per chi non conosca l’autore – è giustificato. Altro non esiste che quel che io ho vissuto.

“Zero” ne è la prova, e la coscienza. Lirica, e visionaria.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alessandro Ansuini (Roma, 1974), poeta, narratore, fotografo, performer ed editore (clandestino) italiano. Ha esordito pubblicando “Ronde de la nuit” nel 2002. Vive a Bazzano (Bologna).

Alessandro Ansuini, “Zero”, Marco Valerio Editore, Torino 2005.
L’autore attribuito dall’edizione è “Karpòs Factory”.

Zero è suddiviso in tre libri: “Schekleter & Paris Literary Company”,  “Zoroastrian Building” (senza dubbio il migliore in assoluto, per intelligenza, originalità, profondità e stile) e “Il visionario”, a sua volta suddiviso in tre parti: quella eponima, “The Family” e “Verwirrung”.
 

Approfondimento in rete: Officine Letterarie Ansuini / Zeropoetry / Smith & Laforgue / DeviantArt
 

Ansuini in Lankelot:

Gianfranco Franchi, Aprile 2007

ISBN/EAN: 
9788875470142

Commenti

II di III.

Grazie per questa esperienza.

Presto o tardi ti rivelerò anche la trama del libro, perché c', di sicuro solo nella mia testa, ma c'è una trama quasi ben definita. Di sicuro c'è un processo, lineare, che parte dall'estrema difficoltà (per il lettore) all'inizio del libro e via via si riduce, come una nebbia che si chiarisse, per svelare i nomi dei personaggi, gli accadimenti, scivolando, per quanto possibile, nella prosa. Volevo chiederti cosa ne pensi del Ricettario, gianfranco. Non so se ti ho detto come l'ho scritta, quella parte.
Intanto grazie davvero per il tempo dedicato, vez.

ah, tra l'altro una cosa interessante è che questo libro è stato presentato in giro per l'italia con una forma insolita, ossia io leggevo solamente la parte mancante del libro, (la stanza 117) una costola che ho tolto appositamente in anticipo e ricongiungevo al libro solo in versione live. Altra cosa curiosa è che non è mai stato smesso di presentare, questo libro, e i primi di giugno infatti lo presento alla mediateca di san lazzaro, con una formula acustica inedita.

Raccontami la genesi del Ricettario - no, non ne avevamo parlato ancora. Posso dirti che non ho avvertito passaggi o scivoli particolari da poesia a prosa; m'è sembrato, in generale, che la commistione, l'ibrido, sia stato piuttosto regolare. Dal punto di vista formale non sono riuscito a individuare passaggi notevoli o salti mortali dalla forma ibrida alla "forma pura", ti dico. Il che è un tratto interessante, costituisce un potenziamento della scrittura.
*
Tienici informati per la presentazione a San Lazzaro!
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(davvero una trama c'era? in questo caso ammetto pacificamente i miei limiti... io non l'ho individuata, se non nel senso del diario frammentato)

Per il ricettario feci così: cominciai a tradurre col traduttore di google parti intere di "T.A.Z." di hakim bey, e veniva fuori un linguaggio strano che io successivamente sistemavo, integravo. dopo un po' ho cominciato a scrivere direttamente così. quello che ne viene fuori è una lingua davvero strana.
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sulla trama. Il primo libro è la versione poetica di tutto il libro, in metafora, il secondo è una piramide (il viaggio) il terzo è, a mio modo di vedere, decisamente più narrativo, fatta eccezione per il ricettario che è un'operazione a parte. Scherzavo comunque. il tessuto della trama è decisamente labiile, e non facilmente individuabile.

Allora...

A proposito di Hakim Bey, a beneficio di tutti, primo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Lamborn_Wilson

Avevo ricordi vaghissimi del concetto T.A.Z., non del libro, che non avevo mai sentito nominare; ma ti confido che sei il primo a raccontarmi d'averlo affrontato (e tradotto, e rivisitato). Purtroppo dovrei conoscerlo altrettanto bene per poter capire dove sei andato a parare. Perché non ne scrivi su Lankelot, di Lamborn Wilson aka Hakim Bey?
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trama - ah, va bene... beh, posso dirti che il massimo - in assoluto - a mio modo di vedere l'hai dato nella seconda parte, scrivendo del senso della scrittura e della tua visione della poesia; la prima parte era elegiaca. La terza l'ho trovata felicemente poco organica, e non fatico a immaginare adattissima all'interpretazione dal vivo.
C'è solo un grande personaggio nel libro; il resto sembra giocato per comprimari funzionali. Chiamati in causa per qualche battuta o qualche condivisione d'infinito. Non a caso a un tratto parli di "mosaico"...

(esco qualche ora, evito di guardare i festeggiamenti degli interisti su sky. Stasera spero di trovare sviluppi del dibattito, qui e in calce a "Ronde". Intanto grazie ancora per la condivisione e per gli approfondimenti; e per questi primi affascinanti allucinati personalissimi libri)

Ne scrivo volentieri, spiegami come fare che lo faccio volentieri. :-)

(facile!
http://www.lankelot.eu/?page_id=32 istruzioni

e qui di seguito il format da compilare e integrare in fondo, nell'articolo:

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nome Cognome (luogo e anno di nascita ? luogo e anno di morte), giornalista / romanziere / poeta / saggista / drammaturgo, nazionalità.

Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Traduzione di x y. Prefazione di x y. Illustrazioni di x y.

Prima edizione: ?Titolo Originale?, Città, Anno.
Adattamento cinematografico: ?Titolo?, di nome cognome del regista, anno.

Bibliografia consigliata: Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Approfondimento in rete: sito a / sito b / sito c.
In Lankelot: recensione a / b / c, a cura di nome cognome.

Recensore. Data.

"?Ecco un poeta: colui che dà tutto, la sua paura, il suo coraggio, la sua stessa vita nella sua totalità per non ricevere nulla in cambio. Potete dire un missionario? (p. 68)."

> Questo è Alessandro Ansuini. Non dimenticatevelo.

qua!

interessa anche a me questo libro. come reperirlo?

http://www.ibs.it/code/9788875470142/zero.html

direi qui, oppure:
http://www.marcovalerio.com/

dall'editore - sempre meglio.

Andrea e Alessandro, difficile che non vi piacciate.
Venite dalla stessa splendida razza, quella dei letterati anarchici.

[ansuini, zero] ripreso sul

[ansuini, zero] ripreso sul sito di Marco Valerio: http://www.marcovalerio.it/lankelot-recensisce-zero-di-alessandro-ansuini/