C’era una volta un editore modenese di sette cotte, e perciò italiano sette volte, che risiedeva a Roma. Quando gli dissero: tu non sei italiano egli volle dimostrare di essere modenese di sette cotte e perciò sette volte italiano buttandosi dall’alto della sua Ghirlandina
Nel capitolo ‘Imitazione del Cristo’ Angelo Fortunato Formiggini anticipa, con elegante sintesi, la sua fine. Editore apprezzatissimo durante il quindicennio fascista (morì il 29 novembre del 1938 lanciandosi dalla torre civica modenese della Ghirlandina), dopo le odiose leggi razziali, e dopo alcuni rovesci finanziari dovuti anche alle pressioni e agli interventi di alcuni ‘potenti’ di allora (si vociferava che a mettergli il bastone tra le ruote dell’attività editoriale del Formiggini ci fosse addirittura il filosofo e ministro Giovanni Gentile), decise di scrivere Parole in libertà, quando già la decisione di porre fine alla propria esistenza era un fatto ‘indiscutibile’, per scuotere le coscienze e ‘allertare’ la società sui pericolo della deriva fascista sempre più filo-nazista e sempre più razzista.
Perché Formiggini era di fede fascista, convinto da subito della bontà del movimento (Sta il fatto che il fascismo, nelle sue prime manifestazioni, non negò affatto i diritti dell’uomo. Si annunciò come un ristabilimento energico dell’ordine sociale che era stato scosso. (…) il fascismo mi è piaciuto quando mi parve un elemento di forza al servizio del diritto.) e della concretezza del suo leader. Ma proprio a quest’ultimo l’editore, dopo la vergognosa campagna antisemita, dedica le parole più sferzanti del suo biglietto d’addio.
Parole in libertà, così come si presenta in questa nuova edizione, mostra leggere differenze rispetto alla versione del 1945 curata dalla moglie del Formiggini. Quest’ultima, vuoi per la vicinanza al nefasto epilogo, vuoi per una ancor viva emozione per la guerra appena finita, era assemblata secondo un ordine stabilito dalla consorte. La presente invece riordina l’effettiva centralità voluta dall’autore anche se i capitoli dell’opera rimangono gli stessi. Capitoli che nella loro successione naturale mostrano un uomo deciso e lucidissimo nella sua determinatezza autodistruttiva.
Ecco dunque in ordine le lettere alla moglie (la prima), ai modenesi, agli italiani, al papa e al re, alle sue creature letterarie (Italia che scrive e Chi è, riviste che portò avanti tra mille difficoltà fino alla sua morte) e l’epistola agli ebrei italiani.
Nella lettera al papa (l’allora Pio XI per il quale Formiggini nutriva una stima illimitata, e ci viene da pensare cosa mai avrebbe potuto pensare del successore) e al re, l’ultima parte è dedicata a ‘lui’ (minuscolo), cioè al duce. In poche ed illuminanti parole ripercorre l’excursus politico di Mussolini mostrando i voltafaccia più clamorosi: Se tu, che dopo aver imprecato ‘contro il sozzo dio dei preti’ diventasti paladino di Santa Madre Chiesa, tu che sfoderasti la spada dell’Islam facendoti fotografare nella posa e nel gesto di un Colleoni qualunque, se tu che avevi detto raca dei Savoia ‘predoni ed assassini’ hai voluto offrir loro un vasto impero, se tu che dopo aver detto che il tricolore meritava di essere ‘piantato sul letamaio’, ti sei fatto monopolista esclusivo ed assoluto dell’amor patrio, se tu che avevi dichiarato teatralmente che non avresti mai perseguitato gli ebrei perché furono visti piangere su la salma di Cesare, se tu che hai detto chiaro e tondo (con ispirazione veramente profetica sebbene tu non appartenga alla razza dei profeti, almeno fino a prova contraria) che l’antisemitismo è pederastia,avessi, come sembrò, sventolato il vessillo di Davide, forse il tuo nuovo Impero avrebbe avuto enormi risorse ed avresti avuto la gloria invece che la esecrazione più assoluta dei contemporanei e dei posteri di tutto il mondo.
Dunque in questa sorta di ‘amichevole’ rimbrotto (ma c’è davvero tutta l’essenza del ventennio che Formiggini non ebbe a vedere nel suo tragico epilogo) vi è il cuore dell’editore, che più volte tentennò in una direzione piuttosto che in un’altra (tristemente squallida, anche se permeata di una sottile ironia e nello stesso tempo commovente, la lettera al Ministero dell’Interno quando parlando di sé in terza persona dice: E’ sempre stato estraneo al culto e si è costituita una famiglia ariana), ma che mai per un secondo abbandonò l’idea di togliersi la vita. Quella vita a cui dedicò delle sentite ‘parole in libertà’ e che rappresentano perfettamente l’epilogo di questa tristissima esperienza: La vita non vale più nulla se non si può lavorare, se non si può più amare ed essere amati e se, a tradimento, con una pugnalata alla schiena, ti hanno agghiacciata nel cuore la polla viva della serena allegrezza.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Angelo Fortunato Formiggini (Modena, 1878 - Modena, 1938) editore e scrittore italiano. Bio approfondita: WIKI.
Alfredo Ronci, marzo 2010
Commenti
[formiggini] nuovo articolo
[formiggini] nuovo articolo di Alfredo Ronci. Buona lettura!
[formiggini] e intanto tutta
[formiggini] e intanto tutta la mia riconoscenza, amice. Non avevo mai sentito parlare di Formiggini, e non sapevo nulla della sua drammatica vicenda. Studierò a dovere e tornerò qui a parlartene. Grazie intanto...
(Formiggini). Io conservo
(Formiggini). Io conservo gelosamente la sua tesi di laurea, poi divenuto libro, 'Filosofia del ridere' (pensando alla sua fine, c'è da che riflettere). Prima o poi lo tratterò come 'classico'
(formaggini) Vedo che sei
(formaggini) Vedo che sei tornato all'antico, Alfredo. Presentandoci questi dubbi testi e personaggi. Ad ogni modo, il formaggini mi sembra un po' troppo livoroso, mi sa che ci doveva essere altro oltre quello che ci dice. In più le considerazioni che fa sul tradimento degli ideali iniziali del Fascismo, non tiene conto del contesto, della real politica e di un sacco di altre cose. Cioè, va bene la critica, se costruttiva, ma non mi pare il caso di formaggini.
(Formiggini) Testi e
(Formiggini) Testi e personaggi dubbi? Dov'è il dubbio? E se a te impedissero di fare la tua vita solo perché ebreo, non saresti livoroso? Io sarei incazzato come una belva affamata, altro che 'livore'. Non scherzarci.
(Formiggini) Spero che il
(Formiggini) Spero che il nome 'storpiato' in Formaggini sia solo un errore, un lapsus. Se fosse altro... beh...
[formiggini] si trova
[formiggini] si trova facilmente in giro? Mi sembra un recupero fondamentale. Storia da studiare, memoria da onorare.
(formiggini) Non mi riferivo
(formiggini) Non mi riferivo alle leggi razziali, ma alle altre considerazioni politiche che fa. Sul cognome, non lo conosco, mi suonava Formaggini, non ho guardato bene. formaggini suona meglio, non c'è dubbio. Comunque non è stato voluto. Perché, ne dubiti?
Se scrivi 'insensatamente'
Se scrivi 'insensatamente' che Formaggini suona meglio, sì dubito.
(formiggini) be, che suoni
(formiggini) be, che suoni meglio è indubbio, è un fatto di orecchio, non vedo cosa ci sia da scandalizzarsi. E non capisco quell'uso improprio di "insensatamente".
[Filosofia del ridere]
[Filosofia del ridere] scrivine presto! Sono curioserrimo.
(Formiggini) 'Parole in
(Formiggini) 'Parole in libertà' ti consiglio di ordinarlo direttamente alla casa editrice di riferimento. 'Filosofia del ridere' è molto più difficile, ovviamente, ma puoi tentare il colpaccio su e.bay, se sei fortunato.
[Formiggini] mi riporti
[Formiggini] mi riporti indietro nel tempo! ho studiato qualcosa su Formiggini all'università, c'é un capitolo proprio su di lui in G.Turi, Il fascismo e il consenso degli intellettuali, che usai per l'esame di Storia d'Italia del XX secolo.
Il suo nome mi frullava per la testa da qualche tempo, devo averlo sentito nominare o via tv o sul giornale. Pensavo che fosse uno da recuperare o da rivisitare comunque, per me hai fatto bene, io non avevo tempo per occuparmene.
(Formiggini) Sono quei nomi,
(Formiggini) Sono quei nomi, come dici anche tu intellettuali vicini al fascismo, di cui purtroppo si sono perse le tracce. Come per esempio Paolo Vita Finzi, fine studioso, uno dei 'ragazzi del 99', diplomatico durante il regime in vari paesi, anche lui deluso dal'operato di Mussolini, che a partire dall'uscita della sua 'Antologia apocrifa' che risale addirittura al 1927 e pubblicata, guarda caso, dal Formìggini (mettiamoci il giusto accento così Leon non lo confonde coi formaggini) divenne poi il più grande parodista della nostra letteratura. Le sue parodie soprattutto pascoliane sono ancora una delizia per i palati più fini. Amato e venerato da una generazione di critici a cominciare da Guido Almansi.
Ne parlerò.
[Formìggini] all'inizio lo
[Formìggini] all'inizio lo pronunciavo sbagliato anch'io.....ma non l'ho mai trasformato in formaggino, poveretto! :)
Ecco, quest'ultimo che nomini non lo conosco proprio, quindi leggerò quando ne parlerai, saluti
Marina
[formiggini] mi sono
[formiggini] mi sono procurato, intanto, la biografia scritta da Antonio Castronuovo, "Libri da ridere". Ne parlo qui nei prossimi giorni. Grazie sempre, Al.