Vedo solo ora quella città. Wandernburgo mi appare come una ghirlanda di luci, in una brocca di nebbia. E le lucerne notturne aleggiano e sanno di arditezza perduta, e sul fondo delle strade lastricate, sbriciolata, resta, una celeste stanchezza. Avvicino lo sguardo per giungervi davvero, là, nel riposo del secolo, dove tutto, è così preziosamente irrisolto.
In un piccolo quadro, una intercapedine di solitudine, divide i candelabri chiusi nelle loro stanze, dai saloni agghindati, ove pare ancora echeggiare la macchia cangiante delle danze della aristocrazia wandernburghese, col ventagliare ritmico delle dame belle maniere e il roteare degli sguardi dei pretendenti che, al sbalzare dei nuovi rondò, galvanizzati indietreggiano, sospinti verso il cerimoniale cristallizzato del tempo.
Poi procedo e scruto ogni remota impassibile forma del letargio domestico. Scorgo il salotto degli incontri del venerdi sera; gli invitati accomodati si scambiano i convenevoli, partecipano di stimate accademiche opinioni, congetturano astrattamente sulla nuova Europa dei nazionalismi, ridisegnata dalle spinte de-territorializzanti degli attraversamenti degli eserciti, impregnata dell’umore della terra così corrugata dal nuovo sole della Libertà.
Non resto sorpreso allorquando lo rivedo: uno specchio è conservato sul muro di casa GottLieb, un'altra cornice s’interpone tra il passato e il desiderio vissuto. E se lei, Sophie, apparisse ora, nel rebus della sua immagine riflessa, e se le sue clavicole oscillassero ancora, al ritmo circadiano del suo respiro, affiderebbe nuovamente il proprio affanno al cuore nascente, a quell’istante rovesciato?
Allargo e ridireziono il diaframma del mio visus. I corridoi sono vuoti dal contagio affettivo, spazi vuoti per l’attesa, angoli morti allo sguardo del mondo, ove Hans e Sophie sprigionavano tutta la biologia della loro passione. E’ l’amore che può di un uomo e di una donna, e di quell’amore qualcuno , deve continuare la sua trasduzione , in qualche variante sconosciuta, riappropiandosene nell’immutabile cura, fra le volute barocche di due cuori che si negano ancora senza mai precludersi la possibilità di un recupero, di un sperato ’io non volevo….’. La passione è l’esuberanza della morte; nelle cose dell’amore volteggia la sfida della vita, megera è la verità, radiosamente scomposta perché ‘ nelle cose amorose, la verità e la falsità intrecciano le loro equivoche danze, dove la sincerità non garantisce nulla, cosi come la menzogna non necessariamente inganna, perché quando a regolare il discorso amorevole è la passione, chi parla e non si sente fino in fondo responsabile delle sue parole, non è tenuto davvero a renderne conto ….’ (UMBERTO GALIMBERTI, Le cose dell’amore, Feltrinelli).
Non ci si rende conto del perdono della vita, per il troppo amore contraddetto, dirottato e sottratto da noi poveri funzionari della specie, che come Hans e Sophie, rimediamo ai versi dei poeti scoprendoli nuovamente, ergendoli al disvelamento supremo , nell’inaccessibile degli amanti, che restano stranieri sotto un rapporto infinito; e come amanti irregolari, i protagonisti di questo secolo riemerso, traducono i testi di chi non può più amare, consapevoli dell’impossibilità di raggiungere la trasparenza, sia come amanti che come traduttori. Un infinito trattenimento che spodesta infine l’attesa, recide le vesti, e sotto l’insulto delle membra, un gesto senza aspetto, sopraggiunge all’improvviso, come un soffio di vento su un fuoco in una prateria, che ora ha trovato dove propagarsi; così vedo irrompere Sophie sulla bocca di Hans, sulla quale da sempre ha esteso la sua giurisdizione, dove da sempre ha provocato la condanna della grande letteratura.
Infine ritrovo il mio sguardo e il mio campo d’azione nella luce di maggio venerata, ove si stagliano le code delle rondini che ogni viaggiatore di storie saprebbe vedere. Questo romanzo (a)storico è il frangiflutti di un desiderio esposto al capoverso del proprio dispendio, un desiderio che per intere serrate pagine è fantasia del cuore e calcolo della ragione ma che è anche marcatore sensibile dell’oblio che ogni amante, in cuor suo, rinnova per potervisi agiamente abbandonare.
Tutto si chiuderà con un vento buffo di fine stagione, campestre forza circense, che pare riannodare i destini dei presenti (?) quando di loro non resta che una dimenticata partenza sulla strada di casa.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Andreas Neuman, Il Viaggiatore del secolo (El viajero del siglo) – Ponte alle Grazie, 2009. Traduzione di Silvia Sichel.
Andrés Neuman nasce a Buenos Aires nel 1977. Figlio di musicisti emigrati, cresce a Granada, dove frequenta l'Università e insegna per un periodo Letteratura ispano-americana. Nel 2009 vince il Premio Alfaguara con il romanzo Il viaggiatore del secolo, votato tra i cinque migliori romanzi dell'anno in lingua spagnola da El País e El Mundo.
Ma Neuman non è un esordiente e il suo primo romanzo, Bariloche, pubblicato nel 1999, fu inserito dal quotidiano El Mundo fra i dieci migliori dell’anno. La sua carriera di scrittore è stata avallata anche da due premi letterari, il Premio Alfaguara 2009 e il Premio de la Crítica 2010. E Granta lo ha inserito tra i migliori 22 scrittori Under 40 in lingua spagnola. Ha pubblicato anche tre libri di racconti e varie raccolte di poesia.
BIBLIOGRAFIA
- 'Bariloche' (Anagrama, 1999 - finalista premio Herralde)
- 'La vida en las ventanas' (Espasa-Calpe, 2002, Finalista del Premio Primavera)
- 'Una vez Argentina' (Anagrama, 2003)
- 'El viajero del siglo' (Alfaguara, 2009) – ‘Il viaggiatore del secolo’ (Ponte alle Grazie)
Fabrizio Camminati, maggio 2011
Commenti
[il viaggiatore del secolo]
[il viaggiatore del secolo] dice fabrizio: "Vedo solo ora quella città. Wandernburgo mi appare come una ghirlanda di luci, in una brocca di nebbia. E le lucerne notturne aleggiano e sanno di arditezza perduta, e sul fondo delle strade lastricate, sbriciolata, resta, una celeste stanchezza. Avvicino lo sguardo per giungervi davvero, là, nel riposo del secolo, dove tutto, è così preziosamente irrisolto...."
> buona lettura!
[neuman] questi i
[neuman] questi i riferimenti...
[fabrizio camminati] tutto
[fabrizio camminati] tutto fabrizio camminati in lanke: in tre atti, sin qua.
http://www.lankelot.eu/autori/fabriziocamminati
[ben ritrovato!]