Oz Amos

Una storia di amore e di tenebra

Autore: 
Oz Amos

“Chi cerca il cuore della storia nell’interstizio fra la creazione e il suo autore si sbaglia: conviene invece cercare non nel campo fra lo scritto e lo scrittore, bensì in quello che sta fra lo scritto e il lettore (…) Ogni opera letteraria ci invita, in fondo, a infilare la testa dentro una figura o un’altra. Invece di tentare di mettere la testa dell’autore, come fa il lettore banale, forse sarebbe meglio provare a incastonare in quell’apertura la nostra di lettori e vedere l’effetto che fa”.
Con queste righe, sin dalle primissime pagine, Oz lancia il suo monito che è principalmente invito ad un’interpretazione altra, capace di superare la mera curiosità per quello che in quarta di copertina etichettano come autobiografia in forma di romanzo, ed andare oltre sino a giungere all’immedesimazione che è via privilegiata per la comprensione.
Noi dentro il libro e i suoi protagonisti, perché “comprendere un essere vuole dire: essere lui stesso” (Weininger): questo, dunque, il fine autentico dello scrittore israeliano. Noi nella Gerusalemme degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, disarcionati dalle comode poltrone in posizione privilegiata davanti al televisore che, oggi ancora, mostra l’ennesimo esodo. Noi, ebrei per 627 pagine: poche per capire, troppe per ignorare.
Noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, noi che troviamo, tornando a sera, il cibo caldo e i visi amici, meditiamo e ci mescoliamo alla Storia catturata in questo diario in cui Oz non confessa la propria vita, semplicemente la descrive, scavando tra i ricordi personali e quelli delle quattro generazioni a lui precedenti. Ed è scrittura che immerge nel dolore, nello sgomento, nella rabbia, nella passione e nel destino di una famiglia che attraversa centoventi anni difficili ed indimenticabili: Novecento e post-Novecento.
Leggiamo e diventiamo la fantasia dell’Amos bambino-stratega che divorava i giornali e combatteva le sue battaglie con bottoni e fiammiferi mentre a pochi chilometri tuonavano i colpi dei mortai. Diventiamo l’inesauribile desiderio di conoscenza del padre Arieh pallido e chino sui libri, figura in contrasto con quella dei nuovi ebrei della terra d’Israele: i pionieri abbronzati dal sole, le braccia forti e le schiene curve a lavorare la terra. Diventiamo la disperazione della madre Fania, sedotta dalla morte in figura di
“amante focoso ma anche protettivo e calmante, l’ultimo amante, quell’amante poeta che finalmente avrebbe fasciato le ferite del suo cuore solitario”.
Leggiamo e dall’inchiostro nascono domande e stupore, vergogna e disagio di fronte alla sofferenza di un popolo umiliato e oltraggiato, perseguitato e assassinato, eppure immortale, esule e scomodo, zingaro per mancata accoglienza. Oz ricostruisce, attraverso la propria saga familiare, quel rapporto di amore-odio degli ebrei verso l’Europa e riflette sulla mancata fratellanza col vicino mondo arabo.

“Nella vita degli individui e anche dei popoli, i conflitti più tremendi sono non di rado quelli che scoppiano fra due perseguitati. Solo nella pia illusione di alcuni cenacoli romantici i perseguitati e gli oppressi d’ogni sorta si uniscono spinti da un moto di solidarietà e procedono schierati insieme per combattere contro il crudele tiranno. In verità, due figli di un padre padrone non sono necessariamente solidali tra loro e non sempre la comunanza di destino li avvicina. Capita non di rado, infatti, che l’uno scorga nell’altro non un fratello di sorte bensì proprio l’immagine terrificante del proprio persecutore. Forse stanno proprio così le cose tra ebrei ed arabi, da un centinaio d’anni. L’Europa che ha infierito sugli arabi, che li ha umiliati infliggendo loro l’imperialismo, il colonialismo, lo sfruttamento e l’oppressione, è la stessa Europa che ha perseguitato e oppresso anche gli ebrei, e alla fine ha permesso, quando non collaborato, che i tedeschi li eliminassero dal continente e li sterminassero quasi tutti. E invece gli arabi quando ci guardano non vedono un gruppo sparuto di sopravvissuti mezzi isterici, bensì un nuovo, supponente emissario dell’Europa colonialista, sofisticata e sfruttatrice, tornata con l’astuzia in Oriente – questa volta sotto spoglie sioniste – per riprendere a sfruttare, opprimere, infliggere. Mentre noi, dal canto nostro, quando li guardiamo non vediamo delle vittime come noi, non dei compagni di malasorte, bensì dei cosacchi bramosi di pogrom, degli antisemiti assetati di sangue, dei nazisti mascherati: come se i nostri persecutori europei fossero arrivati qui in terra d’Israele, avessero indossato la kefijah, si fossero lasciati crescere i baffi ma fossero pur sempre loro, i nostri assassini, sempre e solo ansiosi di sgozzare ebrei per puro diletto”.

“Una storia di amore e di tenebra”, racconta, quindi, l’esodo dall’Europa della shoah ed il sogno infranto di un popolo che sperava in una rinascita in terra d’Israele. Ognuno dei ritratti incastonati tra le pagine di questo libro riassume il tratto di un’ombra e insieme si condensano in un buio capace di spogliare la coscienza, lasciandola al freddo di uno specchio posto sull’atrocità del passato che si riflette nel presente, distorto, sbiadito, ma ancora maledettamente vivo.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Amos Oz è nato a Gerusalemme nel 1939. A quindici anni, è andato a vivere in un kibbutz. Ha studiato filosofia e letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è stato visiting fellow all’Università di Oxford, author-in-residence all’Università Ebraica e writer-in-residence al Colorado College. È stato nominato Officer of Arts and Letters of France. Autore di narrativa per bambini e adulti, saggista, è stato tradotto in molte lingue e si è conquistato una fama internazionale. Ha ricevuto il premio francese Prix Femina, il Frankfurt Peace Prize nel 1992 e i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004.

Amos Oz, “Una storia di amore e di tenebra”, Feltrinelli, Milano, 2003.
Traduzione dall’ebraico di Elena Loewenthal.
Titolo dell’opera originale: “A tale of love and darkness”, 2002. 

OZ in LANKELOT:
Oz Amos - Conoscere una donna - AngelaMigliore
Oz Amos - Contro il fanatismo - monnalisa
Oz Amos - D'un tratto nel folto del bosco - AngelaMigliore
Oz Amos - Lo stesso mare - AngelaMigliore
Oz Amos - Non dire notte - baol70
Oz Amos - Una storia di amore e di tenebra - AngelaMigliore

Angela Migliore, settembre 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
9788807818578

Commenti

Questa tua citazione ha il merito di mettere a fuoco spirito e senso politico e ideale della scrittura di Oz.

"E invece gli arabi quando ci guardano non vedono un gruppo sparuto di sopravvissuti mezzi isterici, bensì un nuovo, supponente emissario dell?Europa colonialista, sofisticata e sfruttatrice, tornata con l?astuzia in Oriente ? questa volta sotto spoglie sioniste ? per riprendere a sfruttare, opprimere, infliggere. Mentre noi, dal canto nostro, quando li guardiamo non vediamo delle vittime come noi, non dei compagni di malasorte, bensì dei cosacchi bramosi di pogrom, degli antisemiti assetati di sangue, dei nazisti mascherati: come se i nostri persecutori europei fossero arrivati qui in terra d?Israele, avessero indossato la kefijah, si fossero lasciati crescere i baffi ma fossero pur sempre loro, i nostri assassini, sempre e solo ansiosi di sgozzare ebrei per puro diletto?.

?Ed è scrittura che immerge nel dolore, nello sgomento, nella rabbia, nella passione??
?Leggiamo e diventiamo la fantasia dell?Amos bambino-stratega??

Nel tuo scritto, Angela, emerge la tua forza poetica che è un?arte, meglio, volontà di fare dell?arte un mezzo di liberazione.
Hai tracciato un ampio quadro delle emozioni umane, prima fra tutte la paura, quella che esercita sull'uomo un effetto devastante, modificandone il comportamento.
Ma io scopro anche speranza che un giorno anche i grandi possano capire che il disprezzo distrugge l'esistenza non solo di chi ne è l'oggetto ma anche di chi non riesce ad assumere un atteggiamento diverso, e rimane prigioniero dei propri pregiudizi, della propria sterile pretesa di normalità.

Veramente bello!

Raffaella

Franco
Sì, quel frammento è fondamentale.

Raffaella
Non so se sia forza poetica, è che ho una certa sensibilità per gli argomenti trattati da Oz, specie in questo testo.
Durante la lettura ho sentito tutto il peso della storia reiteratamente ingiusta di un popolo ingannato e perseguitato da secoli.