Oz Amos

D'un tratto nel folto del bosco

Autore: 
Oz Amos

Magia del titolo e profumo fresco di stampa. Ottobre regala il nuovo libro di Amos Oz e l’equinozio d’autunno suggerisce primavera di parole. Il giallo del larice in copertina promette di non sfiorire, spezza il blu della notte cartonata e fa pandan con il nome dell’autore, gettando luce su quel folto del bosco in cui ci si addentra fiduciosi. Perché se Oz ha scelto la strada del “C’era una volta”, allora è lecito tornare bambini e concedersi il lusso di una fiaba. Si accantonano le dune, il Mediterraneo e lo scirocco dei romanzi precedenti e ci si incammina per il sentiero di Cappuccetto rosso, senza timore, raccogliendo le briciole di Pollicino. Le mani elettriche di curiosità a voltare le pagine, con l'angolo acuto del libro aperto sul viso, a farsi retto e poi piatto e poi nullo, nel gesto che chiude il vertice ricongiungendo i lembi.In fondo, c’era pure un’indefinita sensazione di nostalgia per la musicalità di quell’incipit dall’impatto suggestivo, per il fascino di quei luoghi carichi di simbolismi, nonché per il tono dolce di una narrazione capace di scivolare liscia come una palla da biliardo, che accarezza il verde del tavolo finendo dritta in buca. Però qualcosa stona e l’incantesimo si spezza.
Sarà che non è semplice tornare ingenui divoratori di storie fantastiche, sarà che abbiamo smesso di dividere il mondo in buoni e cattivi, sarà che la chiusa con tanto di morale ci stucca un po’, ma di seguire Maya e Mati ci stanchiamo presto. Forse per negligenza, pigrizia o incapacità di credere alle favole, più verosimilmente è che dalla penna dell’israeliano ci si aspettavano altre stregonerie, altre architetture, inchiostro di ben più alto spessore, perché la semplicità e la scorrevolezza dello stile sono pregi finché non naufragano nella banalità.
E allora l’espediente dello strano villaggio in cui non vola più una mosca, perché gli animali sono spariti di colpo, nel bel mezzo di una notte lontana, lasciando stupore e tremori e un ricordo che confina col senso di colpa, non basta a parlare di diversità e accettazione, “crudeltà e compassione, perdita e ricerca, bugia e verità, paura, speranza e desiderio”. Ci si sente beffati, si ha la sensazione che Oz sia caduto nella trappola del qualunquismo, giocando la carta dell’ingenuità dei suoi protagonisti per parlare senza impegno di temi che meriterebbero altra trattazione. La fascinazione dell’elemento fiabesco svanisce frantumandosi sotto il peso del malcelato moralismo via via sempre più palese e lo scenario che si proponeva come luogo mitico, da cui far derivare l’ordito di una trama intessuta nel tenero inganno del fantastico, diventa cornice, trasformandosi in un pulpito dal quale lo scrittore si profonde in una sorta di omelia travestita da racconto. D’un tratto nel folto del bosco, si consuma, quindi, un tradimento, Oz rinnega la promessa fatta ai suoi lettori ed ha gioco facile, come rubar caramelle ad un mocciosetto credulone. Magia del titolo e profumo fresco di stampa, qua e là poche righe da sottolineare, poi, netta, la delusione a gelare quella che pregustavamo essere una primavera di parole. E c’è solo da assentire quando leggiamo che “la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quello che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero”.
Soprattutto, qui, la realtà è quel moto di ribellione in virtù del quale riusciamo a strappar via la maschera ad un libro che rompe il patto con la menzogna dell’ispirazione per diventare inganno.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Amos Oz è nato a Gerusalemme nel 1939. A quindici anni, è andato a vivere in un kibbutz. Ha studiato filosofia e letteratura all'Università Ebraica di Gerusalemme ed è stato visiting fellow all'Università di Oxford, author-in-residence all'Università Ebraica e writer-in-residence al Colorado College. È stato nominato Officer of Arts and Letters of France. Autore di narrativa per bambini e adulti, saggista, è stato tradotto in molte lingue e si è conquistato una fama internazionale. Ha ricevuto il premio francese Prix Femina, il Frankfurt Peace Prize nel 1992 e i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004.

Amos Oz, “D’un tratto nel folto del bosco”, Feltrinelli, Milano, ottobre 2005. Traduzione dall’ebraico di Elena Loewenthal.
Titolo dell’opera originale: “Suddenly in the depth of the forest a fairy tale”, 2005

Approfondimento in rete: Amos Oz

OZ in LANKELOT:
Oz Amos - Conoscere una donna - AngelaMigliore
Oz Amos - Contro il fanatismo - monnalisa
Oz Amos - D'un tratto nel folto del bosco - AngelaMigliore
Oz Amos - Lo stesso mare - AngelaMigliore
Oz Amos - Non dire notte - baol70
Oz Amos - Una storia di amore e di tenebra - AngelaMigliore

Angela Migliore, dicembre 2005
Originariamente apparsa su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788807016912

Commenti

Apprezzo sempre più la tua scrittura, te lo dico con sincerità priva di facili empatie (tra donne intelligenti è sempre un po' difficile crearne, siamo programmate in modo strano) e qui tra l'altro risolvi uno dei dubbi che mi aveva colto all'uscita di questo libro accolto subito da larghi assensi...

"si ha la sensazione che Oz sia caduto nella trappola del qualunquismo, giocando la carta dell?ingenuità dei suoi protagonisti per parlare senza impegno di temi che meriterebbero altra trattazione. La fascinazione dell?elemento fiabesco svanisce frantumandosi sotto il peso del malcelato moralismo via via sempre più palese e lo scenario che si proponeva come luogo mitico, da cui far derivare l?ordito di una trama intessuta nel tenero inganno del fantastico, diventa cornice, trasformandosi in un pulpito dal quale lo scrittore si profonde in una sorta di omelia travestita da racconto."

Non ce l'ho assolutamente con Amos Oz, sia chiaro, ma sono lieta di sapere che esiste un modo di leggere diverso da quello di chi si ferma all'apparenza e alle conclamazioni.

Thanks, Angela!

"Soprattutto, qui, la realtà è quel moto di ribellione in virtù del quale riusciamo a strappar via la maschera ad un libro che rompe il patto con la menzogna dell?ispirazione per diventare inganno." > ammazza. Bellissima chiosa.

Ilde.
L'apprezzamento da parte di una donna intelligente è qualcosa di cui essere orgogliosi. Grazie.
Quanto al testo in questione, ho cercato di essere semplicemente onesta.
Ho una predilezione per la letteratura ebraica e lo stile di scrittura di Oz mi piace particolarmente. Proprio per questo, qui, ero chiamata a non nascondermi dietro falsi elogi. Credo di essere una discreta lettrice e di saper distinguere un buon libro da un espediente politico-commerciale, nulla più di questo.

Franco
Solo rileggendomi nel frammento che hai riportato, mi sono accorta di quanto suoni dura la mia stroncatura. Colpa della profonda delusione.