“Viaggi attraverso le cose”, singolare pubblicazione dell’editore pistoiese “Via del vento” che ha unito due racconti, il primo omonimo, il secondo “Avventure”, estrapolandoli da “Misteri e avventure”, raccolta poco nota o semplicemente dimenticata e da riscoprire, viste le premesse.
Non posso iniziare questa mia se non con una nota di merito per l’ottima postfazione curata da Aldo Maria Morace che ha modo di dimostrare un’appassionata conoscenza dell’opera di Alvaro, testimoniandone gli aspetti meno battuti da critica e pubblico.
Morace colloca queste brevi novelle nel filone surrealista tanto da avvicinarlo a Massimo Bontempelli per l’uso metaforico che fa degli oggetti, quali gli specchi e che qui si rivestono di connotazioni fantastiche, quali frammenti che animano una zona di passaggio tra due realtà, il presente ed il passato, la memoria e il vivere quotidiano.
Alvaro, tuttavia, inserisce nel testo anche l’elemento “quadro” che richiama in memoria Alberto Savinio, nome che non gli era affatto estraneo, avendolo lui stesso presentato all’editore Bompiani nella fase di passaggio e rottura con la Mondadori.
Il protagonista del primo racconto è un giovane che, sradicato dalla sua realtà di paese, si trova a vivere nella città di “Metropoli”, cambiando pensione da un giorno all’altro.
L’incipit in tutta evidenza richiama l’esperienza biografica dello scrittore che lasciò la sua terra per studiare in un collegio nelle vicinanze di Frascati per poi trasferirsi definitivamente a Roma.
Le somiglianze finiscono qui, o meglio l’autobiografismo ha termine nello stesso istante in cui descrive la stanza che lo accoglie.
È la sensazione di estraneità, di un disagio permanente che sperimenta nella diversità dell’esperienza. Le cose che sentiva e vedeva da ragazzo erano cresciute nella sua mente come la normalità delle cose; ora, invece, l’ambiente cittadino desta in lui sensazioni moleste. Le cose si animano, i quadri parlano e lui non riesce più a sopportare il chiacchiericcio che lo circonda finché non trova un’altra sistemazione in cui è libero di chiedere alla proprietaria di spogliare la camera di specchi, quadri ed oggetti che riflettano la persona umana: “io non sono capace di dormire con la biancheria e i vestiti accatastati sulla sedia. Quando ero ragazzo, erano molto gaie queste cose; e la notte i pantaloncini sognavano di correre per i prati. Ora non più. Non mi riusciva di mettere uno solo in stato di riposo. Le maniche si agitavano gesticolando da tutte le parti, e messi uno sopra l’altro, tutti gli indumenti stavano in lotta come diverse persone: e tutte queste persone ero io. Perciò tutte le sere attaccavo tali vestiti al muro, ne ripassavo le pieghe, li componevo come defunti in attesa della resurrezione. È un lavoro molto penoso. Ma tra i vestiti stessi, la notte, quando uno dorme, si svegliano diversi sessi. L’uomo, separato dalla sua metà fin dalla notte dei tempi, si ritrova androgino nei suoi vestiti. Non vorrete sostenere che i pantaloni di un uomo la notte abbiano lo stesso sesso della camicia. Questo lavoro di separazione richiede un certo tempo, e tuttavia non si riesce a dare ad essi un’assoluta immobilità” (pag.7).
In Alvaro quindi lo specchio o il quadro rappresentano una vera e propria linea di demarcazione tra due mondi diversi, quello di paese (il passato) e quello metropolitano (il futuro) che accosta con originalità nel tentativo di farli convivere.
Il sentimento nostalgico che emerge tra le righe non si chiude in se stesso, ma s’infrange nella consapevolezza dell’illusione.
Sentimento che poi si evolve nel secondo racconto in una crescente solitudine del giovane ragazzo sradicato che insegue l’immagine di una donna, tra realtà e sogno, tra visioni al di là della sponda del fiume e di scarpe riposte nel corridoio della pensione. La fugacità di quell’incontro si risolve nell’apparizione/sparizione della donna, come l’immagine di un fantasma che rafforza la sensazione di smarrimento e di solitudine. Tutto resta sospeso, come un incanto che si frantuma ma non svanisce del tutto.
È un Alvaro diverso, ma assai fedele a se stesso che dimostra un tocco assai significativo nell’arte del racconto breve. Notevole.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Corrado Alvaro, “Viaggi attraverso le cose”, Via del Vento, Collana Ocra Gialla, Pistoia, 2006.
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Commenti
Grazie Angelaaaa!!!!
altra preziosa segnalazione:). A questo punto, se e quando speciale Alvaro sarà, abbiamo già a disposizione ricche basi per approfondire, grazie a te.
Dobbiamo studiare più a fondo il catalogo di viadelvento, è davvero uno scrigno di chicche.
(bontempelli, bontempelli...)
[alvaro] in prima pagina,
[alvaro] in prima pagina, oggi, questo vecchio articolo di movi...
[viaggi attraverso le cose]
[viaggi attraverso le cose] letto, e apprezzato - in toto:). Sia il tuo pezzo, estremamente chiaro e fedele allo spirito della plaquette, che la scrittura di Corrado Alvaro. Prossimo anno dovremmo approfondirlo a oltranza;)