Alvaro Corrado

Gente in Aspromonte

Autore: 
Alvaro Corrado

“Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque” (pag.3).

Gente in Aspromonte è una raccolta di racconti, probabilmente la più nota o quantomeno la più discussa, di Corrado Alvaro. Con un incipit di chiara impronta regionalistica, l’approccio al testo si presenta da sé,  naturalmente destinato ad introdurre il lettore in una realtà altra, lontana nel tempo e nello spazio. Così non è, perché Alvaro devia nel profondo la tendenza al realismo, idealizzando o, meglio filtrando attraverso la memoria di chi ha lasciato, la narrazione del reale. E tutto il mondo di Gente in Aspromonte si ammanta di una luce magica, evocativa e fascinosa del ricordo amoroso, di un imprinting della calabresità che porterà con sé lungo il suo percorso letterario. La denuncia sociale che emergeva dal testo, oggi sfugge lasciando spazio ad un’immagine fotografica in bianco e nero che si anima nella lettura, colorandosi progressivamente di dettagli, cose, ritratti che sfumano nel finale attraverso le leggere pennellate dell’autore: “Bussarono. Un giovane, torvo e pallido, entrò. Aspettò che l’ospite uscisse, lo squadrò mentre si allontanava, sbatté fragorosamente la porta. Il sole fuori era grandioso  il mare accecante” (da “Innocenza”, pag.132). Non c’è rinuncia né disfattismo; c’è la vita e la morte e quel che vi sta in mezzo con una narrazione della memoria su cui vigila sempre e comunque la speranza.

Il primo, che dà il titolo all’opera, è quello che avverte in sé la compiutezza del romanzo breve o racconto lungo con i suoi risvolti sociali drammaticamente in risalto. Argirò è un pastore che ha dato tutta la sua vita per il lavoro, credendo di poter dare tranquillità alla sua prolifica famiglia. È povero, ma i sogni non gli mancano, pronto a rialzarsi ad ogni incidente che la vita gli infila sul suo cammino finché prima la mandria di buoi, l’incendio nella stalla e, quindi, la perdita della mula non lo gettano nella disperazione. Dei suoi figli, solo Antonello è avviato al lavoro paterno, mentre il più piccolo lo avevano mandato a studiare da prete.  Gli altri due “erano muti, e lui si ostinava a volerne, sperando che quello che avesse parlato dopo di loro avrebbe detto grandi cose” (pag. 40). In paese comanda la famiglia Mezzatesta che tutto vede e tutto può, compreso il disfare i piccoli successi di un personaggio qual è Argirò che con i suoi sogni crede di poter cambiare la sua condizione sociale: è l’invidia della gente a distruggere i  passi del piccolo uomo, quell’invidia suggestionata dalla superstizione che in una manciata di secondi inficia le relazioni umane. Argirò viene annientato nelle sue potenzialità, ma continua a correre tra un paese e l’altro, a piedi, senza altra proprietà che se stesso, pur di riprendersi una fetta della torta che i Mezzatesta gli hanno portato via. Non basta. Ad un certo punto, nella notte si alza una voce che pare soprannaturale, carica di minaccia e di mistero. Le proprietà dei Mezzatesta vengono improvvisamente messe a ferro e fuoco, gli animali macellati e distribuiti tra chi non ha mai avuto di che sfamarsi in abbondanza. Qualcuno inizia a riconoscere nel bandito l’Antonello, il figlio di Argirò, fin quando, lui, nascosto sull’Aspromonte, non vede arrivare  berretti e moschetti dei carabinieri e, correndo loro incontro, dice “finalmente potrò parlare con la Giustizia. Ché ci è voluto per poterla incontrare e dire il fatto mio” (pag, 64). 

Gli altri racconti che seguono sono istantanee, brevi e trasversali, della vita dei protagonisti, per lo più donne di cui Alvaro, con sensibilità inconsueta, coglie l’immediatezza di una vita nel riflesso dell’uomo. Lo scrittore le sottrae dalla soggezione a quella che pare la legge naturale delle cose  e restituisce loro una posizione che va al d là della pura e semplice dignità: le fa diventare soprannaturali, dotate di poteri magici o ammantate da una bellezza subliminale che travalica i confini della morte come nei racconti  “Coronata”, “Teresita”, “Romantica”, “Ventiquattr’ore” o nell’impagabile “Cata dorme”: “Noi eravamo abituati a considerare la sua bellezza come un viso perfetto su un informe di panni comuni, e ora ci pareva di sorprendere una nobiltà nascosta e vergognosa nella finezza della linea delle sue spalle, nella posa del braccio, nel lusso dei fianchi. L’ombra bruna della nuca, fra i capelli che vi si addensavano, era la macchia del sole e degli inverni, e degli sguardi degli uomini. Il suo corpo disteso, il silenzio, la notte, la terra senza sospetto nel primo fermento della primavera, erano strani complici, ed ella somigliava nella sua architettura ai prati e ai monti distesi all’infinito” (pag. 155). Per mezzo della sua scrittura, esse sconfiggono la morte, diventando eterne. Ecco qual è stata la scoperta dello scrittore Alvaro: la sua capacità di consacrare la memoria attraverso una narrazione non puramente contemplativa, ma partecipata per poi affrontare e superare l’infinito della morte (l’oblio). Da (ri)scoprire.

Edizione esaminata e brevi note

Corrado Alvaro (San Luca 15 aprile 1895 – Roma 11 giugno 1956), scrittore, poeta e giornalista italiano. Insieme a Libero Bigiaretti e Francesco Jovine fondò il Sindacato Nazionale Scrittori.

Corrado Alvaro, “Gente in Aspromonte”,  Garzanti, Milano, 1993.

     Prima edizione: 1930. 

   Movida, 11 agosto 2009.

ISBN/EAN: 
9788811669753

Commenti

ho riscoperto (piacevolmente) questo testo, dopo diversi anni.
Diciamo che da lettura imposta è impossibile trarne il pacere che ho tratto adesso in rilettura. A presto :)

"Gente in Aspromonte è una raccolta di racconti, probabilmente la più nota o quantomeno la più discussa, di Corrado Alvaro. Con un incipit di chiara importa regionalistica, l?approccio al testo si presenta da sé, naturalmente destinato ad introdurre il lettore in una realtà altra, lontana nel tempo e nello spazio. Così non è, perché Alvaro devia nel profondo la tendenza al realismo, idealizzando o, meglio filtrando attraverso la memoria di chi ha lasciato, la narrazione del reale."

> Bellissima ouverture, Movi:).
Tutto estremamente chiaro. E' una gioia leggere la prima scheda dedicata a Corrado Alvaro.

"Ecco qual è stata la scoperta dello scrittore Alvaro: la sua capacità di consacrare la memoria attraverso una narrazione non puramente contemplativa, ma partecipata per poi affrontare e superare l?infinito della morte (l?oblio). Da (ri)scoprire. "

> Sottoscrivo:). Ci aiuterai, ne sono convinto:)

ricordo che una volta era sempre presente nelle antologie scolastiche, adesso credo sia sparito. Un altro da rispolverare, intanto ci hai iniziati :)