Almansi Guido

Ricordando Guido Almansi

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Almansi Guido

Nel 2001 moriva a Mendrisio Guido Almansi. Alcuni forse si chiederanno chi fosse. Saggista ironista scrittore (ma sarebbe riduttivo definirlo solo tale, aveva ben altre virtù. Tra l’altro era docente di Letterature Comparate nell’Università di East Anglia nel Regno Unito), per anni collaboratore di Repubblica con articoli folgoranti, non dissimili dallo stile di Tom Wolfe: limpidezza, eleganza, cultura vasta e mai pedante.

Indimenticabili i suoi articoli su artisti come Turner, che definiva sublime, o Gainsborough, in occasione di una mostra alla Tate. Mai vi fu critica più accorta e veritiera e profonda delle opere di questo grande artista, veniale e geniale: singolare lettura del dipinto, in modo spesso malizioso ma sempre perspicace. Almansi era critico acuto, privo di quelle mistificazioni linguistiche che nel migliore dei casi nascondono una sovrana ignoranza della storia dell’arte. Infastidiva molti la vastità del suo sapere. Di teatro, di letteratura, di filosofia. E di arte.

Condivideva con Wolfe un’attenta diffidenza verso i critici militanti, e vale la pena di citare a questo proposito un suo scritto da Repubblica: Il pubblico non è nemmeno invitato alla festa là dove si celebrano i fasti dell’arte moderna: potrà solo fare la coda per andare a vedere… la mostra di Kandinskij o di Andy Warhol perché così è suggerito dai settimanali illustrati. Il gusto del pubblico, che può far crollare un libro montato come Horcinus Orca di Stefano d’Arrigo… non ha voce in capitolo per quanto riguarda l’arte. Se le forze occulte decidono che Joseph Beyus è un grandissimo artista, il pubblico ci crederà e andrà a vedere le sue tonnellate di feltro.

Ritratto sintomatico, non privo di una certa spietatezza, della situazione dell’arte contemporanea. È innegabile infatti che i pittori oggi di grande successo economico, abbiano un critico che soffi dietro le loro spalle e li indirizzi verso i provvidi sentieri del mercato. Guido Almansi lo aveva felicemente intuito già dall’inizio, dichiarandone apertamente la povertà d’invenzione, causata proprio dall’invadenza del critico: “questa arte non solo “povera”, ma “povera” di tutto, di idee concetti ispirazione tecnica ironia gusto cultura”.

Peculiarietà di Almansi la passione per gli ossimori. Il titolo di un suo libro edito da Garzanti, L’incerta chiarezza, storie irregolari tra pittura e letteratura (1990), è testo indispensabile per conoscere la sua filosofia, soprattutto la sua grande conoscenza di entrambe queste forme d’arte. Acuto, originale, sempre di grande onestà, il libro è un fuoco d’artificio che spazia appunto tra pittura e letteratura, fortemente venato d’ironia; non a caso, e non a torto, Almansi ha sempre sostenuto come la parodia sia la chiave di lettura del nostro tempo.

Per aver saputo identificare la menzogna nella cultura contemporanea, per i suoi penetranti articoli sul teatro (fu critico teatrale di Panorama), insomma per il suo talento multiforme, anche per una certa stravaganza nell’abbigliamento, una forma di dandysmo, Almansi non fu molto amato. Lo ricordiamo oggi qui invece per la sua generosità e la sua la sua grande amica, Amica Ironia.

BREVI NOTE

Guido Almansi (1931 – 2001) letterato italiano. Insegnò Letteratura Inglese nel Regno Unito, visse a lungo nel Canton Ticino. Scrisse saggi, poesie, un romanzo e una commedia.

Approfondimento in rete: Almansi Guido - Bugiardi (Franchi)

Paola Watts, dicembre 2008

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Nel 2001 moriva a Mendrisio Guido Almansi. Alcuni forse si chiederanno chi fosse. Saggista ironista scrittore (ma sarebbe riduttivo definirlo solo tale, aveva ben altre virtù. Tra l?altro era docente di Letterature Comparate nell?Università di East Anglia nel Regno Unito), per anni collaboratore di Repubblica con articoli folgoranti, non dissimili dallo stile di Tom Wolfe: limpidezza, eleganza, cultura vasta e mai pedante...

Ho domandato a chi conosceva il letterato Almansi di condividere con noi un ricordo. Mi sembra ingiustamente dimenticato sia dalla stampa che dall'editoria.

Ringrazio di cuore la professoressa Watts per la disponibilità.

gf

ecce quanto reperibile, ad oggi, in libreria:
http://www.ibs.it/libri/Almansi+Guido/libri.html

sante biblioteche.

Io ricordo i suoi incontri/scontri con Carmelo Bene. I suoi occhiali erano bifocali, se ben rammento.

A mio sommesso avviso Beuys è un grande artista e non mi pare di aver creduto a forze occulte quando sono andato a vedere con mio grandissimo profitto le sue tonnellate di feltro. Mi sembra profonda e straordinariamente lucida la sua idea di "guarire le ferite" (la sua, della Germania, di ciascuno, della terra...). Mi pare che semplicemente non faccia parte del canone accreditato dalla critica italiana, anche quella meno conformista.

Per il resto ho letto con piacere l'articolo, ho imparato molto.

(riferirò, amices;). Danke.)