Avete presente quei libri che si comprano a pelle? Così, attirati dalla copertina o dal titolo o da una qualunque altra cosa. Senza saperne assolutamente nulla. Nulla dell’argomento. Nulla dell’autore. Nulla. Un po’ come un incontro casuale tra esseri umani, a volte capita di entrare in sintonia immediatamente e cominciare a comunicare. (e, sempre più a fondo). E’ successo così tra me e questo libro. Così, durante un distratto giro in libreria. Ricordo che, la prima cosa che mi colpì fu il formato (adoro i quadrati ma, i libri quadrati sono scomodi, mi rendo conto, in alternativa preferisco i rettangoli verticali) poi, il titolo accoppiato ad un giapponese. (bah…) Casa editrice SE (primo incontro, sconosciuta per me a quei tempi, 1992) Lo prendo in mano, bella carta. (quella la noto subito. Una mia delle mie manie) Un buon odore. Lo giro. In quarta di copertina: “Prima di procedere nel racconto, penso di dover dire qualcosa sugli animali chiamati kappa. Taluni ancora dubitano della loro esistenza, ma essi esistono, com’è vero che io stesso ho vissuto tra loro. (ecco cos’è quel kappa… non si parla di lettere.) Hanno capelli corti, e dita delle mani e dei piedi congiunte da una membrana. […] La parte superiore del loro cranio è concava, rotonda come una scodella, e pare che diventi sempre più dura con il passare degli anni. […] I kappa devono avere un considerevole strato di grasso sotto la pelle. Infatti, non usano nessun indumento nonostante la temperatura piuttosto bassa – circa 10 gradi – nel loro paese sotterraneo. Usano bensì occhiali e portano con se portasigarette, libri in edizioni tascabili e cose del genere ma, non per questo hanno bisogno di vestiti o di tasche, giacché, come i canguri, sono naturalmente forniti di una graziosa borsa sul ventre. […] Pubblicato nel 1926, un anno prima della morte dell’autore, Kappa è il capolavoro di Ryunosuke Akutagawa” (Interessante. Addirittura un capolavoro…?!)
Leggo la prima pagina: “Questa storia viene raccontata dal paziente n. 23 di una casa di cura per alienati mentali, a chiunque gli accada di incontrare. […] credo di aver qui di seguito riferito con discreta esattezza quanto mi fu narrato; se non sarete soddisfatti, recatevi personalmente alla Casa di Cura per Alienati S. […] il paziente n. 23 vi saluterà con un profondo inchino, vi offrirà una rozza sedia di legno, e con un sorriso malinconico vi ripeterà con tutta calma la sua storia. Quando giungerà alla fine – ricordo ancora il repentino cambiamento della sua espressione – balzerà in piedi e agitando i pugni vi urlerà: << Fuori farabutto! Anche tu sei una stupida, gelosa, immonda, immorale, presuntuosa e insolente bestiaccia! Fuori, piccolo verme schifoso!>> ” Assolutamente stuzzicante. (ricapitoliamo: ho in mano un racconto fantastico, considerato un capolavoro e, per di più, il protagonista è un pazzo…) Non ho avuto dubbi. Dritta alla cassa. Voglio proprio vedere dove vuole arrivare ‘sto, simpatico, giapponese.
***
Il paziente n. 23 un mattino d’estate, durante una passeggiata sul monte Hodaka, assalito dalla nebbia si ferma sulla riva del fiume per una pausa e vede un kappa. Si scrutano in silenzio per qualche minuto entrambi incuriositi. Poi, n. 23, cerca di afferrare il kappa che, ovviamente, fugge. O meglio, con un movimento, velocissimo si scansa e scompare. “[…] Io credo che abbiano nella loro epidermide la stessa sostanza che hanno i camaleonti […] la scoperta di questa singolare caratteristica mi fece tornare alla mente un libro sul folklore in cui avevo letto che i kappa del Giappone occidentale sono verdi, mentre quelli delle regioni nord-orientali sono rossi.” Dopo un lungo e faticoso inseguimento lo vede scomparire dietro un cespuglio di bambù, salta e si ritrova a precipitare a testa in giù. (oh, nella tana del Coniglio Bianco!) Abbagliato da un lampo, perde conoscenza. Al risveglio si ritrova nel mondo dei kappa, circondato da kappa. Dopo le prime difficoltà - soprattutto per il loro aspetto, alquanto viscido e disgustoso - imparò la loro lingua le loro usanze e abitudini, assai diverse da quelle degli uomini. Pian piano cominciò ad entrare in quel mondo, a volerlo conoscere in ogni suo aspetto, fece amicizia con diversi kappa. I primi furono Chack, il kappa-dottore che lo curò, all’arrivo, con una pozione trasparente (!), e Bag il kappa-pescatore, quello che aveva seguito lungo il fiume. (Il Coniglio Bianco.)
“[…] La cosa che mi sembrò più curiosa è che essi non si coprono neppure con un perizoma. Interrogai Bag in proposito. Scoppiò a ridere, continuò a starnazzare per un po’ col corpo piegato in due, e alla fine mi fece: <<Vorrei proprio sapere cos’è che induce voi uomini a coprirvi>>.
Tutto è diverso nel mondo sotterraneo dei kappa. Tutto. A cominciare dal modo in cui nascono. Non ha senso, lì, parlare di controllo delle nascite, fa solo sganasciare dal ridere e, lo scopre assistendo al parto della moglie di Bag. Tutto si svolge più o meno come per gli umani – agitazione, dottore, levatrice, dolori - la differenza è che, al momento di uscire dal ventre materno, il kappa-neonato può scegliere. E’ il padre che ha il compito di fargli la domanda: “Vuoi nascere in questo mondo? Pensaci e dammi una risposta.” Beh, il figlio di Bag scelse di no: “Non voglio nascere in primo luogo perché non voglio ereditare il tuo sangue: la pazzia è abbastanza terribile soltanto a pensarci! Inoltre, penso sia penoso vivere come i kappa.”
Lap, il kappa-studente che diventò il suo miglior amico, gli presentò Tock, il kappa-poeta, che a sua volta lo introdusse nell’ambiente artistico del circolo dei superkappa. “[…] Aveva le sue idee sull’arte. Riteneva necessario che fosse autonoma da qualsiasi regola di vita, ossia arte per l’arte, che di conseguenza un artista dovesse innanzi tutto essere un superkappa, al di sopra del bene e del male. Non era il solo a pensarla così tutti i suoi amici poeti sembravano avere più o meno la stessa opinione. […]” Con Tock andava spesso, anche, ai concerti. Uno in particolare lo colpì, mentre Craback, il kappa-musicista, eseguiva il brano di apertura con grande passione e accolto dall’estasi degli ascoltatori, fu interrotto da un kappa-poliziotto che urlò senza alcun pudore: “<<Alt! Basta con la musica!>>” seguì la rivolta del pubblico che esortava, con forza, il musicista a continuare a suonare… “<< Ma perché questo baccano?>>” n. 23 chiese a Mag, che rispose <<Oh, nel nostro paese cose del genere capitano molto spesso. […] Chiunque può capire più o meno profondamente il significato di un dipinto o di un’opera letteraria, e perciò qui da noi non se proibisce mai né l’esposizione né la vendita; le esecuzioni musicali vengono invece spesso vietate giacché, anche se offendessero gravemente la morale pubblica, i kappa non se ne potrebbero rendere conto, non intendendosi affatto di musica>>. << Ma quel poliziotto se ne intende?>>. << Chissà, forse gli ricorda le palpitazioni di quando è a letto con la moglie>>.”
Gli piaceva molto chiacchierare con Mag, il kappa-filosofo, che abitava nella casa affianco a quella di Tock. Ogni volta che gli faceva visita lo trovava immerso nella lettura di enormi volumi accumulati sulla sua scrivania o nella scrittura della sua Opera: Parole di uno stupido. Mag era l’unico che non subiva la caccia delle femmine. Una caccia spietata che non escludeva neanche i kappa già sposati. E molto spesso le femmine erano aiutate nell’inseguimento e nella cattura dall’intera famiglia. Difficilmente si riusciva a sfuggire. Eppure, Mag non sembrava felice di questa sua esclusione dal gioco sessuale. Un giorno gli confidò: “[…] << E’ naturale che non comprendiate i nostri sentimenti, non siete un kappa. Vi assicuro infatti che farebbe piacere anche a me essere intrappolato da qualcuna di quelle terribili femmine>>.”
Grazie all’amicizia di Gael il kappa-capitalista, presidente della fabbrica del vetro, visitò diverse fabbriche. Rimase profondamente sorpreso dallo straordinario ritmo di produzione che avevano raggiunto, in tutti i settori. “[…] Ma ciò che veramente mi sbalordì non fu il numero dei libri prodotti, bensì la semplicità del procedimento seguito. In quel paese, infatti, i libri si fanno gettando semplicemente carta, inchiostro e polvere grigia in un’imboccatura ad imbuto delle macchine che dopo nemmeno cinque minuti riversano tutto quel materiale già trasformato in una valanga di libri in quarto, in ottavo e così via. Domandai cosa fosse quella polvere grigia, e il tecnico kappa, che se ne stava con aria d’importanza davanti alle lucenti macchine nere, rispose in tono sprezzante: << Oh, soltanto robaccia, cervello d’asino essiccato e ridotto in polvere. >> Con la creazione di nuove macchine - circa sette od ottocento al mese – era sempre più facile e veloce produrre. E, di conseguenza sempre più inutile la manodopera, più o meno quaranta o cinquantamila kappa, ogni mese restavano senza lavoro. Ma nessuna traccia di sciopero, sui giornali. Com’è possibile che nessuno dei disoccupati protesti? Chiese spiegazioni durante un pranzo, a casa di Gael: << Vengono tutti mangiati>> << Noi uccidiamo tutti i disoccupati e ce li mangiamo. Ecco, guardate questo giornale: in questo mese sono stati licenziati 64.769 operai, e il prezzo della carne è diminuito in proporzione>>. << Qui vige la “Legge per il Macello degli Operai”>>. Tutti colsero il suo orrore, dandolo, tuttavia, per scontato, Chack dopo una rumorosa risata: << Ma via, in fondo lo stato è cortese a risparmiar loro il fastidio di morire di fame, o di suicidarsi. Un po’ di gas asfissiante, e tutto è finito: non soffrono poi molto>>. << Ma come potete mangiarli…>>. << Suvvia, non siate sciocco. Se Mag vi sentisse, creperebbe dal ridere. Nel vostro paese alcune ragazze di basso ceto diventano prostitute, non è così? Dunque, non è che vieto sentimentalismo indignarsi per la nostra usanza di mangiar la carne dei lavoratori! >>. Gael che si era limitato ad ascoltare, prese dal tavolino un vassoio di sandwich e me lo porse. << Ne volete?>> mi fece con tono distaccato. << Son fatti con la carne di uno di quei lavoratori >>.
Un pomeriggio, mentre chiacchierava con Mag, si sentì un colpo provenire dalla casa di Tock. Accorsero immediatamente. Trovarono il poeta a terra in una pozza di sangue. E questo stimolò la sua curiosità verso la religione dei kappa. Un aspetto che fino a quel momento non aveva considerato, essendo ateo. La più importante è il Modernismo o Culto della vita. << Culto della vita è soltanto una traduzione approssimativa del termine kappa Quemocha. Cha corrisponde al suffisso ismo e quemo deriva da quemal che significa <<vivere>> o, più esattamente, <<mangiare, bere e …>> gli disse Lap che, qualche giorno dopo gli fece visitare il Gran Tempio. Un edificio gigantesco costruito mescolando tutti gli stili architettonici esistenti. “[…] v’erano colonne corinzie, volte gotiche, pavimenti a scacchiera secondo la maniera araba […] un insieme che produceva una strana armonia, selvaggia e bella. Ma la mia attenzione fu soprattutto attratta dai busti di marmo che si susseguivano in nicchie […] Mi sembrava di riconoscerli; ed era vero. […]” Infatti, i santi erano tutti umani. Filosofi, poeti, scrittori, musicisti, pittori… C’era San Nietzsche “[…] Questo santo cercò la salvezza nel superuomo da lui stesso concepito; ma invece di raggiungere la salvezza perse la ragione. Del resto se non fosse impazzito non avrebbe potuto essere annoverato tra i santi… [..]” e, San Tolstoj, San Wagner e quel “[…] pittore francese. Rinunciò alla carriera commerciale per dedicarsi alla pittura. Abbandonò moglie e figli, e a Tahiti sposò una fanciulla di soli tredici o quattordici anni. […]” (si riferisce a Gauguin, mi sono meravigliata di non trovare Van Gogh. Non poteva mancare nella testa di Akutagawa, ne ero certa. L’ho trovato in “Vita di uno stolto” un altro dei suoi racconti).
Il suicidio di Tock ma, soprattutto gli articoli sui giornali sul suo fantasma, lo fecero sprofondare in una depressione intima e insopportabile. Uno in particolare lo colpì. Un’intervista, che tradusse in giapponese:
“Relazione sul fantasma del sig. Tock, poeta. Bollettino della Società per le Ricerche Psichiche n. 8274
[…] D. ti penti di esserti suicidato?
R. per il momento, no. Se dovessi stancarmi della vita di spirito, tornerei nel vostro mondo uccidendo con un colpo di pistola il mio essere spirituale.
D. è facile per uno spirito suicidarsi e tornare sulla terra?
Lo spirito del sig. Tock rispose con un’altra domanda, la qual cosa era per lui abituale, come rilevarono quanti l’avevano conosciuto.
R. a voi riesce facile crepare? D. voi spiriti non siete immortali?
R. ci sono così numerose opinioni al riguardo, che è praticamente impossibile dire quale sia giusta. E vi prego di non dimenticare che fra noi ci sono cristiani, maomettiani, zorostriani, eccetera.
D. e tu in cosa credi?
R. io sono sempre stato un nulliano.
D. ma almeno non dubiterai dell’esistenza dello spirito, no?
R. non ne sono poi così sicuro come voi. [..]”
Decise di tornare nel mondo degli uomini ma, non riusciva a trovare più il buco da cui era caduto e, quello era l’unico modo. Chiese a Bag che gli disse di rivolgersi ad un vecchio che viveva in periferia. Si precipitò ma, non trovò un vecchio… trovò un bambino. Eppure il nome corrispondeva. “<< […] Per un caso fortuito, avevo i capelli grigi quando fui partorito da mia madre. Poi divenni sempre più giovane, ed ora, come vedete, non sono che un fanciullo. Ma se volete sapere la mia età, pur ammettendo che al momento della nascita non avessi più di sessant’anni, adesso dovrei averne centoquindici o centosedici >>. […]” Il vecchio/bambino gli indicò una botola e gli chiese se era davvero sicuro. N. 23 rispose di si e cominciò ad arrampicarsi sulla lunga scala di corda.
Tornò, in superficie, nel mondo degli uomini e, provò per loro repulsione, considerava ridicole e incomprensibili le idee e le abitudini umane, anche, con la lingua aveva problemi. Si sentiva diverso dai kappa, prima e diverso dai suoi simili, ora. Ci vollero mesi e una gran fatica per (re)integrarsi nel mondo umano. Dopo circa un anno, però provò nostalgia. Desiderava “[…] ritornare tra i kappa. Proprio così, desideravo << ritornare >>, non << andarvi di nuovo >>, giacché provavo per quel paese la stessa nostalgia che si prova per la propria patria. […]” Un giorno più che mai deciso uscì di casa e si incamminò ma, fu fermato da un poliziotto e rinchiuso in quella casa di cura. Furono i kappa dopo qualche mese ad andare da lui…
***
I kappa non sono un’invenzione di Akutagawa, sono leggendari folletti dell’antica mitologia giapponese, creature che vivono lungo i corsi d’acqua. Akutagawa ha soltanto immaginato e costruito il loro (possibile) mondo. Ha condito questo mondo, sotterraneo e fantastico, con le sue ossessioni (la pazzia e il suicidio) e con il suo amore per letteratura e filosofia europea. Duro e cinico, pessimista e sofferente, insofferente e incapace di accettare le regole di questo mondo, in “kappa” si è divertito, con una satira pungente, a ridicolizzare e criticare la società (umana?) in ogni suo aspetto (il mondo in cui faticava a vivere) e se stesso. Akutagawa è il neonato che non vuole nascere, è il paziente n. 23 considerato pazzo e rinchiuso, è il poeta che si toglie la vita…
__________________________________________________________________________
KAPPA (1992), SE - traduzione di Mario Teti
Edizione non più ristampata. Credo sia, anche, uno dei diciotto racconti di “Rashomon e altri racconti” che ho ordinato ma, non è reperibile. (da mesi)
Ryunosuke Akutagawa, nato a Tokyo il 1 marzo 1892, da genitori anziani e una madre che, poco dopo la sua nascita, cominciò ad avere disturbi psichici (impazzisce!), viene allevato dagli zii materni, in particolare da una delle sorelle della madre, studia letteratura inglese all'Università Imperiale di Tokyo (e la insegnerà nel corso della sua vita) si appassiona alla letteratura europea in generale e comincia a provare piacere per la scrittura. Muore suicida, dopo vari tentativi, il 24 luglio 1927.
Altri racconti tradotti in italiano:
Racconti fantastici (1995), Marsilio.
Rashomon e altri racconti (2002), Tea: L'autunno (1920) / Il ballo (1920) / Nel bosco (1922) / Il carrello (1922) / Casa Genkaku (1927) / Il fazzoletto (1916) / Il filo del ragno (1918) / Gesù di Nanchino (1920) / I mandarini (1919) / Mezza vita di Shinsuke Daidoji (1925) / Il naso (1916) / Nel paese dei kappa (1927) / La principessa di Rokunomiya (1922) / Un pugno di terra (1924) / Rapporto di Rosai Ogata (1917) / Rashomon (1915) / La scena dell'inferno (1918) / Toshishun (1920)
Da cui Akira Kurosawa nel 1950 ha tratto l’omonimo film. E', anche, uno dei libri "protagonisti" di "Ghost dog - Il codice dei Samurai" - Jim Jarmusch (1999)
La ruota dentata e altri racconti (2003), SE: Il fazzoletto (1916) / Corpo di donna (1917) / Kesa e Morit? (1918) / Il sorriso degli dei (1921) / Il registro dei morti (1926) / Vita di uno stolto (1927 – pubblicato postumo) / Domande e risposte nel buio (1927) / La ruota dentata (1927 – pubblicato postumo) / Memorandum per un vecchio amico (1927 – Testamento)
Nove racconti tra il fantastico, l’onirico e l’autobiografico. In “Il registro dei morti” descrive il rapporto con i suoi genitori e le sensazioni provate alla loro morte. In “Memorandum per un vecchio amico”, con una lucidità sconcertante espone i motivi che lo spingono al suicidio e la scelta del modo migliore considerando tutte le possibilità sia da un punto di vista del dolore che da un punto di vista estetico e simbolico, descrivendo con freddezza le sensazioni provate in un suo tentativo d’impiccagione, la scelta finale cade sull’avvelenamento.
_________________________________________________________________________
Fonti di consultazione: http://it.wikipedia.org/wiki/Akutagawa_Ryunosuke; http://it.wikipedia.org/wiki/Kappa; http://en.wikipedia.org/wiki/Akutagawa_Ryunosuke
Gabriella Scoppa (sga o anche nonnagialla), aprile 2007.
Commenti
8877102381 ecce ISBN per curiosi e ricercatori accaniti:)
Vengo subito a leggerti!
"Ricordo che, la prima cosa che mi colpì fu il formato (adoro i quadrati ma, i libri quadrati sono scomodi, mi rendo conto, in alternativa preferisco i rettangoli verticali)"
> SE! Come Iperborea. Formati atipici...
"kappa non sono un?invenzione di Akutagawa, sono leggendari folletti dell?antica mitologia giapponese, creature che vivono lungo i corsi d?acqua. Akutagawa ha soltanto immaginato e costruito il loro (possibile) mondo. Ha condito questo mondo, sotterraneo e fantastico, con le sue ossessioni (la pazzia e il suicidio) e con il suo amore per letteratura e filosofia europea. Duro e cinico, pessimista e sofferente, insofferente e incapace di accettare le regole di questo mondo, in ?kappa? si è divertito, con una satira pungente, a ridicolizzare e criticare la società (umana?) in ogni suo aspetto (il mondo in cui faticava a vivere) e se stesso. Akutagawa è il neonato che non vuole nascere, è il paziente n. 23 considerato pazzo e rinchiuso, è il poeta che si toglie la vita?"
> Gabriella! Che esordio della madonna. E' una pagina completa, complessa, piena di stimoli spunti e suggestioni. Non serve dirti che non ho mai sentito nominare questo eternamente giovane scrittore giapponese, e che mi mordo le mani al pensiero dell'irreperibilità. Ma ho memorizzato tutto, eccome, kappa inclusi.
Complimenti di cuore. E scrivine tante altre così.
"D. e tu in cosa credi?
R. io sono sempre stato un nulliano.
D. ma almeno non dubiterai dell?esistenza dello spirito, no?
R. non ne sono poi così sicuro come voi. [..]?
STUPENDO!
quando l'ho letta altrove ho pensato che non eri te. O io non ero io. Questo non solo è una sorpresa fantastica, ma è davvero convincente. Tra l'altro pare un genre di mia pertinenza Ho sempre ragione a dire che avete una forza nascosta che poi si manifesta, voi. Torno con basi più convincenti per un pezzo "monumentale". Per ora dico non ti fermare qui, magari fra 18 anni, ma ci vuole il bis.
1. spiegami sta cosa del codice. non l'ho capita... ; )
3. se vuoi te lo presto. con piacere!
il punto quattro è stupendo.... c'ho riso e riflettuto anni della mia vita...
5. non so' io, eh??
6.3. > è un punto d'onore, dovrò trovarlo con le mie sole forze;).
6.1. > giusto sotto i tags, c'è uno spazietto per integrare ean/isbn (libro, cd, dvd?) - e così per ora il nascituro link va su ibs, e un domani un po' dappertutto, credo e spero:).
Ancora complimenti.
Ah, finalmente! je l'hai fatta. Hai scelto una storia curiosissima e bizzarra come esordio (il testo lo conoscevo, ancorchè non l'abbia letto - è nello scaffale di un caro amico), ma ciò non mi sorprende. Brava Gabriella:)
E mi raccomando, non facciamo passare altri tre secoli prima del prossimo. Ora m'aspetto un pezzo di musica rock, oppure Salinger.
: ) grazie per i complimenti! (anche se m'imbarazzano. evitateli. sono timida... ;D) ... e intanto m'è sfuggita una riga (impaginare in wordpress è davvero allucinante! c'ha seri problemi coll'interlinea!) prima di ?D. voi spiriti non siete immortali?" c'è: "R. a voi riesce facile crepare?" ... corretto!
7.1 non voglio abbatterti ma, in questi anni l'ho cercato ovunque - ho incontrato "diverse" persone a cui avrei voluto, proprio, regalarlo - l'anno scorso a galassia gutenberg ho chiesto all'editore in persona: ZERO. devi puntare sulle bancarelle dell'usato/resti di magazzino e avere culo! altrimenti sai dove trovarmi. ;)
7.2 si, si... questo era chiaro. provo alla prossima... ; )
certamente scriverò ancora. c'ho tre o quattro cosette nel forno... non chiedetemi quando.
8.1 (non vedo l'ora di parlarne, allora! fattelo prestare :))
veramente... c'ho un "requiem" quasi cotto. (preparati per "pi greco"!!! ; D)
sOOOrpresa! ristampato.
gf, bauletto, fede un consiglio: non lo ordinate.
; )
dicci dicci!
Stesso editore?
si. stesso editore (ho corretto anche il codice! funziona, no?) mi chiedo il perché di questa ristampa e se c?entra qualcosa la mia ossessiva ricerca? magari sono riuscita ad entrare nella testa dell?editore? chissà. ; ) provo a concentrarmi su ?Rashomon?, adesso. ahahhahah (mi serve per "ghost dog").
(ho ordinato qualche copia. attendo. non potete capi' che gioia poterlo, finalmente, regalare a chi credo che lo apprezzerà?)
:)
libro poeticamente crudele, ma scritto con quella sorta di "leggerezza" orientale che ne acuisce la spietatezza ma ne attenua i toni forti. Grazie sga