Sessant’anni dopo il folgorante esordio letterario di Ennio Flaiano, “Tempo di uccidere”, vede la luce una nuova allegoria dell’esperienza colonialista italiana: “Ali di sabbia” di Valerio Aiolli, narratore italiano classe 1961. È difficile assimilare, ma non comparare, le due opere: Flaiano trasfigurava la sua esperienza, virando dal particulare all’universale con una stupenda e drammatica metafora di quel che aveva vissuto; Aiolli appartiene a un’altra generazione, quella che ha testimoniato il progressivo oblio sui tempi dell’Impero, e scrivendo di Italo Balbo, delle condizioni dei soldati al fronte, delle cause dell’avvento del fascismo, non può altro che documentarsi e immaginare, congetturare e interpretare. L’interpretazione, mi sembra, è opportunamente equidistante; o almeno all’equilibro tende. La qualità della ricostruzione andrebbe rigorosamente vagliata da uno storico, e non da un letterato; mi limito quindi a tracciare questa emblematica continuità tra romanzieri di classe, autori di due delle poche testimonianze letterarie italiane su un periodo così inspiegabilmente rimosso. Al contempo, sollecito gli studiosi del Fascismo e del Novecento a valutare la fedeltà della ricostruzione storica, e l’opportunità di salutare nell’opera un documento dalle valenze plurime. La mia impressione è che l’opera derivi da uno studio meticoloso delle fonti.
“Ali di sabbia”, strutturato alternando flashforward e flashback (la sequenza è: 1940 Libia, 1915 Italia, 1916-1939 Italia, 1940 Libia, 1911-1915 Libia, 1940 Libia, 1915 Libia, 1940 Libia), si sviluppa su due differenti binari, progressivamente convergenti: il primo è quello della vicenda dell’aviatore Italo Balbo, eroe della Prima Guerra Mondiale, Governatore della Libia, caduto a Tobruk nel 1940 probabilmente per via del fuoco amico; il secondo è quello d’un suo secondo, e diversamente romanzesco pilota, Settimio, nato da un aviatore caduto proprio in Libia, e da un amore proibito. Aiolli rivela progressivamente i destini incrociati del grande trasvolatore e del suo secondo, aviatore già miracolato, sopravvissuto a una caduta disastrosa da trecento metri, e figlio di chi sognava, per amore del volo, di scrivere una grande storia del volo.
Intanto leggiamo di eserciti male armati, privi – nel 1940 – di autoblindo, di pezzi anticarro; ci avventuriamo nella “biografia in terza persona” dell’ex Quadrumviro, già plurimedagliato al fronte, già repubblicano e massone, mazziniano convertito al fascismo; feroce oppositore dei bolscevichi (p. 18: “Che cos’è il bolscevismo? È disoccupazione, ozio, fame, furto, assassinio. Chi ama la propria casa, la propria famiglia, chi non vuole vedere i propri figli morire di fame, è nemico del bolscevismo. E D’Annunzio, a Fiume, è un magnifico suscitatore di energie sane e gagliarde”), idolo dei cittadini, esempio per i soldati.
E tramite la storia del padre putativo di Settimio, l’eroico Balbo, entriamo nella storia del suo perduto padre, e della fidanzata che lo aspettava invano. E così assistiamo, da spettatori, agli eventi che trascinano l’Italia dalla Prima alla Seconda Guerra; agli scontri tra fascisti e socialisti, alla fondazione del Partito Comunista (Livorno), al clima di violenza tra le fazioni in lotta per assumere il potere. Toccante il racconto – allegorico – della fine della Grande Guerra: la fidanzata “vedova” del pilota, e madre di un figlioletto che non era suo, lo accompagna a guardare i festeggiamenti:
“Sua madre gli teneva forte la mano e lui guardava in cielo. Passavano aerei che gettavano manifestini colorati con parole di vittoria e in fondo a destra era scritto Diaz, generale dei generali, salvatore dell’Italia, e lui guardava gli aerei e quanto gli sarebbe piaciuto esserci su quegli aerei non riusciva a dirlo ma sua madre lo capì e ne fu contenta” (p. 38).
Aiolli narra un seducente e tragico spaccato di quell’epoca, e dell’entusiasmo degli italiani per il clima che si stava vivendo. Inconsapevoli, forse, degli stenti e delle difficoltà di chi si trovava al fronte. Si percepisce, qua e là, memoria dell’orgoglio di essere italiani, della dignità riservata ai morti caduti per una patria che ora si componeva anche di Trieste e della Libia; la fidanzata vedova “pensava che chi era morto per quel nome, Italia, era morto per qualcosa di unico e di grande e si sentiva meno sola” (p. 43). Era innocenza, ma era anche fede.
Diciamola tutta: da parte di Lucia, come anche da parte dei cittadini, c’era riconoscenza per questa rigenerazione: toccanti e emblematici, a questo proposito, i passi che riferiscono i discorsi di Balbo agli emigranti (cfr. p. 103: “Siate fieri di essere italiani – gridai – o gente nostra d’oltreoceano, e soprattutto voi, lavoratori dal braccio infrangibile e dal cuore semplice, perché rappresentate l’amore e l’orgoglio del Duce, voi che siete credenti e fecondi, voi che avete il genio e la pazienza dei costruttori di Roma (…) Mussolini ha chiuso il tempo delle umiliazioni, essere italiani è un titolo d’onore (…) l’Italia è l’esercito della civiltà in cammino per le vie del mondo”).
Discorsi oggi talmente impensabili da suonare grotteschi, per la nostra sensibilità. Il fallimento è stato bruciante, la delusione immensa, la vergogna degli ultimi anni del regime, e di quel che è stato post 1943 senza fine. Essere italiani è un grave disonore, da molto tempo. E non significa più niente. Siamo nazione puntinata da basi nemiche: colonizzata militarmente e culturalmente. Sfinita.
Dicevamo: di quel grande amore di Lucia, che sognava di scrivere la storia del volo, rimangono delle lettere, che la donna leggerà soltanto quando suo figlio partirà per il fronte. Sono lettere che raccontano di trincee, delle prime bombe lanciate da un aereo (p. 67), del rapporto tra turchi e arabi (aborigeni libici); della condizione delle truppe, sempre prive di munizioni e di viveri; delle torture inflitte dai nemici (p. 69: atroce) e delle rappresaglie italiane. Delle truppe eritree italianizzate, quelle degli ascari (p. 74), di stregate città d’argilla, nel deserto. Di ritirate, e di assedi. Il pilota al fronte pensa soltanto a volare, anche quando la realtà si sgretola. Sembra morire volando.
E volando muore il grande eroe dell’Impero, quell’idolo dei cittadini, valoroso soldato e coraggioso pilota; massacrato forse dall’invidia di suoi compatrioti, cittadini di quella patria che stava per morire.
La storia del volo dell’Impero termina ingloriosamente. Quella della fortuna di questo romanzo ha appena avuto inizio. Onore al merito.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Valerio Aiolli (Firenze, 1961), scrittore italiano. Ha esordito pubblicando la raccolta di racconti “Male ai piedi” (Cesati Editore, 1995) e il romanzo “Io e mio fratello” (e/o, 1999).
Valerio Aiolli, “Ali di sabbia”, Alet, Padova 2007.
Approfondimento in rete: Rassegna Stampa (in progress!) / Unicoop Firenze
Gianfranco Franchi, Settembre 2007.
Commenti
Sessant?anni dopo il folgorante esordio letterario di Ennio Flaiano, ?Tempo di uccidere?, vede la luce una nuova allegoria dell?esperienza colonialista italiana: ?Ali di sabbia? di Valerio Aiolli, narratore italiano classe 1961. È difficile assimilare, ma non comparare, le due opere...
Questo mi sa che non lo perdo. Certo che abbraccia un periodo piuttosto lungo e travagliato, e mi sembra che la tua esortazione agli storici di verificare sia veramente opportuna.
Scusa, si avanzano altre ipotesi sulla morte di Balbo, ucciso sembrerebbe dal fuoco amico delle batterie antiaeree dell'incrociatore San Giorgio, volantariamente adagiato sul fondo del porto di Tobruck? Mio padre, che non è stato testimone, ma che c'era, proprio lì vicino, mi ha sempre detto che quelli della San Giorgio erano disperati per l'accaduto.
Però alcune voci, che parlando di un palese definitivo attrito con Mussolimi, tanto da ipotizzare un complotto con Balbo quale sostituto poi del duce, riferiscono che agli artiglieri non sarebbe stato comunicato in modo volontario il rientro del SM 79 da una missione.
Sono voci, ma quelle del complotto per sostituire Mussolini le ho sentite anche in televisione nel programma La grande storia.
"Sono voci, ma quelle del complotto per sostituire Mussolini le ho sentite anche in televisione nel programma La grande storia."
Purtroppo anch'io sono al medesimo stadio di conoscenze.
Bella recensione, Franco. Commossa. Aiolli riesce a restituire un clima totalmente estinto. Confido che in Italia, a parte te e qualche altro, nessuno riesca a capire di che parli.
@drago: temo che la verità non salterà mai fuori, anche perchè tutti quelli eventualmente coinvolti sono ormai morti e in quei casi gli accordi si prendono a parole. Il fatto però che queste voci siano sempre circolate può anche costituire, non tanto una prova, ma un indizio del complotto. Del resto Balbo al rientro dalla missione non era insieme ad aerei nemici e come aereo l'SM 79 era facilmente identificabile, in forza della gobba che lo sgraziava un po'. Considerato che era in fase di atterraggio, la sua quota non poteva essere elevata e, se anche Balbo non avesse comunicato via radio il rientro, è piuttosto strano che tutti i cannoni della San Giorgio abbiano fatto fuoco al primo avvistamento contro un aereo in evidente fase non di attacco, ma di avvicinamento progressivo alla pista.
Molto interessanti e apprezzati i dettagli che fornisci, Renzo. Grazie.
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/balbo2.htm
Grazie, Gianfranco. Avevo già letto tempo fa. Comunque, abbattimento volontario o involontario se ci fu uno che ne trasse vantaggio fu proprio Mussolini. Non parliamo poi della testimonianza di un artigliere ventenne che ha paura dei bombardieri inglesi, ma che si accusa di un errore che potrebbe portarlo davanti alla corte marziale per tutta una serie di reati militari. Ovviamente non ebbe conseguenze.
Il solito pasticciaccio all'italiana, allora come oggi.
(Renzo: ieri in privato avevi altri toni, e promettevi altre cose, diciamo così. Oggi commenti come niente fosse. Guarda che hai capito male. Non scordo)
"E volando muore il grande eroe dell?Impero, quell?idolo dei cittadini, valoroso soldato e coraggioso pilota; massacrato forse dall?invidia di suoi compatrioti, cittadini di quella patria che stava per morire.
La storia del volo dell?Impero termina ingloriosamente. Quella della fortuna di questo romanzo ha appena avuto inizio. Onore al merito".
Bella pagina, per un testo - a quel che leggo - davvero interessante. Balbo fu uomo valoroso, questo è indubbio, uno che in qualche modo era già proiettato nel futuro prossimo. La tesi del possibile complotto è nota, ancorchè poco analizzata nei libri di storia. Io ne ho molti - come sai - sul Venntennio (con annessi e connessi), nei quali in sostanza si evince più un'ammirazione di Mussolini per Balbo che una gelosia. De Felice, se non ricordo male (e qui chiedo conferma a Patrick se ne ha memoria) non credeva al complotto. L'idea che mi son fatto è che il complotto è più letteratura che realtà, ma evidentemente potrei sbagliarmi, visti gli scarsi dati in merito di cui si dispone.
Fede, sì, è un romanzo interessante. Peraltro credo sia una di quelle letture che ti piacerebbero parecchio (andresti in fissa se fossi appassionato della storia del volo; ma prendila come metafora...;) ).
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E salutiamo come mezzo miracolo il ritorno a queste tematiche, 60 anni dopo Flaiano. Era ora. Memoria.
(a proposito: chiunque abbia desiderio di recensire Saggi o Monografie dedicati a questo dimenticato periodo storico è ASSOLUTAMENTE benvenuto).
A breve notizie su una nuova pubblicazione - cartacea - dell'articolo.
Avanti Aiolli!
http://www.youtube.com/watch?v=-toLGqbfzFo
Amices, qui:
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2007/12/19/ali-di-sabbia-di-valer...
l'ottimo Maugeri rilancia il dibattito sul romanzo di Aiolli.
[aiolli, flaiano, libia]
[aiolli, flaiano, libia] wikipedia - scopro oggi - aveva segnalato a dovere questo articolo. Guardate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Aiolli
Fa piacere...