AGENZIA INEDITA. Essere giornalista non è saper scrivere, è saper capire una notizia. Se non ti prendi la responsabilità di cosa scrivere e di come scriverlo non sei un giornalista (Daniele Petraroli)
Incontro Daniele Petraroli, giornalista romano classe 1978, monteverdino puro. Dopo anni di esperienza nella redazione capitolina de “Il Giornale” e collaborazioni con altre testate nazionali, Daniele ha deciso di dare vita a un progetto nuovo: indipendente, antagonista, idealista. Una nuova agenzia di stampa: “Agenzia Inedita”. Fondata e – attualmente – non più diretta ma supervisionata.
Daniele, come nasce Agenzia Inedita? Qual è il progetto?
Agenzia Inedita nasce da un sogno, da una parte; e da difficoltà oggettive, dall’altra. Il sogno era quello di creare un nuovo strumento di comunicazione dal basso: senza padroni, senza i riti dei media preesistenti.
Le difficoltà oggettive sono quelle con cui si trova a vivere un giovane che decide di fare il giornalista. Oggi, grazie all’Ordine dei Giornalisti, i professionisti aumentano e i posti a disposizione diminuiscono; le redazioni si svuotano, gli spazi per chi non ha un santo in paradiso o un padre politico o giornalista si riducono… e quindi… la nostra è stata follia e sogno allo stesso tempo. Giovani tra i 20 e i 30 anni vanno a crearsi il proprio posto di lavoro: ritagliandosi una nicchia nell’informazione italiana. Questa è stata l’idea iniziale. Niente padrini. Niente finanziatori occulti. Niente partiti politici, gruppi economici o gruppi di potere alle spalle. I soldi sono i nostri, di noi soci. Volevamo ritagliarci uno spazio “altro”.
Perché un’agenzia di stampa?
Perché era più facile. Nell'epoca del web possiamo abbattere i costi e intervenire direttamente sulla prima fase della notizia: proprio come nei giorni delle radio libere, negli anni Settanta. E poi perché volevamo arrivare alla sorgente delle notizie. Le notizie pubblicate in un quotidiano sono state già mediate. Noi vogliamo creare le notizie: vogliamo attingere direttamente alla fonte. Questa è la base di tutto il giornalismo, della cronaca in primis…
Pensavo, assieme agli altri colleghi, che questa fosse la strada ideale per chi volesse intraprendere l’attività giornalistica. Volevo che le nuove leve potessero scoprire come nascono le notizie e come arrivano all’attenzione dell’opinione pubblica. Piuttosto che creare un’agenzia di nicchia, siamo partiti direttamente dal livello nazionale, per coprire tutti i settori della classica agenzia di stampa. Per essere appetibili da subito, abbiamo puntato su due canali: la comunicazione degli enti locali (molte delle notizie politiche passano prima dagli enti provinciali e comunali: e così possiamo anticipare i grandi temi che affronteranno gli organi di stampa. Ad esempio: nel Lazio, un anno fa si affrontava la questione del piano Sanità, ma noi stavamo già lavorando sulla questione dei rifiuti. Pressante oggi e in futuro) e dell’Unione Europea.
In Italia si sottovaluta completamente la sua influenza nelle scelte politiche del nostro Paese, o si enfatizzano, al limite, i momenti di bassa polemica politica; i nostri corrispondenti all’estero sono sempre di meno… soprattutto, si occupano delle polemiche di basso profilo nostrano: la lite tra Berlusconi e Schultz, le tre parole di Sarkozy all’Europarlamento… NOI abbiamo cercato un’altra strategia. Il nostro corrispondente è un avvocato. Studia i documenti dell’Unione, con particolare riguardo per gli enti locali e per le piccole e medie imprese: nel tempo, ci siamo resi conto che spessissimo riusciamo ad anticipare i nostri quotidiani nazionali di due o tre giorni. In Italia ancora si attende che alcuni regolamenti vengano tradotti… e così passano almeno quattro-cinque giorni. E si tratta di notizie che poi incidono pesantemente sulla realtà politica-economica del nostro Paese. Qualche esempio: qualche mese fa hanno completamente cambiato la legislazione sulla costruzione di lampadine. L’Italia ne è secondo produttore mondiale (la Osram lo saprà già… ma le altre imprese?). La notizia toccherà direttamente gli altri produttori soltanto quando il Governo li informerà.
Quale lo stato dell’arte, quali le vostre ambizioni?
Agenzia Inedita, dopo un progetto pilota – ASG MEDIA – è nata a fine giugno 2008. Già adesso abbiamo avuto un ottimo riscontro: siamo riusciti ad avere contatti con diversi enti locali; ci stiamo facendo conoscere coi quotidiani proponendo loro notizie e anteprime. Ad esempio, la vicenda dei manifesti del PD per la manifestazione del 25 Ottobre, che ritraeva San Pietro durante l’Angelus del Papa… l’abbiamo passata a Libero, Corsera, TG2.
La nostra redazione principale ha attualmente sede qui a Roma. Quindi, tra qualche mese, avremo uffici a Milano – dove abbiamo già un corrispondente – e al Sud, in Puglia.
Ambizioni? Agenzia Inedita nasce dal basso. L’ambizione è diventare, nel giro di un paio d’anni, una delle prime cinque agenzie di stampa nazionali (Ansa, Adnkronos, Apcom, Agi… e Inedita. Tra qualche anno… se il pubblico ci sostiene).
Com’è strutturata la redazione?
Attualmente abbiamo – a Roma – quattordici redattori. Uno a Bruxelles, uno a Milano. Quattro responsabili supervisionano i circa 250 lanci quotidiani: gli altri sono redattori a vari livelli. Nessuno di loro può pubblicare direttamente le notizie.
Analizziamo assieme l’attività delle altre agenzie di stampa: quali sono i punti forti e i punti deboli, a tuo avviso?
Il punto forte è la disponibilità finanziaria. È facile fare un’impresa sempre in perdita sostenuta dallo Stato o da grandi gruppi editoriali: i proprietari dell’Ansa sono tutti i grandi gruppi editoriali d’Italia: partecipazione Mondadori, Rcs, Il Giornale… quindi… questa compartecipazione significa libertà editoriale o controllo più o meno rigido delle notizie?
La grande debolezza è che i giornalisti delle agenzie spesso lavorano in team: si accordano sui titoli, sulle notizie da lanciare, su come lanciarle. Questo posso dirlo per esperienza personale. Oggi, tra un lancio Ansa, uno AdnKronos, uno Agi e uno Apcom non c’è nessuna differenza. La cosa che chiedo ai miei giornalisti è questa: mai accordarsi. Se mi accorgessi di una cosa del genere, il giornalista verrebbe cacciato. Darsi una mano nei momenti di difficoltà è un discorso, il vero problema è il capannello di giornalisti delle agenzie al termine di una conferenza stampa, di una manifestazione… in cui ci si mette d’accordo su chi lancia cosa per primo… e quando. E poi si fa a cambio. Purtroppo è così.
Io li ho visti, li vedo tutti i giorni… siamo anche amici. Però fanno così. Hanno paura di sbagliare. Essere giornalista non è saper scrivere, è saper capire una notizia. Se non ti prendi la responsabilità di cosa scrivere e di come scriverlo non sei un giornalista.
I grandi dibattiti parlamentari vengono seguiti direttamente sul posto da tre-quattro giornalisti dell’agenzia, armati di penna, taccuino e telefonino per dettare le notizie (si danno il cambio…): noi invece stiamo comodamente di fronte a un pc, e battiamo le comunicazioni in tempo reale. Pubblicandole con opportuno anticipo. Del resto, è tutto in diretta sul web su camera.it (oltretutto, volendo, siamo a cento metri dalla Camera. Se per sbaglio l’indistruttibile server del sito della Camera crollasse, ci precipiteremmo personalmente… ma è molto difficile che accada).
Cosa rimane della tua esperienza in un quotidiano?
Allora… anzitutto, Il Giornale mi ha insegnato tanto: ho cominciato lì e sono cresciuto lì. Però… la sensazione è che i quotidiani rappresentino un tipo di giornalismo ormai sorpassato. Oggi non importa più niente a nessuno della notizia, di cosa sia successo… si guarda, piuttosto, al fine della notizia. Spiego. Un giornale come “il Giornale”, pesantemente politicamente schierato, ha più bisogno del titolone che della sostanza. Potrei fare esempi anche con i miei vecchi articoli, sminuiti o esaltati da un titolo. Dipendeva da cosa faceva gioco…
Firmerete i vostri lanci di agenzia?
Sono tutti firmati o siglati. Vale per tutti: anche nelle altre agenzie appaiono dei codici. Appena il sito sarà on line nella versione free e definitiva, ci sarà una sezione con nomi e facce dei giornalisti e sigla di riferimento. All’insegna della più assoluta trasparenza.
Strategie e tecniche di collaborazione con il pubblico – in particolare, il pubblico del web. Avete pensato di aprire una finestra per segnalazioni di notizie e interazioni con la redazione?
Questa è la parte del progetto ancora da sviluppare. Quello che manca agli organi di informazione autorevoli del web italiano è l’interattività: è un nonsenso, considerando che la forza di Internet sta proprio nell’interazione reciproca tra chi scrive e chi legge. L’idea quindi è quella di permettere ai nostri lettori di avere un filo diretto con la nostra redazione e con le notizie che pubblichiamo. Ovviamente, previa mediazione della redazione giornalistica… dobbiamo studiare come realizzare questo disegno nel sito free, però l’obbiettivo è quello di creare un dialogo istantaneo coi nostri lettori.
Vuoi nominare qualcuno dei tuoi ragazzi?
(pensa a lungo…)… forse non è il caso di inserire dei nomi nell’intervista… vorrei fossero scoperti come giornalisti per come scrivono e per quello che scrivono.
Il tuo modello come giornalista, oggi?
Francamente mi trovo in difficoltà, perché credo che tanti colleghi, anche del lontanissimo passato, mi abbiano insegnato qualcosa. Da ognuno vorrei… ad ognuno vorrei rubare qualcosa. Non mi piace il giornalismo di Montanelli, ma è uno dei pochissimi che scriveva in modo accessibile anche per il lettore più semplice. In questo lo apprezzo molto. Longanesi è stato uno dei pochissimi veramente liberi. Non si è mai… Ha sempre cercato di andare controcorrente, forse fino all’eccesso; che è la cosa più importante, per un giornalista. Poi potrei citare qualche giornalista d’inchiesta, anche se… la questione è più complessa. Di solito, il giornalista d'inchiesta è uno che si piace troppo. Pensa di essere il giustiziere della notte. Per alcuni aspetti apprezzo uno come Travaglio, ma per il modo in cui si pone, da giudice del bene o del male, o da censore… lo trovo pericoloso. Gli editorialisti, invece, non li amo affatto. Il giornalista non è un editorialista. Dei pareri di Scalfari o Panebianco me ne frego. Quanto al cronista, infine… un cronista deve avere l’onestà intellettuale di ammettere da dove viene e deve dirlo chiaro al lettore, lasciandogli la possibilità di giudicare da sé. Penso a Cristiano Gatti, in particolare. È uno che ha il coraggio di fare cose difficili e scomode…
Tempi di realizzazione del sito web "free"…
Gennaio-Febbraio 2009. L’indirizzo sarà: www.agenziainedita.it
L’indirizzo email a cui domandare, per ora, la password gratuita è amministrazione@agenziainedita.it - così è possibile, sin d’ora, accedere a tutto il flusso delle notizie.
Grazie Daniele. E lunga vita al tuo sogno. Sarà amato e avversato da molti. Io ho già deciso da che parte stare. Avanti così.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”, novembre 2008.
Commenti
Incontro Daniele Petraroli, giornalista romano classe 1978, monteverdino puro. Dopo anni di esperienza nella redazione capitolina de ?Il Giornale? e collaborazioni con altre testate nazionali, Daniele ha deciso di dare vita a un progetto nuovo: indipendente, antagonista, idealista. Una nuova agenzia di stampa: ?Agenzia Inedita?. Fondata e ? attualmente ? non più diretta ma supervisionata.
Ideale complemento a...
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/11/16/lankelot-il-sogno-di-guido-m...
Avanti!
lo aggiungo tra i link del mio blog e chiederò sin da subito la pass.
Gratuita, vero?
Perfettamente in linea col sogno di Morselli di cui si parlava qualche giorno fa.
E' proprio un bel progetto e ci vuole non poco coraggio.
Senza santi in paradiso, parenti in politica o nell'ambiente giornalistico, per pura voglia di informare...
Non sembra vero.
Non sembra nemmeno Italia.
Ogni migliore auspicio per Agenzia Inedita.
"E poi perché volevamo arrivare alla sorgente delle notizie. Le notizie pubblicate in un quotidiano sono state già mediate. Noi vogliamo creare le notizie: vogliamo attingere direttamente alla fonte. Questa è la base di tutto il giornalismo, della cronaca in primis? "
>molti ottimi propositi. Sinceramente degli editoriali e del giornalista-pontificatore non ne posso più. Basta poi sfogliare qualche quotidiano per rendersi conto che c'è stato un accordo sulle notizie da mettere in risalto, non parliamo degli ormai inguardabili Tg televisivi.....insomma qui sta diventando un regime, ben vengano perciò idee nuove e diverso modo di lavorare.
Buon proseguimento e ogni augurio per il progetto.
3. Assolutamente gratuita. Quando sarà on line la versione "ufficiale", aperta al pubblico, non ce ne sarà più bisogno, immagino.
4. Sembrerebbe davvero di sì. Speriamo che questi ragazzi trovino supporto, nel tempo, sia a livello istituzionale, sia a livello pubblicitario, senza mai compromettere lo spirito onesto e coraggioso di questi loro primi passi. Ho fiducia in Daniele.
5. Mi unisco agli auspici e a tutte le osservazioni di Marina, in primis sulla drammatica agenda setting di berlusconia (prodia inclusa).
Mi impegno a tenervi informati, in inverno, di ogni novità a proposito del progetto. Intanto, se siete curiosi, accreditatevi domandando la password qui: amministrazione@agenziainedita.it
è gratis, e potrete osservare come, quante e quali notizie vengono trattate. Utile lezione, direi...
Daniele ha dichiarato:
"È facile fare un?impresa sempre in perdita sostenuta dallo Stato o da grandi gruppi editoriali: i proprietari dell?Ansa sono tutti i grandi gruppi editoriali d?Italia: partecipazione Mondadori, Rcs, Il Giornale? quindi? questa compartecipazione significa libertà editoriale o controllo più o meno rigido delle notizie?"
> qualcuno vuole rispondere?
Beh, l'ultima domanda contiene già la risposta.
Commento: intanto molto opportuna quest'intervista, grazie Gf che dai voce sempre a qualcosa di nuovo, bello e importante.
Ben vengano progetti del genere, speriamo ce la facciano.
Quanto all'informazione dei giornali: c'è cosa e cosa.
C'è carta stampata e web.
Ecco, qui mi piacerebbe un approfondimento.
Credo che l'informazione si trovi oggi a giocare una grande sfida.
Il web è un mondo sempre più compenetrato nella vita quotidiana, professionale (ma come facevamo quando non c'era? io che svolgo tra l'altro un servizio di reference, tante volte non avessi il web non saprei dove indirizzare gli studenti...) e sociale.
E' un mondo piuttosto free (ancora) dal punto di vista economico.
La mattina mi guardo velocemente (gratis, pago solo il costo della connessione) Corsera, quotidiano locale, spesso se c'è qualche fatto internazionale do un occhio alla stampa tedesca... Ed è un mondo molto vasto dove occorre buon naso per fare la selezione giusta.
Ma può reggere il mondo dell'informazione online restando gratuito?
Questa è una domanda a cui chiedo io qualche risposta.
Ottima domanda e facili risposte: la prima: la pubblicità. Con la differenza non da poco che il costo odierno di mantenimento e manutenzione di un server, pure molto frequentato, è eccezionalmente più basso di quello tipografico; quindi, eventuali introiti possono essere ripartiti tra la redazione.
*
Il web migliora la consultazione dei pezzi e consente al contempo la stampa domestica e privata degli articoli! Questo consente di stabilire criteri per un'archiviazione duplice, utile eventualmente per appurare eventuali manomissioni degli articoli precedentemente apparsi. Per dire...
*
la seconda: stando alle attuali leggi, il finanziamento statale potrebbe restare in vigore - magari con altri criteri - e a un costo eccezionalmente più basso, per la questione appena spiegata.
Terza e ultima via: il sostegno dei privati; magari elencati uno ad uno, in trasparenza.
Come avviene per i tipi de "Lavoce.info":
http://www.lavoce.info/chi_finanzia/
Mi fa felice sapere che c'è ancora chi vuole lavorare al meglio e aldifuori del sistema. Faccio i migliori auguri a Daniele sperado che ilsogno possa diventare raltà affermata.
Per rilanciare Lankelot bisogna puntare su queste interviste, presentare realtà sconosciute a noi cittadini comuni, avanti così!
Una domanda, chi sono "i clienti" di Agenzia Inedita? Quali i giornali, le radio, le tv che ne usufruiscono?
12, 13. Grazie amici. Ora scrivo a Daniele, sento se può partecipare o se preferisce, per ora, che sia io a rispondere a domande più tecniche e precise.
(intanto: qualche nome lo trovi all'interno dell'intervista;) ).
Bè, li cita come clienti occasionali...
Beh, non so se si possano elencare precisamente i contratti e gli accordi in corso. Non ne ho idea. Attendo delucidazioni!
Ad esempio:
ANSA dichiara "Prima agenzia italiana di informazione e tra le prime del mondo, ANSA è una cooperativa di 36 soci, editori dei principali quotidiani nazionali, nata con la missione di pubblicare e distribuire informazione giornalistica." e "leader nelle preferenze degli oltre 1400 clienti (Aziende, Pubblica Amministrazione, Media)"
*
ANDKRONOS http://www.adnkronos.com/IGN/Gruppo/ racconta la storia del gruppo ma non elenca i clienti, se non "(esclusiva per l'Italia di Washington Post e Los Angeles Times, in seguito accordi con Nuova Cina, Dpa, Jiji Press, Europa Press)."
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AGI: "1000 notizie al giorno. Oltre 100 tra inviati, giornalisti e reporter. 16 redazioni in Italia e un ufficio di rappresentanza a Bruxelles. Presente in tutto il mondo" e poi "Ogni giorno, in ogni momento, la redazione centrale coglie e seleziona migliaia di notizie - attraverso le sedi regionali ed internazionali, come i servizi Reuters, France Presse, EFE, Itar-Tass, Jiji Press.
AGI Today - e mette questa potenzialità informativa a disposizione del mondo delle imprese e delle organizzazioni. "
Insomma... non vedo portfolio pubblico:)
Era solo una curiosità, se non si può pazienza.
Credo che sarebbe un altro ottimo passo verso la trasparenza.
"Le difficoltà oggettive sono quelle con cui si trova a vivere un giovane che decide di fare il giornalista. Oggi, grazie all?Ordine dei Giornalisti, i professionisti aumentano e i posti a disposizione diminuiscono; le redazioni si svuotano, gli spazi per chi non ha un santo in paradiso o un padre politico o giornalista si riducono? e quindi? la nostra è stata follia e sogno allo stesso tempo. Giovani tra i 20 e i 30 anni vanno a crearsi il proprio posto di lavoro: ritagliandosi una nicchia nell?informazione italiana. Questa è stata l?idea iniziale. Niente padrini. Niente finanziatori occulti. Niente partiti politici, gruppi economici o gruppi di potere alle spalle. I soldi sono i nostri, di noi soci. Volevamo ritagliarci uno spazio ?altro? ".
Riprendo para para, confermo e sottoscrivo. Tutto vero, vero che si è servi degli editori, quando va bene, o servi dei loro servi. Purtroppo ho a che fare con i giornalisti (dovrei chiamarli colleghi, ma non mi viene proprio) e le agenzie stampa tutti i giorni. Connclusione (pessimistica o sarcastica, fate voi): era meglio morire da piccoli.
"La grande debolezza è che i giornalisti delle agenzie spesso lavorano in team: si accordano sui titoli, sulle notizie da lanciare, su come lanciarle. Questo posso dirlo per esperienza personale. Oggi, tra un lancio Ansa, uno AdnKronos, uno Agi e uno Apcom non c?è nessuna differenza".
Arisottoscrivo. E questo è un dato inquietante, a ben guardare. Dimostra come la comunicazione tutta uguale partorisca un'informazione tutta uguale. E chi è fuori dal coro degli zombie mediatici non esiste.
"NOI abbiamo cercato un?altra strategia. Il nostro corrispondente è un avvocato. Studia i documenti dell?Unione, con particolare riguardo per gli enti locali e per le piccole e medie imprese: nel tempo, ci siamo resi conto che spessissimo riusciamo ad anticipare i nostri quotidiani nazionali di due o tre giorni".
Estremamente interessante.
"Oggi non importa più niente a nessuno della notizia, di cosa sia successo? si guarda, piuttosto, al fine della notizia. Spiego. Un giornale come ?il Giornale?, pesantemente politicamente schierato, ha più bisogno del titolone che della sostanza. Potrei fare esempi anche con i miei vecchi articoli, sminuiti o esaltati da un titolo. Dipendeva da cosa faceva gioco"?
Verissimo, ed è cosi per tutti i quotidiani italiani (e non solo), ahimé. Ma è nella logica delle "cose italiche". E da parecchi anni, a dire il vero.
"Gli editorialisti, invece, non li amo affatto. Il giornalista non è un editorialista. Dei pareri di Scalfari o Panebianco me ne frego. Quanto al cronista, infine? un cronista deve avere l?onestà intellettuale di ammettere da dove viene e deve dirlo chiaro al lettore, lasciandogli la possibilità di giudicare da sé".
Quoto in toto anche queste ultime, lucide riflessioni sugli editorialisti e su chi fa cronaca. Omaggi a Petraroli, sono pochi i giornalisti capaci di cogliere - per non parlare poi di ammettere - queste che ai più possono sembrare solo sfumature.
A margine del discorso, una nota sull'informazione nel web e il relativo valore mediatico-politico. Lo dico da addetto stampa di chi fa politica: l'informazione nel web non interessa, interessa solo quella di televisione e giornali. Solo quella ti fa esistere, se non esci in tv o nei giornali praticamente non esisti. Su questo, in futuro - anzi nel presente, perché il futuro è già presente - ci si dovrà interrogare seriamente nell'immaginare nuovi modi di far informazione.
Anche se io resto abbastanza pessimista: Se è di massa, l'informazione non è mai libera. Questo ci insegna la storia.
25. umm. direi "se è PER la massa....".
Se un'informazione è indirizzata alla massa, non è libera. Questo sì. Questione di preposizione :-)
Per quanto riguarda l'anticipazione di notizie...a volte anche nella free-press si vedono notizie che solo il giorno (o qualche giorno) dopo vengono date sui quotidiani nazionali. Strano? mah.
bella iniziativa, agenzia inedita!
complimenti, in bocca al lupo.
Grazie per i commenti, ragazzi.
Segnalo tutto a D.P.
Spero di darvi presto nuove e buone notizie, a proposito degli sviluppi della loro attività
valete,
gf
Francesco:
per dirti che Daniele è d'accordo con te e presto verrà a commentare qui su Lanke. E' una buona idea parlarne, dice.
Attendiamo la sua iscrizione!
*
Intanto, musica: http://it.youtube.com/watch?v=j_xmjfzfr00
eccomi qui! innanzitutto scusate il ritardo (son state giornate durette...) e grazie a gianfranco per lo spazio e l'attenzione ovviamente!
comincio a rispondere a qualche quesito...se salto qualche domanda è dovuto solo alla stanchezza! fatemi notare se mancano risposte...
partirei dai clienti di Inedita...per il momento sono gli enti locali (a cominciare da Roma e Lazio). Per quale motivo? Innanzitutto per i prezzi competitivi che facciamo. Poi perché, per farci conoscere, abbiamo dato password a tutti i consiglieri e non solo ai capigruppo. Con gli organi di stampa ancora non abbiamo contratti firmati. Per veicolare le nostre notizie abbiamo ideato due modi. Il primo, un po' furbetto lo ammetto, è quello di rigirare i nostri scoop tramite comunicato stampa a giornali, televisioni e altre agenzie. E devo dire che, con mio sommo stupore, funziona. Siamo considerati attendibili e 99 volte su 100 veniamo anche citati come fonte. Il secondo (da completare ancora) è quello di regalare password gratuite di tre mesi quantomeno alle redazioni romane.
Ottima l'idea di francesco di pubblicare la lista dei clienti sul sito. Sono convinto anch'io che aiuterebbe la trasparenza. E potrebbe spiegare nel caso (spero non nel caso di Inedita!) per quale motivo alcune notizie poi non siano in agenzia...
;)
Mi impegno a farlo in futuro. Non subito per un semplice, quanto banale, motivo. Al momento non è che si abbia migliaia di clienti e il rischio (ragiono come un commerciale ormai?) è che si trasformi in un boomerang nei confronti dei nuovi, potenziali, clienti che potrebbero storcere il naso nei confronti di un'agenzia, bisogna ammetterlo, ancora piccola e con una limitata visibilità.
e veniamo alle dolenti note...Inedita non sarà completamente gratuita. Avremo a breve un sito free (sul tipo di repubblica.it per intenderci), ma l'agenzia di stampa vera e propria resterà a pagamento. Questo perché? Semplicemente perché i costi sono spaventosi e lieviteranno nel breve futuro...l'idea di fare pubblicità mi convince fino a un certo punto...come disse Pound già negli anni Venti a controllare i giornali non sono tanto i proprietari quanto gli inserzionisti...e francamente di cercarmi un padrone non ho grande voglia...fino a un annetto fa ero assolutamente contrario...adesso sono un po' più flessibile comunque vedremo.
penso di avervi annoiato abbastanza! per ora chiudo qui, ma mi riprometto di tornare, se ne avete voglia, sulla realtà (disastrosa) del giornalismo italiano.
Per domande/dubbi/chiarimenti son qui! e ovviamente grazie a tutti per il sostegno!
:)
ps: entro domani vi farò attivare le password richieste. ma vi avverto, la maggior parte dei lanci riguarda gli enti locali!
Intanto ringrazio personalmente e a nome di tutti Daniele per la gentilezza e la disponibilità. Sono convinto che dall'esperienza di Agenzia Inedita deriveranno insegnamenti utili e necessari per tutti, e sono entusiasta per la trasparenza e lo spirito dell'iniziativa.
*
Dice Daniele: "Come disse Pound già negli anni Venti a controllare i giornali non sono tanto i proprietari quanto gli inserzionisti?e francamente di cercarmi un padrone non ho grande voglia?"
> Chissà che il sogno non si possa davvero realizzare.
Per quanto è possibile, io sono qui e così molti altri, ne sono convinto. Sponsor inclusi:).
Daje Daniele!
be' che dire se non grazie?
però credo che il problema sia più generale e riguardi il futuro della Rete...mi spiego, è vero che con Internet l'informazione e le informazioni sono gratuite e a disposizioni di tutti...però è tempo di compiere un passo successivo e chiedersi: "ha ancora senso l'autorevolezza (si spera tale) di un giornalista?"
oggi mi sento dire che in fondo tutti possono essere ormai cronisti/testimoni del nostro tempo. Ed è vero in effetti, se dall'altra parte del mondo succede un attentato (in India mettiamo...) io ho in tempo praticamente reale immagini, video e testimonianze...grandissima differenza rispetto a dieci anni fa, è vero. Però questo rende realmente più libera e aperta l'informazione? su questo ho qualche dubbio in più. Infatti il rischio oggi non è quello di avere poche notizie ma fin troppe e quindi, credo, che un "filtro", un qualcuno che sappia muoversi in questa messe enorme di informazioni ancora serva...e, di conseguenza, questa professionalità, in qualche modo, andrà pagato...il dibattito è aperto, cosa ne pensate?
Ottimo Dan,
il problema essenziale rimane uno: tutti possiamo commentare e interpretare il nostro tempo; tuttavia, commentiamo e interpretiamo o un'esperienza indiretta, o una notizia riferita da altri. Non riesco a illudermi che questo significhi informazione aperta e libera: la selezione delle notizie, madre della successiva e seconda agenda setting dei quotidiani o dei notiziari, è avvenuta altrove. A monte. Ecco perché è fondamentale la vostra pionieristica avventura: andiamo a sostituire le antiche fonti, e sradichiamo certi vezzi e certe abitudini.
Vuoi vedere che commenti e interpretazioni del nostro tempo, man mano e forse tutto a un tratto, mutano?
*
Quanto al discorso del filtro - e della sua necessità - accordo pieno. Per quanto riguarda la piccola e media editoria, e la tutela degli artisti laterali o dimenticati, qui ci siamo arroccati da anni in posizione chiara. Vogliamo filtrare la contemporaneità, essere selezione e dialettica. Ma l'editoria è ben più semplice mondo rispetto a quello che tu, e voi, andrete a raccontare.
Per questo servono sostegno e interazione.
Sensibilizzare i cittadini a proposito della centralità dell'agenda setting, e più ancora del ruolo di chi "crea" e "fornisce" le notizie, è basilare.
e aggiungo: questo tuo è il rivoluzionario e fertile sogno di un'informazione nuova: finalmente trasparente e indipendente, e compresa, sostenuta e condivisa dai cittadini.
Tutti - al di là delle bandiere e delle fazioni - non possono chiedere niente di diverso: basta spiegare loro come nascono e vengono riferite e selezionate le notizie. Presto capiranno, e non vorranno più farne a meno: pretenderanno sempre qualcosa di simile. Pensa che soddisfazione vedere smontate le strutture di certi notiziari catodici, e di certa gerarchia delle notizie dei quotidiani (per non tacere delle scelte lessicali...)
Olè!
uh.
Pound.
in tempi diversi, se non ricordo male, magari poi controllo (sempre che ricordi dove ho messo certe cose), anche...accidenti!
comunque, già nel '700 in Inghilterra qualcuno non vedeva di buon occhio la crescita della pubblicità...che poi ha portato a Pound...
in Italia, se non sbaglio (l'ora è quella che è), abbiamo avuto da subito un bel monopolio con l'agenzia Manzoni, che poi....
siamo paese di monopoli, purtroppo non con l'accento del gioco...vabbé.
commento del cavolo.
sonno. notte.
"Non accettare compromessi e non sarai compromesso".
X Mas, II.
"La tua parola vola, il tuo esempio trascina".
X Mas, VIII.
Principi sempre sacrosanti. Daje!
le parole si possono difendere spesso più di chi le pronuncia.
non c'entra un emerito, come si dice da noi, ma stavo pensando a questo. boh. sono stra-fatto (zero droghe, eh).
notte a tutti.
"The temple is holy because it is not for sale."
Bene bene mi leggo tutte le risposte.
Per ora un appunto ho richiesto la registrazione alcuni giorni fa ma non ho ricevuto risposta, è normale?
Ok per le password :)
Complimenti a Daniele per la trasparenza, così si lavora!
E grazie a Gianfranco per averci presentato questa splendida realtà che spero cresca e si diffonda in tutte le regioni d'Italia, sarebbe bello per il futuro avere un corrispondente per ogni regione che lavori con i quotidiani locali.
41. anche più di un corrispondente per regione!
(-:
Bè intanto partiamo con uno ;)
grazie a voi, amices;)
Eh...come resistere a parole quali " , antagonista, idealista"...obiettivamente l'iniziativa è non solo interessante ma potrebbe annientare il magma fangoso e viscido che attualmente è diventato in generale il mondo dell'informazione (e anche quello dell'editoria, aggiungerei).
Ho sempre l'impressione che iniziative valide come queste se funzionano prima o poi si attirano addosso l'ira dei cosidetti poteri forti. Staremo a vedere. Certo sta anche a noi valorizzarlo, frequentandolo, in quel tempo libero in cui Franchi nell'articolo "editoriale" diceva dedichiamo al web
45. Quoto. Domanda la password e iscriviti anche tu, amice Baol. C'è una gran bella strada da fare, assieme, e molto da imparare.
Diamoci da fare.
L'antagonismo è essenziale.
L'idealismo naturale.
[agenzia inedita] l'agenzia
[agenzia inedita] l'agenzia non ce l'ha fatta, non esiste più. Peccato.