“La differenza fra giornalismo e letteratura è che il giornalismo non è leggibile e la letteratura non è letta” è un aforisma che si è soliti attribuire all’irriverente genio di Oscar Wilde. Anche se spesso questa massima trova conferma nelle diete letterarie italiane e nella sempre più preoccupante crisi dei nostri quotidiani, bisogna notare che non sempre è stato così – fortunatamente, diremo – e spesso, anzi, giornalismo e letteratura si sono fusi e confusi, creando esempi eccellenti di informazione e qualità letteraria.
L’utile antologia curata da Gaetano Afeltra e Silvana Cirillo racchiude, a questo proposito, alcuni degli articoli, reportages e cronache più belle dal punto di vista stilistico e verbale, più vicini alla letteratura in senso stretto che alla professione giornalistica. “Un florilegio estratto da quell’istituzione italiana ch’è la «terza pagina»”, secondo le parole usate da Gaetano Afeltra nella prefazione. Una terza pagina che, dagli anni Settanta, non esiste più come sezione nel quotidiano, ma continua a conservarsi, sotto svariate forme, nel modo di intendere un tipo di giornalismo elegante, letterario e culturalmente raffinato.
Gli articoli di questo volume ripercorrono per intero il XX secolo, attraversando le guerre, i continenti, arrivando fino alla superficie inesplorata della luna, o nelle profondità della miniera di Marcinelle, rendendo sempre più chiaro e visibile il sottile filo che unisce indissolubilmente il giornalismo alla letteratura. Perché, come sottolineato anche dalla citazione di Benedetto Croce nell’introduzione, “se una pagina [di giornale] è degna di un’antologia è cosa d’arte e non di giornalismo”. E in questa antologia, quindi, sono presenti tutti i “pezzi” che, per un motivo o per un altro, è possibile considerare forme d’arte. All’interno del volume, a partire dai primi anni del Novecento, si susseguono articoli divisi in «sezioni»: dapprima pezzi di Costume, partendo da L. Barzini Jr., che descrive “Quella settimana d’attesa a Cannes” (1936), nella quale il giornalista descrive sei giorni decisivi passati nella città francese, durante i quali si definì il futuro dell’amore “proibito” tra Edoardo di Windsor e la signora Simpson, per coronare il quale l’erede al trono avrebbe dovuto rinunciare alla successione. La sezione continua con “Il «discorso» dei capelli” (1973), di Pier Paolo Pasolini, acuta e intelligente riflessione sul significato comunicativo del linguaggio dei capelloni, colpevole di aver perso, nel corso degli anni, la carica polemica e la capacità di rottura sociale, diventando simbolo borghese e “di destra” (“Il ciclo si è compiuto. La sottocultura al potere ha assorbito la sottocultura all’opposizione e l’ha fatta propria […] ne ha fatto una moda”). Giorgio Bocca, invece, parla di razzismo politico mimetizzato, nel voler per forza identificare la destra o la sinistra in simboli estetici, da abiti e segni distintivi – nell’articolo “Qua i rossi lì i neri: perché non facciamo la disfida di Barletta?” (1976). Parla di calcio, invece, Alberto Arbasino, o meglio, di come sia cambiato il rapporto tra pallone e automobili, da Messico 1970 a Spagna 1982 – in “Fratelli d’Italia (e quel che segue)” (1982).
La sezione Cronaca, invece, inizia con uno splendido articolo di Dino Buzzati, uno dei più intensi dell’intera antologia, “I bambini di Albenga” (1947), pezzo di cronaca nera che descrive tutto lo strazio ed il dolore dei parenti di quelle piccole 43 vittime, che persero la vita durante una gita in mare, al largo del paesino ligure, senza mai sfociare nell’eccessiva retorica o drammatizzazione della vicenda. Tommaso Besozzi, invece, ripercorre gli ultimi giorni di vita del brigante Salvatore Giuliano, quasi come se si trattasse di un racconto giallo (“M. voleva narcotizzarlo. P. lo uccise da solo” - 1950). Massimo Caputo ha il compito difficile di raccontare le ultime, concitate ore prima della conferma della tragedia di Marcinelle (“L’ultima giornata di attesa fu la più straziante a Marcinelle” – 1956): ansia, dolore, poi speranze, fino al definitivo, tragico annuncio. Il premio Nobel Eugenio Montale incanta con la descrizione delle tappe principali percorse da Papa Paolo VI, durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme (“Terra di Dio” - 1964). Oriana Fallaci racconta, quasi come se si trattasse della sceneggiatura di un film, “l’assassinio di Martin Luther King” (1968): dopo numerose interviste, ricostruisce meticolosamente la preparazione di quell’omicidio, segue tutti i protagonisti della vicenda e li fa parlare quasi come se si fosse trovata anche lei nel motel dove avvenne l’uccisione. Ugo Stille rievoca l’allunaggio e le differenze tra USA e URSS (1969), Eugenio Scalfari traccia, in poche colonne, le coordinate principali del dopo Mani Pulite (1993).
Nella sezione Sport troviamo pezzi di Orio Vergani (“Carnera vince nettamente ai punti” – 1930), Achille Campanile (“La carovana si mette in movimento” – 1932) e Anna Maria Ortese (“Al Giro d’Italia” - 1952) sul Giro d’Italia, Italo Calvino sulle Olimpiadi di Helsinki (“Sembravano uscire dalla preistoria gli uomini-gazzella della Giamaica” - 1955) e Gianni Brera su Rivera (1973).
La parte dedicata ai Viaggi è, senza dubbio, una delle più affascinanti dell’intero libro. Siamo prima accanto a Luigi Barzini Sr. in una particolare gara automobilistica (“La corsa Pechino-Parigi” – 1907), poi con Emilio Cecchi tra i “Grattacieli” (1935) di New York; in compagnia di Corrado Alvaro percorriamo mercati e luoghi tradizionali della Russia (“La vita sul Volga” – 1938), Guido Piovene ci trasporta nei vicoli di Palermo (1957); ancora Carlo Levi è “Sul Gange, a Benares” (1957), mentre Mario Soldati ci parla dei problemi di inquinamento e alimentazione della Svezia per trent’anni socialista (“L’antico brindisi di un autentico socialista” – 1968). Alberto Moravia ci catapulta nel bel mezzo di un matrimonio africano (“Le nozze di Tabora” – 1969), Piero Ottone ci fa vivere le attese della Russia degli anni Ottanta (“E la Russia vive aspettando” - 1985) e Bernardo Valli ritorna ad Hanoi, dopo dieci anni dalla fine della guerra (“Nella spartana Hanoi il tempo s’è fermato” – 1988).
Si continua con gli interessanti ritratti di personaggi più o meno famosi: Arnaldo Fraccaroli intervista quel vecchio buontempone di Thomas Alva Edison, totalmente sordo e autore di decine di invenzioni eccezionali (“Visita a Edison” – 1927); Vittorio Beonio Brocchieri intervista i parenti di Leone Tolstòi, ripercorrendone la vita (“Nella casa di Leone Tolstòi” – 1935), Domenico Bartoli fa un ritratto di Maria Josè, “Regina di maggio” – 1947); Gian Carlo Fusco dipinge ironicamente un goffo e pingue D’Annunzio (“Il quarto ordine del Vittoriale” – 1950), Vittorio G. Rossi descrive l’atteggiamento drammatico e commosso di Jacqueline Kennedy ai funerali del marito (“Non ti dimenticherò mai Jacqueline” – 1962). Enzo Biagi interroga i nipoti di Lenin e Stalin sui loro zii (“Voci dall’URSS: figli di un dio fallito” – 1992). Oreste Del Buono fa un divertente e divertito articolo-biografia su Guareschi (1992), Nello Ajello si interroga sulle vicende private dell’ultimo Cossiga (1993).
Continua questo splendido viaggio nella parola stampata con Antonio Baldini, che nella sezione Storia ripercorre le vicende della Trieste all’indomani della fine della prima Guerra Mondiale (“Trieste: la prima Sera – 1918). Poi è il turno di Cesco Tomaselli sulla straordinaria storia del salvataggio della spedizione «L’Italia», persa tra i ghiacci del Polo Nord (“L’aeronave era balzata via in un baleno” – 1928). Curzio Malaparte descrive l’incredibile battaglia combattuta dalle truppe russe contro quelle finlandesi, in una “Prigione di navi” (1943). Manlio Cancogni descrive, con dovizia di particolari, “Le Quattro Giornate” (1952) di Napoli, contro il nemico tedesco. Paolo Monelli rievoca, facendo un po’ di luce sui fatti, gli avvenimenti dell’8-9-10 settembre 1943 (“Buio di settembre: come fuggirono” – 1953). Indro Montanelli, straordinario giornalista, ci fa rivivere i concitati giorni della battaglia di Budapest (“Così ho visto la battaglia di Budapest” – 1956). Camilla Cederna ci riporta con la memoria alla tragica strage di Piazza Fontana, del dicembre 1969 (“Una bomba contro il popolo” – 1969) e Alberto Cavallari alla barbara e meschina uccisione di Aldo Moro (“Fiero requiem dell’Italia per Moro” – 1978). Luigi Pintor, infine, traccia le coordinate della nuova guerra nell’era dell’invasione dei media (“Elogio della guerra”– 1992).
Infine, chiude la splendida antologia una sezione dal titolo Varia: all’interno troviamo pezzi di Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio (“Bisogna sventrare Napoli” – 1983 – e “L’arrivo di Pulcinella” – 1904) sulla città di Napoli, Silvio Negro che descrive la mentalità degli italiani e il loro continuo ricorrere con la mente al passato dorato, latino e greco (“Il mito dell’età dell’oro” - 1945), Enzo Bettiza raffigura gli occhi e gli atteggiamenti delle “Ragazze di Vienna” (1958), Virgilio Lulli la percezione della “Teleluna” (1969), Giuseppe Prezzolini ricorda la Firenze in cui è cresciuto (1970), Giampaolo Pansa ironizza sul congresso del 1975 della Democrazia Cristiana (“Due ore di lezione tra ricordi lontani” – 1975), Vittorio Gorresio ricorda la censura del regime fascista sui quotidiani (“C’è la guerra? Scrivete così” – 1979), Fernanda Pivano richiama alla memoria la sua vita a Torino e le prime traduzioni (“Spoon River a Torino” 1989), Furio Colombo ammonisce le generazioni future sulla “Solitudine dell’uomo-computer” – 1993).
Chiudendo l’ultima pagina di questa interessante antologia di giornalisti letterari e letterati giornalisti – il confine, in questo senso, è davvero molto sottile – non si può fare a meno di restare incantati e affascinati dalla professione giornalistica e, più in generale, dalla splendida scrittura utilizzata da questi giornalisti. Accovacciati sui bagagli all’interno di un auto, durante una battaglia, al freddo della Russia o al caldo africano, con ironia, sarcasmo o grandi invettive, questi giornalisti hanno dimostrato come sia possibile per un genere spesso bistrattato e criticato come il giornalismo, elevarsi al grado di letteratura e raggiungere vette altissime di ispirazione. Le due strade, quelle del giornalismo e della letteratura, com’è possibile osservare sfogliando il testo, si sono spesso incrociate, hanno spesso trovato spunti e influenze l’una dall’altro, e viceversa.
La qualità artistica e letteraria dei “mostri sacri” del giornalismo antologizzati in questo volume è fuori d’ogni dubbio. Leggere questi articoli, quindi, può essere utile sia per conoscere meglio il loro stile di scrittura, sia per trarre preziosi consigli su come impostare un pezzo giornalistico. Leggere queste pagine immortali di altissimo giornalismo è, insomma, un’esperienza unica e indimenticabile: per conoscere un po’ meglio il nostro passato, la nostra letteratura, il nostro giornalismo.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
AA.VV., Dal giornalismo alla letteratura, a cura di Gaetano Afeltra e Silvana Cirillo, Einaudi Scuola, Torino 1994.
Gaetano Afeltra (Amalfi, 1915 - Milano, 2005), giornalista e scrittore italiano.
Silvana Cirillo, insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’università “La Sapienza” di Roma.
Antonio Benforte, 16 giu. 05.
* La cosiddetta terza pagina nacque nel 1901, sulle pagine del “Giornale d’Italia”. Fu lì, infatti, che venne descritto, in un pezzo articolato, la prima dell’opera teatrale “Francesca da Rimini” di D’Annunzio. Fu poi il direttore del “Corriere della Sera”, Luigi Albertini, ad organizzare il proprio giornale, a partire dal 1905, con una terza pagina quotidiana.
Commenti
neo ANT!
non trovo la copertina del libro. Per la verità, il libro quasi non esiste in rete!
una ragione in più per esultare per il recupero di questo tuo articolo. Noi siamo ciò che la Rete e la Stampa non riescono a essere. Idealmente è così;)
la nostra missione...
" Perché, come sottolineato anche dalla citazione di Benedetto Croce nell?introduzione, ?se una pagina [di giornale] è degna di un?antologia è cosa d?arte e non di giornalismo?."
> E' un grande sogno che ogni lettore tiene vivo, giorno dopo giorno, sperando che possa e sappia realizzarsi sfogliando i quotidiani. Capita di rado, eh?:)
". Parla di calcio, invece, Alberto Arbasino, o meglio, di come sia cambiato il rapporto tra pallone e automobili, da Messico 1970 a Spagna 1982 ? in ?Fratelli d?Italia (e quel che segue)? (1982)."
> E cosa dice? Hai modo di recuperare il pezzo in questione?
"Nella sezione Sport troviamo pezzi di Orio Vergani (?Carnera vince nettamente ai punti? ? 1930), Achille Campanile (?La carovana si mette in movimento? ? 1932) e Anna Maria Ortese (?Al Giro d?Italia? - 1952) sul Giro d?Italia, Italo Calvino sulle Olimpiadi di Helsinki (?Sembravano uscire dalla preistoria gli uomini-gazzella della Giamaica? - 1955) e Gianni Brera su Rivera (1973)."
> Avrei aggiunto giusto il Mura...
"Enzo Bettiza raffigura gli occhi e gli atteggiamenti delle ?Ragazze di Vienna? (1958), "
> Questo dev'essere imperdibile.
"* La cosiddetta terza pagina nacque nel 1901, sulle pagine del ?Giornale d?Italia?. Fu lì, infatti, che venne descritto, in un pezzo articolato, la prima dell?opera teatrale ?Francesca da Rimini? di D?Annunzio. Fu poi il direttore del ?Corriere della Sera?, Luigi Albertini, ad organizzare il proprio giornale, a partire dal 1905, con una terza pagina quotidiana."
> Nota fondamentale:).
Bravo Antonio, gran bel recupero. Grazie.
6 - posso recuperare sì. il tempo di trovare il libro.
ok;)