Adams Gerry

Per una libera Irlanda

Autore: 
Adams Gerry
«Quando sei arrivato su questa terra
Hai detto che eri venuto per capire.
Soldato, siamo stanchi della tua comprensione,
Stanchi delle truppe inglesi sul suolo irlandese
Stanchi del tuo bussare alla nostra porta
Stanchi del calcio del fucile sulla nostra testa.
Soldato,
Siamo stanchi della pace che hai portato alle ossa irlandesi,
Stanchi delle bombe che esplodono nelle nostre case
Stanchi delle macerie che crescono nelle nostre strade
Stanchi della morte di vecchi amici
Stanchi di lacrime e di funerali –
Quegli infiniti, infiniti funerali»
 
«Noi sogniamo qui
Noi sogniamo che questa terra
Sia la nostra terra
Che un giorno
Cattolici e protestanti
Credenti e non credenti
Saranno qui insieme
E sogneranno come uomini e donne irlandesi.
Noi sogniamo
Una terra verde
Senza morte
Un nuovo silenzio
Un silenzio di pace»

E il silenzio spazzerà via altari e tombe che il fronte di guerra erige per condannare le memorie alla stupidità. E stupido è chi invoca la pace perché non comprende quale sia la guerra. E stupido è chi invoca la guerra perché non comprende quale sia la pace. Guerra e pace. L’odio riduce lo spettro cromatico della realtà ad un bianco e nero, senza sfumature. Belfast è una foto in bianco e nero.  Gli stupidi amano gli appellativi facili con i quali dipingono chi da loro si distingue, nella demenza, o nell’intelligenza. Gerry Adams il terrorista, l’icona da bandire. Gerry Adams eroe della resistenza nelle barricate. Gerry Adams l’opportunista, che svende la causa repubblicana per soldi o notorietà. Gerry Adams forse un giorno sarà un eroe nazionale, per tutti gli irlandesi, o forse nel silenzio degli stupidi anche il suo nome sparirà.

Per una libera Irlanda è il testamento politico di Gerry Adams, leader storico e attuale del Sinn Fein (“solo noi” in gaelico), il tradizionale partito repubblicano irlandese degli eroi nazionali Eamon de Valera e Michael Collins. Partito che riflette le contraddizioni del più generale movimento per l’indipendenza irlandese, che ha vissuto il dramma delle lotte intestine (che portarono alla formazione di nuove realtà politiche contrapposte, con da una parte Collins e dall’altra de Valera) e che Adams ha saputo far risorgere dalle ceneri.

Il leader del Sinn Fein accompagna l’analisi delle ragioni storiche del movimento repubblicano al racconto della sua genesi come attivista politico alla fine degli anni ’60 e della maturazione della linea di condotta del partito nel corso degli anni. Adams raccoglie un partito ormai defunto, negli anni ’50 lo spirito nazionale è prostrato dalla crisi economica che attanaglia le due Irlande, l’unità nazionale non è più al centro degli interessi della popolazione irlandese. Il movimento repubblicano per molti ha raggiunto il massimo a cui poteva ambire, insistere sulla priorità dell’unità sembrava segno di un cieco campanilismo. Nessuno si accorge che l’epoca coloniale è entrata in una nuova fase, lo stesso Adams arriverà a questa conclusione dopo anni di studio e di attività politica, e per lui sarà una rivelazione.


Le Trentadue Contee – come i repubblicani sono soliti chiamare l’Irlanda nella sua interezza – sono divise in Sei Contee al Nord dell’isola, dove è stata opportunamente convogliata una maggioranza protestante unionista in grado di legittimare “democraticamente” una loro presenza indipendente sul territorio, e in Ventisei Contee al Sud, che formalmente dal 1937 costituiscono la Repubblica d’Irlanda attraverso l’atto costitutivo che sancisce la liberazione di quei territori dallo statuto di dominion. Fino al 1970 l’Irlanda del Nord invece, oltre a far parte del Regno Unito, è sorretta da un governo e un parlamento indipendente, quello dello Stormont.
Cosa differenzia il Sud dal Nord secondo la visione del giovane Adams? Semplice, le Sei Contee (scelte chirurgicamente sulla base delle sezioni collegiali che garantivano una buona maggioranza unionista alle tornate elettorali) sono uno stato non indipendente inserite in un regime coloniale, mentre le Ventisei Contee sono altrettanto uno stato non indipendente ma inserite in un regime neocoloniale. Il sistema è dei più semplici e trasparenti, di tipica fattura anglosassone: a Nord, le Contee dell’Ulster, al momento della divisione, erano il centro industriale del paese, Belfast costituiva il grande motore commerciale e lo snodo portuale più importante dell’intera isola. Con il costo dell’occupazione al Nord (anche se agli occhi di molti non sembrava tale) Londra aveva la possibilità di conservare il monopolio commerciale anche al Sud, garantendo sicurezza ai capitali investiti nel paese (estromettendo l’ingresso di altri capitali esteri), con libera circolazione delle sue esportazioni sul mercato. Allo stesso tempo comprometteva lo sviluppo di un sistema economico indipendente. Il neocolonialismo all’epoca era il sistema del futuro, meno costi, stessi vantaggi. 

L’idea di una libera Irlanda nel Sud dell’isola è allo stato utopico per Adams, senza unificazione non ci può essere reale emancipazione, senza accesso a tutte le risorse del paese non ci può essere reale autonomia. Per questo per Adams il proseguimento della lotta per l’emancipazione non ha nulla a che vedere con il proseguimento della fanatica guerra tra “orange” e “green”, iniziata con la vittoria protestante di Giacomo d’Orange sulla fazione cattolica nel 1690. Per l’autore la lotta per l’indipendenza non è stata e non è una lotta religiosa, chi accetta questa sfida continua a fare il gioco inglese. Infatti per Adams l’unico argomento che ha potuto giustificare una divisione dell’isola, anche agli occhi della comunità internazionale, è stata la salvaguardia della minoranza protestante nel paese (maggioranza però al Nord) presso confini più sicuri. Più gli irlandesi, unionisti e nazionalisti, si dimostrano incapaci di convivere e più la presenza “liberale” di Londra sembra necessaria.


Intolleranza religiosa e ignoranza stanno in un rapporto di diretta proporzionalità, solo così si può spiegare come gli irlandesi abbiano potuto dimenticare che il primo movimento per l’emancipazione dei diritti dei cattolici e per l’unificazione del popolo irlandese nacque nei circoli protestanti di Belfast più di duecento anni fa. Il leader di quel movimento fu il protestante Wolfe Tone, condannato a morte nel 1798 dall’autorità inglese.

A Belfast e in tutta l’Irlanda del Nord, sin dalla prima divisione, le due comunità si ritrovarono a stretto contatto, infatti mentre al Sud i protestanti erano un esiguo numero, al Nord i cattolici fin dalla divisione hanno oscillato dal 30 al 40% della popolazione totale. La discriminazione di una delle due componenti avrebbe continuamente oliato il meccanismo circolare dell’offesa per legittima difesa. Inoltre bastava per gli inglesi (sempre però attraverso autonome “delibere” da parte dello stato fantoccio dell’Ulster) elargire qualche misero privilegio in più alla comunità protestante per incoraggiare la vecchia ideologia unionista fondata sulla presunta superiorità dell’irlandese di fede protestante sull’ignorante paddy o taig (termini dispregiativi per indicare il cattolico irlandese).

Ma Londra non si limitò a questo. Appena nato lo stato del Nord (1922) si affrettò a formare e armare un apparato repressivo di ordine confessionale, composto cioè esclusivamente da protestanti, che diede subito un forte avviso alle ormai fiacche resistenze repubblicane. I terribili corpi dell’A, B, C-Special (sciolte solo nel 1970), della Ruc (Royal Ulster Constabulary) più uno squadrone della morte che un corpo di polizia, insieme all’organizzazione paramilitare delle UVF (Ulster Volunteer Force) nella sola Belfast in soli due anni oltre a causare morti e feriti sfollarono 23.000 cattolici dalle proprie case e 11.000 dai propri posti di lavoro, senza appurare il reale coinvolgimento alla causa repubblicana dei suoi cittadini. Questo aveva un senso, in quanto all’epoca il diritto di voto alle elezioni amministrative era limitato a chi era in possesso di una casa, o l’aveva in concessione dal governo (ovviamente erano concesse solo ai protestanti).


Proprio l’impegno sociale per il diritto alla casa per la minoranza cattolica, nel più ampio quadro della campagna internazionale per i diritti civili di fine anni ’60, fu il teatro delle maggiori rivelazioni del giovane Adams. L’impegno lo condusse allo studio del singolare ordinamento giuridico del suo paese fino al punto di arrivare a scorgere l’essenza di quel mostro. La polizia in questo sistema aveva la possibilità di arrestare senza mandato, dichiarare il coprifuoco, autorizzare la fustigazione, arrestare e trattenere persone al semplice titolo di testimoni, proibire l’inchiesta al seguito alla morte di un prigioniero.
Ma la mancanza di un’azione coordinata contro lo stato unionista non era esclusiva conseguenza della violenza repressiva delle forze di polizia. I cattolici non erano per forza nazionalisti, le vecchie generazioni di nazionalisti si sentivano traditi dal Sud (il fatto che nella Costituzione del Sud un articolo citava tra gli obiettivi del paese quello di una riconquista dei territori del Nord non faceva che rendere più amaro lo stato delle cose) e fiaccati dalle ristrettezze economiche, l’esercito repubblicano (IRA) viveva una fase di isolamento e di disorganizzazione, infine la divisione politica era sintomo di un vuoto ideologico.

I repubblicani avevano simpatie socialiste, ma più per rispetto di una scelta originaria che per una consapevole scelta ideologica, infatti all’adesione ai principi socialisti non era accompagnata un’idea chiara della futura Repubblica d’Irlanda. Adams decise di riempire questo vuoto con una riflessione più profonda della visione socialista, allacciandosi al contesto internazionale e favorendo l’organizzazione di convegni e seminari al riguardo.
L’analisi socialista di Adams era già evidente prima ancora che dedicasse una sezione del libro all’impianto ideologico del Sinn Fein, dalle prime pagine del libro si evince che per Adams la lotta religiosa è solo sovrastrutturale, mentre il controllo dei mezzi di produzione è il fulcro della reale posta in gioco.

Il socialismo di stampo anglosassone con esplicito riferimento però alla figura eroica del socialismo irlandese, James Connolly, forte nella prerogativa di lotta alla disoccupazione, all’emigrazione, con la sua promessa di un immediato miglioramento generale delle condizioni della classe operaia, agli occhi di Adams sembra l’unica strada reale in grado di compattare la popolazione anche verso la protezione del patrimonio specifico del popolo irlandese (lingua, letteratura, storia). Infatti Adams esprime la sua sfiducia nella classe imprenditoriale irlandese, incapace di offrire alternative al dominio inglese, della quale l’autore ne denuncia il comportamento, l’ iniziale afflato rivoluzionario infatti si posizionerà verso la difesa dei propri interessi di classe, molto spesso convergenti con quelli della classe imprenditoriale britannica. Ma l’Adams ideologo è anche l’Adams meno convincente, nel corso dell’opera nella sua analisi non mancano contraddizioni (più avanti ringrazierà calorosamente i magnati dell’economia americana di origine irlandese che investiranno nella sua causa) e una ingenua fiducia nella potenza risolutiva della lotta per l’unificazione nazionale.

Il Sinn Fein in quegli anni era un’organizzazione clandestina, con pochissimi riscontri al Sud e pochi al Nord. L’IRA aveva solo qualche fucile vecchio e sembrava più un esercito di vecchie glorie che un esercito pronto per la liberazione dell’isola. La rinascita delle due forze principali della lotta repubblicana nel racconto dell’autore del saggio ha un che di miracoloso, la concomitante crescita ed organizzazione all’indomani dei tragici eventi della fine degli anni ’60 avrebbe bisogno di un’analisi esaustiva. Adams si sforza di negare l’assimilazione tra le due forze, legittima in ogni caso le azioni dell’IRA negando sempre però una sua personale partecipazione. Il Sinn Fein è un partito politico, e i repubblicani che impugnano le armi non hanno altra scelta, rappresentano la fase necessaria ma non sufficiente per la costituzione di una nuova Irlanda.

I tragici eventi. La campagna per i diritti civili coinvolse anche l’opinione pubblica nord-irlandese, le minoranze cattoliche chiedevano maggiore partecipazione alle istituzioni pubbliche, un trattamento alla pari con la maggioranza protestante. La comunità unionista nei suoi elementi più intolleranti, con la complicità del governo dello Stormont, reagì riversando il germe dell’odio indiscriminatamente. Le forze dei volontari dell’UVF, aizzate dalla retorica di Ian Pasley (attuale Primo Ministro del governo dell’Irlanda del Nord), attaccarono la comunità cattolica, li presero nelle case, dettero fuoco alle abitazioni, li uccisero. La Ruc, quella che doveva essere garante dell’ordine pubblico, si coprì di efferati crimini. Veri e propri pogrom.


 

Il periodo dal ’69 al ’72 viene ricordato come il periodo delle barricate, periodo chiave per le sorti del movimento repubblicano. Una fazione dell’IRA (quella che poi sarebbe diventata la Provisional Irish Republican Army) contestando la leadership del movimento per l’inettitudine e l’incompetenza dimostrata nella strategia di difesa dei quartieri scatenò la guerriglia. Di nuovo dopo quaranta anni si ricreava quello stretto legame tra popolazione e lotta repubblicana. La popolazione sapeva chi era implicato nell’esercito di liberazione e lo proteggeva nelle proprie case e depistando le indagini a rischio della propria pelle. La violenza tagliò fuori la linea più politica dell’IRA, facendo della vecchia struttura un’organizzazione prettamente militare, fu così che iniziò a rispondere a sangue con sangue. E mai come allora godette di tanto supporto popolare.

Il governo del Nord dava comunicati di definitiva vittoria, ma qualche giorno dopo veniva smentito dal suono delle bombe. Londra decise di inviare l’esercito.
Adams ricorda la reazione della gente cattolica, per tutti era chiaro che quello non era un esercito amico, venuto per il raggiungimento di una pace giusta. Il Bloody Sunday è nella memoria di tutti.  Da lì il senso della guerra repubblicana cambiò, secondo Adams, per prendere la direzione più naturale: l’establishment britannico.

Una nuova spirale di violenza risucchiò Belfast e tutte le Sei Contee in un baratro mai conosciuto prima, in un luogo oscuro dove le recondite trame del governo britannico si nascondevano da decenni. Come le parole di Patrick Galvin ricordano all’inizio del testo, da allora l’esercito britannico rimase in presidio e il governo dello Stormont venne smantellato (nel ’69 erano state smantellate già le B-Special), l’Ulster tornava direttamente nelle mani di Londra. Qualcuno gioì per il crollo del governo fanatico unionista, ma si capì ben presto che c’era poco da festeggiare.
Da allora periodi di tregua e attacchi settari si alternarono da una parte all’altra, la lotta repubblicana si estese oltre confine minacciando il suolo inglese, senza peraltro convincere Londra a sedersi al tavolo per le trattative di pace. Secondo Adams, Londra ebbe molte occasioni tra la fine degli anni ’70 all’inizio degli ’80 per rispondere responsabilmente alle tregue periodiche che l’IRA lanciava, ma consapevolmente rispose sempre con richieste talmente eccessive (tregua definitiva e consegna delle armi) tali da prevenire ogni possibilità di dialogo.

Ma in questo lasso di tempo in cui Belfast blindava il suo corpo di metallo, fiaccando la vita civile con una pesante cappa grigia, una nuova forma di protesta tornò ad infiammare gli animi di West Belfast. Verso la fine degli anni ’70 mentre il Sinn Fein ascendeva verso un notevole consenso popolare nel nord dell’isola, il movimento repubblicano viveva il dramma degli H-Block della prigione di Long Kesh. Da poco Londra aveva ritirato lo status di prigioniero politico per i detenuti repubblicani, non facendo più distinzione tra loro e i comuni criminali. Una grande campagna era stata lanciata dal governo britannico per denunciare le brutalità e l’organizzazione tipicamente criminale dell’IRA, da cui fu semplice trarre argomenti per il cambiamento di statuto dei repubblicani.
I detenuti, guidati da Bobby Sands (che nel frattempo venne eletto nel Parlamento di Westminster), risposero con nuove forme di protesta rifiutandosi prima di indossare la divisa carceraria (si coprivano con delle coperte), poi di lavarsi, radersi e svuotare i buglioli, infine di mangiare.
Le proteste di tutta la società civile furono accompagnate dalla divulgazione di materiale di Amnesty International dove si denunciavano le brutalità degli interrogatori, nei quali si erano affinati sistemi spietati di tortura nei confronti dei repubblicani. Londra però non cedette di un passo. Così anche Bobby Sands e i suoi compagni, che nel Marzo del 1981 morirono in dieci nelle carceri di Long Kesh.

Adams non vuole aprire questa ferita, spiega come si adoperò per evitare la tragedia e ricorda la rabbia per l’irrremovibilità con la quale il governo britannico rifiutò ogni forma di compromesso. Per Adams il sacrificio di Sands e dei suoi compagni portò Londra a rivedere le sue posizioni. Ma è molto difficile valutare gli effetti della scelta di Sands sul generale movimento per l’indipendenza dell’Irlanda, isolandolo dagli altri fattori di svolta del periodo. Come è altrettanto difficile valutare cosa avrebbe potuto dare alla causa Sands rimanendo in vita. Quello che è facile da comprendere è che nessuno sottovaluterebbe la portata di un evento tragico a cui giunga consapevolmente un compagno di lotta. Bobby Sands condusse violentemente il suo corpo e la sua mente nel delirio di lucidità e purezza (alcuni testimoni parlano di una fede intensa ritrovata in quei giorni) scagliando la sua ferocia verso il mondo. Terrorismo e sciopero della fame vivono nell’esaltazione violenta di uno stato di coscienza che li avvicina molto più di quanto li si possa distanziare. Sono due facce della stessa medaglia, non hanno nulla a che vedere con la guerra e nulla a che vedere con la pace. Questo gli antichi lo sapevano bene, un guerriero non poteva cedere a nessuno dei due ricatti.

La vera tragedia sta nell’esempio fondamentalista di cui Adams non valuta l’effetto, non ci parla dei giovani esaltati da tale messaggio, della nuova spirale di violenza, e tanto meno delle vittime innocenti in essa coinvolte. Adams non spreca mai molte parole per le vittime innocenti, forse perché è consapevole che la morte di un singolo uomo innocente, moralmente, potrebbe far cadere tutto il suo racconto edificante sulla lotta repubblicana. In effetti cosa salva dall’accusa di terrorismo gli esponenti dell’IRA rispetto ai terroristi palestinesi? Ognuno ha le sue ragioni, ognuno lotta per la liberazione della propria terra e ognuno è pronto a portare fiamme e morte direttamente in casa del nemico.

Il Sinn Fein nel corso degli anni ‘80 raggiungeva un buon consenso popolare nelle diverse tornate elettorali in Irlanda del Nord, un motivo in più per Adams per far convogliare le risorse del partito verso una soluzione politica del conflitto. Adams venne addirittura eletto al Parlamento di Westminster confermando però la storica politica di astensionismo del Sinn Fein, non occupando il seggio. Mentre lo ruppe al Sud del paese candidandosi alle elezioni politiche del 1986. Le cose stavano per cambiare, i contatti con le comunità irlandesi negli Usa, i rapporti con la diplomazia statunitense stessa, la scelta di favorire un allargamento dei soggetti nella partecipazione alla questione nazionale (come l’avvicinamento alle gerarchie ecclesiastiche), portarono il Sinn Fein ad elaborare un proprio progetto di pace (“A Scenario for Peace”), articolando il processo democratico di riunificazione attraverso precise tappe.

In quegli anni iniziò la collaborazione con il leader dell’Sdlp (democratici-laburisti) John Hume con il quale Adams spiega di condividere i progetti di pace ma non l’idea di nazione irlandese. Per Hume la questione nazionale è una vecchia questione, il problema è la pace e non la nascita di un nuovo stato unitario. Per Adams ovviamente non è così. I due progetti non sono separabili e solo la nascita di un nuovo stato non confessionale può garantire la libera convivenza tra cattolici e protestanti irlandesi.

Tolto questo la loro collaborazione divenne sempre più fruttuosa, come più fruttuosa divenne la partecipazione dei magnati dell’economia americana di origine irlandese, i quali si impegnarono con mezzi e finanziamenti per mettere pressione a Londra in vista di nuove trattative con il Sinn Fein e il suo alleato. Londra non accettava il Sinn Fein come soggetto partecipante al tavolo delle trattative, e non guardava di buon occhio i viaggi e l’accoglienza di cui godeva Adams negli Usa. In Inghilterra Adams era considerato un terrorista, basti pensare che ancora oggi si cercano prove del suo coinvolgimento in operazioni militari  dell’IRA. Per accettare il Sinn Fein come partecipante ai negoziati, più avanti il governo britannico richiederà la consegna delle armi dell’IRA. Richiesta che ogni tanto Londra riproponeva per dichiarare la sua reale disponibilità ad un compromesso per la pace. Ma questa volta gli alleati della causa repubblicana erano più forti, anche da Dublino fecero sentire la propria voce dopo l’ennesima provocazione britannica, respingendo la richiesta al mittente.

Con l’amministrazione Clinton gli accordi per la pace divennero di primaria importanza sul piano delle relazioni internazionali, e lo stesso presidente si impegnò per visitare di persona Belfast.
Nonostante i dietro-front, le indecisioni, i tentativi di restringere i negoziati multilaterali ad accordi bilaterali (Londra-Dublino), le tregue annunciate e poi ritirate, il processo di pace negli anni Novanta subì un accelerazione. Il Sinn Fein arrivava a raggiungere il 15,5% dei consensi nell’Irlanda del Nord, fino a diventare la seconda forza della regione.

Il testo, del 1996, si ferma al momento di stallo degli accordi di pace, ma è ancora carico di buone aspettative, e con il senno del poi possiamo dire che l’operato di Adams è stato determinante per gli accordi di pace del Venerdì Santo del 1998. Accordo storico con il quale le due comunità sancirono la promessa di collaborare per rimettere in piedi un parlamento autonomo, votando prima l’accettazione del piano con referendum popolare sia al Sud che al Nord dell’isola. Da allora Adams, chissà se all’epoca poteva prevederlo, ha dovuto far metabolizzare alla comunità repubblicana alcune rinunce, ovvie in ogni compromesso, come la cancellazione dell’articolo della Costituzione dell’Eire in cui si cita l’obiettivo di una riconquista dei territori a Nord, o come l’accettazione del principio democratico che vincola alla maggioranza (dell’Ulster) la decisione di annessione al Sud o la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Britannico. Ma in compenso ha ottenuto tutta una serie di garanzie per la comunità cattolica, vicina ad una eguaglianza di diritto con la comunità protestante, importanti ruoli per il suo partito nel coordinamento del processo di pace e nell’esecutivo nord-irlandese, una collaborazione della maggioranza dell’establishment dell’IRA. In tutto questo non dobbiamo dimenticare tutte le antipatie che Adams ha attirato a sé, comprese quelle della fazione più estrema dell’IRA (RIRA, dove R sta per Real) che si è sentita tradita ed ha interpretato la nuova fase di lotta come un tradimento della causa repubblicana.  

Il tempo ci dirà se Adams potrà essere ricordato come il primo eroe di tutti gli irlandesi, ma soprattutto se effettivamente l’unificazione dell’Irlanda scaccerà d’un colpo tutti i mali del popolo. Comunque un mostro per sempre è stato abbattuto. Molta strada ancora c’è da fare, e Adams ne ha già calcate molte, legando sempre più i destini della lotta per la liberazione a quelli della pace. Non è poco.

Intanto a Belfast iniziano a rivedersi i colori.

Nota: ottima l’edizione Gamberetti, dal punto di vista estetico e per l’eccellente cronologia. Grazie Franco.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Gerry Adams, presidente del Sinn Fein, descrive in questo testo la storia del movimento repubblicano irlandese e, in particolare, i cambiamenti verificatesi in questi ultimi anni. Eletto a Westminster non ha mai occupato il suo seggio, non riconoscendo l’autorità britannica sull’Irlanda del Nord. Attualmente è impegnato nelle trattative di pace con Londra.

Gerry Adams, “Per una libera Irlanda”, Gamberetti Editrice, Roma, 1996.

Foto di Fabrizio Scatena. Articolo di GENS EMILIANA, ottobre 2008

Approfondimento in rete: irlanda del nord

ISBN/EAN: 
9788879900119

Commenti

FAVOLOSO contributo del grande Gens.
Da leggere.

Problemi di impaginazione:(

ci penso io frater gens:)

Va meglio così?

grande Angela.

"E il silenzio spazzerà via altari e tombe che il fronte di guerra erige per condannare le memorie alla stupidità. E stupido è chi invoca la pace perché non comprende quale sia la guerra. E stupido è chi invoca la guerra perché non comprende quale sia la pace. Guerra e pace. L?odio riduce lo spettro cromatico della realtà ad un bianco e nero, senza sfumature. Belfast è una foto in bianco e nero. "

> Incipit memorabile.

"Con il costo dell?occupazione al Nord (anche se agli occhi di molti non sembrava tale) Londra aveva la possibilità di conservare il monopolio commerciale anche al Sud, garantendo sicurezza ai capitali investiti nel paese (estromettendo l?ingresso di altri capitali esteri), con libera circolazione delle sue esportazioni sul mercato. Allo stesso tempo comprometteva lo sviluppo di un sistema economico indipendente. Il neocolonialismo all?epoca era il sistema del futuro, meno costi, stessi vantaggi. "

> Questa dinamica non l'avevo mai compresa. Gran bel lavoro, Marco.

"Intolleranza religiosa e ignoranza stanno in un rapporto di diretta proporzionalità, solo così si può spiegare come gli irlandesi abbiano potuto dimenticare che il primo movimento per l?emancipazione dei diritti dei cattolici e per l?unificazione del popolo irlandese nacque nei circoli protestanti di Belfast più di duecento anni fa. Il leader di quel movimento fu il protestante Wolfe Tone, condannato a morte nel 1798 dall?autorità inglese."

> Altra notizia del tutto spiazzante e inattesa.

"Le forze dei volontari dell?UVF, aizzate dalla retorica di Ian Pasley (attuale Primo Ministro del governo dell?Irlanda del Nord), attaccarono la comunità cattolica, li presero nelle case, dettero fuoco alle abitazioni, li uccisero. La Ruc, quella che doveva essere garante dell?ordine pubblico, si coprì di efferati crimini. Veri e propri pogrom."

> Terribile.

"Il Bloody Sunday è nella memoria di tutti. Da lì il senso della guerra repubblicana cambiò, secondo Adams, per prendere la direzione più naturale: l?establishment britannico."

> Ci sta...

http://it.wikipedia.org/wiki/Sunday_Bloody_Sunday
www.youtube.com/watch?v=JFM7Ty1EEvs VIDEO

I can't believe the news today...

Da wiki it:

All'epoca dei fatti, Bono - anzi, Paul Hewson - era un ragazzino di 11 anni. Dieci anni dopo, nel 1982, il ricordo ancora vivo dell'episodio gli ispirò Sunday Bloody Sunday. Come si può sentire nella registrazione dal vivo dell'album Under a Blood Red Sky, Bono precisa che non si tratta di una "rebel song", tradizionali nel repertorio musicale irlandese. Piuttosto, è la reazione incredula e scandalizzata di un giovane, cresciuto in un ambiente familiare interconfessionale (madre protestante, padre cattolico) nella Repubblica d'Irlanda, di fronte all'odio e alla violenza fratricida che divide coloro che dovrebbero essere uniti nel nome di Cristo. La domanda del ritornello "How long, how long must we sing this song?" ("Per quanto tempo dovremo cantare questa canzone?") viene ripresa nella canzone che chiude l'album War, "40" (tratta dal Salmo 40 di Davide della Bibbia), dove Bono canta più volte "How long to sing this song?".

La dimostrazione del fatto che questo brano è un'universale rifiuto della violenza è provata dalla versione che si può ascoltare nel film Rattle and Hum. In questo caso la dedica di Bono fa riferimento all' attentato dell' IRA a Enniskillen in Irlanda del Nord nel novembre 1987. Si tratta di un atto di accusa contro i membri dell'IRA responsabili per l'azione terroristica che aveva causato 11 morti, tutti civili protestanti, e verso quegli irlandesi, in patria e all'estero, che ne giustificano i metodi.

Sunday Bloody Sunday fu eseguita per la prima volta in pubblico nel dicembre 1982 a Belfast, nell'Irlanda del Nord, tre mesi prima della pubblicazione dell'album War. Nel presentare il brano al pubblico, Bono disse:
« Si chiama Sunday Bloody Sunday, parla di noi, dell'Irlanda. Ma se non piacerà a voi, non la suoneremo mai più. »

(Bono)

Al termine dell'esecuzione la reazione del pubblico fu un'ovazione per la canzone e per la band. Il brano venne, quindi, inserito come prima traccia nell'album War, pubblicato nel marzo 1983.

(FONTE: WIKIPEDIA)

"I detenuti, guidati da Bobby Sands (che nel frattempo venne eletto nel Parlamento di Westminster), risposero con nuove forme di protesta rifiutandosi prima di indossare la divisa carceraria (si coprivano con delle coperte), poi di lavarsi, radersi e svuotare i buglioli, infine di mangiare.
Le proteste di tutta la società civile furono accompagnate dalla divulgazione di materiale di Amnesty International dove si denunciavano le brutalità degli interrogatori, nei quali si erano affinati sistemi spietati di tortura nei confronti dei repubblicani. Londra però non cedette di un passo. Così anche Bobby Sands e i suoi compagni, che nel Marzo del 1981 morirono in dieci nelle carceri di Long Kesh. "

> Terribile. Meritano giustizia. E memoria.
Punto.

3. 4. Grazie Franco ed Angela:)
10. 11. Ci sta, ci sta

"Il tempo ci dirà se Adams potrà essere ricordato come il primo eroe di tutti gli irlandesi, ma soprattutto se effettivamente l?unificazione dell?Irlanda scaccerà d?un colpo tutti i mali del popolo. Comunque un mostro per sempre è stato abbattuto. Molta strada ancora c?è da fare, e Adams ne ha già calcate molte, legando sempre più i destini della lotta per la liberazione a quelli della pace. Non è poco.

Intanto a Belfast iniziano a rivedersi i colori. "

> Marco. Capolavoro, questo pezzo.
Inchino, inchino ripetuto. Applausi, abbraccio.
MASTERPIECE.

13. Allora ce la sentiamo pure in versione originale...
www.youtube.com/watch?v=Fd1mKaxN6EY ;)

I can't believe the news today
Oh, I can't close my eyes and make it go away
How long...
How long must we sing this song?
How long? how long...

cause tonight...we can be as one
Tonight...

Broken bottles under children's feet
Bodies strewn across the dead end street
But I wont heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall

Sunday, bloody sunday
Sunday, bloody sunday
Sunday, bloody sunday (sunday bloody sunday...)
(allright let's go!)

And the battle's just begun
There's many lost, but tell me who has won
The trench is dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters torn apart

Sunday, bloody sunday
Sunday, bloody sunday

How long...
How long must we sing this song?
How long? how long...

cause tonight...we can be as one
Tonight...
Tonight...

Sunday, bloody sunday (tonight)
Tonight
Sunday, bloody sunday (tonight)
(come get some!)

Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away
Wipe your tears away
I wipe your tears away
(sunday, bloody sunday)
I wipe your blood shot eyes
(sunday, bloody sunday)

Sunday, bloody sunday (sunday, bloody sunday)
Sunday, bloody sunday (sunday, bloody sunday)
(here I come!)

And it's true we are immune
When fact is fiction and tv reality
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die

The real battle yet begun (sunday, bloody sunday)
To claim the victory jesus won (sunday, bloody sunday)
On...

Sunday bloody sunday
Sunday bloody sunday...

"Eletto a Westminster non ha mai occupato il suo seggio, non riconoscendo l?autorità britannica sull?Irlanda del Nord."

> So it goes.

Magnifico lavoro. Grande, punto.

Grazie a te per l'opportunità.
Abbraccio

Marco, ti sei superato.
Questo:).
Enorme.

foto di Fabrizio Scatena incluse.
Grazie.

a regà, rifateme ste doppiette.

Debitore vostro,
gf

Ringraziamento particolare all'amico Fabrizio.

Marco, regalaci più spesso i tuoi pezzi.
Hai un talento mostruoso. Non dimenticartene.

Grazie Franco per l'integrazione:)

il franchi è felice di essere un buon terzino-mediano.
Soprattutto in casi come questo:)

Certo la doppietta di Zarate è un'altra cosa, ma per come è andata la domenica mi posso accontentare:)

ahahah:).
Io credo in Okaka Chuka. Pensa come m'hanno ridotto...