Ci sono libri che una volta chiusi ti lasciano in bocca solo l’amaro e la consapevolezza di aver perso tempo: Chiamami col tuo nome, nonostante la storia interessante, nonostante i buoni propositi, è uno di questi. Eppure di spunti intriganti ne aveva parecchi.
La storia è abbastanza semplice: i protagonisti sono due, Oliver ed Elio.
E protagonista è anche – soprattutto - la loro storia d’amore, ambientata in una indefinita provincia ligure, durante un’estate degli anni Ottanta, proprio quando un giovane professore americano arriva in Riviera e sconvolge la vita del paese e il cuore di un diciassettenne curioso e impacciato.
In poche, pochissime parole, Chiamami col tuo nome è la storia dell’amore improvvisamente scoppiato di Elio per questo ragazzo un po’ più grande di lui, statunitense, affascinante, sorridente. Elio scopre di amarlo e insieme a lui scopre il proprio orientamento sessuale.
Quella estate d’amore sconosciuto è bellissima e orribile allo stesso tempo: l’amore sarà corrisposto, o Elio non dovrà mai dire a nessuno cosa prova? Farglielo capire, ma come?
I mesi caldi passano, tra corse in bicicletta, traduzioni, nuotate, camicie svolazzine ed espadrillas: soliloqui e tanta insicurezza. Cosa desidera realmente Elio, e riuscirà ad ottenerlo?
Il libro, che potrebbe essere un coinvolgente viaggio in una storia d’amore omosessuale, in realtà per le prime 150 pagine ci riempie di monologhi interiori, banali, scontati e ripetitivi, del giovane Elio che cerca di capire se e quanto ama Oliver, se e mai riuscirà a conquistarlo. Intanto, fa molti pensieri sconci su Oliver e compie parecchi atti impuri.
Poi, proprio mentre inizia a decollare - quando riuscirà a conquistare il suo amore e otterrà ciò che vuole, si innamorerà, andrà con lui a Roma, scoprirà le sue bellezze, e poi anche che l’amore non è eterno, tanto meno quello omosessuale – si conclude bruscamente.
Il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore statunitense André Aciman, pubblicato da Guanda, non mantiene le aspettative e non conferma la fama che si porta dietro.
Il mondo omosessuale è osservato e analizzato in modo superficiale, poco reale, come una semplice e incontrollabile sequenza di pulsioni e gesti poco sensati.
Nonostante il libro abbia tutte le caratteristiche del “romanzo di formazione”, di formazione ce n’è ben poca: il protagonista principale riflette tanto, si interroga, si logora, ma alla fine sembra sempre poco più di una marionetta guidata dal proprio pisello. I suoi monologhi interiori appaiono artefatti e fasulli.
Oliver, è un belloccio che dovrebbe essere anche particolarmente magnetico, ma in pratica non lo dimostra quasi mai.
Il modo in cui scoppi incredibilmente e inaspettatamente l’amore tra i due, non convince, così come appare forzatissimo l’inserimento (perché? perché? perché?) delle radici ebraiche dei due protagonisti, che spesso fa comodo in un romanzo.
Molto spesso l’autore indugia in descrizioni spinte e volgari, e più sono spinte più sembrano irreali e impacciate.
Per non parlare dei personaggi di contorno (i domestici, il padre – professore universitario - e la madre di Elio, la piccola Viola, malata di leucemia, Marzia, fugace amore di Elio), per nulla approfonditi.
Le cose più belle del libro: i dialoghi, alcuni davvero molto belli, i paesaggi, le descrizioni del microcosmo della riviera ligure, bei paesaggi, le vicende casalinghe, tutta la parte dedicata alla serata romana, con i fiumi di alcool e le meraviglie della capitale sullo sfondo.
Per il resto, rimane molto poco, tranne il dispiacere di una storia che poteva essere sviluppata molto meglio, cogliere nel segno, e invece si arena presto e appare evidentemente divisa tra due poli opposti: troppo sentimentalismo da una parte, troppa volgarità dall’altra.
Nel mezzo, il nulla.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
André Aciman, Chiamami col tuo nome, Guanda 2008 (pagine 271, euro 15,50). Traduzione di Valeria Basta.
Dalla Wikipedia: André Aciman (Alessandria d'Egitto, 2 gennaio 1951) è uno scrittore statunitense, autore di romanzi e saggi, nonché grande esperto a livello accademico delle opere di Marcel Proust.
Antonio Benforte, dicembre 2008
Commenti
Amices!
Neo RAPACE!
Buona lettura
"Ci sono libri che una volta chiusi ti lasciano in bocca solo l?amaro e la consapevolezza di aver perso tempo: Chiamami col tuo nome, nonostante la storia interessante, nonostante i buoni propositi, è uno di questi."
> Bell'incipit.
E' da un po' che non uscivano stroncature, da queste parti. Bel lavoro;)
"Nonostante il libro abbia tutte le caratteristiche del ?romanzo di formazione?, di formazione ce n?è ben poca: il protagonista principale riflette tanto, si interroga, si logora, ma alla fine sembra sempre poco più di una marionetta guidata dal proprio pisello. I suoi monologhi interiori appaiono artefatti e fasulli."
> Missione compiuta: nemmeno l'ultimo stanco Moravia arrivava a tanto:).
Boh, non avrei aver interpretato tutto male io, non aver capito nulla: in giro se ne parla come un capolavoro...
"In giro", dici la stampa cartacea?
anche molto in rete.. sì e poi sulla stampa
Mah. Stampa...
io ormai mi sono ritirato su posizioni di diffidenza quasi assoluta. Abbiamo la nostra roccaforte, da qui condividiamo letture, pensieri, studi. Dobbiamo fare per conto nostro fin quando non troviamo prova credibile di stampa libera. E' triste ma è così.
Studiamo i cataloghi...
Una bella, bellissima storia di amore omosessuale - ma non solo, c'è molto altro - è, a mio avviso, una Casa alla fine del Mondo di Cunningham...
Scrivine, allora. Dai:)
Eheheh, ho anche un po' di arretrati, sia da leggere che da scrivere, qui. Perché le giornate non sono di 36/48 ore?
Perché il bello è scegliere come gestirsi il poco tempo libero che rimane. Il bello è fare scelte.
"Per il resto, rimane molto poco, tranne il dispiacere di una storia che poteva essere sviluppata molto meglio, cogliere nel segno, e invece si arena presto e appare evidentemente divisa tra due poli opposti: troppo sentimentalismo da una parte, troppa volgarità dall?altra.
Nel mezzo, il nulla".
Bel pezzo, Antonio. Non è mai facile stroncare o criticare fortemente con giuste argomentazioni: pur non avendo letto il libro, da ciò che scrivi e come lo scrivi mi pare ci sei riuscito appieno. Il tema poteva essere interessante, hai ragione, come tutti i romanzi di formazione poteva avere il suo fascino. Ma cade, a quel che scrivi, nei soliti chiché dei libri a sfondo omosex. Stereotipati ed ideologici.
8 - Ci è stato tratto un film con Colin Farrel, che comunque non ho visto.
Scusa dove ci vedi cotanta
Scusa dove ci vedi cotanta volgrità in questo libro?
E l'amaro in bocca sai perchè ti resta?
Perchè non hai mai vissuto un amore con la A maiuscola, omo od etero non impiorta. Se solo tu avessi mai amato,ameresti anche questo libro invece che criticarlo !
[aciman] intanto
[aciman] intanto benvenuto, Fabio. Segnalo subito il tuo commento ad antonio-rapace. Buona permanenza,
gf