Abreu Juan

Garbageland

Autore: 
Abreu Juan

Il genere della fantascienza si muove generalmente su binari definiti. Il che è paradossale considerando che dovrebbe trattarsi di un genere teoricamente libero da vincoli ideologici, da predisposizioni di sorta, e questo probabilmente perchè, come nel fantasy, il distacco spazio-temporale dovrebbe fungere da alibi decontestualizzante. Tuttavia - il paradosso sta tutto lì - spesso gli autori di storie di fantascienza non riescono ad evitare pericolose trappole. Problematiche sociali, prediche moraliste, eccessive dosi di buonismo fuori luogo: tutto questo, troppo spesso, a scapito della storia stessa. Se lo scrittore - Jonathan Carroll docet - all'interno delle proprie storie è un piccolo dio, allora qualcosa sembra non funzionare negli autori di fantascienza. Non chiederei, ovviamente, ad un Wells, un Dick o un Asimov di rinnegare o quantomeno abbandonare la visione storica a loro contemporanea. Sarebbe come togliere a Faulkner la sua America. Tuttavia, mi accorgo, non di rado il genere fantascientifico è stato ulteriormente contaminato dalla satira. Non di rado la scelta non ha giovato ai romanzi.

Garbageland segue gli stessi binari. Ma non si ferma alla stessa stazione di tante altre storie. Metafore ferrovistiche a parte, la storia estremizza le crudeltà della società occidentale, dilata fino allo spasimo l'indifferenza e l'indulgenza delle cosiddette culture civilizzate, abbraccia la salma ancora calda del capitalismo... per pugnalarla alle spalle ed ascoltarla esalare l'ultimo respiro.

Eppure la storia non è difficile da immaginare, da figurare con gli occhi della mente. Un pregio da sottolineare è proprio questo: non occorre saper leggere nel futuro, non occorre essere esperti in sociologia o antropologia per cogliere le basi e gli spunti sui quali poggia il discorso di Abreu. Pornografia, genetica, privatizzazione e chirurgia, tutte impazzite in un processo di estremizzazione che spaventa. E spaventa non tanto per la violenza ed il gusto dello splatter che lo scrittore offre ai suoi lettori con un senso della misura esemplare. Il futuro descritto in Garbageland terrorizza perchè se a livello tecnologico siamo lontani dall'immaginazione di Abreu, a livello socio-culturale il nostro presente è malato quanto il suo futuro.

La genetica impazzisce. Ed impazza. La chirurgia estetica diventa sinonimo di antropomorfia. Vivono e camminano corpi che di umano hanno soltanto la rabbia e l'alienazione moderna. Non si può parlare di giungla urbana ma piuttosto di un caleidoscopio implosivo. Il cielo si vende al metro quadro, immenso tappeto pubblicitario che riflette l'asetticità e il vuoto degli inquilini sottostanti. Sono gli Stati Uniti - ovviamente! -, dove la frenesia consumistica diventa un concorso a premi incentivato dalle multinazionali. Già, le multinazionali... McDonald's ricicla cadaveri di barboni per far scorta di hamburger. La Coca Cola diventa concorrenziale alla vecchia cara H2O. Ma è la Disney che terrorizza sul serio il mondo sovversivo dell'underground. Topolino si erge in copertina, fiero e ossessivo come mai visto prima. Le armate di cancri genetici "rotolano" e "rimbalzano", assassini di nascita e vera minaccia ad ogni superstite che tenta di preservare il minimo tratto di pensiero individuale. Il Sogno Americano sorride orgoglioso sotto i baffi.

Garbageland è il paradiso e l'inferno sulla nuova Terra. Colonia penale per i criminali ed i reietti, è un'isola sovraffollata di umanità che tenta di conservare disperatamente i propri tratti distintivi. Società tribali vivono riscoprendo il confronto con una natura spietata, imbastardita dalla superbia dell'uomo. Lo strato di ozono è ormai solo un bel ricordo. Ma questa è gente scomoda: gli albori del terzo millennio sembrano appena sopportare miseria e fame terzomondista, figuriamoci il mondo capitalista della nuova Terra. L'isola di Garbageland è un'eredità scomoda per il mondo, sembra ricordare a tutti che il progresso comporta crudeltà. Garbageland è un'enorme discarica ma non sono soltanto i rifiuti ad essere stati abbandonati. E' l'umanità che si è persa. Dentro se sessa.

Se tutto il mondo è impazzito, questo rende i veri pazzi dei sani di mente? Perchè il Mickey Mouse in copertina fa così paura? Sarà mica per il sorriso a trentadue denti? Perchè l'autore di questo libro è un cubano? Obiettività, fantasia, una visione politica d'oltre-oltre oceano? I robot per addormentarsi contano pecore elettriche - ma se non l'ha capito Dick, figuriamoci... -?

Sono domande da porsi nel leggere fantascienza.

Juan Abreu riesce a scrivere un bel libro trattando materia bassa - a manciate - e materia alta - un po' di meno. Ma non cade (quasi) mai nel baratro del cattivo gusto. Non per niente l'unica figura positiva del libro è la misteriosa e sovversiva Orlan Twentyfive, terrorista mediatica e performance/body artist, una fusione a caldo tra Damien Hirst, Frida Kalo e Marina Abramovic. Ancora una volta, l'arte ci salverà tutti. Almeno se lo augura Abreu.

Nel libro confluiscono - ed è evidente che la fantascienza è poco più che un pretesto - le tendenze più problematiche e progressiste del nostro tempo. Bioetica, genetica, chirurgia estetica, femminismo, pornografia, violenza e masochismo, ossessione consumistica, globalizzazione. E' un balletto di atroci rivelazioni - profezie? - che disgusta è attira allo stesso tempo. Nel risvolto di copertina troviamo dei riferimenti che, personalmente, lasciano abbastanza perplessi. Si cita Bruce Sterling, nonchè il padre putativo del cyber-punk William Gibson. Tuttavia l'influenza maggiore di Abreu è indubbiamente J.G. "Crash" Ballard, autore de "La mostra delle atrocità", "Il condominio" e "Foresta di cristallo", opere che sicuramente si avvicinano di più a quanto detto da Abreu. - Una curiosità - Si dice che proprio David Cronenberg, che nel '96 ha diretto la trasposizione del romanzo ballardiano Crash, sia molto interessato alla figura di Orlan Twentyfive, tanto da pensare addirittura di scriverne una sceneggiatura. Incrociamo le dita. Sarebbe materia sua, comunque:

"Orlan Lauren Bacall in Key Largo di John Huston. Orlan collo di Nefertiti. Orlan seni di Danielle di Lock Sturges. Orlan petto traslucido su cui svolazza l'Uccello blu di Cnosso. Orlan ventre, cosce e gambe di Eva, di Lucas Cranach il Vecchio. Orlan colore delle epidermidi di Jacopo Pontormo. Orlan."

L'isola di Garbageland - titolo ovvio ma non troppo originale - è una chiara metafora della Cuba di Abreu, la spazzatura ed i rifiuti a ricordare gli ultimi strascichi delle ideologie di Castro sempre più minacciate dall'influenza occidentale - americana. Si avverte una palpabile frustrazione in Abreu, legato profondamente alla tradizione della sua terra ormai stuprata e confusa.

Una nota dell'autore:

"I frammenti che collegano i capitoli (o sono racconti?) di questo libro appartengono al Diario de Compana di José Martì; così pure quelli che figurano come citazioni del Libro sacro. [...] Vorrei che le allusioni a El monte - a parte le interpretazioni che possono scaturire dalla lettura stessa - fossero un modesto omaggio all'opera che reca lo stesso titolo e alla sua autrice, Lydia Cabrera."

I frammenti in questione sono atti di amore panistico che evocano ambientazioni agresti. Utile alla comprensione del testo è inoltre il Glossario dei termini cubani a conclusione del libro.

Il romanzo è piacevole, la scrittura gioca con parole ed espressoni che sono spesso ibridazioni connubio di sfere cognitive diverse. Abreu estremizza e non ama le mezze misure. La metafora è cruda e violenta. Ma non è mai stata tanto saporita.

Bon appétit

Edizione esaminata e brevi note sull'autore

Edizioni Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar, 2004

Juan Abreu (L'Avana, 1952) ha lasciato Cuba nel 1980, durante l'esodo del Mariel, e ha vissuto a Miami, New York, San Francisco e dal 1997 a Barcellona. Ha pubblicato A la sombra del mar (1998), Gimnasio, Emanaciones de una rutina (2002), Accidente (2004) e ha scritto libri per bambini. E' anche pittore: le sue opere sono state esposte negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina e figurano in numerose collezioni private e in musei statunitensi. Garbageland è il primo romanzo di una trilogia cui seguono Orlàn Veinticinco e El Masturbador.

ISBN/EAN: 
9788804533498

Commenti

Here comes the Mouse...

"Il romanzo è piacevole, la scrittura gioca con parole ed espressoni che sono spesso ibridazioni connubio di sfere cognitive diverse. Abreu estremizza e non ama le mezze misure. La metafora è cruda e violenta. Ma non è mai stata tanto saporita"

Recnsione da quattro stelle. Però mi chiedevo: dunque trattasi di fantascienza contaminata?. Perché in alcuni casi la fantascienza è mero espediente per commistionare più generi. E poiché il genere fantascientifico così come teorizzato in realtà è una fiction letteraria che iperbolizza scoperte o tendenze scientifiche...

In realtà è fantascienza che parla di contaminazioni. L'impostazione è quella classica della parabola satirica. Ma la finzione narrativa è talmente densa che non c'è rischio che l'accusa socio-politica la faccia da padrone. C'è godimento narrativo, puro e casto.

La commistine di generi diversi credo sia d'obbligo per rinnovare la tendenza fantascientifica classica. :-)

fantascienza postmoderna avanti, ordunque :-)

"Il genere della fantascienza si muove generalmente su binari definiti. Il che è paradossale considerando che dovrebbe trattarsi di un genere teoricamente libero da vincoli ideologici"

> eh, sì. Ma magari. Ma magari, dico sul serio. C'è la fantascienza russa (e di Varsavia) e c'è quella occidentale, magari americana. E per parecchi significano: tu, lettore, appartieni ad alfa o beta. Glisso, va;).

"Jonathan Carroll" > pardon. Chi è?

"Il futuro descritto in Garbageland terrorizza perchè se a livello tecnologico siamo lontani dall?immaginazione di Abreu, a livello socio-culturale il nostro presente è malato quanto il suo futuro".

Molto promettente. Ora aggiungo il tag "distopia"

"La chirurgia estetica diventa sinonimo di antropomorfia" > scusa, non ho capito che vuoi dire.

(a latere: ho giustificato l'impag del testo)

"Le armate di cancri genetici "rotolano" e "rimbalzano", "

> anche qua: scusa, non ho capito.

"che disgusta è attira allo stesso tempo"

ocio all'accento

" J.G. "Crash" Ballard, autore de "La mostra delle atrocità" >

Joy Division. Athrocity Exhibition. http://en.wikipedia.org/wiki/Closer_(Joy_Division_album) goditela

" Si dice che proprio David Cronenberg, che nel ?96 ha diretto la trasposizione del romanzo ballardiano Crash, sia molto interessato alla figura di Orlan Twentyfive, tanto da pensare addirittura di scriverne una sceneggiatura. Incrociamo le dita. Sarebbe materia sua"

parlane almeno con Lèon ;)

"è una chiara metafora della Cuba di Abreu, la spazzatura ed i rifiuti a ricordare gli ultimi strascichi delle ideologie di Castro sempre più minacciate dall?influenza occidentale - americana. Si avverte una palpabile frustrazione in Abreu, legato profondamente alla tradizione della sua terra ormai stuprata e confusa".

Tra Cuba e USA, pur nauseato, scelgo USA.
L'ideologia di Castro - assassina e infame - se la possono tenere in saccoccia i compagnucci.

6. Jonathan Carroll è uno scrittore che definirei esponente della frangia più radicale del surrealismo magico, del dramma tragicomico e di tutte quelle definizioni strane coniate volta per volta dalla Lain. Consiglio vivamente "Mele Bianche".

8. Nel romanzo la figura umana al naturale non è più concepibile; rari sono gli esseri umani con caratteristiche anatomiche intatte.

9. I cancri Disney sono le nostre teste di cuoio. Tessuto cancerogeno che infetta per contatto. Uno dei tanti abomini descritti nel libro

13. Dalla padella alla brace. Ma, tappandomi il naso, sceglierei USA anch'io.

Carroll, Jonathan > bene, insegnaci. So di usare a ragione il plurale;).

antropomorfismo: roger.

Mi sfuggono ancora "rotolano" e "rimbalzano".

Sul resto: apprezzo & approvo;)

13 e seguenti. Non approvo. Scelgo Fantasilandia. Dov'è? vicino a noi, basta provarci, ce la prendiamo e ci viviamo bene, lì sopra. O almeno meglio di così. Possibili che i modelli possibili siano AmeriKa o Kuba? Uffa. Utopia. Vabbé qui, per non essere off topic, siamo in fantascienza, no?

(il mio modello è Roma. Quindi, l'Impero Absburgico. A monte, prima di tutto: UTOPIA)