Abbott Edwin Abbott

Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni

Autore: 
Abbott Edwin Abbott

Nel saggio in appendice, Manganelli definisce “Flatlandia” una favola matematica. Il lungo racconto, infatti, risulta essere una singolare mescolanza tra letteratura fantastica e principi di matematica e geometria.
Abbott ci narra l’esistenza di un mondo tridimensionale partendo dall'analisi di mondi dalle dimensioni più elementari. Detto ciò giunge ad un’ipotesi molto affascinante e, per il 1882, di certo originale e stravagante: la possibile esistenza di una quarta dimensione. In un certo senso Abbott, con “Flatlandia”, ha anticipato, seppur solo sottoforma di invenzione letteraria, ciò che Einstein, qualche decennio più tardi, sarà in grado di dimostrare scientificamente, ossia la reale esistenza di una quarta dimensione.
Ad introdurci nell’universo di Flatlandia, che altro non è che un Paese a due dimensioni, costituito da un’unica immensa superficie sulla quale tutti si muovono, è un abitante del luogo: un Quadrato. Una figura piana che occupa una posizione sociale medio-alta. A Flatlandia tutti i poligoni sono dei maschi e maggiore è il numero dei loro lati, maggiore è il prestigio sociale di cui godono: i Triangoli equilateri sono borghesi, i Quadrati professionisti, i Pentagoni gentiluomini e così via fino a raggiungere il Cerchio che rappresenta la classe sacerdotale, quella più importante. Le donne, invece, sono semplici linee rette, soggetti pericolosi, considerate irascibili, ipersensibili, incontrollabili e scarsamente affidabili.
Nella prima parte del libro il Quadrato fa capire, attraverso esemplificazioni e disegni, come si viva a Flatlandia. Ci illustra il clima del luogo, i metodi per il riconoscimento degli abitanti, il destino a cui sono soggette le Figure Irregolari, la storica rivoluzione di Cromatiste e la sua violenta repressione. Nella seconda parte, invece, il Quadrato racconta come sia riuscito a venire a conoscenza dell’esistenza di uno Spazio a tre dimensioni, ossia di Spacelandia. La rivelazione giunge grazie ad una Sfera che, d’improvviso, fa la sua comparsa in Flatlandia. Dopo vari tentativi, il solido comprende che l’unico modo per convincere il Quadrato che il mondo non è solo quello che lui conosce, ossia non è solo bidimensionale, consiste nel portarlo con sé a scoprire Spacelandia. Il Quadrato sperimenta per la prima volta un mondo tridimensionale di cui non aveva mai sospettato l’esistenza e, nonostante lo scetticismo della Sfera, è pronto ad immaginare un’ulteriore affascinante evoluzione: un mondo a quattro o più dimensioni.
La fantasia di Abbott è decisamente attraente. I luoghi irreali, eppure così razionalmente definiti in “Flatlandia”, possono essere valutati in parallelo a luoghi esistenti. La lettura di questo libro è illuminante perché può aiutare a capire che ridursi a considerare il mondo che vediamo come l’unico davvero possibile è limitante e, probabilmente, erroneo. Serve perspicacia, una mente aperta ad altre eventualità, anche quelle apparentemente più assurde.
Alcuni hanno rimproverato all’autore un’eccessiva e plateale misoginia. In effetti la descrizione che Abbott compie del genere femminile, anche se trasposto nell’universo a due dimensioni di Flatlandia, è particolarmente dissacrante e severa. Nella scala sociale di questo mondo di fantasia le "femmine" occupano uno dei gradini più bassi e non godono di grande considerazione. Ma “Flatlandia” va letto con ironia, solo così può divertire davvero. 
 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE  

Il reverendo e pedagogo Edwin Abbott Abbott nasce a Londra nel 1838. E’ noto ai suoi contemporanei soprattutto come autore di testi scolastici e di opere di argomento letterario e teologico. Dal 1865 al 1889 dirige la City of London School, introducendo numerose e rivoluzionarie innovazioni nel sistema didattico dell’epoca. Ritiratosi dall’insegnamento, Abbott si dedica alla redazione di libri e trattati. Tra di essi anche “Flatlandia”, un’opera del 1882, snobbata al tempo e di cui, solo diversi decenni più tardi, sono state comprese l’originalità e l’inedita ispirazione. Abbott muore a Londra nel 1926.

Edwin A. Abbott, "Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni", Adelphi, Milano, 1993.

Traduzione e Prefazione di Masolino D’Amico
In appendice saggio di Giorgio Manganelli

ISBN/EAN: 
8845909824

Commenti

neo MONNA!

(e questo è uno di quei libri che cambiano la vita. Fantastica scelta)

http://www.lankelot.eu/index.php/2006/10/29/manganelli-letteratura-come-...

qui per l'altra pubblicazione del saggio del Manganelli sul reverendo Abbott

"Detto ciò giunge ad un?ipotesi molto affascinante e, per il 1882, di certo originale e stravagante: la possibile esistenza di una quarta dimensione. In un certo senso Abbott, con ?Flatlandia?, ha anticipato, seppur solo sottoforma di invenzione letteraria, ciò che Einstein, qualche decennio più tardi, sarà in grado di dimostrare scientificamente, ossia la reale esistenza di una quarta dimensione."

> Un secondo padre mi regalò questo libro a quindici anni. Credo che mi abbia sgranato il cervello. Letto a quell'età ha cambiato per sempre la mia percezione della realtà, e la natura delle mie fantasie.
Libro OBBLIGATORIO.

Io l'ho letto molto più tardi. Come al solito sono in ritardo...
In ogni caso sono d'accordo con te: è un libro "rivoluzionario". Da leggere, assolutamente.

grazie di cuore per averne scritto.
Non so quante volte, negli anni, a voce o via mail o su lanke ho consigliato questo libro oppure ho chiesto di scriverne. E' un grosso regalo vedere - inconsapevolmente, nel tuo caso - il desiderio realizzato.

danke!;)
(quanto alle donne in Abbott... sicuramente hai ragione. Ma mi credi se ti dico che a tutto pensavo, leggendolo, fuorché ai sessi? Ero partito dietro al discorso sulle dimensioni, sulla possibilità che altro fosse reale oltre a quel che veniva percepito...)

Mi avevi detto qualcosa del genere anche quando ho scritto del libro di Roy Lewis, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene.
Sono felice di rispondere, inconsapevolmente, a qualche desiderio...

Forse quando lo hai letto tu (avevi 15 anni no?), il ruolo delle "femmine" era ancora vagamente indifferente. A me, onestamente, leggere quelle descrizioni del genere a cui appartengo ha divertito molto.

in effetti... va be', io poi ho avuto una vita strana, sono cresciuto senza madre e con una nonna, è stato tutto abbastanza sballato, in un certo senso (ma non posso parlare di me:) ).
*
E' vero. E' la seconda volta che indovini uno dei libri che amo di più e che ho letto prima di cominciare a recensire o schedare:).
Grande Monna Lisa.

Grazie, sai?

E' capitato solo due volte. Statisticamente credo sia quasi irrilevante. Sorrido...

Non c'è nulla di male a parlare di sé. Sempre che non sia una forzatura. E non mi sembra questo il caso.

Grazie? E di cosa?

beh, dell'intelligenza e dei bei gusti;).
non sono doni da poco.

(e poi c'erano Kristof e Zweig meno noti... hai voglia quanti ne hai pizzicati, di autori magari meno interiorizzati ma comunque molto amati;) )

Presumo di no!

Sono certa che anche tu sia un portatore di intelligenza e buon gusto.

speriamo.
ogni tanto perdo fiducia. Invecchiando mi rendo conto di non aver concluso niente rispetto a quanto avrei voluto. Almeno abbiamo Lankelot. In questo posto, e in questo soltanto, mi riconosco. Il resto, non so. Qualche libro, ma ancora non del tutto. Non è abbastanza, o forse non è niente. Mi sento sempre inespresso. Terribilmente frustrato. Ma torniamo ad Abbott, meglio dai:).

La Kristof l'amo da anni. Zweig l'ho "imparato" per caso.

Ora leggo un giapponese: Yasushi. Porterò qui anche lui.

ottimo!

L'insoddisfazione è una sensazione che accompagna le persone in gamba, capaci, curiose e intelligenti. Non sei il solo a sentire quella specie di "incompiutezza"... Molte opere d'arte lo sono. Ma tu hai Lankelot. E non è poco.

Io, come tutti quelli che scrivono qui, non posso che ringraziarti e dirti che ti stimo moltissimo. Non so quanto possa valere, ma è la verità più pura.

grazie di cuore, considerazione e stima totalmente ricambiate.
Lankelot appartiene a tutti. Il fatto che formalmente abbia un responsabile serve solo a non condividere eventuali noie burocratico-legali, davanti alla legge rispondo io;). E' solo questo. Tutto il resto, è sogno collettivo e condiviso. Vivo.

grazie ancora.

Io parlo di te come il "papà di Lankelot". Non ti conosco personalmente e non so nulla di te, ma per me sei l'incarnazione di questo luogo.

Grazie a te.

;).

a te.
sono quel che leggi qua. Nella vita di tutti i giorni, da qualche mese lavoro per Castelvecchi, come consulente editoriale per la narrativa e volendo per la saggistica, e per un periodo lavoravo, contemporaneamente, anche per Arcana. Tra qualche mese vediamo. L'editoria è - come dire - molto precaria, "del doman non c'è certezza" un po' più che altrove. Ogni tanto collaboro con qualche giornale, scrivo contenuti di qualsiasi genere, dalle pubblicità alle recensioni. Ma era più il lavoro di qualche anno fa, ora sono più vincolato all'editoria di progetto.

Il resto, non molto interessante. Roma come residenza e cuore diviso tra Roma e Trieste. :)

Segnalo che adesso è anche uno spettacolo teatrale. Anzi, lettura musicata, lettura e musica. Magari vi interessa.
Aspetta.

Societas Raffaello Sanzio

FLATLANDIA di Edwin Abbot Abbot

Lettura drammatica e musicale di Chiara Guidi

a voi.

ma dai? E quando vengono a RM?

e guarda un po' te.
(-:
io li ho scovati per caso, e non ho idea se, perché è tra più di un mese, e non programmo a così lunghe scadenze (-:

ahah:) ok:)