PER UN RAGGIO DI SOLE TAGLIATO
Uno scenario grottesco e spiazzante, un paese inaridito e privo di qualsiasi cenno di natura, uomini e donne mutanti e avvelenati da uranio e inquinamento e una casta di burocrati che governano nascondendo un segreto capace di trasformare l’utopia in una sana normalità, questi gli ingredienti de Il requiem di Valle Secca, dello scrittore ferrarese Lorenzo Mazzoni edito per i tipi di Tracce, e questo è il mondo apocalittico dove vive Asdrubale, con i suoi 153 chili di adipe modificata e l’ironia disincantata che terrà compagnia tra le pagine di una storia a metà strada tra una favola metropolitana di denuncia ecologica e una storia d’amore di fattura classica con la bella Teodora dagli occhi allungati chirurgicamente.
Tra punk drogati, l’ insopportabile vicino di casa Eusebio dedito a continui lavori di manutenzione domestica e l’amico Valchirio alle prese con Il Capitale, Asdrubale per amore e speranza si troverà costretto a fronteggiare una lotta, contro il Dirigente Numero 3 e i suoi irriducibili dipendenti eletti, per salvare una margherita e forse l’intera Valle.
Lineare e di semplice lettura, ma non certo semplicistico, il romanzo di Lorenzo Mazzoni presenta una narrazione efficace sia nei passaggi narrativi più impegnati sia nei paradossi che animano l’intero plot, forte di annotazioni descrittive ad effetto e di una tensione che avvince sul finale e dimostra ampiamente le potenzialità espressive di questo autore.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Lorenzo Mazzoni, Il requiem di Valle Secca, Pescara, Edizioni Tracce, 2006; euro 11,00
Laura Caroniti
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INTERVISTA ALL'AUTORE
1. Lorenzo, Le andrebbe di spiegarci il titolo del suo romanzo: Il requiem di Valle Secca?
Il libro parla di questa località, Valle Secca appunto, non segnata in nessuna carta geografica ma tristemente assomigliante ai terribili e reali sobborghi industriali di tante città. A Valle Secca vigono l'ordine, l'inquinamento, le deformazioni genetiche, la non voglia di vivere... poi, grazie alla “sempreverde” forza dell'amore, il protagonista e la sua corte dei miracoli decidono che è ora di riprendersi la rivincita e così per la vecchia Valle Secca reazionaria è l'inizio della fine... un costante requiem surreale accompagna per tutto il libro questa caduta libera dell'inquinamento e dell'oppressione... ovviamente il requiem è inteso come qualcosa di metaforico.
2. Un'ironia di fondo taglia il plot del racconto, sembrerebbe quasi che da autore si diverta a prendersi gioco dei suoi personaggi...
Sì, è verissimo, mi prendo gioco di loro, mi diverto, mi fanno divertire e sorridere. L'ironia del Requiem agisce su due linee diversificate. C'è l'ironia disincantata degli anti-eroi buoni e c'è l'ironia dissacrante usata per descrivere i cattivi della storia. Nonostante l'esagerazione dei caratteri e l'ambientazione surreale, il Requiem descrive una situazione terribile e fin troppo reale, sto pensando alle decadenti città industriali dell'Ucraina e della Siberia o, senza andare così lontano, al petrolchimico che confina insieme ai suoi veleni con Ferrara, la mia città, lasciandoci come ricordino uno dei tassi di cancro ai polmoni più alti di tutta la Nazione. Credo che se avessi usato un registro più cupo, serio, l'effetto sarebbe stato molto minore. Voglio far sorridere, ma questo non significa che voglia dire che il libro vada preso con leggerezza, anzi, credo che ogni scena delirante e rocambolesca descritta nel Requiem porti poi alla riflessione.
3. Eco di romanzo metropolitano e surreale, un'occhieggiare alla politica e un'atmosfera da gioco di ruolo settato sul futuro: il Suo romanzo a tratti ha del pastiche letterario: come ha equilibrato i diversi richiami narrativi che compongono il testo?
Grazie ad Asdrubale, il protagonista. E' lui che con i suoi gesti e le sue riflessioni filtra le varie componenti del libro. Ho scritto il Requiem per poter partecipare ad un concorso letterario. Esigevano un massimo di 90 cartelle e io non avevo nulla di pronto, solo due libroni di 150 cartelle. Così mi sono messo a scartabellare fra appunti sparsi, note scarabocchiate in agende, ho letto libri di Kapuscinski, pensato a strambi aneddoti della mia quotidianità e della mia infanzia... insomma le fonti erano svariate, serviva un filo conduttore e Asdrubale si è trainato dietro tutti questi pensieri volanti.
4. E Patty Pravo che domina ignara?
Credo che Patty Pravo rappresenti con la sua voce e soprattutto con le sue movenze il simbolo della femminilità più eterea. Mi sembrava una figura azzeccata per diventare l'eroina di Asdrubale, 153 chili di ciccia e una grazia da elefante. Un contrasto irresistibile. Inoltre i testi delle canzoni di Patty sono perfetti nell'accompagnare i primi sintomi di vita del sesso di Asdrubale... non mi vengono in mente canzoni più azzeccate di Pazza Idea per descrivere la prima erezione del protagonista.
C'è poi da dire che, mentre scrivevo la stesura finale del libro, un vecchio LP di un live di Patty girava senza sosta. E' stato quasi l'unico accompagnamento musicale di tutta l'elaborazione del Requiem... è stato molto importante, fondamentale. L'unica cosa che potevo fare per sdebitarmi era di regalarle una copia del romanzo. La mia compagna è riuscita a farlo avere ad uno dei suoi musicisti dopo un concerto... spero che lo abbia letto, che le sia piaciuto e che non mi citi in giudizio per aver estrapolato brani delle sue canzoni senza aver avuto nessuna autorizzazione.
5. Quali difetti strutturali riconosce al Suo libro?
Il Requiem, come ho detto, è stato concepito per partecipare ad un concorso letterario, il numero di cartelle massime doveva essere di 90 perciò la storia si è dovuta sviluppare in quel margine di spazio. Ultimamente sto migliorando, ma all'epoca non ero così bravo a strutturare una storia breve. In certi tratti è troppo veloce. La rapidità è certamente anche la sua forza, ma delle volte le accelerazioni sono troppo forzate, lo rendono un po' rozzo... per il resto credo che raggiunga il suo scopo di favola surrealista che vuole far ridere ma soprattutto riflettere.
6. Cosa ne pensa del mercato editoriale di oggi e della politica delle piccole/medie case editrici? Su quali scogli un giovane autore rischia di incagliarsi?
E' una disfatta... nel senso che la gente legge poco, pochissimo, soprattutto il cartaceo e soprattutto quei libri o giornali dove, in copertina, non ci sono seni siliconati o profili di giocatori di calcio. Le piccole case editrici difficilmente hanno una buona distribuzione e difficilmente riescono a pubblicizzare a sufficienza i propri cataloghi, inoltre sono troppe... è paradossale che in un Paese dove la lettura è stata superata come passatempo anche dal gioco dello Shangai, ci siano così tante case editrici. I risultati spesso sono scadenti: i piccoli editori hanno bisogno dei “contributi” degli autori per sopravvivere e pubblicano tutto, anche se quello che gli viene presentato è spazzatura. Troppi libri che nessuno legge. Dal mio punto di vista ci vorrebbero selezioni più severe e la reale convinzione di puntare su pochi prodotti (mi scuso per il termine orrendo), ma di buona qualità. Un giovane autore rischia di incagliarsi in un editore che non lo sosterrà mai, che terrà le 500 o 1000 copie in magazzino e che non spingerà concretamente per provare a farlo emergere... non voglio fare di tutta un'erba un fascio, però in quasi quattordici anni di rapporti con l'editoria italiana le sorprese positive sono state veramente poche. Apprezzo molto quei piccoli editori che puntano sulla qualità scegliendo giovani che non scrivano le solite trite e ritrite storie di sesso-droga-rock'n'roll, ma libri pieni di “Storia&Fantasia” e che puntino alla traduzione di autori stranieri non essenzialmente americani e non essenzialmente famosi. Ci sono tante letterature nel mondo e forse conoscerle un po' di più potrebbe farci riappassionare alla lettura. Sana vecchia lettura.
7. Come procede l'attività di promozione del libro? Ha in cantiere delle presentazioni in alcune librerie della penisola?
Il libro è stato presentato diverse volte a Ferrara, dove vivo, e a Bologna, grazie ad un'associazione culturale che ha voluto mettere in scena “lo spettacolino surreale di Valle Secca”. Sta partecipando a tre concorsi nazionali di opere edite, inoltre è stato ben recensito su diversi siti letterari e su qualche quotidiano. L'editore si è mosso in modo a mio avviso un po' bizzarro, nel senso che ha preferito una distribuzione più capillare nel sud Italia e nelle isole piuttosto che al nord, dove io, signor nessuno, ho molti più contatti. Ci sono in ballo presentazioni a Torino, Forlì, Livorno, Roma, Modena e si sta cercando di organizzare un mini tour della Sicilia (Siracusa, Catania, Palermo)... spero che la cosa vada in porto perché mi piacerebbe moltissimo tornare in Sicilia accompagnato dal mio libro.
8. Pensa di bissare l'esperienza scrittoria?
Beh, è in via di pubblicazione un nuovo romanzo con Robin Edizioni (dalla piccola alla media editoria...), uscirà l'anno prossimo e ne sono orgoglioso. E' un libro molto più strutturato del Requiem, un libro itinerante fra Ferrara, la Maremma, Parigi, Hurghada e Istanbul, è un libro che racconta i luoghi dove ho vissuto e che ho osservato viaggiando... non parlerà di me, ma di vichinghi, mercenari, appaltatori edilizi, chiromanti, suonatori di strada, fatine dalla erre moscia... speriamo...
Grazie, Lorenzo.
L.C. 2007
Commenti
Sai cosa mi incuriosisce? Che questo autore parli di piccola editoria dopo aver pubblicato un libro con Tracce - che non ha fama di piccolo editore coraggioso e intraprendente, diciamo così. Ci vuole un bel coraggio a parlare di problemi di editoria dopo aver pubblicato con Tracce, dico davvero. Quelli di Firenze Libri cosa dovrebbero dire, allora? "eh, mille copie e pagate pagina per pagina...". Cmq - la tua recensione è garanzia di estraneità a certi meccanismi aberranti, in caso contrario non mi stupirei, considerando la trama e il tono delle argomentazioni, che quei meccanismi siano tenacemente vivi e non troppo nascosti. Che dire: fede in te, ma leggere il nome "tracce" gela il sangue.
Mazzoni? Leggo e mi torna in mente una vecchia email con richiesta di recensione, rimasta senza risposta un po' per diffidenza, un po' per la "solerzia" della Telecom.
"forza sempre verde dell'amore", buoni contro cattivi, Patty Pravo e la strenua difesa dei libri pieni di ?Storia&Fantasia?, mi fanno sorgere qualche dubbio...
Bello ritrovarti qui, Laura. Bello davvero.
Carissima, anche per me è molto bello rileggerti.
Tu mi hai fatto un dono inaspettato con l'intervista e soprattutto quel passaggio sulle case editrici. Sto preparando una difficile recensione (professionale) a un testo che mi pone innumerevoli problemi (titolo "L'autore in cerca di editore"... chiederò lumi di un certo genere anche a Franco, che si prepari :))
Al di là di tutto, il discorso di Mazzoni mette il dito su una piaga credo molto aperta, la poca lettura, ma magari ne riparliamo sul forum...
Quanto al romanzo, noto una cosa che accomuna (si può dire? non linciatemi) parte della narrativa italiana recentissima - al di là dei gusti personali: la musica, italiana o straniera, che fa da sfondo al raccontare. A Enrico Pietrangeli ho eccepito un uso un po' sovrabbondante delle citazioni, ma vorrei capire - chiedo anche a Franco e a te, Laura - che ruolo ha la musica nella scrittura. Gli esempi non mancano anche in passato e anche nella letteratura straniera. Mi piacerebbe capire meglio però questo particolare uso del "sottofondo uditivo" come parte integrante del processo scrittorio.
molta carne al fuoco, molti spunti, devo recuperare il libro per dire qualcosa (o anche niente).
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3. > Non vedo l'ora di leggere il contributo, Ilde. Musica e scrittura? la musica rock è stata la novità più devastante nel mondo giovanile, a partire dagli anni settanta e forse anche prima. Mezzo di comunicazione, di socializzazione, di conoscenza. Rientra nel processo scrittorio poiché fa parte della vita di molti scrittori ed aiuta ed accompagna il processo empatico autore-lettore. Da' dei punti di riferimento, è una bussola della gegorafia creativa che l'autore inserisce per farsi riconoscere. O per permettere riconoscimenti. Poi Gianfranco potrebbe dire di più e meglio :-)
@ Franco: Sai che nasco come pupilla "concorsuale" (eheh) di Tracce e che mai pubblicai qualcosa di primo con loro, se non in antologica. E sai la mia idea sul loro progetto. Credo anche che la piccola editoria,anche furba,non certo solo santa,possa farcela. Prendi Traccediverse che mi ha pubblicato:non mi ha spillato alcun soldo (e certo con tutti i problemi di distrubuzione che aveva una realtà costituita solo sei mesi prima) eppure chi ci sta dietro non ha di certo l'aureola. "Il Catalogo" poteva andare.Era un'idea vincenta.Poco tempo dato, pochi investimenti allargati e una realtà fagocitante come Roma,ma non avevi assolutamente visto male. A questo credo:era un'idea vincente.Quanto a me,le pubblicazioni non mi hanno mai fatto particolarmente brillare gli occhi.
@Angela: idem,mail su un account che funziona malissimo e che ho abbandonato (appunto,non più acherusa@virgilio.it,ma laura.caroniti@gmail.com)e la richiesta di una recensione.Cosa non grave,ho pensato,ed eccomi qui;anzi con tre mesi di ritardo,visto che era già pronta a settembre,ma il trasferimento il Val di Susa ha complicato in lungaggine tutti i miei tempi. Sulla difesa strenusa di "Storia&Fantasy" ognuno ha le proprie tare,del resto si sa che sui gusti... :) quale dovrebbbe essere la mia fine per l'amore del sudamerica?
@ ilde: in bocca al lupo per il pezzo,ma la tua lucidità non mi crea alcun dubbio che riuscirai ad approdare al tuo porto.Sul leggere...si sa,italiani popoli di santi,poeti,navigatori.Poeti,appunto,come fosse la cosa più mercantile e banale possibile e alla portata di tutti.Poeti tutti e lettori pochi,ché a scrivere son bravi,ma si annoierebbero a leggere le paturnie simili in altri.
Sulla musica.Credo si proceda per fotogrammi,chi scrive vede il trailer del pezzo scritto,lo immagina e come un corto mette dentro colonne sonore,che acuiscono o leniscono. E' un procedere con appigli e punti di conferme,qualcosa di noto,di vecchio,che supporti qualcosa di nuovo e ignaro.
(Una cosa,come sopra, il vecchio account non è più valido, adesso laura.caroniti@gmail.com)
A presto!
@baol:sì, ci sono tantissimi spunti che potevano essere resi diversamente,questo a Lorenzo ho detto come riserva,ma è un'opera prima. Si vedrà col tempo.
L'idea dell'editore davvero indipendente e pulito, estraneo ai corsi di "redattore di casa editrice" o di scrittura in genere, alle antologie e alle pubblicazioni a pagamento mi sembra ancora oggi l'unica battibile. E in fin dei conti potrebbe funzionare con uno straccio di investimento iniziale, considerando che da noi verrebbe qualcosa che suona come "la casa editrice degli autori degli anni Settanta" e avrebbe garanzia di professionalità, preparazione, puntualità e rigidità nelle scelte. Vediamo, io sono una sorta di fenice, crepo per risorgere incattivito:).
E incattivito ancor più con quelli come Tracce - tua ex lontana collana a parte, è chiaro - che si definiscono piccoli ma fatturano più dei medi, certe volte...e non hanno grosso interesse a vendere, perché hanno già, come dire, venduto "stampando".
6 > Richiedere una recensione, è cosa non grave. Sì, sono d'accordo. Diciamo solo che mi è sembrato strano.
E perchè il mio sarebbe stato il parere di una emerita signora nessuno, quindi privo di valore,più prossimo alla pubblicità che alla critica.
E perchè un autore che chiede di essere letto, è distante dal mio modo di concepire chi scrive.
Quanto ai gusti, beh quelli sono indiscutibili.
La tua mania per il sudamerica dovrebbe aiutarti a far tornare a casa l'Abeja. Sai che aspetto.
@Franco: "non hanno grosso interesse a vendere, perché hanno già, come dire, venduto ?stampando", verissimo.
L'idea del Catalogo si è sventata per poche bolle, investimento di coppia e non progetto allargato. Minimizzare i rischi avendo dentro più potenziale,che non voglia fare tipografia,sarebbe ottima idea per incattivirsi. E puntare a un mercato prima non romano -troppo vasto,troppo vicino a logiche di radio o altre tipografie-.
No,le poesie sono state edite,sempre gratuitamente (perchè non sgancio un soldo,già sono pigra con le pubblicazioni gratuite pensa te con quelle lucrose andanti), da Montedit.
Tracce mi ha seguito dai 15 ai 17 anni sempre sulla poesia,ma nonostante gli "inviti" non ho mai pubblicato nulla con loro, tranne i pezzi che andavano dentro le antologie dei premi.
@ Angela: touché. Cazzarola,touché.