Graff Laurent

Giorni Felici

Autore: 
Graff Laurent

Un altro giorno divino. […] …né peggio né meglio…nessun cambiamento…nessun dolore…o quasi…è già una gran cosa.»*

Sono stato desiderato, nato e cresciuto nell'amore, ho imparato a parlare, camminare, a mangiare con coltello e forchetta. Sono stato educato come da copione, ho seguito i normali e canonici percorsi....Studi primari, secondari, qualche anno di università. Mi sono innamorato un paio di volte, in altri casi ho finto con stile per arrivare al dunque. Ho sfidato le regole, le leggi i regolamenti ma senza andare troppo oltre, così come è necessario fare quando si è giovani, per vestire i panni del ribelle e non deludere le aspettative.
In linea di massima signori, ho provato tutto. La gamma completa dei sentimenti, dalla felicità incontenibile alla sofferenza inconsolabile. La mia vita può dirsi vissuta.
Festeggio la maggiore età con l'unico regalo utile: prenoto una stanza vista nulla all'albergo dell'ultima sosta. Un posto tutto mio al cimitero, una concessione ed una lapide spoglia pronta ad ospitare l'epitaffio perfetto, quello che io stesso scriverò e farò incidere…elaborandolo e rielaborandolo giorno dopo giorno.

«Un altro giorno divino. […] …né peggio né meglio…nessun cambiamento…nessun dolore…o quasi…è già una gran cosa.»*

Mi sono sposato, pare usi nella nostra società. Qualche anno dopo è arrivato un figlio, poi un secondo. Adesso lei, un tempo semplice e senza pretese, mi chiede di firmare alcune carte per liberarsi di me, da parte mia nessuna obbiezione. Mi è del tutto indifferente.

Festeggio i trentacinque anni, e da qualche mese abito al "Giorni Felici", istituto di riposo.
Escludendo personale ed infermieri, sono senza dubbio l'ospite più giovane; a dirla tutta, non è stato semplice farmi accettare, il direttore si è mostrato perplesso addirittura inquieto alla richiesta.
Gli ho offerto una tariffa maggiorata, così prima mi ha dato del pazzo e infine, come sempre quando si tratta di denaro, ha ceduto.
Cosa faccio qui? Bella domanda, davvero.
Osservo.
Osservo la vita all'ultimo stadio, la posso guardare dritta negli occhi, gli occhi dei miei vicini, quelle sagome stanche e avvizzite, mentre trascinano un passo dietro l'altro, mentre straparlano, mentre fingono sicurezza, saggezza o quant'altro. Osservo la morte, la sua ombra almeno, che si aggira per le stanze di questo pseudo-obitorio, sfregandosi le mani davanti alla possibile "abbuffata".
Vecchi, soli, impauriti. Il declino ha un sapore acre, intenso, un sapore che presto o tardi sentiremo salire nelle nostre bocche, qualunque sia il nostro passato, qualunque sia il nostro carattere.

«Quasi alla fine. Be', pazienza. Non devo lamentarmi. Come dice quel verso così bello? Oh brevi gioie…oh "coso" pene eterne.»

Scusate, non volevo incupirvi, non così presto. Sapete, in realtà vi invidio. Invidio quella forza d'animo o quella dose di ingenuità - vedete voi - necessaria per camuffare le innegabili verità e il destino comune. Una collezione di bambole di porcellana, il bricolage, un bel giardino sempre perfetto, un auto da rally da sistemare nei week-end. Spiacente, io non sono il tipo.
Niente drammi, però, è soltanto la vita, solo preferisco guardarla dalla fine che viverla dall'inizio.

«[…] Si continua a dilazionare…il momento dell'azione…per paura di passare all'azione…troppo presto…e il giorno passa…passa e va…nella più completa…inazione. Eh sì, così poco da dire, così poco da fare, e una tale paura, certi giorni, di trovarsi…con delle ore davanti a sé, prima del campanello del sonno, e più niente da dire, più niente da fare, che i giorni passano, passano e vanno, senza che si sia detto niente, o quasi, senza che si sia fatto niente, o quasi.[…]»*

Al "Giorni Felici" è arrivata Mireille, qualche decina d'anni di troppo e un brutto male a consumare il fisico già fragile. Finalmente l'occasione che aspettavo. La morte in diretta. Sarò sempre al suo fianco, fino all'ultimo, soprattutto all'ultimo. Lei lo sa, lo ha capito immediatamente, è molto lucida nonostante tutto, ma le sta bene, infondo fa comodo un po' di compagnia, sapete, per fronteggiare la paura o almeno fingere un certo contegno.

«[…] ti sono grata per quel che hai fatto lo so che sforzo ti costa, adesso puoi riposarti non ti disturberò più a meno che esaurisca le mi risorse cosa molto improbabile, mi basta sapere che in teoria puoi sentirmi anche se in pratica non mi senti, mi basta saperti lì a portata d'orecchio e presumibilmente sul chi vive, dover stare attenta a non dir nulla che tu non debba sentire o che possa addolorarti, non chiedo altro, e non cianciare e cianciare per così dire in buona fede, ignara, mentre c'è qualcosa che mi rode. Il dubbio. Oh, lo so bene, verrà il giorno in cui prima di poter pronunciare una parola dovrò assicurarmi che tu abbia sentito la precedente, e poi, lo so bene, verrà un altro giorno in cui dovrò imparare a parlare da sola, cosa che mi è sempre riuscita intollerabile in questo deserto. O guardare davanti a me con le labbra serrate. Tutto il giorno.[…]»*

Chissà forse è la volta che ne vengo a capo. Forse.

Le tematiche sono un po' avvilenti, ma non guardatemi così torvi, additate piuttosto lui, Laurent Graff, il mio autore, un signore francese, un archivista presso non saprei quale casa editrice e con scontate velleità letterarie. Infondo non mi lamento, per essere trentenne ha le idee piuttosto chiare e una bella scrittura sciolta, insomma mi ha tratteggiato niente male, con un filo di ironia che, se non ci fosse renderebbe il testo eccessivamente claustrofobico. Non per sminuire il racconto della mia folle storia, ma devo precisare che in termini quantitativi non siamo di fronte a "Guerra e Pace", piuttosto, se vogliamo, all'introduzione e/o ai ringraziamenti.
Io vado da pagina 7 a pagina 94.
Maneggevole, leggero, veloce, prezioso…ok, ok, breve, molto breve. E forse troppo costoso, nove Euro e cinquanta…tuttavia penso valga la pena di investire la cifra e un'oretta e mezza della vostra vita per vedere il mondo attraverso i miei occhi, non che la mia sia una visione vera e assoluta, semplicemente una delle possibili.
Ah, nel caso vi stiate chiedendo a chi appartengano i frammenti di testo sparsi lungo questa pagina, si tratta di Beckett, "Giorni Felici", il signor Samuel Beckett, di certo un uomo che si è posto i miei stessi interrogativi, ma se non altro è riuscito ad "ingannare l'attesa" al sicuro, protetto dalla sua arte.
Come il mio autore, del resto.
 

Samuel Beckett

 

IL ROMANZO

Laurent Graff, "Giorni Felici", Salani, Milano, 2006

ALTRI RIFERIMENTI E FONTI:

*Samuel Beckett, "Giorni Felici", Einaudi Collezione di Teatro

http://www.evene.fr/celebre/biographie/laurent-graff-17337.php  bio

 

Samuel Beckett, "Giorni Felici", Giulia Lazzarini, regia di Giorgio Strehler

ISBN/EAN: 
9788884515841

Commenti

struttura originale, qualche idea spiazzante, in stile Clarissa. Torno poi per comentare più approfonditamente

"In linea di massima signori, ho provato tutto. La gamma completa dei sentimenti, dalla felicità incontenibile alla sofferenza inconsolabile. La mia vita può dirsi vissuta".

> Accidenti, che prospettiva insolita. Avanzo.

"Ah, nel caso vi stiate chiedendo a chi appartengano i frammenti di testo sparsi lungo questa pagina, si tratta di Beckett, "Giorni Felici", il signor Samuel Beckett, di certo un uomo che si è posto i miei stessi interrogativi, ma se non altro è riuscito ad "ingannare l?attesa" al sicuro, protetto dalla sua arte.
Come il mio autore, del resto".

> senza dubbio è una presentazione atipica. Forse lo è talmente tanto che non riesco a orientarmi affatto.
Oltre al riferimento bibliografico, ti suggerisco di aggiungere - in clausola: da noi è prassi - un paragrafo come questo:

(vai, copia e incolla su .doc)

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nome Cognome (luogo e anno di nascita ? luogo e anno di morte), giornalista / romanziere / poeta / saggista / drammaturgo, nazionalità.

Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Traduzione di x y. Prefazione di x y. Illustrazioni di x y.

Prima edizione: ?Titolo Originale?, Città, Anno.
Adattamento cinematografico: ?Titolo?, di nome cognome del regista, anno.

Bibliografia consigliata: Nome Cognome, ?Titolo?, Editore, Città, Anno.
Approfondimento in rete: sito a / sito b / sito c.
In Lankelot: recensione a / b / c, a cura di nome cognome.

" signore francese, un archivista presso non saprei quale casa editrice e con scontate velleità letterarie. Infondo non mi lamento, per essere trentenne ha le idee piuttosto chiare e una bella scrittura sciolta, insomma mi ha tratteggiato niente male, con un filo di ironia che, se non ci fosse renderebbe il testo eccessivamente claustrofobico. "

Mi piace ma voglio anche qualcosa di leggibile anche da un bambino di 5 anni (cfr. nota prec.)

Ave Clarissa.

(qui, in altre parole, ho letto te: e non Graff).
(mica male, ma il pezzo aveva un titolo diverso:) ).

Grazie mille per tutti gli appunti al testo, nel fine settimana vedo di rivedere/correggere quanto meglio:)Critiche preziosissime!A presto, C.D.

Grazie a te, Clarissa. E criticami(criticaci) quanto puoi e come puoi. Qui stiamo tutti imparando e crescendo, assieme. Danke!