«Meglio se le vostre cellule celebrali non hanno più di quarant’anni, se no rischiate di scivolarci sopra come una mano su una grattugia», avverte Alessandro Baricco sulla quarta di copertina di Destroy, forse il più famoso romanzo della Santacroce, riprendendo uno dei passi divenuti emblematici della sua recensione apparsa sulla prima pagina de La Repubblica e interpretata da molti come “un’abile e furbesca esercitazione retorica che dice bene per dir male e viceversa”. Perché se è innegabile, com’egli afferma, che la letteratura è geografia, è uno stare accanto di terre differenti, dove non c'è un luogo più giusto, o vero, di altri, ma ci sono solo patrie, una per ciascuno, e quello è il posto giusto, e vero, di ciascuno, risponde a verità anche la difficoltà di avvicinarsi al territorio-Santacroce, alle sue pagine paragonate ad un indice enciclopedico, capace di contenere il mondo senza tuttavia aiutarci a conoscerlo.
Pagine schiave di uno stile crudo e strabico, disincantato e malinconico, ossessivo e lacerante, toccante e disperato, profondo e limpido nella sua violenza disarmante ed allucinata, che fotografa la noia di una generazione accontentandosi di descriverne la superficie, di registrarne le conseguenze senza mai penetrare l’essenza dei fatti o dei personaggi, ma limitandosi a “catturare la quantità” per rispondere alla nevrotica volontà di raccontare urlando e singhiozzando il vuoto riflesso in se stesso.
L’inchiostro diventa veleno e la parola scritta assume la fisicità prepotente dell’ostentazione deliberatamente perpetuata dinanzi agli occhi del lettore col desiderio spasmodico di turbare, inquietare, sconvolgere non tanto attraverso la vicenda narrata, quanto servendosi di un linguaggio in grado di disgustare per la morbosità che spinge la scrittrice a sguazzare, compiaciuta, nelle acque stagnanti di una sensualità spudoratamente triviale e smaccatamente spettacolarizzata, in bilico tra perversione e bisogno inesaudito di tenerezza.
Misty (Destroy), Demon, Devil (Luminal), corpi anoressici avvolti in latex, a sperimentare le droghe più assurde, a vendersi ed ubriacarsi di sesso estremo in orge scandite dal ritmo allucinato della notte che le avvolge, orfane dell’amore materno e mendiche di quella dolcezza a loro sconosciuta, nella luce benevola della Grande Madre Luna: sonnambule e demoniache, perfetta incarnazione del paradosso di crudezza-candore che pervade la scrittura dell’autrice romagnola. Femmine prive di quell’equilibrio emotivo necessario a renderle donne, succubi di una costante necessità di amore mai soddisfatta e stordita assecondando, di volta in volta, i più disparati voleri dei viziosi clienti incontrati al tavolo di un night o nei cessi di qualche discoteca. Vampire allucinate, strafatte di stupefacenti, al fine di impedire che «mostri alati» invadano la loro debole psiche protetta solo da «sottilissimi strati di carta velina», al fine di sfuggire al sorgere del sole che «assale con raggi affilati come punte di spade» e condanna a prendere consapevolezza della realtà in tutto il suo squallore.
Quello stesso squallore filmato dall’occhio vitreo e spietato dell’autrice annoverata nella schiera dei cosiddetti cannibali che si produce in una scrittura cinica ed orgogliosamente psichedelica, mossa dall’intento di violentare, con la sua penna, i pensieri di quanti si imbattono nei suoi romanzi, diversi eppure uguali, ognuno specchio dell’altro se non addirittura fotocopie a sentire Giovanardi. Tutti deliranti, oscuri, scabrosi, scomodi, costruiti mediante uno stile assolutamente fuori dai canoni, noncurante delle principali regole della punteggiatura, caratterizzato da una prosa secca, ripetitiva, ossessionata da un uso ridondante del gergo giovanile e, nel contempo, a tratti capace di superare il caos di uno scrivere più volte definito automatico, per regalarci qualche riga da sottolineare. Uno stile che divide i pareri della critica: osannato come geniale da alcuni, ripudiato per la sua inconsistenza letteraria da altri.
Uno stile che finisce troppo spesso con l’accartocciarsi su se stesso nell’autocompiacimento di un linguaggio che sa turbare il lettore scandalizzandolo e rendendolo consapevole, forse, della sua scarsa propensione verso la letteratura pulp. E così, consumate le cento paginette della Santacroce ci ritroviamo in più d’uno con le mani escoriate, chiusi in cantina a cercare rifugio nell’abbraccio delle parole di Moby Dick (testo citato dal Baricco nella sua recensione), poco entusiasti dell’ultima lettura e tuttavia non incapaci di riconoscere, benché lontani dall’apprezzarlo, l’intento ultimo dell’autrice classe 1967, tesa nella “ricerca della sublime bellezza nascosta nella più squallida realtà e conseguita attraverso la lucida distruzione di se stessi”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Isabella Santacroce è nata a Riccione nel 1967. Prima di diventare scrittrice frequenta il Dams a Bologna e partecipa ad alcune mostre d'arte esponendo a Londra, Parigi, Tokyo e New York. Il suo esordio nella narrativa avviene nel 1995 con il romanzo Fluo - storie di giovani a Riccione, pubblicato da Castelvecchi. Nel 1996il secondo testo Destroy, pubblicato dalla Feltrinelli entra stabilmente nella classifica tra i primi dieci volumi più letti d'Italia e Isabella Santacroce diventa un "caso" tradotto anche in spagnolo e in greco. Nel 1998 pubblica, sempre per Feltrinelli, Luminal. Lovers (Mondadori, 2000) è il suo ultimo romanzo. Con Gianna Nannini ha scritto i testi per l'album Aria (2002). Sempre nel 2002 ha lavorato alle parole della colonna musicale del cartone animato Momo di Enzo D'Alò.
Isabella Santacroce, “Destroy” Feltrinelli, Milano 1996.
Approfondimento in rete: ciao.com
SANTACROCE in LANKELOT:
Destroy a cura di Birbanti
Destroy a cura di Migliore
Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
Giusto per andare nel concreto e cominciare a preparare il terreno per la pagina sul libro del caro signor Onofri.
Su De Luca c'è materiale a sufficienza. Di Niffoi, conto ci parli Paolo.
(era la mia prima stroncatura, potevo essere più dura, ma l'ho imparato col tempo)
NON mi ha scandalizzato. Mi ha RACCAPRICCIATO. Già a 21 anni. Lo portai con me in interrail con Marcuccio F. e altri eroi smarriti della cultura indipendente romana e accademica. Usavamo questo libro per torturarci, con letture random. Prima di dormire.
è vero, Angela, si può essere più espliciti (nella stroncatura): comunque, io che non l'ho letto, anche grazie alle tue righe ritengo di non aver perso granché!
"fotografa la noia di una generazione accontentandosi di descriverne la superficie, di registrarne le conseguenze senza mai penetrare l?essenza dei fatti o dei personaggi" poche righe che la accumunano a Moccia. Sigh.
"Femmine prive di quell?equilibrio emotivo necessario a renderle donne, succubi di una costante necessità di amore mai soddisfatta e stordita assecondando, di volta in volta, i più disparati voleri". Non parlerei di femmine allora, ma bipedi. Elegante e sentito passaggio
"cosiddetti cannibali". Hanno mangiato le mie speranze di una letteratura nuova e vigorosa. Ammanniti in primis
(su Niffoi promesso, ho piacere a parlarne io, ma a fine mese. Il libro l'ho dimenticato lontano da Roma)
"scarsa propensione verso la letteratura pulp." Ecco, io sono tra questo tipo di lettori credo, almeno dall'idea del libro che mi faccio attraverso la tua stroncatura "morbida".
Non preoccuparti, io le stroncature non so scriverle, o meglio non mi ci metto, se un testo non mi è piaciuto lo allontano da me subito, al max mi sfogo il libertà come ho fatto con Moccia.
ops, "in libertà"!
3> "Usavamo questo libro per torturarci"... Noooo. Gravi colpe da scontare? :)
Ilde
Avrei dovuto andarci giù pesante, ma parlar male è sempre più difficile del fare elogi. Credevo di non poter osare. Fortuna ora abbia meno scrupoli.
Marina
proprio a partire dalla Santacroce, ho deciso di scrivere anche le stroncature. Faccio fatica, ma credo sia onesto manifestare il proprio dissenso. Non si ha sempre la fortuna di imbattersi in un buon libro, ma questo, a parer mio, non deve escludere la possibilità di scriverne.
Paolo
Moccia e Ammaniti, li ho scansati. Il mio assaggio di cannibalismo, l'ho avuto e m'è ampiamente bastato.
il problema, Angela è che bisogna leggerli prima di scansarli, altrimenti passi per. E' stata una tortura, ti dico :-)
Che passi pure per. :)
eh.
sul forum, in Bicchieri vuoti, a proposito di certa gente. E anch'io sono con Angela: si passi pure per. Sai che perdita!
http://www.lankelot.eu/forum/viewtopic.php?t=518
Angela, sono loro che mi hanno fatto tornare a scrivere. Per insopprimibile desiderio di non lasciare il Libro a tali penne di plastica :-)
"Angela, sono loro che mi hanno fatto tornare a scrivere. Per insopprimibile desiderio di non lasciare il Libro a tali penne di plastica :-) "
E' un'ottima reazione, sicuramente costruttiva. Tra la Santacroce, Brizzi, Eraldo Baldini, Niccolò "Mr Einaudi" Ammaniti, c'è di che morire asfissiati.
mi è venuta voglia di pubblicare la mia stroncatura a Moccia. Non è molto raffinata ed elegante, lo ammetto, però sarebbe in tema. Chissà che ne pensate, voi
Aspettiamo, Paolo.
bah per ora è grezza. Non inutile, ma grezza. La sto integrando da stasera con qualche riferimento alla cultura di massa. Fa molto rivoluzione e protesta, mi piace. Medio e pubblico. In medio stat virtus :-)
Talvolta così è;)