Ōe Kenzaburō

La vergine eterna

Autore: 
Ōe Kenzaburō

Una visione eterea perduta tra gli anfratti della memoria. Si muove, tace, sorride, inciampa, cade. Una macchia bianca, fluttuante e poi riversa sul manto lussureggiante, fresco ed umido di rugiada: un angelo bambina. È la purezza; è la luce che risplende nell’oscurità della foresta, nel silenzio di un sonno senza ritorno. Poi il nulla.
 
“Ora son molti e molti anni
che in un regno in riva al mare
viveva una fanciulla che col nome
conosciuto d’Annabel Lee
e viveva questa fanciulla senz’altro pensiero
che amarmi ed essere riamata” (E.A. Poe).
 
Anni dopo Sakura è un’affermata attrice che vuole realizzare un film su una storia di Heinrich Von Kleist, il Michael Koklhaas, un progetto da incanalare e traslare nelle ambientazioni storiche giapponesi.
Sakura vuole lui come sceneggiatore. E lui accetta, ricordando la visione di quell’angelo bambina che lo aveva ammaliato anni prima. Sakura dall’infanzia solitaria era bellissima, ed era la sua musa, un idolo che ammirava da lontano e che qualcuno gli aveva portato via con l’inganno, in quell’unico attimo di eterno in cui tutto sembrava possibile, in quell’attimo in cui il sogno sembrava poterlo prendere per mano per condurlo da lei. Lui era lo scrittore, lei la sua musa.
 
“ e fu per questo che – oh, molto tempo fa –
In questo regno in riva al mare
Una notte un vento soffiò da una nube nera,
raggelando la mia Annabel Lee;
così che vennero i suoi parenti dal cielo
e la strapparono dalle mie mani,
per rinchiuderla in un sepolcro, in questo remoto regno in riva al mare”
(E.A.Poe)
 
Sakura – bambina, dal nome potentemente evocativo della caducità delle cose, Sakura – fiore di ciliegio, simbolo eterno dell’approccio alla vita e del comune sentire giapponese, era l’immagine vivente di una bellezza lucente.
Sakura – adulta è l’immagine di una profonda ed inconsolabile tristezza.
Ed un segreto nascosto nel buio di quella foresta oscura, sepolto nell’inconscio, la divorava dall’interno. Ed era arrivato il tempo di far emergere quel segreto, di svelarne i contenuti, di riaprire le piaghe sanguinolente e lacerate dal tempo e nel silenzio.
 
E ci si muove da lettori sospesi e cullati da un adagio lento, malinconico, soave come una carezza del vento che smuove i ricordi, li mescola e poi li rimescola ancora, li agita, per poi riportarli alla luce, uno alla volta, implacabilmente pulsanti.
È tempo di citazioni e di associazioni. È tempo di sceneggiature e di romanzi che traggono ispirazione da un passato occidentale migrato e plasmato nelle sonorità giapponesi.  È tempo di poesia, nuova ed antica, di scrittura evocativa e lenta, che riporta alla luce il coraggio di una donna che sa affrontare se stessa, cadere e rialzarsi in piedi, per assorbire il mare di sangue che la sommergeva, nel silenzio.
Sakura piange, nascosta agli occhi altrui, si scontra con la sua memoria e combatte contro il suo destino e prima di tutto con se stessa e per se stessa, da sola.
E tutto intorno a lei è un coro di voci maschili che a loro modo l’hanno amata, hanno carpito la sua luce, l’hanno devastata ed ora esaltano la sua femminilità con il filtro di uno specchio che riflette l’immagine di Sakura, senza potersi impossessare, per una volta, di lei. Perché Sakura ha finalmente affrontato il suo segreto ed è più forte di prima, consapevole di una colpa non sua. Sakura, come il fiore di ciliegio, muore e rinasce, in un ciclo infinito di vitalità.
La scrittura omaggia la bellezza ed il coraggio senza appropriarsene. Gratifica il ricordo, la memoria, individuale e collettiva, attraverso flashbacks che svelano il segreto di Sakura, costruendo un piano di lettura che va dall’onirico al metafisico.
Suggestioni nuove per lo scrittore giapponese che continua a scontrare la sua scrittura con il dolore, vecchio e nuovo, storico, moderno, popolare, infinitamente intimo ed eterno.
 
“Mi rifugiai dietro quel paravento nero, mi lasciai cadere sul letto e presi a tremare come una foglia. Era tutto buio, avevo paura, mi mancava il respiro. Non sentivo piu’ nulla, intorno a me un silenzio assordante. Avvertivo una pressione schiacciante al petto e alla testa. Non riuscivo a capire cosa mi stesse accadendo. Temevo quasi di morire. Finché non mi giunse all’orecchio quel suono soave di pianoforte e riuscii a trarre un lieve sospiro. Durante il mio spettacolo teatrale, voglio trarre quello stesso sospiro, e voglio udirlo insinuarsi ed echeggiare in tutta la foresta ricoperta da un manto autunnale, mentre quel pianoforte continua a suonare” (pag.237).
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
 
Kenzaburo Ōe nasce nel 1935 ad Ise, villaggio sull’isola di Shikoku. Studia a Tokyo dove si laurea in Letteratura francese nel 1959 con una tesi su Jean Paul Sartre. 
 
Nel 1963 nasce Hikari il figlio affetto da una lesione cerebrale che lascerà un segno fortissimo nella sua vita e nelle sue opere. Alla sua esperienza di padre dedica “Un’esperienza personale” (1964). Nel 1994 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. 
 
Oe Kenzaburo, La Vergine eterna, Garzanti, 2011. Traduzione di Gianluca Coci.
 
Prima edizione: Rotoshi Anaberu Ri sokedachitsu mimakaritsu, 2007.
 
Movida, 14 agosto 2011
 

per approfondire: OE in Lanke.

ISBN/EAN: 
9788811683780

Commenti

(La vergine eterna).

(La vergine eterna). Connessione di fortuna, qui ho solo internet explorer che mi si collega. Impaginazione pessima, ma se modifico la vedo perfetta, poi in pubblicazione, invece, questo. Rimedierò eventualmente al ritorno.


 

[vergine eterna] adesso

[vergine eterna] adesso dovrebbe essere tutto a posto:). Ben ritrovata, Movi!

[kenzaburo oe] per

[kenzaburo oe] per approfondire..

http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?O/%C5%8Ce+Kenzabur%C5%8D tutto KO in Lanke.

[k. oe, OT] alè, tutto

[k. oe, OT] alè, tutto recuperato anche qui:)