"Veramente tu sei un dio nascosto…"(Simone Weil – Quaderni).
Alla prima edizione de "I cani e i lupi" l’autrice premetteva un’avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vicenda che non poteva essere altro che “una storia di ebrei”, ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così com’era, “con i suoi pregi e i suoi difetti: giacché in letteratura non ci sono argomenti tabù”.
Ho dovuto interrompere spesso la lettura di questo libro. Ho dovuto riprendere spesso fiato. Sospendere. Perché leggere gli articoli che compongono “Proibito parlare” è un’esperienza emozionale piuttosto forte. Cronaca schietta, diretta, puntuale. La Politkovskaja era una giornalista, non una letterata. Al centro di ogni pezzo c’è la ricerca della verità, quella spesso nascosta, infangata, contaminata, annientata dal sistema nazionale russo, dal suo esercito, dai suoi funzionari, dai suoi burocrati.
La falce c’era pure sulla copertina di A Broken Frame, secondo disco dei Depeche Mode, il primo senza il dimissionario Vince Clarke. Vinse anche un premio quella cover ideata da Brian Griffin, visual artist tra l’altro degli Echo and the Bunnymen. L’immagine, che apparirà nel 1989 sulla prestigiosa copertina della rivista Life, in un articolo sulle migliori foto degli anni Ottanta, ritraeva una donna di spalle, con la falce, in un campo di grano rivolta verso un cielo scuro e minaccioso.
“Amo guardare i vecchi album di fotografie, con le foto degli anni Quaranta-Cinquanta, dove quei ragazzi, allegri e con i capelli corti, sorridono sempre alla macchina fotografica, in uniformi militari o del Politecnico, con oggetti semplici e necessari in mano, chiavi inglesi, granate domestiche, oppure al limite modellini di aerei, figli di un grande popolo, portabandiera, per la miseria, che fine ha fatto tutto questo? I Soviet gli hanno spremuto tutto ciò che c’era di umano, trasformandoli in prefabbricati per lo zio Sam, ecco quello che penso.
Per gentile concessione di Castelvecchi Editore, pubblichiamo la postfazione del romanzo di Zhadan “Depeche Mode”, in libreria a partire da fine febbraio 2009. La firma è quella di Pavlo Zagrebelny, autorevole scrittore ucraino, scomparso recentemente a 84 anni. Traduttrice di questo pezzo, Olga Romanova. In calce, integriamo una scelta di link per approfondire.
“Allegri derelitti?”
Iréne Némirovksy scrisse "Il ballo" nel 1928, esattamente un anno prima del catastrofico crollo di Wall Street e solo qualche tempo prima che l'Europa conoscesse gli orrori del nazismo di cui la stessa scrittrice, ebrea convertita al cattolicesimo, fu vittima.
"Il ballo" è un romanzo breve, intelligente e crudele. E' scritto in maniera elegante ed accurata. Il mondo raccontato dall'autrice è del tutto simile a quello di cui lei stessa faceva parte.
Leopoli/Lemberg, l'antica capitale della Galizia absburgica, è una delle città ucraine reduci dalla grande e odiosa sofferenza del regime socialista sovietico: l’Ucraina ha una storia dolorosa, fatta di sanguinosi conflitti tra i polacchi e i russi, ostinati tiranni d’un popolo che ha faticosamente appena conquistato l’indipendenza. Faticosamente e orgogliosamente, forse non dignitosamente: non si riesce, sembra, a trovare adeguato equilibrio interno.
David Golder è la storia di una vita arida che si intreccia con storie di vite altrettanto aride: il modo in cui i protagonisti sono invischiati nel denaro (col denaro e dal denaro) in alcuni punti del romanzo è addirittura disgustoso. Volgare, direi. E non perché si tratta di gente arricchita che come tale ha un rapporto con la ricchezza quasi bulimico, arraffone, pretenzioso. Non è solo questo. È piuttosto questo incessante parlare di soldi, questo continuo ridurre il proprio orizzonte alla “roba”, questo sordido balenio in occhi che calcolano, misurano, pesano.
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