Diciamolo subito, fosse stato scritto da una donna sarebbe stato diverso. Un bello strappo al piagnisteo – al dolorismo, come lo abbiamo definito altrove – di troppa letteratura femminile, una sana dimostrazione di coraggio, e di buon gusto perché no.
Lo sappiamo tutti. Un libro non parte bene, magari non è mal scritto (in caso contrario lo strameni dalla finestra) ma insomma non trovi niente per cui valga la pena andare avanti, la tentazione di abbandonarlo subito è forte, prosegui ancora un po’, speri in una sterzata, vedi che non arriva e ti penti di averci messo tanto – venti minuti di troppo - a lasciarlo al suo destino di carta inerte, spesso ormai nemmeno tanto bella da toccare, soprattutto con le majors (bel paradosso, no?).
Norbert Monde, ricco industriale parigino, una mattina si sveglia, si guarda intorno e si accorge che tutto quello che vede gli è diventato insopportabile. In pochi istanti decide di cambiare vita. Proprio nel giorno del suo compleanno scopre di non sentirsi a proprio agio da nessuna parte. L’unica soluzione è la fuga dal suo tenore di vita, dalle convenzioni, e forse anche dal suo mondo. Inizia così La fuga del signor Monde (Adelphi, pagine 154, euro 17) di Georges Simenon, appena pubblicato dalla casa editrice di Roberto Calasso.
Georges Simenon è uno scrittore unico perché nei suoi libri riesce a dare voce agli aspetti più estremi della nostra psiche, e allo stesso tempo mette sulla pagina tutte le zone oscure del comportamento umano, smascherando sempre fragilità e debolezze di un conflitto dell’uomo con il sistema sociale e le sue infinite contraddizioni.
Nel baule della memoria di Simenon
Per capire cosa veramente succede nella mente e nel cuore dell’uomo, bisogna leggere Georges Simenon. Nei suoi romanzi una scrittura magistrale interpreta il comportamento e la gestualità degli esseri umani. Così accade anche nel Il ranch della giumenta perduta (Adelphi, pagine 191, euro 18). Romanzo ambientato nella frontiera cara a Cormac McCarthy, e scritto da Simenon durante il soggiorno in Arizona.
“Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo”.
“L'Europa è quell'accozzaglia disordinata in cui da secoli ci si conquista, ama e uccide reciprocamente sotto qualche bandiera. È la mescolanza, la fusione, il calderone. L'Europa è Goethe e Virgilio, Napoleone e Hitler. E, così pensava Theo, era l'unica amorevole casa sicura che potesse immaginare per sé. Come una tenda protettiva, che in basso era aperta da tutti i lati” (p. 146).
Raoul Vaneigem, scrittore belga classe 1934, già protagonista del movimento situazionista, è un intellettuale eretico, apocalittico, visionario. Nella nuova edizione del suo “Avviso agli studenti” (1995), completa del saggio breve “Terrorismo o rivoluzione” (1972), possiamo apprezzare l'intelligenza dissacrante di un pensatore che ha saputo spiegare – per dirla con le parole del curatore, Sergio Ghirardi - “Come reagiscono le nuove generazioni al consolidarsi dell'alienazione, aggravata dal ricatto economico che un capitalismo alla deriva fa pesare sulla sopravvivenza economica, ambientale e persino fisica degli esseri viventi” (p. 17).
Delirio rock belga firmato da Herman Brusselmans, poliedrico artista fiammingo classe 1957, “Ex drummer” è un giocattolo letterario destinato a fare la gioia di tutti gli spiriti rock europei; feroce, caustico e cinico come poco altro in circolazione, è una terrificante e (discretamente) torrenziale rappresaglia nei confronti della prevedibilità, della linearità e della buona educazione (altrimenti nota come: “sensibilità”, o “rispetto del prossimo”). Brusselmans mostra una notevole capacità dialogica; in traduzione non va perduto nulla dei suoi brucianti, immediati scambi di battute.
I dialoghi sono senza dubbio il punto forte di “Mercurio”. Un testo che per la sua enfasi e la sua natura potrebbe facilmente essere rappresentato in teatro. La Nothomb, però, in questo libro risulta essere meno avvincente del solito. Nella seconda parte appare addirittura un po’ sbrigativa, vagamente superficiale, come se avesse avuto fretta di concludere la storia, di trovare un epilogo. E, probabilmente, per convincersi e convincerci della sua buona fede, di epiloghi ne ha scritti ben due. A mio avviso entrambi insoddisfacenti.
Mercurio, oltre che essere un noto elemento chimico, è anche il nome del messaggero degli dèi, protettore dei viaggiatori, della comunicazione, dei ladri e dei truffatori.
Georges Simenon non finirà mai di stupirci. Nei suoi romanzi la psicologia umana è scandagliata nel profondo. Nelle sue pagine noi esseri umani ci ritroviamo senza maschera con le nostre debolezze e le nostre solitudini. Pochissimi scrittori sono riusciti a entrare dentro l’uomo. Qui sta la grandezza di Simenon.
Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
Strenna Voland: in elegante edizione cartonata, ecco, per festeggiare il Natale 2008, due novelle della Nothomb: “L'entrata di Cristo a Bruxelles” e “Senza nome”, pubblicate originariamente su “Elle”, in Francia, rispettivamente nel 2004 e nel 2001. Piacevole sorpresa davvero per tutti gli aficionado della scrittrice belga.
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