Un grande saggista come il francese Bernard Bruneteau ha raccontato il Novecento coniando una definizione lapidaria e atroce: “Il secolo dei genocidi”. Per mano turca, russa, tedesca, cambogiana; nel nome dei totalitarismi, nel nome della razza, nel nome della classe sociale; con criteri industriali, seriali: abbiamo assistito a ripetuti, pianificati sterminii, a distanza di poco tempo. Fatichiamo a studiarli. Rifiutiamo di accettarli. Finiamo per esserne infestati. Gli artisti europei più sensibili raramente hanno saputo sintetizzare e universalizzare il respiro di qualcosa di così buio, metodico e gelido.
Trilogia della montagna II. Secondo capitolo della Trilogia della montagna firmata negli anni Sesssanta da Yaşar Kemal, lo scrittore turco, di origine curda, più tradotto e conosciuto all'estero prima della comparsa del Nobel O. Pamuk. Scrittore prolifico e fluviale.
Maestro d'avanguardia dell'arte del dissenso, l'artista democratico Shepard Fairey s'è inventato un poster, “Hope”, che è diventato una bandiera. Una bandiera solare e sentimentale. L'icona massima del primo presidente nero degli Stati Uniti è stata ideata da un giovane artista che s'è formato aderendo e sperimentando l'antica lezione costruttivista russa, ibridandola con i capricci della pop art; è infine è andata a combattere il gran torpore d'una nazione che si fonda sull'obbedienza all'egida del consumo, sul rifiuto dell'autonomia di pensiero, sulla necessità del debito.
“E io che sono qui adesso, finalmente qui, ho aspettato per sentirmi parlare di com'era quando c'erano loro. Io che sono venuta ad esplorare i loro luoghi, voglio sapere da Lawrence com'era prima, com'era quando c'era Jack, e Allen e Neal, e Gregory e tutti gli altri santi della vita” (O.C.).
"Un artista è sempre insoddisfatto. Perché ricerca la perfezione. Ed è solo alla fine della sua vita che potrà rendersi conto del reale valore di ciò che ha realizzato” (pag.64).
Bastian Vivès è uno dei talenti del fumetto internazionale, una sorta di enfant prodige visto il livello e gli apprezzamenti conquistati fin dalla giovane età, è del 1984, e con ormai alle spalle una carriera ormai più che consolidata.
"Perle" è stato un gradito omaggio. Ricevuto, come alcune piacevoli sorprese, direttamente via e-mail, sotto forma di allegato e-pub, dalla Quarup, una casa editrice pescarese che, nonostante sia abruzzese come la sottoscritta, la sottoscritta non conosceva affatto.
Tornare a leggere Mia Couto, come avevo sospettato fin dal mio primo Couto (Veleni di Dio, medicine del diavolo, Voland, 2011), è stato esaltante e sorprendente. In sostanza: non mi aspettavo nulla di meno. E non posso che continuare a ribadire che questo scrittore è una delle scoperte più stuzzicanti e stimolanti che abbia compiuto negli ultimi tempi.
Amiche, amici, lettori, lettrici, soci onorari, sostenitori; silenziosi osservatori; avidi scrutatori; timidi commentatori; insaziabili ricercatori di chicche editoriali, cultori della piccola e media editoria; nemici delle logiche seriali, nemici delle logiche industriali, ostili al progresso, maestri del dissenso, ostili alla noia: benvenuti, ben ritrovati.
Su Facebook si è scritto e si scriverà molto, ma è possibile parlare di questo fenomeno in maniera giocosa e divertente, senza demonizzarlo? La risposta – affermativa – viene da questo romanzo-saggio di Luca Martello, giovane sardo di talento e dallo spiccato senso dell’umorismo (chi ha letto i suoi racconti sul vecchio lankelot.com se ne sarà già accorto). Martello riesce a inventare una scherzosa e grottesca avventura che ha per protagonisti un coniglio e nientemeno che Zygmunt Bauman.
Da un libro d'artista ci si può legittimamente aspettare alcune cose. Elenchiamole: di essere catturati (dalla bellezza, da una certa cura per l'estetica), di essere spiazzati (dal coraggio, l'originalità, la sfrontatezza) e di avere il diritto di sfogliarlo quando più ci aggrada, magari lasciandolo in bella mostra su un coffee table. Meglio ancora se il libro in questione è in formato coffee table. Orbene, già alla prima manipolazione I. si prende delle licenze non da poco, a cominciare dal terzo diritto, soppresso - anzi, sovvertito.
Un divertissement può aspirare a essere qualcosa di più dell’entertainment? Volando basso, ci si può sbellicare dalle risa e nel frattempo farsi venire qualche idea riguardo alla strana umanità condannata da demoni discordi all’esercizio (talora del tutto immaginario) della scrittura? Magari approfittarne per rivedere un po’ di aberrazioni in corso trasformate in abitudini ormai considerate normali? E rivederle per es. con un ceffone assestato a mestiere?
"Il Sutra del cuore" è il testo più conosciuto e recitato dai praticanti buddisti della tradizione Mahayana. Le scritture Mahayana sono successive a quelle della tradizione Hinayana (i cui testi contengono la trascrizione dei discorsi sicuramente pronunciati dal Buddha Shakymuni) e rappresentano un'evoluzione notevole dell'insegnamento buddista; infatti al suo interno troviamo testi di filosofi e studiosi come Nagarjuna e Asanga, che rispetto al buddismo originario (“Il Primo giro della ruota del Dharma) aggiungono insegnamenti nuovi pur mantenendosi fedeli anche a quelli originari.
Ci sono titoli (di libri, ovviamente) che “suonano” bene e rimangono in mente, catturano l’attenzione per un’atmosfera suggerita, una parola indovinata, messa lì al punto giusto e al momento giusto; titoli che stimolano fantasie e accendono lampadine di sana curiosità intellettuale, come fossero testimoni cartacei di una reale esigenza collettiva. È certo questo il caso dell’Arte del piano B di Gianfranco Franchi: classico esempio di titolo accattivante simpatia al massimo grado, visto il persistente disagio in cui ci ritroviamo tutti più o meno impantanati, qui, ora e per chi sa quant’altro tempo.
Yair Moses, settantenne regista cinematografico israeliano, appartenente ad una famiglia laica di Gerusalemme originaria della Germania, viene invitato, quale ospite d’onore, ad una retrospettiva dei suoi film, organizzata da un’insolita associazione di cinefili nella più scenografica ed insolita tra le città spagnole, Santiago de Compostela. Un luogo che non dimentichi, anche se ci sei stato solo una volta.
«L'uomo del piano B è uno che non te ne sei nemmeno accorto ma tutto a un tratto ha preso e ha cambiato lavoro e ha cambiato casa. Oppure ha cambiato estetica, e ha cambiato lessico. Non ti ha semplicemente disorientato: t'ha proprio spiazzato.»
Mi sono sentito gradevolmente in sintonia con questo arguto libro di Franchi, non solo perché di recente ho cambiato lavoro e in parte stile e organizzazione della mia vita – a chi potrebbe interessare, in questa sede? -, bensì per il fatto che L'arte del piano B è una panacea concepita e realizzata con sorprendente tempestività. Il libro giusto, edito nel momento giusto da un editore giusto e interessante quanto fortunato, che ha trovato in uno dei suoi autori la propria icona.
Trilogia della montagna I. Spesso apostrofato all'estero come “lo sciamano delle lettere turche”, Yaşar Kemal si appresta a compiere la veneranda età di ottantanove anni. Quaranta le opere al suo attivo, che comprendono romanzi, racconti epici, racconti per l'infanzia, reportage e studi sperimentali.
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