Care amiche, cari amici, cari lettori, vecchia guardia e neofiti, sostenitori silenziosi, rancorosi oppositori, colleghi dell'editoria e amici della carta stampata, e infine fratelli letterati, voi pochi, noi pochi; noi felici pochi:
Quando scrive “Un uomo solo”, Isherwood ha quasi sessant'anni: sarà il suo ultimo romanzo e avrà il sapore del capolavoro. Perché se è vero che “nulla lo ha fatto diventare saggio”, è innegabile che possieda esperienza e che il tempo lo abbia attraversato consegnandolo a quella vecchiaia preziosa, capace, in non rari casi, di esaltare l'artista scarnificandone lo stile in un minimalismo amaramente ironico, eppure pregno di profondità.
“Prima persona” (Mondadori, 2002) è un grande taccuino d'autore: ospita elzeviri, appunti, annotazioni su eventi di cronaca, aforismi, massime e considerazioni sparse; tendenzialmente, concentrate sul mondo del libro, e della letteratura. È un'opera destinata a dare gioia agli appassionati di Pontiggia, a quelli che avevano imparato ad apprezzarne racconti e romanzi: completa e migliora la famigliarità con stile e personalità dell'artista comasco, illudendo spesso di essere seduti allo stesso tavolo con lui, magari condividendo un caffè, qualche sigaretta e un ricco amaro.
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