Questo romanzo esprime, nella massima forza, la tradizione letteraria giapponese: qui trionfa lo splendore arcano nel mondo, ricco di simboli e di miti violenti. Protagonisti sono meravigliosi giovani appartenenti a una classe sociale subumana, per il mondo giapponese contemporaneo. I giovani del clan dei Nakamoto vivono e consumano la loro vita, segnata da una predizione riposta nel sangue nel tragico e furioso congiungersi di eros e morte; ed è merito della loro condizione, è il privilegio della loro condizione sociale, un privilegio epico, a consentire loro di vivere un'autenticità spaventosa ma ben più profonda e reale di quella di qualunque altro uomo o donna.
Il mestiere del traduttore editoriale: a metà tra consulente, talent scout e (ri)scrittore. Incontriamo un giovane e già apprezzato professionista, il romano Giuseppe Marano, classe 1975, per scoprire metodi, strategie, soddisfazioni e sacrifici richiesti dalla professione.
Takeshi Kitano soffre di una paresi facciale: se in parte dei film precedenti questa sua caratteristica non costituiva un limite, in questa sua opera si rifrange impietosamente in una messinscena bieca e monolitica. Primo film in costume del demiurgo di “Mai dire Banzai!”, pessima pellicola para-fumettistica e farsesca dal ritmo soporifero e dal fastidioso sfarzo grandguignolesco (non funzionale, né, paradossalmente, divertente come nel “Kill Bill Vol.
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