Personaggi precari, improbabili, quotidiani; sconnessi, evanescenti e atipici, irregolari e fiacchi; disintegrati, dissociati e non sempre di malavoglia – in pieno stile Vanni Santoni.
Esse est percipi: non credo che lo storico Mario Isnenghi, autore della "Storia d’Italia. I fatti e le percezioni dal Risorgimento alla società dello spettacolo", Laterza, pagg. 678, 30,00, volume ponderoso e certo non facile, condivida la celebre tesi del filosofo George Berkeley secondo la quale il mondo si esaurirebbe nella percezione di se stesso. L’assunto, seppure al netto del gravame teorico implicato nell’ontologia del pensatore settecentesco, in questi anni è andato per la maggiore.
“Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road” è un singolare ibrido tra un memoir, un reportage, un'antiguida e un omaggio pieno di sentimento alla propria terra, al proprio fiume, il Tagliamento, e al proprio popolo. L'artista friulano Flavio Santi, classe 1973, racconta cosa significa essere friulani: quali sono i talenti della sua gente, quale l'indole, quale lo spirito.
La lettura ad alta voce oggi è pratica diffusa solo nei luoghi deputati a readings letterari moltiplicati sia dalla legittima necessità per molti scrittori di farsi spazio nell’oceano dell’offerta editoriale che da un certo compiacimento modaiolo e spettacolare. "L’invenzione del romanzo" di Rosamaria Loretelli ricostruisce una storia della lettura dalla Grecia antica al Settecento, il secolo maggiormente implicato nelle argomentazioni della studiosa perché è allora che alcune trasformazioni diventano significative e il romanzo si afferma come genere letterario - a prescindere dagli episodi pur giganteschi del secolo precedente.
“Ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere degli abusi nei casi determinati dalla legge”. Un enunciato tratto dalla “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino”, Parigi, 26 agosto 1789.
Un mondo divenuto liquido, quello moderno, secondo Bauman. Liquido perché le forme sociali che lo costituiscono, e per forme sociali sono da intendersi “le strutture che delimitano le scelte individuali, le istituzioni che si rendono garanti della continuità delle abitudini, i modelli di comportamento accettabili”, non riescono a conservare a lungo la propria forma. Si disciolgono prima di essere in grado di assumere solidità, non viene lasciato loro il tempo sufficiente per divenire ciò che avrebbero potuto (o dovuto) essere.
Transitorietà permanente, effimero durevole, ruoli sociali inadeguati. Queste le peculiarità della vita liquida.
Ci sono libri che vanno letti. Sempre. Nei quali però non si deve cercare l’ultima parola su un certo argomento. Ma neppure, maliziosamente, la penultima. Vanno letti, se ci passa l’espressione, perché “vaccinano”. E liberano il lettore dal pericolo del sapere a buon mercato e dai giudizi superficiali dei parassiti dell’editoria. E che una volta chiusi mettono al riparo il lettore, anche di buona o discreta cultura, dalla velleità di riuscire a sapere tutto su un certo argomento, e magari con modico impegno.
“Purtroppo lottiamo in Italia non solamente contro alcune necessità, vere e presunte; ma contro il modernismo rozzo, il gusto della distruzione, la volgarità presuntuosa e volontaria. Vi è chi distrugge il bello per sentirsi meglio e per mettere il mondo in armonia con se medesimo; ognuno ritrova la pace della coscienza come può” (PIOVENE, “Viaggio in Italia”, 1953-1956. In “Bergamo”, p. 159 edizione Baldini Dalai, Milano 2003)
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Il titolo “Il Sultanato” non deve trarre in inganno: Giovanni Sartori, il decano dei politologi italiani (classe 1924), con questa raccolta di articoli tratti dal Corriere della Sera non ha voluto fare riferimento soltanto al più celebre sultano d’Italia, ovvero il Cav. Silvio Berlusconi.
2003. L'estate più calda della storia romana (dopo quella del 1765) è il principio del viaggio – della discesa nei sotterranei, nelle segrete di Roma – del letterato Emanuele Trevi, classe 1964, ferito dalla morte di un amico scrittore, Pietro. È il suo libro: è il libro dell'eternità del ricordo di un vecchio amico. È un'estate romana malinconica e tutta d'amarcord. Trevi s'incarica di affrontare una piccola discesa agli inferi per restituire luce e dolcezza a una persona perduta. Splendido gesto.
Sembra ieri, eppure ben quindici anni ci separano dal 1994, l'anno di nascita della casa editrice romana minimum fax. In quindici anni di cose ne sono successe parecchie nella vivace redazione di Piazzale di Ponte Milvio: l'accaparramento dei diritti per l'opera omnia di Raymond Carver, il lancio di giovani autori brillanti, presto saccheggiati da case editrici più prestigiose (Valeria Parrella, Nicola Lagioia ecc.). La scommessa (vinta) su scrittori stranieri non ancora affermati in Italia (il compianto David Foster Wallace, A. M.
Due cose colpiscono di questo prontuario del giornalista sin dalle prime pagine: il “peso” degli occhielli che aprono i capitoli e quello degli esempi di giornalismo buono e cattivo. Non a caso il volume inizia con una prefazione in cui l’autore afferma in modo perentorio che non esiste il giornalismo occidentale, né quello orientale; non un giornalismo di destra, né uno di sinistra. Ci sono solo il giornalismo buono e quello cattivo.
E' un destino curioso quello di Piercamillo Davigo; grottesco magari ma del tutto in sintonia con gli usi e costumi della nostra esotica Italia: i famigli di coloro che sono stati indagati dal pool di "mani pulite" e che poi nella cosiddetta seconda repubblica si sono rifatti una verginità non hanno avuto remore nel definirlo "fascista", "qualunquista", "toga rossa" e soprattutto "estremista comunista".
Un campionario politicamente molto variegato soprattutto se riferito ad una sola persona.
Definizioni paradossali se rivolte ad un magistrato che, quanto a formazione e cultura, nell'ambiente giudiziario ha fama di essere un "conservatore a tutto tondo"; oltre a possedere una mente ed una competenza giuridica di alto livello: da qui il nomignolo di "Dottor Sottile" non soltanto app
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