“Il libro di Joseph” somiglia ad un pantalone: un unico indumento costituito da due parti distinte, ma parallele. Come le due gambe, come le due vicende che Hoffmann sceglie di raccontarci con una scrittura che sembra ricalcare il ritmo dell'ago: entrando e uscendo dal passato, dalla storia contemporanea, snocciolata attraverso i ricordi. Per brevi accenni in maniera quasi implicita. Pagine come stoffa, come drappi che prendono forma sotto le mani pazienti, che cuciono in un filo continuo Yingele e Katschen.
Ahi, l’amore, che brutta bestia, che suadente angelo, “che roba” insomma, quello che volente o nolente ci si deve avere a che fare a meno che non ci rassegna a spingersi e piangere dicendo “è tutta colpa degli altri”. E poi, sia detto per inciso, non si parla qui dell’amore quello apparentemente terso e puro che si vive in epoche post adolescenziali anche di ritorno, ma quello serio, per così dire, quello impegnato, quello che veramente o la va o la spacca, quello che insomma può decidere sul serio una vita, non una stagione, una esuberanza ormonale, un. Quando poi il giorno dopo tutto ricominci come se niente fosse ed invece tutto è. Qui ci si gioca un essere, un apparire, un volere, un potere. E magari, anche se il sole tramonta, è bellissimo poterselo godere.
Commenti recenti
0 sec fa
31 min 44 sec fa
1 ora 22 min fa
2 ore 16 min fa
2 ore 43 min fa
2 ore 44 min fa
3 ore 29 min fa
4 ore 9 min fa
4 ore 12 min fa
4 ore 16 min fa